namaste’ mumbai

Eccoci di nuovo in volo. Il 15 maggio, mentre nella vicina Gubbio impazza la festa dei Ceri io scappo verso Mumbai. Con le due compagne di viaggio a Dubai dell'anno scorso -vedi racconto già pubblicato- mi imbarco alle 15.30 circa da Fiumicino finalmente su un volo Emirates Airlines ,di cui vi assicuro che il livello qualitativo è...
 
Partenza il: 15/05/2009
Ritorno il: 20/05/2009
Viaggiatori: fino a 6
Spesa: 1000 €

Eccoci di nuovo in volo. Il 15 maggio, mentre nella vicina Gubbio impazza la festa dei Ceri io scappo verso Mumbai.

Con le due compagne di viaggio a Dubai dell’anno scorso -vedi racconto già pubblicato- mi imbarco alle 15.30 circa da Fiumicino finalmente su un volo Emirates Airlines ,di cui vi assicuro che il livello qualitativo è estremamente notevole in tutti i sensi…Solo un accenno : menu per scegliere tra 2 o 3 diversi pasti a colazione-pranzo e cena e per di più posate in metallo!!!. Arriviamo a Dubai poco prima delle 23.00 ora locale e prendiamo il primo taxi (6 ore di stop over son troppe per rimanere in aeroporto e rischiare di terminare la disponibilità della carta di credito… ) che ci porta a “far due salti” allo Zinc , un carinissimo locale di fronte alle Emirates Towers, presso il Crowne Plaza. Attraversare la città di notte ci fa di nuovo venire i brividi : non c’è niente da fare ,Dubai va assolutamente vissuta! Al ritorno in aeroporto attendiamo il volo che ci porta a Mumbai dove arriviamo alle 9.00 ora locale. Sbrigate tutte le formalità prendiamo un taxi per arrivare a casa di una famiglia indiana che ci attende per un matrimonio di amici di una delle mie compagne di viaggio.

In circa un’ora di taxi ci facciamo subito un’idea di Mumbai : traffico caotico e clacson che suonano all’impazzata giorno e notte ,slam affollatissime che ,sorvolate durante l’atterraggio ,già apparivano come un infinito ammasso di lamiere, sporcizia ovunque. Eccoci catapultate in meno che non si dica in uno spaccato di vita locale : arrivate a casa (in una zona “bene” di Mumbai) indossiamo una blusa tipica indiana ,gentilmente fornita, ed appena terminato una lauta colazione a base di the’ masala e dolci vari (inizia la “mia tragedia” del cibo piccante : in India il peperoncino è ovunque in dosi industriali!) arriva il sacerdote ( o santone, comunque lo vogliate chiamare) .

Nel frattempo l’appartamento si era gremito di parenti stretti del padre della sposa che avrebbero partecipato attivamente alla cerimonia.

Le celebrazioni di un matrimonio Hindu durano ben 15 giorni e sono poi seguite da una cerimonia finale con un fastoso pranzo; noi abbiamo partecipato a quello che potremmo paragonare in Italia alla cerimonia del matrimonio in Comune + la pubblicazione di nozze. Mi spiego meglio. Il cerimoniere con la sposa ,il fratello ed il padre, a piedi nudi per non contaminare l’area sacra della cerimonia (seduti in terra ,attorno ad un piccolissimo tavolino in argento massiccio estremamente cesellato , ) dopo aver “dato la benedizione” con preghiere, unguenti e semi varii ,inseriti poi nella busta dell’ invito di nozze,fa apporre le firme dal padre, fratello e 3 zie e sigilla il tutto disegnandovi sopra (con unguento rosso) una svastica (simbolo di pace e non di orrore come intesa da noi) . L’invito, inserito in un sacchetto ricamato ,viene posto con due statuette (gli sposi) all’interno di una casetta di stoffa colorata e ricamata con inserti in specchio, che, alla fine del rito, il fratello della sposa consegnerà a casa dei genitori dello sposo, mentre noi continueremo al ristorante i festeggiamenti . Io ,come al solito armata di telecamera e macchina fotografica, documento il tutto! Al ristorante abbiamo due tavoli riservati : nel più piccolo si sarebbero accomodate le donne di casa, vestite in coloratissimi sari impreziositi da ricami , appartenenti ad un corrente della religione che oltre ad “imporre” di esser vegetariani non permette di mangiare nulla che sia cresciuto sotto terra (carote, ravanelli, etc..).

Si inizia con un antipasto fai-da-te : aiuto,e chi ci capisce niente…! Ad occhio intuisco che le salse sono da evitare, dal colore già si capisce che sono estremamente piccanti…Assaggio un pò di tutto e devo dire che è molto speziato oltre ad esser estremamente piccante. La mia salvezza arriva dal “LASI” (una specie di yoghurt dolce o salato che si usa un pò come noi associamo il sorbetto di limone tra una portata di pesce e l’altra) che da sollievo a gola e stomaco : sarà il mio compagno di tutta la vacanza! Facciamo pratica con le NANN, un tipo di pane fritto , che si usa per raccoglier il cibo dal piatto e portarlo alla bocca: in India si mangia direttamente con le mani, senza posate. Sembra che il cibo abbia una forte valenza religiosa, ed in ogni diversa fase e/o situazione particolare della vita si dia più importanza ad una o all’altra spezia .

Finalmente finisce il pranzo, per me vero strazio perchè, per non urtare la estrema gentilezza ed ospitalità indiana, ho mangiato di tutto …Non so se a soffrire di più è lo stomaco o la bocca! Nel tardo pomeriggio arriviamo al Taj Mahal, uno spettacolo di architettura e lusso che contrasta enormemente con lo standard di vita locale; abbaiate dalla magnificenza dei suoi marmi , arredi e suppellettili ammiriamo le cupole, la più grande delle quali è ancora in ristrutturazione a seguito dell’attentato dello scorso novembre.

Ci concediamo un’oretta alla Spa interna per un massaggio rigenerante : sono ormai oltre 24 ore che siamo in giro senza chiuder occhio…Tant’è vero che ci addormentiamo! Usciamo in esplorazione ed arriviamo , a piedi, in una zona del lungomare dove oltre a qualche hotel minore e ristoranti tocchiamo con mano quanta gente povera vive sul marciapiede: anche se nessuno ci ha infastidito lasciamo velocemente la zona, non si sa mai, ormai è notte e siamo tre donne sole per di più turiste con abiti puliti e nuovi. Muoversi a Mumbai non presenta, per le donne e specialmente per le donne sole, gli stessi rischi che viaggiare in parti meno cosmopolite dell’India. Detto questo, c’è sempre la possibilità di essere “importunate” . Le molestie si possono comunque prevenire adottando semplici precauzioni dettate dal buonsenso, come non vestirsi con abiti provocanti. Io stessa mi son trovata a girar da sola sia a Colaba (dove è stato facilissimo sganciare un indiano che voleva “intortarmi”…Capirai io bionda europea …) che a Elephanta Island, dove addirittura sono stata coccolata e “protetta” come in nessun altro luogo al mondo! All’indomani mattina ci rendiamo conto che ,affacciandosi dalla finestra della camera, si scorgono “interi condomini di persone” (neologismo creato dalla mia compagna di stanza) nascere-crescere-morire sul marciapiede di fronte all’hotel. Noi nello sfarzo più incredibile e migliaia di persone nella miseria più nera…



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