Nagaland e Tirap

In India tra gli ex tagliatori di teste in occasione dei festival locali
 
Partenza il: 17/11/2013
Ritorno il: 07/12/2013
Viaggiatori: 12
Spesa: 3000 €

Valentina… il tuo prossimo viaggio?! …. è da troppo tempo che manco dall’Africa e sicuramente sarà un paese africano. Ed invece a distanza di nove mesi eccomi ritornare in India, ovviamente un’altra zona e per altre feste. L’India è grande e per visitarla un po’ ci vogliono almeno 7-8 viaggi, questo mio è il quarto. Ora mi aspetta una zona non molto conosciuta e visitata dal turismo di massa a causa della mancanza di infrastrutture e delle difficoltà per ottenere i permessi: Nagaland e Tirap.

Un viaggio davvero speciale in occasione di due importanti festivals. Nel remoto distretto del Tirap; zona sud-orientale nell’Arunachal Pradesh per assistere al Chalo Loko Festival, della minoranza etnica Nocte ed in Nagaland per Hornbill Festival che coinvolge tutte le tribù Naga. Questo viaggio va prenotato per tempo per ottenere i permessi per il Tirap considerato “Restricted Area”. Il Nagaland è uno stato localizzato nella zona Nord Orientale dell’India, detto anche la “Svizzera dell’est”, deve il suo nome all’unione del termine Naga, indicante collettivamente le tribù di lingua Tibeto-Birmana che abitano la regione e parti degli stati confinanti con il termine inglese land ‘terra’ (quindi terra dei Naga).

I Naga: eredi degli ultimi tagliatori di teste di salgariana memoria, la loro forza vitale sta nella testa sede dell’anima e simbolo di fertilità. Da qui l’ossessione tipica di questi popoli di accumulare piramidi di teschi per allontanare gli spiriti maligni per il benessere della comunità. Popolo semplice, cortese, onesto e molto ospitale, ma non perdona una persona che li inganna. È uno degli stati più piccoli dell’Unione Indiana, una delle ultime terre ignote dell’Asia, è una terra di folklore tramandatosi oralmente di generazione in generazione attraverso il passaparola. Costruiscono le loro case su alture; i villaggi sono governati da un capo villaggio, divisi in clan detti khel. Qui la musica è parte integrante della vita di tutti i giorni; canti popolari a lode dei progenitori-avi, delle coraggiose gesta dei guerrieri e poetiche canzoni d’amore. Le città principale sono: Kohima capitale amministrativa, Dimapur capitale economica nonché centro urbano più popoloso. Dal 1° dicembre 1963 il Nagaland è stato costituito come 16° stato dell’Unione Indiana. Si compone di sette distretti amministrativi, ci sono 16 tribù e diverse sotto tribù, ognuna ha un proprio linguaggio e si distinguono le une dalle altre per i costumi elaborati, i monili e le perle che le adornano. I Naga parlano 60 dialetti, nel 1967, l’Assemblea del Nagaland ha proclamato l’inglese lingua ufficiale. Oggi, oltre il 95% delle persone Naga si identificano come cristiani, per lo più battisti, una volta erano animisti. Grazie ai missionari protestanti cristiani provenienti dalla Gran Bretagna nel XIX secolo sono riusciti a convertire molte tra le tribù dei Naga, essi riuscirono a far cessare molte usanze e tradizioni tribali. In ogni villaggio Naga c’è una chiesa. Perché l’India non concede l’indipendenza ai Naga? Essenzialmente per due motivi. Il primo, perché il Nagaland è ricchissimo di petrolio, minerali, tè e legname, il secondo perché se da l’indipendenza ai Naga significherebbe doverla dare anche ai Sikh, ai Kashmiri, agli Assamesi ed a tutti gli altri popoli che si battono per uscire dall’Unione Indiana. Vanta un proprio sistema di autogoverno fino sin dai tempi antichi. Questo piccolo stato è per la maggior parte montagnoso, è attraversato dalle colline Naga, il Saramati, 3000m è la cima più alta. E’ ricoperto da foreste tropicali e sub-tropicali abitate da molte specie di animali. Ha un clima salubre e lo si può visitare tutto l’anno. Partiti dall’Italia domenica 17 novembre 2013 via Francoforte per giungere a Delhi e poi con altre 2 ore di volo per arrivare a Guwahati, la capitale dell’Assam. All’aeroporto veniamo accolti dalla nostra guida; è metà pomeriggio ed andiamo verso il nostro hotel che dista 4 km dalla città (www.gingerhotels.com) dove consumiamo anche la cena a buffet. Questa zona dell’India, il sole sorge verso le 5.30 e tramonta verso le 16.30 e questo bisogna tenerlo bene a mente per programmare le varie escursioni. Partiamo non prestissimo, ma abbiamo alle spalle il lungo viaggio, lunghe ore di soste in tutti gli aeroporti ed il fuso orario. Dopo 18 km arriviamo al tempio della dea Kali: Kamakhya Mandir, tempio indù dedicato alla dea madre Kamakhya. Importante centro tantrico, è uno dei più antichi di 51 Shakti Pitha, i luoghi sacri della Divina Madre. Si trova sopra 1 collina, lungo la piccola salita diversi negozietti vendono ricordi e tutto quello che utilizzano per fare le offerte: soprattutto ghirlande di fiori con predominanza del giallo e arancio. Si entra ovviamente scalzi e per accedere al sancta sanctorum vi sono 3 code: la veloce a 500 Rp, la lenta a 100 Rp, la lunga è gratis, ovviamente. Molti fedeli arrivano portando caprette e piccioni per il sacrificio: qui vengono sgozzati come prevede il rituale in un padiglione dipinto di rosso. C’è più di qualche piccione tutto spennellato di rosso che è riuscito a scappare al sacrificio. Abbiamo il primo impatto con i devoti. Lungo la strada per raggiungere la nostra prossima meta: il Kaziranga N.P., patrimonio dell’Umanità, dal 2006 dichiarato Tiger Reserve, ci fermiamo ad un mercato. In India come in Africa i mercati, soprattutto della frutta, tutto è ben allineato. Mi verrebbe la voglia di togliere la prima arancia in basso della piramide per farle tutte a moh di domino… E’ già ora di pranzo, quello che non manca mai in questo viaggio è il cibo, pranziamo e ripartiamo per il nostro Resort il Bon Habi dove ci rimaniamo per 2 notti. Che bello domattina non rifare lo zaino. Lungo la strada, ormai c’è poca luce, ma ci fermiamo per vedere i primi rinoceronti di questo viaggio. Sveglia all’alba per andare a fare il safari a dorso di elefante, sono un po’ emozionata, per me è la prima volta in groppa a questi mammiferi proboscidati. Partiamo con un leggera foschia, c’è fango, questi bestioni sprofondano fino alla loro metà gamba, lungo il percorso mangiano camminando, con la lunga proboscide prendono fasci d’erba, in pellegrinaggio con noi ci sono anche dei piccoli elefantini. Animali ne vediamo ben pochi: qualche rinoceronte e pensare che in questo parco oggi vivono oltre i due terzi del totale mondiale della specie a un solo corno; solo qualche anno fa era una specie a rischio, bufali, un grosso elefante con una catena alla zampa… non si sa il perché, diversi deer (cervi) ed uccelli vari. Per fare le foto si paga la bellezza di 500 Rp ed è valido per tutto il giorno, ho trovato strano dover pagare per fare le foto a degli animali in un parco. … paese che vai, usanze che trovi. Dopo una abbondante colazione visita al Missing village. Per arrivarci percorriamo una strada per la maggior parte in terra battuta, ai lati risaie ed acquitrini dove qualche pescatore getta le proprie reti. Vivono in abitazioni di bambù erette su alte palafitte. Gli uomini pescano e o lavorano nei campi, le donne principalmente tessono nei lunghi telai all’aperto, sotto le loro case lavorano con telai più piccoli, così sono riparati dal sole, altre sulla soglia di casa setacciano il riso con delle enormi ceste rotonde di bambù intrecciato. In questo villaggio ci sono molti bambini, timidi, ma curiosi che si nascondono, c’è anche la scuola. Tantissimi polli e maialini neri, girano liberi per il villaggio. Il pranzo non è ancora pronto e così visitiamo un altro villaggio, qui la gente vive in case di muratura, incontriamo signori con le bici a mano: le usano come mezzi di trasporto per carichi pesanti e voluminosi, trasportano di tutto. Dopo l’immancabile pranzo partiamo per il jeep safari su auto scoperte. Ai lati della strada per giungere l’ingresso del parco è tutta una piantagione di tè. Donne con grossi carichi in testa, sembrano modelle, sfilano ai bordi della strada nei loro sari colorati, fiere e sempre son il sorriso rosso (il betel) in bocca, peccato per i denti sempre rovinati. Giriamo per quasi tre ore tra ampie praterie, terreni paludosi, ogni tanto qualche albero, alla ricerca di una tigre, ma il risultato e nullo, e pensare che qui c’è la più alta densità al mondo di tigri del Bengala. Vediamo solo rinoceronti, bufali e deer. Fuori dal nostro resort, in questo villaggio, in un negozietto con la scritta Isd e Std, siamo riusciti a telefonare in Italia per 30 Rp al minuto, uno dei pochi posti in tutto il viaggio da dove siamo riusciti a chiamare. I nostri cellulari in questo angolo di terra indiano non hanno mai funzionato. Che meraviglia!

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donne di ritorno da una giornata di lavoro

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Hornbill Festival

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bimba, iniziazione

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uomo Naga

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la protagonista

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piantagioni di tè

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villaggio Chanu

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uomo Naga

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tè, pesa pubblica

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danze Hornbill festival

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Hornbill Festival

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sfilata Hornbill festival

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cimitero di Chanu Village

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cacciatore Naga

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danze Chalo Loko Festival

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donna al Lazu Village

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bimbo curioso al Missing Village

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Khosama Village

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Khosama Village

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Hornbill Festival



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