Myanmar, un balzo indietro nel tempo

Paese di forti contrasti fra una ruralità dell'interno e la modernità di Yangon
Scritto da: stefanopa
myanmar, un balzo indietro nel tempo
Partenza il: 10/02/2016
Ritorno il: 22/04/2016
Viaggiatori: 4
Spesa: 2000 €

È la fine di ottobre 2015 quando arriva una mail di Singapore Airlines con delle offerte per volare in Oriente.

Sento la mia amica Graziella, che è sempre con la valigia pronta, e insieme guardiamo a Myanmar: lei c’è stata 25 anni fa, ma ci tornerebbe volentieri perché allora le possibilità di andare in giro erano poche, molti territori erano off limits.

Tastiamo il terreno con i rispettivi coniugi, più pigri a partire, e da entrambi c’è una approvazione incondizionata. Non rimane che prendere i biglietti aerei, purtroppo intanto abbiamo perso qualche giorno e le tariffe si sono alzate, alla fine l’unica possibilità per tenere bassi i prezzi è quella di arrivare a Mandalay e ripartire da Yangon: così facciamo. Sarà anche più conveniente perché risparmiamo un volo interno.

Partenza il 10/02/2016 e rientro in Italia il 22/02/2016: EUR 647 a testa.

Adesso abbiamo tempo per organizzare con calma contattando qualche Agenzia locale. Intanto ci diamo da fare per il visto, perché il visto elettronico non si può fare a Mandalay. La cosa è più facile di quanto prevedevamo, ma comunque occorre inviare i passaporti in ambasciata a Roma e un po’ si sta in ansia, soprattutto perché in ambasciata non parlano benissimo italiano. E invece sono puntuali ed efficienti. Attenzione che ci sono 60 giorni dalla data di emissione per entrare, poi scade: fate bene i conti.

Intanto decidiamo di fare quello che viene chiamato il Gran Tour del Myanmar: sono 10 giorni in giro per il paese e ci sono anche dei voli interni. Inviamo un po’ di mail ad indirizzi trovati in Internet e poi cominciamo a confrontare. Scegliamo infine www.teoguidabirmania.it perché ci pare colui che ci dà le indicazioni più complete, oltre che un prezzo concorrenziale. Ed i commenti su internet sono molto positivi. L’unica difficoltà è quella di inviargli l’acconto perché Myanmar è soggetta ad embargo e la cosa sembra irrealizzabile dall’Italia. Dopo numerosi tentativi a vuoto e rimandi ad altri uffici il bonifico finalmente parte per un conto in Germania che poi lo gira alla Banca destinataria in Myanmar e così viene anche a costo zero. Certo che altri TO locali hanno trovato soluzioni più facili aprendo o mantenendo un conto in Europa, ma così gran parte dell’incasso presumibilmente rimane fuori dal paese, con Teo invece tutto il denaro arriva in Myanmar. Infine non resta che attendere la partenza. Finalmente si parte! Il viaggio è facile e l’attesa in aeroporto a Singapore per il cambio aereo è ben confortevole visti i servizi offerti. Occorre fare attenzione ai prezzi aeroportuali che non sono regalati, soprattutto quando si paga con euro o USD. È preferibile usare la carta di credito.

Arriviamo a Mandalay nel primo pomeriggio, ma siamo belli cotti a causa del fuso orario, quindi facciamo un primo giretto, ma molto breve e poi pappe e nanne al Mandalay City Hotel (2 notti), le stanze saranno sempre le Deluxe per tutto il tour. I ristoranti e gli hotel li ho commentati su Tripadvisor al quale vi rimando.

La città non è questo granché, e se non fosse per le cose da visitare intorno si potrebbe tranquillamente saltarla, ma alcuni siti sono veramente interessanti. Da non perdere il Maha Gana Yon Kyaung, un monastero che ospita 1.000 monaci dove si può assistere al momento del pranzo con loro che ricevono il riso dagli offerenti e lo depongono nel contenitore delle offerte. Fa un po’ impressione, è turistico, ma è un momento molto particolare. Se potete visitate anche Sagaing Hill: vi sorprenderà e si gode un bellissimo panorama sulla piana di Mandalay.

D’obbligo la visita ad Ava, che non offre tantissimo, ma si arriva dopo auto, barca e si gira con un piccolo calesse: è simpatico. Siamo stati anche a visitare il Bein’s Bridge, ma troppa gente per i nostri gusti. Da non perdere invece Mingun, che fa veramente impressione per le dimensioni, ancorché incompiuta, e belli i monumenti adiacenti. Attenzione che ci si arriva con una barca che ha poca protezione dal vento e alle 8 del mattino potreste beccarvi una bronchite come il sottoscritto se non siete vestiti adeguatamente (soprattutto se la guida non vi ha informato).

Prossima tappa Bagan, dove c’è ben poco da dire, visto che è famosa nel mondo: ebbene, è ancora più bella di quanto si vede nelle foto, anche se molti templi ancora non sono stati restaurati, ma è pur sempre Bagan. Dormiamo al Umbra Hotel (3 notti). Le ultime notizie dicono che a Bagan non si può più salire alle terrazze dei templi. Speriamo non sia così perché si perdono i panorami mozzafiato. Non so se sia una decisione definitiva né quale sia la ragione. La piramide di Chichen Itza venne chiusa dopo che una turista americana precipitò dalla scalinata e oggi che non si può salire non ci si rende conto della verticalità della piramide. Speriamo che per Bagan la chiusura sia solo temporanea.

Prendiamo il volo per Heho e da lì con un lungo trasferimento andiamo a Pindaya, dove c’è la grotta degli 8.000 Buddha: semplicemente spettacolare!

Alla sera siamo al Lago Inle, Cassiopiea Hotel per 2 notti. È forse l’hotel più basic, ma pare che la zona non offra molta scelta e comunque loro sono straordinariamente gentili. La mattina dopo siamo in barca per visitare il lago. Vestitevi adeguatamente perché siamo in quota e la velocità della barca unitamente all’aria fresca possono creare qualche difficoltà, tanto è vero che su ogni barca, ma sono forse più delle lance veloci, ci sono delle coperte di pile a disposizione. Il tour del Lago Inle è stato proprio straordinario con la visita agli insediamenti locali, la visita del mercato, dei villaggi. Resterà senz’altro un ricordo indelebile di questo luogo fuori dal tempo.

Si vola a Yangon, una città moderna e caotica dove il traffico è tremendo. Facciamo in tempo a vedere l’incredibile Pagoda d’oro prima di andare in stanza al Taw Win Garden Hotel per la notte. La mattina dopo partenza molto presto per raggiungere la Golden Rock: semplicemente imperdibile. Peccato che proprio quando arriviamo stanno iniziando i lavori per la pulizia annuale (dura circa due settimane) ed iniziano a coprire con impalcature. È estremamente affascinante anche la salita che si fa con dei camion scoperti seduti uno sull’altro e strapiombo senza paracarri, ma è un luogo sacro quindi si spera di essere protetti. Prenotando per tempo abbiamo anche fissato le stanze al Mountain Top Hotel che offre un panorama mozzafiato dalla cima della montagna.



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