Myanmar a primavera

Tour di Myanmar, toccando le principali località
Scritto da: bondbru
myanmar a primavera
Partenza il: 04/03/2019
Ritorno il: 16/03/2019
Viaggiatori: 4
Spesa: 3000 €

Abbiamo prenotato un tour proposto dalla Caesar Tour di Roma, della durata di 10 gg/9 notti, del costo di circa 930 euro: l’agenzia ci ha anche fissato i voli Thai, da Roma a Yangon, con scalo a Bangkok, portando il costo totale sui 1900 euro per persona, diritti di agenzia, assicurazioni tasse aeroportuali inclusi. Ne spenderemo circa altri 100 a testa per visto e quota viaggio per raggiungere Roma in auto, e altri 150 a testa sul posto per pranzi, bevande, souvenir e mance elargite per il tramite della guida. Da Bologna partivamo in quattro e sapevamo che ci saremmo aggregati ad altri 14 partecipanti provenienti da differenti agenzie italiane, che si appoggiano alla stessa agenzia birmana, la Easia travel, che si è rivelata ben organizzata. All’aeroporto ci ha accolti la guida che ci avrebbe accompagnato per tutto il tour, Gant Gaw, giovane trentenne che ben padroneggia la nostra lingua, avendo studiato per diverso tempo all’università per stranieri di Perugia. E abbiamo sentito per la prima volta il saluto Min ga lar bar, cioè salve, o buongiorno, che udiremo continuamente nel corso del viaggio.

Il tour prevedeva due voli interni (Yangon-Heho e Bagan-Yangon) e si svolgeva in senso anti-orario toccando le località nell’ordine: Yangon, lago Inle, Mandalay, Bagan, Yangon. Abbiamo capito che le agenzie locali organizzano anche tour che si svolgono in senso orario, toccando le località seguendo la sequenza opposta, sia per avere i voli interni sempre pieni (spesso non diretti, ma effettuanti più scali) sia per ottimizzare l’utilizzo degli autobus, ad es. quello che ci ha caricati a Heho ci ha portati fino a Mandalay, per poi ritornare al punto di origine, probabilmente con un gruppo che aveva il tour nel senso contrario. Il pacchetto da noi scelto era per hotel a 3 stelle, mediamente confortevoli, inoltre comprendeva tutti i pranzi, effettuati in strutture sempre piuttosto buone, con menù fissato: ci veniva servita spesso una zuppa tipica (fagioli, zucca, lenticchie, etc.) poi ogni 4 persone venivano serviti, da condividere, piatti di noodles, spaghetti di riso o soia, verdure saltate, pietanze a base di pollo, manzo e pesce, quindi ognuno poteva assaggiare e vedere cosa già piacesse di più. Infine dessert o frutta. Avevamo le cene libere, per cui almeno la sera ci siamo sempre divisi in gruppetti: la spesa media in 4 era sui 40000 kyat, circa 24 euro, a volte comunque eravamo piuttosto sazi dal pranzo del mezzogiorno, per scegliere di cenare solo con frutta.

Quasi tutta la popolazione (dai bimbi agli anziani) indossa il longyi, una sorta di pareo legato intorno alla vita e lungo fino ai piedi. Soprattutto le donne, ma anche molti uomini, hanno il viso, le gote, il naso e la fronte cosparsi di quella che, a prima vista, sembra una crema giallastra, ma che in realtà è la tanaka (o thanakha), una polvere ottenuta dalla corteccia di un albero simile al sandalo, macinata su pietra e mischiata ad acqua per proteggersi dal sole. È in vendita in piccoli tronchetti e una volta ci hanno fermato per applicarla a noi sostenendo che è anche rinfrescante, idratante e, con qualche ghirigoro, maquillage di bellezza: era una scusa per vendere souvenir… dovevamo capirlo!

Abbiamo trovato un paese fortemente legato alle sue tradizioni agricole. Nel Myanmar ci sono 8 gruppi etnici principali e oltre un centinaio di etnie indigene, dai costumi differenti. Abbiamo attraversato paesaggi montani in strade dissestate per arrivare in altopiani coltivati esclusivamente con lavoro manuale, abbiamo visto un solo trattore in tutto il viaggio. A Yangon invece c’è una popolazione abituata alla grande città e ci sono più contrasti, si vedono anche alcune minoranze musulmane, cinesi, induiste. I birmani sono forse poveri, ma dignitosi, e accolgono il turista con curiosità e sorrisi, anzi a volte sono loro che fotografano noi!

Di seguito il dettaglio delle visite effettuate nel tour.

diario di viaggio

il 4/3 volo da Roma via Bangkok, arriviamo a Yangon il giorno successivo verso mezzogiorno.

1° Giorno – Yangon 5 marzo

Incontriamo la guida Ghan Gaw che ci porta all’hotel. Il gruppo avrà 18 componenti complessivi che arrivano in orari differenziati. Nel pomeriggio facciamo una passeggiata per le vie principali della città. Visitiamo per la prima volta il Mercato Bogyoke, meta di locali quanto di turisti. Qui vediamo tanti tessuti, pantaloni tipici birmani, sciarpe, ciabatte, souvenir, tutto a prezzi molto bassi per i nostri standard. Vediamo per la prima volta preparare e vendere per strada le chewing gum birmane, con foglie e noce di betel: molte persone, uomini soprattutto, masticano di continuo questo impasto stimolante, e sputano impiastri rossastri: alla fine tante persone, sopratutto anziani, mostrano denti rovinati, con colorazioni inquietanti. Poi siamo passati per la Pagoda Sule, posizionata ad un incrocio di trade trafficate, al vicino giardino col monumento all’indipendenza in Mahanbandola Street dove si trova la Chiesa Battista costruita nel 1830, e nelle strade limitrofe con edifici di epoca coloniale. Cena di benvenuto con tutto il gruppo al ristorante PADONMAR. Pernottamento all’Hotel Best Western GREEN HILL (1 notte molto buono).

2° Giorno – Yangon – Heho – Lago Inle 6 marzo

Sveglia prestissimo, l’hotel ci dà il packet breakfast e via all’aeroporto di Yangon per il volo verso nord, nello stato SHAN. All’arrivo visitiamo il mercato settimanale di Heho, dove abbiamo un primo assaggio dei costumi delle varie etnie presenti in questa zona. Sono in vendita frutta, verdure, carne, pesce, legumi e talvolta cibi a noi sconosciuti. In realtà questo è un mercato rigorosamente per locali e non turistico. Poi ci trasferiamo al villaggio di Nyaung Shwe, e visitiamo il monastero di legno di Shweyanpyay, famoso per le sue incredibili sculture fatte dai monaci e per le finestre ovali, e annesso Tempio con nicchie. Una volta arrivati sulle rive del lago, ci imbarchiamo su 4 motolance (5 persone per ciascuna, manterremo tale disposizione per tutte le visite del lago Inle) con motore a frullino, che avevamo già visto in Thailandia. Cioè, non un fuoribordo, ma un motore con un lunghissimo tubo porta elica, movibile in ogni momento per liberare la trasmissione e l’elica dalle alghe o altre piante lacustri e per non toccare il fondo.



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