Motogita in Jugoslavia

UNA VACANZA INDIMENTICABILE Tre uomini in moto Racconti di viaggio di Giovanni Mazzoni L’isola di Cres Una sera, è l’11 di marzo del ‘89, il mio compleanno, ci ritroviamo in tavernetta a casa da mio fratello Roberto, davanti ad una torta di mele ed una bottiglia di lambrusco, le nostre mogli sono su in salotto che parlano e sparlano,...
 

Sbarchiamo, sono le quattro del pomeriggio di questo lunedi dell’ultima settimana di giugno, il sole è ancora alto, (c’è l’ora solare!) dietro di noi il piccolo traghetto riceve il carico per il ritorno, ma non c’è quasi nessuno, un vecchio Ape Piaggio fumoso e rumoroso e qualcuno a piedi con dei sacchi in mano, il mare di un blu incredibile è rigato da fili di schiuma bianca che si allargano davanti alla prua del battello. Ci togliamo i giubbini da viaggio, fa caldo, ci togliamo anche il casco, usiamo una bandana, ci sembra di essere in un paesaggio lunare o equatoriale, non riusciamo a definirlo.

Imbocchiamo l’unica strada, indicata come panoramica, che attraversa l’isola per tutta la sua lunghezza. Scorre, praticamente, al centro del territorio, in qualche punto si avvicina alla costa per poi allontanarsi alla prima curva, il contorno è roccioso ed occupato da sterpaglia ingiallita e piante secche, nell’aria si sente odore di paglia e di piante o radici aromatiche.

Arriviamo a Cres, principale citta dell’isola omonima, è carina, c’è un bel porticciolo che un tempo, probabilmente, era di pescatori ed ora è attrezzato ad uso turistico.

Proviamo chiedere informazioni in un ufficio “turist biro”, non troviamo quello che ci soddisfa, decidiamo di prenderci un caffè e dare un’occhiata alla piantina più dettagliata che abbiamo catturato nell’ufficio precedente; il caffè sembrava fatto con la paglia, ormai ci siamo rasegnati, lo standard del sapore è quello, bohhh… Soprassediamo!! Decidiamo di andare avanti, il tempo è bello.

Dopo Cres l’isola si allarga e la strada continua a scorrerle in mezzo tra terreni rocciosi e oasi di macchia mediterranea, è diritta e dolcemente ondulata – collinare, non incontriamo nessuno, è una goduria, ci lasciamo trasportare da questo nastro che sembra voglia accompagnarci lui in qualche posto.

In lontananza vediamo un bivio venirci incontro, il primo con un cartello, Martinsica.

Ci fermiamo, alla nostra destra si vede il mare che esce da un’insenatura che sembra volerlo abbracciare senza riuscirci, andiamo in quella direzione.

Imbocchiamo uno stradello asfaltato che un tempo era sicuramente una mulattiera e che ci conduce senza tanti complimenti verso una località ad un livello più basso, non ci sono curve improvvise o difficili, è abbastanza regolare.

Arriviamo in una spianata dove si vedono 3 o 4 case di tipo rustico, ci fermiamno, spegnamo i motori, espletiamo qualche formalità diuretica, il silenzio è totale, una cicala che un attimo prima friniva si è zittita, incredibile nessun ronzio di fondo contrariamente a come siamo abituati in città dove silenzio significa poco rumore.

Ci guardiamo attorno, vediamo una casa dignitosamente tenuta con annesso un terrazzino che ospita un paio di tavoli con sedie e un ombrellone tipo spiaggia, ci avviciniamo, la cicala riprende il lavoro interrotto, sulla porta si presenta una Signora che salutiamo per tranquilizzarla e le chiediamo se capisce l’italiano e se questo posto potrebbe essere una specie di pensione poichè ci piacerebbe fermarci almeno una notte.

Sul viso della Signora si disegna un sorriso e in un italiano che è una via di mezzo tra il veneto ed il friulano ci dice che se ci accontentiamo di cucina semplice campagnola possiamo rimanere, ma per dormire dobbiamo rivolgerci al suo vicino che ha camere libere poichè i figli erano andati ad abitare in città. Camera con letto matrimoniale ed un singolo, uso di bagno; si avvicina il tramonto, il viaggio comincia a farsi sentire, accetiamo. Non chiediamo nemmeno il prezzo! Scarichiamo una parte del bagaglio, quella contenente effetti igenico-personali, li posizioniamo in camera, io e mio fratello sul matrimoniale e Gilberto sul singolo.

Ciabatte e pantaloncini corti, una bella sciacquata ( l’acqua è gelata, non si capisce come e da dove venga). Usciamo e guardiamo la casa costruita con sassi pezzi di roccia e travi di legno contorti, tuttavia ha una sua dignità.

Andiamo dalla Signora ( 50 mt.) che aveva apparecchiato un tavolo sul terrazzo, ci sediamo. Ad un metro o forse meno dalla ringhiera del terrazzo ( in roccia spianata) parte uno strapiombo che va giù per circa un centinaio di metri verso l’insenatura simile ad un fiordo.

Il sole e’ al tramonto ed arrossisce avvicinandosi all’orizzonte, manca poco per essere inghiottito dal mare, una lunga striscia purpurea si proietta sull’acqua e si allunga nell’insenatura verso di noi, da dietro il promontorio spunta una barchetta spinta a remi che per un attimo taglia il riflesso strisciante del sole e, continuando, sparisce oltre l’altro braccio dell’insenatura. E’ uno spettacolo incredibile, guardiamo ammutoliti tutta la scena, non c’è niente da dire, le sigarette accese si sono consumate nel posacenere.

Mentre il sole se ne va a dormire ci impegnamo ad assaggiare una bella zuppa di verdura, che è anche buona, poi arriva una portata di salsiccini fritti un po’ tenaci, ma saporiti, contorno di pomodori e cipolla, bere: acqua di fonte o latte proveniente dall’unica mucca della stalla accanto. Facciamo due passi e controlliamo che le moto siano posizionate bene sui cavalletti, ammiriamo il cielo stellato, sembra uno di quei sottofondi di cartapesta blu stellata che si usa nel presepe.

Andiamo a letto, ci buttiamo e non facciamo nemmeno caso ai materassi, ci addormentiamo accompagnati dal concerto dei grilli.

Un’urlo straziante ci sveglia, è giorno, ma sono le 6, l’urlo si ripete per diverse volte, ci svegliamo completamente, corriamo fuori a vedere cosa succede.

Dietro casa c’è una piccola stalla dove il Vecchio ci tiene un somaro che, quando spunta il sole si mette a ragliare in quella maniera che ci ha impressionato. Ci viene anche il sospetto che il Vecchio abbia dormito nella stalla per lasciarci la camera! In cucina ci ha preparato la colazione, latte appena munto, bollito ( che profumo!), pane, biscotti, marmellata ed un bricco di caffè; non mi ricordo di aver mai più bevuto un latte di tale buon sapore.

Decisione presa all’unanimità: fissiamo lì il nostro campo base.

La giornata si presenta bene, commentando e ridendo sullo strano modo con cui ci siamo svegliati approntiamo le moto con attrezzatura da mare ( asciugamani, ciabatte, pinne e maschera) e ci avviamo nuovamente sulla panoramica direzione Malj Losinj.



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