Motociclisticamente cattolici musulmani ortodossi

Partiamo il 2 agosto 2005 da Carbonia in due, ma con la motociclistica compagnia della Suzuki TU 250 X di Emanuele. Arrivati a Cagliari ci imbarchiamo per Civitavecchia e la serata si chiude commentando il clima un po’ troppo rigido per agosto, saranno solo le prime avvisaglie. Trascorriamo la notte in ponte ma la nave è fulmine, torpedine,...
 
Partenza il: 02/08/2005
Ritorno il: 18/08/2005
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 1000 €

Partiamo il 2 agosto 2005 da Carbonia in due, ma con la motociclistica compagnia della Suzuki TU 250 X di Emanuele. Arrivati a Cagliari ci imbarchiamo per Civitavecchia e la serata si chiude commentando il clima un po’ troppo rigido per agosto, saranno solo le prime avvisaglie. Trascorriamo la notte in ponte ma la nave è fulmine, torpedine, miccia, scintillante bellezza, fosforo e fantasia, molecole d’acciaio, pistone, rabbia, guerra lampo e poesia.

L’indomani ci svegliamo a Civitavecchia, sbarchiamo e impavidi puntiamo per il porto di Ancona, dopo pochi ckilometri siamo belli e costretti alla resa di fronte ad un bel temporale. Le pause-causa-pioggia saranno una costante per tutti i trecentocinquanta chilometri con i quali tagliamo in due l’italica penisola, il freddo un po’ ci scoraggia ma abbiamo comunque occasione di visitare Spoleto e Foligno, alle diciannove ci imbarchiamo sull’Adriatica versione della Tirrenia, se possibile pure peggiore di quella tirrena, seconda notte in ponte, ma ci sveglieremo a Split, o a Spalato secondo chi la legge.

La Tirrenia puzza di sudore di mare morto e ci porta nei balcani.

Il quattromattina sbarchiamo in terra di Croazia, a Spalato girottiamo un poco e ci imbarchiamo per Brac, vaghiamo per quest’isola veramente petrosa forse pure più di Itaca e delle varie Krk, Pag, Rab viste l’estate prima, troviamo paeselli costruiti con la pietra e Chiese cristiane pure, pochi abitanti, arriviamo a Bol dove c’è una spiaggia carina ma di pietre, fa parecchio freddo e non facciamo il bagno, torniamo al paesello di Supetar, ceniamo facciamo qualche giro per il centro, ritroviamo la Karlovacko dell’estate prima, e andiamo a piazzare tenda su un posto di pietra visto la mattina, la tempesta ci costringerà a spostare la tenda nel bel mezzo della notte cosicchè finiamo in una pietrosa proprietà privata. La mattina del cinque veniamo svegliati dal proprietario di quella terra di pietre, che ci strilla qualcosa in croato, noi usciamo “Where are you from?”, “Italy” “Italianski mafiosi!!! Sicilia, Calabria, mafiosi!!!”, “We’re Sardinnya’s people”, “Ohhh Sardinya very good cheese, and wine too!!”, si rilassa prendiamo la nostra roba e ce ne andiamo!! Al porto ci spiegano che può partire solo la nave per Spalato/Split, veloci come saette la prendiamo per un pelo.

Siamo nuovamente a Spalato e ci avventuriamo per la strada costiera, qui ci diamo cambi regolari alla guida, io imparai l’estate prima a guidare la moto e sebbene non abbia la patente credo proprio che mi spetti ad honorem per le condizioni avverse in cui ho guidato e le situazioni difficili che sono riuscito pur con inesperienza a superare motociclisticamente. La strada costiera la facciamo tutta sino a Makarska, le montagne si alzano direttamente dal mare e noi le superiamo, con strapiombi da vertigine e sventagliate da paura che fanno sbandare paurosamente il mezzo ad ogni curva, a trenta all’ora, ma le superiamo. Arriviamo a Makarska. La sera incredibilmente arriva addirittura un uragano!!!! La gente si tiene ai pali per la strada in scene apocalittiche, noi decidiamo di mangiare rispettivamente del pesce e della carne, il lungomare accoglie delle bellissime ragazze croate e germaniche, la notte troviamo alloggio in un appartamani, 15 euro a testa bella stanza con tv, e bel bagno pulito, di fianco alla spiaggia, una Signora di Salerno ci spiega che sta lì da una settimana con famiglia ed è stata al mare solo due volte per via della pioggia, l’indomani partirà, noi pure.

Il sei ci svegliamo, montiamo i bagagli sulla moto, ci mangiamo un banana split e cappuccino e partiamo, fortissimamente partiamo, arriviamo a Metkovic, paesello di confine, preceduto da bellissimi laghi, e pranziamo, bistecca patatine e bella pivo/birra come tex willer, il locandiere della locanda alla quale ci accompagna un simpatico indigeno conosciuto in loco, mi chiama professore per tutta la durata del pranzo perché mi sforzo di tradurre il menù e di spiccicare qualcosa in serbo-croato, “che prende professore?”, “il conto professore??”, paghiamo e partiamo. Arrivati al confine, memore di quello italo-sloveno e poi croato pure, lo prendo un po’ sottogamba e mi metto a fare qualche foto molto stupidamente, il doganiere, che poi è un militare dell’esercito croato, s’incazza veramente, esce dal casotto e mi prende a urla croate, io non ci capisco nulla, ma non per questo son più tranquillo, cerco di chiedere scusa ma lui è imbufalito per le foto e chiama il suo superiore che per fortuna è una ragazza, molto più dialogante e parla l’inglese, mi spiega che devo cancellare le foto fatte al confine ed io lo faccio immediatamente, “I’m sorry”, “nema problema”, “hvala davjenia”, “davjenia” e partiamo, qualche centinaia di metri e troviamo la dogana bosniaca, qui nel senso contrario (per entrare in Croazia) una fila lunghissima, noi mostriamo i documenti ed entriamo in Bosnia in realtà molto intimoriti per il fatto della dogana, per le strade un po’ vecchiotte e per la sensazione di avere un po’ abbandonato l’occidente che si è pienamente conquistato la Croazia. Avremo tutto il tempo per cambiare idea.

Decidiamo di andare a Medjugorie, nella parte della Bosnia vicina alla Croazia ed abitata solamente da Cristiani croati che hanno fatto una bella mattanza di serbi-ortodossi e di musulmani ed ora sventolano ovunque le bandiere della Croazia con il simbolo degli Ustasci e sono molto amareggiati di essere separati dalla madre patria. A Medugorje hanno addirittura visto la Madonna e allora hanno fatto il paese con grande chiesa pacchiana al centro di una piazza dove ci saranno stati 40 gradi e ovunque statue sacre, cartoline, rosari, acqua santa, preti per la strada benediscono e i pullman da un parcheggio immenso scaricano ininterrottamente i fedeli, i papaboys cantano e si scambiano il cinque per la strada, gli edifici sono pieni di cristiani italiani, gli stessi che abbiamo incontrato in nave andata e ritorno, Emanuele avrà la barba da un mese, io, che sono poco ariano pure in inverno, sono mediamente abbronzato e con gli zaini sulle spalle tutti ci guardano quasi che fossimo intrusi, forse scambiandoci per mori, partiamo, fortissimamente partiamo.



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