Mosca, “isho ras, da isho ras…”

Mosca "isho ras, da isho ras..."
 
Partenza il: 29/04/2009
Ritorno il: 05/06/2009
Viaggiatori: in coppia

1: “Aeroflot nostàlghia” – “Isho ras”, in russo, vuol dire “ancora una volta”, perchè è stata l’ undicesima volta che vado a Mosca (dopo 4 anni praticamente senza ferie) . Ho viaggiato una volta con la Finnair(1995), una volta con l’ Alitalia, e tutte le altre con l’ Aeroflot, e stavolta, all’ andata, di nuovo con la nostra compagnia “di bandiera” (reduce dal noto “salvataggio” dalle perfide mire francesi)…Beh, che vi devo dire: se per qualcuno l’ Aeroflot, come compagnia aerea, è “la pizza de fango der Camerun” (i fan più fedeli di Serena Dandini capiranno), credetemi, adesso “cebbatte puro la pizza de fango der Camerun…”…

Dopo l’ andata (problemi col biglietto elettronico, pasti freddi e senza scelta, bel film di Woody Allen ma audio troppo basso, cuffiette audio non funzionanti e spinotti che non entravano nelle prese dei braccioli-e ne ho provate due, di cuffiette-…) lo supponevo . Dopo il ritorno con l’ Aeroflot (niente cuffiette e niente film, e pace -quando il film c’ è, però, le cuffiette funzionano-, ma per colazione -ore 11,30-, a scelta, frittatina o “blinchiki” -crépes- con ribes rosso, salmone, pane bianco e nero -poco, ma ce n’ era- e burro russo niente male . In classe turistica…), lo sò…

– 2: Prendete il treno…

– E non solo per non essere da meno…S’ intende, prendetelo all’ aeroporto di Mosca (Sheremetyevo 2) . Qualsiasi altra soluzione (tassisti regolari o meno, conoscente che viene a prendervi, autobus navetta, se lo trovate) vi esporrebbe senza fallo all’ istruttiva esperienza del MKAD (Moskòvskaya Kolzevàya Avto Doròga) Non è il raccordo anulare di Roma: è peggio . Potrebbe capitarvi, se sbagliate orario, di impiegare due ore e mezzo per fare 45 Km . E senza nemmeno “avvicinarvi” al centro (Piazza Rossa e dintorni) .

Non è una stradina di campagna, intendiamoci . Ci sono 5 corsie per ogni senso di marcia (più la corsia d’ emergenza, ovviamente utilizzata come gradito supplemento di mobilità da chi in emergenza non è -o non ancora-) . Solo che ci passa di tutto di più (dalle motociclette ai “trasporti speciali” che più speciali non si può), e soprattutto, ognuno s’ infila nella corsia che può, ovviamente “na svòy strak i risk” (a suo rischio e pericolo), e infatti i tamponamenti fioccano, anche se la velocità MOLTO limitata a cui si procede, il più delle volte, evita guai seri (ma non le file di quelli che hanno sbagliato a mettersi proprio dietro i tamponatori e i tamponati…) . Insomma, come sempre in Russia, “come da noi, però di più…”…

Trovare il treno (Aeroexpress) è molto più facile di quanto pensassi . Ci sono segnali già sul pavimento dell’ aeroporto, appena fuori dalla zona doganale (settore “arrivi”, ovvio) . Una volta all’ aperto (sopraelevate nuove da tutte le parti: i soldi ci sono, e girano), i segnali proseguono sulle pareti vetrate dell’ aerostazione (giratevi a destra e via che andare), ma quasi subito vedete la stazione del treno: grande, rosso-arancione e costruita a tempo di record (un anno o poco più) . Non ci sono entrato, ma ci sono tutti i cartelli indicatori che volete, già all’ esterno (“to the trains” . La full immersion col cirillico comincia dopo) . Ricordate che dovete scendere a Savelovskaya (pron. “Savyòlovskaya” . Adesso c’ è anche un altra linea, per Belorusky Voksal, ma non ne sò molto), se no tornate all’ aeroporto e siete daccapo…

– 3: Leninsky Prospekt “4 ever” ! – A proposito di full immersion nel cirillico (e in altri spazi, e anche in altri tempi), 18 anni dopo la fine dell’ URSS, nulla sembra disturbare quel che resta della toponomastica sovietica, non solo a Mosca, ma in tutto il Paese . E “quel che resta”, dopo la furia “iconoclasta” dei primi anni eltsiniani, è decisamente molto . Città come Ulianovsk (ex Simbirsk), Krasnodar (ex Ekaterinodar), Kirov (ex Vyatka), altre città assortite e almeno ottomila fra strade, piazze e vicoletti vari, da Kaliningrad (ex Koenigsberg, ma è un’ altra storia) a Vladivostok, che il nome (che significa “vittoria a oriente”) non l’ ha cambiato mai . Nessuno, in due secoli e mezzo circa, ci ha mai trovato da ridire .

Per la verità, qualcuno che vorrebbe “disturbare” lo stato di cose presente esiste . Uno storico, di recente, ha proposto (su “Argumenty i fakty”) di “finire il lavoro” di Eltsin . Per impedire, ad esempio, che ci siano monasteri domiciliati in Uliza Lenina, o in Piazza dei Bolsheviki, che con la religione avevano non poche divergenze . Sullo stesso settimanale, però, un deputato del parlamento nazionale ha risposto che anche le altre città europee sono piene di vie, piazze e monumenti dedicati a regicidi e rivoluzionari vari, compresi i capi di società più o meno segrete non aliene dalla lotta armata (Mazzini) e dittatori responsabili di “terrori” di massa, meno organizzati di quello staliniano, ma non meno convintamente perseguiti (Danton, Robespierre), e questo vale anche per la monachica inghilterra, dove nessuno si sogna di toccare il monumento a Cromwell, che fu il primo leader europeo a tagliare la testa a un re (circa un secolo prima della “revolution”) e anche l’ unico inglese ad aver fondato una repubblica (effimera, dopo di lui, ma sempre repubblica) . E restando in Russia, se si devono epurare Dzerdzinsky, Lenin e compagnia, allora via anche Pietro il Grande (giustiziò un intero corpo militare -gli “strelzy”-, costrinse migliaia d persone a lavorare in pessime condizioni per costruire Pietroburgo, e fece condannare a morte il suo stesso figlio) . E niente riabilitazione per Nicola II, l’ ultimo zar (per via della “domenica di sangue” – centinaia di manifestanti massacrati, 1905-), anche se poi l’ hanno fatto santo, più che altro per la fine che ha fatto (non stava bene canonizzare tutta la famiglia “ma lui no”…) . E così via squalificando e depennando, si finirebbe per chiamare le strade coi numeri . Ma “eta niè Amerika”…”…

Gli argomenti principali per lasciare la toponomastica così com’ è, però, sono altri . Primo, questa è la toponomastica della generazione che “ha vinto la guerra” e ha salvato il Paese (e il mondo) dal nazismo . Secondo, cambiare i nomi delle strade (e addirittura delle città) è decisamente antieconomico . Per lo Stato e per i cittadini (tarrghe, indicazioni, timbri, documenti, e che più ne ha più ne cambi) . E anche se il prezzo del petrolio stà un pò risalendo, la Russia non ha soldi da buttare . Allo scambio di opinioni è seguito un sondaggio fra i lettori . Risultato, per ogni lettore che accetterebbe di cambiare i nomi dove servirebbe, ce ne sono due che non ne vogliono sapere . Dato che tutti sanno tutto di repressioni, repressori e repressi, non è questione di assenza di memoria storica (ci sono musei al riguardo a Mosca e in altri centri, e un gulag ricostruito a Perm) . Ma in quella “memoria” sono molto più vivi gli anni 90 . E non piace quello che ancora oggi somiglia troppo ad allora: divario fra ricchi e poveri, stato sociale ai minimi termini, ecc. . Per cui, un pò per nostalgia, un pò per promemoria ai governantipresenti e futuri, ben vengano un “leninsky prospekt” qui e un “Leningradskie Schossè” là…I problemi sono ben altri… – 4: Sotto il fuoco (artificiale) – Anche quest’ anno, a cavallo del 9 Maggio, c’ è stato il solito programma di film e manifestazioni varie per ricordare (“alli piccini”, ma non solo) CHI ha vinto la seconda guerra mondiale (sembra che ultimamente, in certi ambienti -russi e specialmente non- sia di moda metterlo in dubbio) . Canzoni, film e serie televisive “classiche” come “In guerra vanno solo i vecchietti” o “17 minuti di primavera”, colorati per l’ occasione (i ragazzi non sopportano il bianco e nero, bisogna un pò capirli), e via di questo passo, compresa un’ edizione ad hoc della versione russa di “stelle sul ghiaccio” .



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