Mistica Armenia

Vallate fiorite, passi montani, nevai e torrenti impetuosi, monasteri nascosti, panorami grandiosi e un popolo orgoglioso e ospitale
 
Partenza il: 13/05/2016
Ritorno il: 21/05/2016
Viaggiatori: 10
Spesa: 1000 €

giovedì 19 maggio 2016

Percorriamo a ritroso alcune decine di km fermandoci al curioso sito preistorico di Karahundij, la Stonehenge armena, antichissimo sito astronomico. Poi ci dirigiamo verso sud ovest per tornare verso Yerevan. Ci avviciniamo all’Ararat, il gigante che pur essendo in Turchia, veglia sull’Armenia, la montagna sacra alta 5200m, la terraferma dove Noè attraccò dopo il diluvio. Qui piantò la vite e in effetti questa è la zona di vigneti. Ci fermiamo anche in una cantina sociale per degustare i vini armeni, ma noi piemontesi in fatto di enologia siamo abituati troppo bene! Imbocchiamo un impressionante canyon di 8 km e ci troviamo in una conca di falesie rosse impressionanti: siamo al monastero di Noravank , tra i più suggestivi dell’Armenia: non vorremmo più venire via! L’Ararat si avvicina ancora di più, e vicino a lui sorge il piccolo Ararat, dalla forma perfettamente triangolare. Qui sorge il monastero di Khor Virap, chiamato monastero del Pozzo profondo: qui san Gregorio l’Illuminatore, il santo patrono dell’Armenia, fu imprigionato dal re Tiridate per 13 anni in un pozzo che si apre ancora adesso nel pavimento della chiesa. Poi il re si ammalò gravemente, Gregorio lo salvò e per rigraziamento Tiridate abbracciò il cristianesimo e fece dell’Armenia il primo stato al mondo a convertirsi al cattolicesimo.Scendere nel pozzo è inquietante, ma la posizione del monastero alle falde dell’Ararat che incombe con la sua spettacolare mole è unica. In poco tempo eccoci nuovamente a Yerevan.

venerdì 20 maggio 2016

Ancora un giorno di escursione verso est: ci fermiamo all’arco di Charentes dal quale si gode una vista impareggiabile sull’Ararat, poi proseguiamo per l’eremo di Ghegard, lo splendido monastero della Sacra Lancia, quella che trafisse il costato di Cristo. Sorge in una valle spettacolare, scavato in parte nella roccia, ricco di splendide khatchkar e affiancato de un torrente impetuoso. In una della sale ipogee dall’acustica perfetta un quintetto vocale ci offre un inaspettato e straordinario concerto, che emozione! Visitiamo il tempio di Garnì, unico tempio ellenico del Caucaso: il tempio non è granchè, ma è affacciato su una vallata spettacolare. Purtroppo uno sciopero di contadini ci blocca la strada, ma la nostra agenzia Avarayr in un’oretta ci manda un altro pulmino che ci viene a prendere, dimostrandosi un’agenzia perfetta come serietà e tempestività. Tornati a Yerevan saliamo fino al belvedere di Tsitseka berd, detta “collina delle rondini” dove visitiamo il monumento al genocidio armeno: nel 1915 i turchi in pochi giorni uccisero migliaia di uomini armeni e deportarono donne e bambini nel deserto siriano: per gente abituata alle montagne, fu una condanna a morte certa. Quasi due milioni di armeni morirono. Il genocidio ancora adesso non è stato riconosciuto da tutti i paesi del mondo. Sulla collina c’è un abete per ogni stato che ha riconosciuto questo orrore. Tra questi spicca una lapide deposta da papa Giovanni Paolo II. Il monumento è una corona di 9 monoliti che rappresentano le 9 province armena perse ad opera dei turchi e di una altissima stele a forma di lancia ,che rappresenta la ferita del popolo armeno e la spada che ancora adesso trafigge il cuore del popolo. A sera ceniamo in una taverna tipica: qui ascoltiamo il tipico suono del duduk, il tipico flauto ad ancia doppia in legno di albicocco, usato anche nelle colonne sonore di famosi films tra le quali “il Gladiatore” con Russell Crowe. Ultima passeggiata per Yerevan, poi a nanna.

sabato 21 maggio 2016

alle ore 06:00 partiamo per l’aeroporto con uno straordinario Ararat dalle nevi rosate che ci saluta e rende indimenticabile questa terra fatta di contrasti geografici, di spettacolari vallate fiorite, di nevi e torrenti, di monasteri nascosti e di panorami grandiosi che restano nel cuore.



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