Mingalabar birmania

Quando ho pensato ad un viaggio in Birmania la prima domanda che mi sono posta è stata: “E’ giusto visitare un Paese in cui la dittatura militare non lascia spazio alle libertà democratiche?” Per risolvere questo dilemma iniziale decido di informarmi più approfonditamente sulla situazione. Acquisto la guida della Lonely Planet, visito...
Scritto da: paolaa
mingalabar birmania
Partenza il: 08/07/2007
Ritorno il: 23/07/2007
Viaggiatori: fino a 6

Quando ho pensato ad un viaggio in Birmania la prima domanda che mi sono posta è stata: “E’ giusto visitare un Paese in cui la dittatura militare non lascia spazio alle libertà democratiche?” Per risolvere questo dilemma iniziale decido di informarmi più approfonditamente sulla situazione. Acquisto la guida della Lonely Planet, visito alcuni siti di viaggio, leggo diversi pareri, alla fine mi convinco che l’isolamento è forse la cosa peggiore per queste persone e che la presenza degli stranieri può essere positiva. Sciolto questo primo dubbio mi appresto ad organizzare il viaggio. A partire saremo in tre, io mio marito mio figlio di 13 anni. Di solito viaggiamo autonomamente, utilizzando i mezzi pubblici o affittando un’auto sul posto, ma mi rendo conto che in Birmania questo non è possibile, i mezzi pubblici sono inaffidabile e se si vuole girare con l’auto è necessario prenderla con autista. In alcuni diari di viaggio trovo il nome e l’indirizzo e mail della guida, una guida che parla italiano. Lo contatto e così ci scriviamo per circa un mese. Stabiliamo l’itinerario e in più ricevo tante informazioni utili. Nel frattempo prenoto il volo per Yangon con la compagnia della Qatar Airways , faccio il visto tramite agenzia, cambio un po’ di euro in dollari. Decidiamo di non fare nessuna profilassi antimalarica ne vaccini particolari (antitifica, epatite ecc.) in compenso stipuliamo una assicurazione che copra le eventuali spese sanitarie (ma purtroppo non la perdita del bagaglio) e ci riforniamo di Autan e medicine di ogni tipo, visto che lì la situazione sanitaria non è delle migliori e scarseggiano anche i farmaci. DIARIO DI VIAGGIO 1° – 2° giorno – 8/9 luglio Finalmente inizia il viaggio. Partiamo dall’aeroporto di Catania alla volta di Roma, poi voliamo da Roma a Doha e da Doha a Yangon ( spesa 850 € a testa ). I voli della Qatar risultano essere ottimi. Il 9 luglio verso le 8.15 (con un po’ di ritardo) arriviamo a Yangon. All’aeroporto ad aspettarci c’è la guida la cui presenza si rivela subito utilissima. Infatti non arrivano le nostra due valigie dove è stipato di tutto. Al Lost and Found ci dicono che i bagagli restati a Doha e che arriveranno solo tra qualche giorno. Visto che l’ indomani dovremo lasciare Yangon, concordiamo di farcele mandare all’aeroporto di Heho. La guida (che lavora anche all’aeroporto) incaricherà un amico di spedircele là. La prospettiva è di restare cinque giorni con quasi nulla. Pazienza, non voglio rovinarmi il viaggio e poi penso “Sarà forse un segno di Buddha? Uno spunto per riflettere su come molte cose siano inutili e può bastare poco per vivere?” In effetti sarà così, viaggeremo leggeri per 5 giorni, acquistando delle ciabatte di gomma e poche altre cose, senza particolari sofferenze. Fuori dall’aeroporto ci aspetta la guida, il nostro bravo autista che con un comodo pulmino Toyota ci scarrozzerà ovunque. Cambiamo in nero 200 dollari, la quantità di banconote che riceviamo è impressionante, difficile da sistemare, ridiamo, per noi sono spiccioli ma in effetti per un birmano è un piccolo capitale, ma siamo appena arrivati nel Paese e non ce ne rendiamo conto. Prima di iniziare la visita di Yangon, andiamo agli uffici della Qatar per avere un rimborso per il mancato arrivo delle valigie che essendo due dovrebbe essere di 200 $, ma il responsabile trova mille scuse, visto che i bagagli sono stati imbarcati entrambi sotto il mio nome, ci daranno solo 100 $. Ci accorgiamo che l’ufficio della Qatar si trova nella Sakura Tower, quindi saliamo all’ultimo piano per godere di un bel panorama della città. Yangon è una città interessante, caotica, colorata. I palazzi sono spesso fatiscenti, ma c’è anche tanto verde, sui marciapiedi bancarelle con roba di ogni tipo, per strada mezzi pubblici cadenti che straripano di persone appese ovunque. Il governo ha vietato l’uso di bici e moto, quindi ognuno cerca di spostarsi come può. Quasi nessuno può permettersi un auto (e non solo quella) visto che gli stipendi sono bassissimi e la povertà è diffusa. Tanto per avere un idea, la guida che lavora all’aeroporto come tecnico guadagna 50 $ al mese. Chiunque viaggi in Birmania si trasforma immediatamente in benestante perché il tenore di vita è bassissimo. Visitiamo la Shwedagon Paya, veramente bellissima, la giriamo a piedi nudi, vagando da un posto all’altro, in mezzo ai fedeli e pochi turisti, da non perdere assolutamente. Poi andiamo alla Chaukhtatgyi Paya con il suo spettacolare Buddha disteso, la Sule Paya, un tempio dorato circondato da uffici ed attività commerciali, il lago Kandawgyi e il santuario galleggiante di Shin Upagot. Verso le 18.00 ci ritiriamo in hotel, siamo stanchissimi, non abbiamo dormito per quasi due notti, crolliamo fino all’indomani mattina. 3- 4 ° giorno – 10/11 luglio BAGO – TAUNGOO – KALAW Ci svegliamo alle 7.00, ben riposati e senza nessun problema relativo al fuso orario (4.30 ore). Alle 8.30 lasciamo l’hotel, la guida è li ad aspettarci, sorridente, come sarà per tutto il viaggio, insieme a la guida. Arriviamo a Bago dopo circa 2 ore di viaggio. Lungo la strada ci fermiamo al cimitero di guerra inglese. Bago è una città molto animata, il tempo è buono e noi siamo di ottimo umore. E sì, siamo nella stagione delle piogge e quindi ogni sprazzo di sole è un’ottima cosa. Paghiamo 10 $ a testa per il biglietto cumulativo e iniziamo la visita: Shwethalyaung Buddha, un realistico e colossale Buddha disteso; la Shwemawdaw Paya, la Kyaik Pun Paya con i suoi quattro Buddha seduti, il Kha Khat Wain Kyaunh, un monastero dove avremo occasione di vedere i monaci che consumano silenziosamente il loro pasto e per finire lo Snake Monastery con un venerato serpente boa. Dopo Il curry di rito, soddisfatti per la visita e il cibo, ci rimettiamo in viaggio verso Taungoo. La strada è stretta, frequentata da bici, pedoni, bufali, cani. La guida scansa tutti e suona in continuazione. E’ il primo assaggio delle tremende strade birmane, veramente le peggiori che abbia mai visto. Le buche sono ovunque e spesso le strade sono sterrate e strettissime. Calcolando il tempo necessario per percorrerle considerate che i tempi qui si dilatano e si può arrivare anche a fare 30 km in più di un’ora. Come? Ma andando a 20-30 all’ora, naturalmente. Ciò nonostante percorrere la Birmania da sud a nord sarà un’esperienza interessante, per me irrinunciabile. Avremo la possibilità di vedere come vivono i Birmani che sono per la maggior parte contadini. Si possono osservare a lavoro soprattutto nelle risaie, che sono dappertutto, a perdita d’occhio in un terreno pianeggiante e verde. E poi nei campi di sesamo, cotone, arachidi, cavolfiore, peperoncino. Vedere le loro abitazioni nei campi, delle piccole capanne con i tetti di paglia in cui vive tutta la famiglia, dove non c’è ne luce ne alcuna comodità. Ci si rende subito conto che la loro è una vita assai difficile. La guida ci spiega che i contadini sono poverissimi, lavoro, poco cibo, nessuna assistenza sanitaria, la loro giornata inizia all’alba e finisce al tramonto. Osservandoli sembra di essere tornati indietro di anni, un vero viaggio nel tempo. Il lavoro è tutto manuale e l’aiuto principale è dato dai bufali. Si attraversano poi tanti piccoli villaggi e ovunque si può osservare la gente nella loro quotidianità, donne che portano con naturalezza grandi contenitori in equilibrio sulla testa, monaci che girano per chiedere l’elemosina, bambini con il viso ricoperto dal tanaka, corsi d’acqua in cui i birmani pescano, fanno il bagno o lavano la loro biancheria e poi mercati e pagode. Verso le 17.30 arriviamo a Taungoo, stanchi ma soddisfatti. Facciamo una passeggiata nella cittadina, poi cena e a nanna. C’è da dire che in Birmania dopo le nove cala la notte, nel senso che le luci si spengono e non c’è nessuno in giro, in pratica c’è poco o nulla da fare. Per chi è amante della vita notturna la Birmania sarebbe una delusione. Per me non è un problema. La sera è un momento per programmare le visite del giorno dopo, leggere la guida o un buon libro.

Alle 8.00 partiamo per Kalaw, ci aspetta un’altra giornata in macchina. Durante il tragitto ci fermiamo ancora per guardare i contadini a lavoro. Passiamo anche vicino a Pynmana, quella che dal 2005 è la nuova capitale della Birmania, voluta dal regime militare. Qui ai turisti non è permesso entrare, si può osservare solo da lontano la follia di questa dittatura che spreca soldi in opere inutili e lascia il suo popolo nella miseria. Vicino alla capitale c’è l’unico tratto di strada che merita di portare questo nome, ma poi, man mano che ci si allontana e si sale verso Kalaw la strada diventa sempre più impraticabile fino a diventare una striscia polverosa e completamente dissestata. Per strade, qui come nel resto del Paese, donne e ragazzi sono impegnati nella riparazione del manto stradale: spaccano pietre, le sistemano, cospargono di catrame, tutto senza alcuna protezione e sotto un sole implacabile. Un’altra cosa che ci colpisce, sono i camion stracolmi di tronchi di alberi di tek che arrancono e spesso si fermano in panne ai bordi della strada. Il regime sta saccheggiando senza ritegno una delle principali risorse birmane. Arriviamo a Kalaw verso le 17.00 impolverati, stanchi ma contenti. La cittadina non offre niente di particolare ma è piacevole passeggiare per le sue strade, quantomeno per sgranchirsi le gambe. 5 giorno – 12 luglio KALAW – PINDAYA – NYAUNSHWE (LAGO INLE) Oggi raggiungeremo il lago Inle, ma prima visitiamo le grotte di Pindaya, un sito veramente suggestivo, in cima ad una collina (arrivo h. 10.30 – ingresso 3 $). Si può salire a piedi per una lunghissima scala o con l’ascensore. Noi scegliamo l’ alternativa più comoda. Giungiamo alla grotta dove dentro, nel buio, in una specie di labirinto illuminato da poche luci, sono stipati più di 8000 Buddha, donati dai devoti, anche italiani. Ai piedi delle grotte visitiamo una bottega artigianale dove si producono ombrellini di carta e altri oggetti. In Birmania si possono osservare molte lavorazioni artigianali, interessanti perché tutto è fatto manualmente con perizia e velocità, inoltre i manufatti sono spesso di buona fattura ed economici. C’è comunque da dire che spesso a lavorare sono anche i ragazzini, per molte ore e non sempre in condizioni ottimali. Lasciata Pindaya ci rimettiamo in strada. Il paesaggio bucolico, allevia un po’ le sofferenze dovute ai continui sobbalzi. Arriviamo verso le 15.00 a Nyaunshwe, la cittadina dal quale si parte per le escursioni al lago Inle, paghiamo 3 $ dollari a testa per l’ingresso nella zona. Ci sistemiamo in Hotel e facciamo un giro di ricognizione. Verso le 20.00 la guida ci dice che sono arrivate le valigie e così ci rifacciamo un’ora di strada per tornare ad Heho dove c’è l’aeroporto, ma arrivati sul luogo l’ufficio è chiuso, rimandiamo all’indomani e ci sciroppiamo un’altra ora di strada per il ritorno 6° giorno – 13 luglio LAGO INLE Alle 6.00 mio marito, le guide si rifanno nuovamente l’odiata strada per Heho ma finalmente recuperiamo le valigie. Buddha è stato buono, non ha voluto mettere ancora a dura prova la nostra capacità di adattamento, ritorniamo in possesso dei nostri beni. Alle 8.30 iniziamo il giro in barca del lago Inle. La barca con barcaiolo, che starà cono noi tutto il giorno, ci costa 15 $. Devo dire che il lago è uno dei posti più fantastici della Birmania. Nonostante il tempo non sia dei migliori, un po’ nuvoloso e con qualche breve piovasco, riusciamo a girare con tranquillità gli orti galleggianti, i vari villaggi di palafitte e diversi siti interessanti: il mercato galleggiante (dove saremo assaliti da venditori ambulanti forniti di barca) , la Phaung Daw Paya , Indein con il monastero di Nyang Ohakle e lo Shewe Inn Thein, il Nga Hpe Chaung (monastero del gatto che salta) e poi botteghe artigianali per la lavorazione della seta, dell’argento, del bronzo, dei sigari, e ovviamente i pescatori e il loro modo originale di remare. Ma non è tanto il singolo posto o monumento ad essere eccezionale, quanto l’atmosfera che si respira sul lago, fuori dal tempo e dai nostri schemi mentali. Torniamo nel tardo pomeriggio entusiasti e con il cuore pieno di emozioni.



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