Milos, Folegandros e Santorini

Alla scoperta di tre isole che respirano: 10 giorni, 19 spiagge e molto altro
Scritto da: artemisia59
milos, folegandros e santorini
Partenza il: 30/06/2013
Ritorno il: 10/07/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

È da gennaio che inizio a sognare questo viaggio. Voglia di luoghi che ti facciano battere il cuore più forte, che ti spezzino il fiato in gola. Voglia di riempirsi gli occhi di impetuosa e sfacciata bellezza.

Voleremo fino ad Atene per accorciare i tempi, ma il successivo percorso in traghetto per raggiungere le isole, porterà quella nota emozionale che accompagna ogni traversata sul mare degli Dei.

Prenotare il volo in gennaio si rivela un’ottima scelta, visto che a un mese dalla partenza, il prezzo sarà già triplicato.

È ora di preparare i bagagli. Easyjet, che era la low cost più generosa con le dimensioni e il peso del bagaglio a mano, ha comunicato la restrizione alla misura 50-40-20. Come al solito, mi chiedo cosa diavolo si portino le persone in valigia, visto che faccio fatica a riempire anche la piccolina.

30 giugno – sosta ad Atene

Il volo scorre tranquillo. Il panorama è impagabile: La Costiera Amalfitana con Ischia, Procida e Capri, poi si vira verso est con la visione meravigliosa di Corfù, il piedone di Lefkada, Cefalonia, Zante… È visibilissima la zona ovest di Lefkada con le sue spiagge turchesi! Per fortuna, visto che ora Easy Jet assegna il posto al momento del ceck-in on line (procedura molto intelligente per evitare spintonate varie), ci sono capitati i posti sul lato destro entrando dalla porta anteriore, con vista migliore.

Atterriamo puntuali e, di fronte all’uscita 4, è pronto il bus X96 che, con 5 euro a testa ci trasporta al Pireo in soli 50 minuti. È domenica e non c’è traffico, ma nei giorni feriali va calcolata un’ora e trenta. Il nostro albergo è uno dei tanti, senza infamia e senza lode, della zona portuale, scelto per la vicinanza all’imbarco dell’indomani alle 7,25. Anzi, già che ci siamo, acquistiamo i biglietti per Milos in una delle tante agenzie del porto, ma avremmo potuto benissimo farlo direttamente all’imbarco, nel botteghino di fronte al traghetto.

Posati i bagagli, prendendo la metro alla fermata Pireo, arriviamo in poche fermate a Monastiraki. Camminiamo in salita nel piccolo, antico quartiere di Anafiotika, rannicchiato tra Plaka e l’Acropoli. Gli ottimi artigiani di Anafi, portati dalla loro isola per costruire il palazzo di re Otto nel 1832, ricrearono qui le loro bianche case cicladiche. Tra fiori, gatti e scalini decorati arriviamo all’Acropoli e, ancora una volta, sembra di sentire il fruscio delle toghe e lo scalpiccìo dei sandali. Ma ci pensate che queste pietre sono state calpestate da figure come Socrate o Platone? Ma pensate che nelle calde sere ateniesi, personaggi come Fidia o Pericle sedevano vicini a teatro, immedesimandosi in una tragedia di Sofocle o ridendo per una commedia di Aristofane?

Dopo una cena veloce e le prime Mythos del viaggio, scendiamo dalla parte ovest, sicuramente quella che consente la classica, più completa e scenografica visione del Partenone illuminato. Tra tavolini e bancarelle, guadagnamo la fermata metro di Thision, dalla quale in 10 minuti saremo di nuovo al Pireo.

1 luglio – Milos

Il traghettone lento Agios Georgios parte con puntualità svizzera alle 7,25 e arriverà a Milos alle 14,30. Costo a persona 35 euro. L’orario di questo traghetto era disponibile fin da maggio, mentre per gli altri, ancora a ridosso della partenza, non c’erano conferme.

Comodissimo, dotato di divanetti nella zona bar per chi si vuole abbioccare, di poltroncine, panchine e sedie all’aperto a volontà. L’aria dell’Egeo è tutta per noi. Soste velocissime a Serifos e Sifnos, isole che già si presentano come misteri da sondare… L’arrivo a Milos è molto emozionante, perché è necessario fare un lungo giro per entrare nell’enorme insenatura di Adamas. Da lontano l’isola ha la forma di una libellula, poi si gira, cambia aspetto, fino a sembrare una grossa creatura addormentata. Sotto i nostri occhi passeranno bianche scogliere, variegate pareti di roccia, alcune spiagge azzurrissime, il colorato gruppo di syrmata di Klima. In questo punto l’isola pare sorriderci. Ma allora Milos è viva! Questo è il messaggio delirante che manderò ad un’amica prima di addormentarmi.

Sotto un sole spietato, arriviamo facilmente al nostro Hotel Chronis, dove abbiamo riservato le prime 2 notti. Bella, pulitissima e spaziosa camera con frigo e bollitore in un giardino di banani. Unica pecca, il vicino campanile, che però batte le ore solo fino a mezzanotte e poi riprende alle 8 del mattino.

Non c’è tempo da perdere. Noleggeremo lo scooter l’indomani, e per questo pomeriggio ci muoveremo in bus. La fermata è a due passi dall’hotel. Diretti a Tripiti, prendiamo il bus per Plaka, considerando che è la linea più frequente (circa ogni mezz’ora) e che termina le corse più tardi. Scesi a Tripiti, passeggiamo con grande piacere tra le viuzze bianche impreziosite dai fiori, ammiriamo la chiesa, gli scorci sul mare e iniziamo a sbirciare i menu delle taverne. La nostra meta però è Klima, che si raggiunge a piedi con una strada di 1 km segnalato (ma io credo 3 effettivi) che scende verso il mare, costeggiando le aperture delle catacombe cristiane.

Klima è deliziosa: pochi, colorati syrmata, barchette all’attracco, un microscopico lungomare con una panchina sotto una tamerice. Quante foto abbiamo visto di questo luogo! Ma la realtà è migliore, perché si tratta di un luogo “vero”, senza fronzoli né ritocchi. Pensare che la gente abbia costruito le proprie dimore al piano superiore dei ricoveri nei quali d’inverno vengono tirate le barche (syrmata da syro-tirare), fa capire quanto sia viscerale l’attaccamento al mare e all’isola stessa.

Anziché tornare a Tripiti in salita e poi riprendere il bus, mi piacerebbe tornare da qui, costeggiando il mare fino ad Adamas. Chiediamo ad una signora se la strada esiste. Ce lo conferma, ma ci informa che è molto lunga. Vorrei provarci lo stesso, ma visto che sta per scoppiarmi un bel mal di testa, mio marito mi dissuade dal fare esperimenti pericolosi. Mi rimarrà, naturalmente, il rimpianto di non averci provato, anche perché la strada per risalire a Tripiti è comunque lunga, assolata e faticosa.



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