Milano, Expo: parte 2

L'atmosfera che si respira qua a Milano in questi mesi ci ha fatto venire voglia di fare i “turisti per caso” a casa nostra. Ecco quindi la seconda parte della nostra visita a Expo e alla città
 
Partenza il: 21/06/2015
Ritorno il: 21/06/2015
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Per cominciare, nella “prima puntata” del diario (la trovate qui: http://turistipercaso.it/expo-milano/73637/milano-expo-turisti-a-casa-nostra.html) elencavamo una serie di mete in città che avremmo voluto vedere prossimamente. È passato più di un mese, e di tutto quell’elenco ne abbiamo vista solo una… questo è il difetto di fare i turisti senza essere in vacanza!

Però quella che abbiamo visto la raccontiamo: si tratta di piazza Gae Aulenti e dei grattacieli di Porta Nuova. La prospettiva cambia se ci si va con calma e con una macchina fotografica, anziché passarci davanti di fretta negli spostamenti quotidiani: bella piazza! Poi il grano sta maturando nel “Wheatfield”, il campo allestito a pochi metri di distanza dalla piazza. E in questi mesi c’è anche un padiglione temporaneo in occasione di Expo: si chiama Panorama e mostra il paesaggio italiano in una coinvolgente proiezione a 360 gradi. Dura dieci minuti, è gratuito, e vale la pena andarci.

Detto questo, partiamo di nuovo per Expo. Sempre in treno, vista la comodità.

In questa seconda visita ci siamo concentrati sui padiglioni tralasciati la volta scorsa. Non tutti però: ci mancano ancora diverse nazioni, nonché Cascina Triulza e il Padiglione Zero, che vanno visitati sicuramente. Ma torneremo.

Era domenica e c’era tanta gente. A chi può, noi consigliamo di passare in settimana, perché il sabato e la domenica bisogna rassegnarsi a lunghe code. A meno di non essere lì con un bimbo in passeggino o con una mamma in attesa… come noi… perché abbiamo scoperto che molti padiglioni (e l’ingresso principale) prevedono una fila veloce dedicata, per non far collassare sotto il sole mamme e bambini. E nei padiglioni che non lo prevedono esplicitamente, di solito gli addetti hanno la civilissima abitudine di far passare comunque. Per fortuna, perché altrimenti col caldo di questi giorni la visita sarebbe davvero ardua per molti.

Ultima nota di merito: le fontanelle di acqua gratuita (purtroppo non indicate sulla mappa), e i bagni sempre molto puliti.

Ed ecco una breve descrizione di cosa abbiamo visto (in senso orario guardando la mappa, come nel diario precedente, e non in ordine di visita):

MALESIA: Essendoci stati in vacanza da poco (vedi diario) non potevamo mancare. Dall’esterno è un bel padiglione, che rappresenta tre grandi “semi”; all’interno niente di particolare, ma comunque qualche immagine interessante, una mini jungla ricostruita, e degli opinabili pannelli sulla presunta sostenibilità delle piantagioni di palma da olio.

CINA: Bello. Dà l’idea che più che un padiglione si visiti quasi un mini-museo sulla Cina, con diversi reperti esposti. C’è poi una bella installazione di luci, una sala dove viene proiettato un video, e naturalmente un ristorante. Che è buono e deve essere anche abbastanza “verosimile”, vista la quantità di cinesi che lo frequentavano!

ARGENTINA: Al contrario degli altri padiglioni, qui si entra dal ristorante e solo poi si sale nella parte espositiva. Ci vuole una certa forza d’animo per passare senza fermarsi attraverso i profumi di carne alla griglia! Al piano di sopra vengono proiettate alcune immagini sulla storia dell’Argentina e sui migranti, niente di particolare.

CLUSTER FRUTTA E LEGUMI; SPEZIE: La parte tematica non è molto interessante, ma ci sono numerosi Paesi con il loro piccolo stand. Come avevamo già notato l’altra volta, si tratta per lo più di esposizioni stile “ente del turismo”, ma ciò non toglie che alle volte ci sia qualche piacevole sorpresa. Per esempio abbiamo mangiato davvero bene nel piccolo ristorante del Gambia: un posto minuscolo, si poteva solo prendere il piatto e andare a mangiar fuori, ma il piatto misto era molto buono e originale. Stile casalingo, persone simpatiche, consigliatissimo.

SANTA SEDE: Qui l’impressione è che il padiglione abbia molto da dire, ma non lo sappia dire bene. Evidentemente lo stato di Città del Vaticano non ha necessità di presentare sé stesso né i propri monumenti o la propria “gastronomia”, quindi da questo punto di vista va diritto al sodo: “Non di solo pane…” c’è scritto fuori in tante lingue. Ma questo tipo di approfondimenti è difficile farlo con chi butta dentro il naso per una visita veloce, magari aspettandosi gli “effetti visivi” a cui ti abituano gli altri padiglioni… il rischio è che non si accorgano nemmeno – per esempio – di ritrovarsi davanti a una autentica del Tintoretto!

Discorso analogo per CASA DON BOSCO, il padiglione dei Salesiani poco più avanti: occorre fermarsi a fare due chiacchiere coi volontari, se no la visita è inutile.

PALAZZO ITALIA: Purtroppo il primo commento che viene è questo: richiede ben due ore di coda ma non le vale. Non è un brutto padiglione in assoluto, per esempio c’è una sezione che visivamente colpisce molto: diverse sale ricoperte di specchi dove vengono proiettati i paesaggi italiani. La “grande bellezza”. In effetti è uno spettacolo! Poi ci sono alcune altre sezioni su diversi argomenti (per inciso: gli artigiani del cibo delle diverse regioni che accolgono il visitatore appena entrato parlano italiano senza sottotitoli… ci siamo persi qualcosa noi o siamo così astuti da voler presentare l’Italia solo agli italiani?!).

Comunque, quel che davvero colpisce negativamente è che Palazzo Italia è enorme, ed è veramente poco sfruttato. Fra una sezione e l’altra si attraversano scale e corridoi deserti, che peraltro danno nettamente l’impressione di essere in un cantiere incompiuto, con tanto di odore di intonaco fresco.

Detto questo, se ci andate non dimenticatevi di firmare la “Carta di Milano”. Per quel che potrà servire, è un piccolo segno in linea col senso più vero di “Nutrire il pianeta”.

SVIZZERA: Attenzione, si sale solo con biglietto prenotato, da ritirare in anticipo, gratuitamente, all’apposita cassa. Alle 14 i biglietti erano già esauriti per tutta la giornata, ma fortunatamente li avevamo presi al mattino. L’idea alla base di questo padiglione è semplice, geniale e impressionante: ce n’è per tutti? Il visitatore sa che può prendere gratuitamente acqua, sale, mele secche, caffè… ma se esagera, chi arriverà fra qualche mese non ne troverà più. Un piano su quattro era già esaurito, e questo significa che procedendo con questo ritmo la risposta sarà “No, non ce n’è per tutti”: gli ultimi visitatori non troveranno nulla. Vi ricorda qualcosa?



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