Messico, topes e habaneros

Il nostro viaggio nella penisola dello Yucatan, 50% Playa del Carmen e 50% in giro on the road tra rovine e città coloniali
Scritto da: vertical
messico, topes e habaneros
Partenza il: 06/07/2011
Ritorno il: 28/07/2011
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Dopo la Route66 dell’anno passato, in cui in pratica l’oceano lo abbiamo visto solo dalla macchina, avevamo una crisi d’astinenza da spiaggia e quindi nel momento di pianificare il viaggio la priorità doveva essere proprio il mare. Dato però che non mi piace andare in vacanza in villaggi turistici o cattedrali nel deserto, in cui oltre al mare c’è assolutamente il nulla, ci voleva un posto in cui oltre al mare superbo si potesse anche visitare “qualcosa di diverso” .

La penisola dello Yucatan si affaccia sul mar dei Caraibi, a poche centinaia di metri corre la seconda più grande barriera corallina al mondo e appena all’interno decine e decine di siti Maya nella foresta, città coloniali e riserve faunistiche incontaminate.

Direi che come meta non è niente male!

Come al solito la logistica me la sobbarco tutta io, e vedo di capire se anche questa volta è possibile organizzare da casa il meno possibile, lasciandoci la libertà di decidere giorno per giorno come muoverci e cosa visitare.

Parto così in cerca di info da un forum che frequento per altri interessi, ma in un primo momento ricevo delle informazioni un po’ scoraggianti: guerra civile, violenza contro turisti, polizia corrotta, stagione sbagliata (luglio) che alla fine quasi mi convincono a cambiare meta. Poi vengo contattato da un ragazzo Italiano che si è trasferito a Playa del Carmen per lavoro un anno fa, che mi rassicura su tutto ed anzi si offre pure di aiutarmi con l’alloggio.

Vabbe’ speriamo bene, con anticipo clamoroso (marzo per luglio) prendiamo solo i biglietti aerei per Cancun e stop. Fino a 10 giorni prima di partire non sappiamo neppure dove andremo a dormire, il mio “gancio” insiste che se prenota troppo presto capiscono che è per un turista e il prezzo sale, così invece ci ha garantito che fissiamo l’appartamento a “prezzo Maya”, ci ha detto 250€ …per tutto il mese!

Noi non abbiamo idea di fermarci tutta la vacanza a Playa, ma mi piace l’idea di avere una “base” a costo contenuto da cui poi partire e ritornare dopo il giro automunito che ho in mente.

Anche per questo racconto come l’anno passato non aspettatevi una “guida” con luoghi e prezzi, quanto piuttosto un vero e proprio “diario” con esperienze e sensazioni… per quanto riuscirò a trasmetterle.

Partiamo dunque da Venezia il 6 luglio al brillante orario delle 6.45 di mattina, checkin alle macchinette automatiche dell’Air France: bella innovazione….magari se ne funzionasse più di una (una!) e non costringesse a mettere tutti i dati a mano la gente sarebbe più tranquilla.

Il volo è piuttosto “articolato”: Venezia-Amesterdam-Atlanta-Cancun, ma cercando di togliere uno scalo il prezzo lievitava automaticamente sopra “il millino”, mentre così ci costa 850€ che è ben più accettabile.

Arriviamo allo scalo di Atlanta, che l’anno passato era stato mostruoso con migliaia di persone in coda per immigrazione e body scanner, e quest’anno è quasi deserto, infatti il funzionario dell’immigrazione si permette anche di perdere tempo prendendomi per il culo quando si accorge che eravamo passati di lì esattamente un anno prima: “ …ma l’anno scorso la ragazza con cui viaggiavi non era una mora e alta?”. Lì per lì non mi aspettavo battute, di solito sono sempre superseri, così rimango un po’ attonito, poi vedo che mi sorride e sto al gioco dicendo una cosa del tipo: “ no no, guardi, mi sta confondendo con un’altra persona, ammiccando verso la Livia”….mi sa che non gli passa niente a fare quel lavoro tutto il giorno.

Altro volo e siamo a Cancun, siamo partiti da casa alle 4 di mattina, sono le 9 di sera ( più 7 ore di fuso) e non abbiamo dormito quasi nulla. Ci manca solo un ultimo tratto di corriera fino a Playa Del Carmen : sono un po’ preoccupato perché l’aereo ha fatto ritardo, sicuramente abbiamo perso quella delle 9 e non so se ce n’è un’altra più tardi. Usciamo dalle porte a vetri dell’aeroporto e siamo letteralmente assaliti da tassisti e tour operator come neanche nelle Cicladi smontando dai traghetti. Complice anche il caldo tropicale che ugualmente ci stende e il poco sonno siamo completamente disorientati ; chiedo indicazione per il bus al primo che trovo e “il furbo” mi indica una corriera appena partita “ era quella, è l’ultima di oggi , ti porto io in taxi!”. See see…bravo…ci hai provato, l’ultima partiva un’ora dopo!

Ancora 60 minuti e finalmente arriviamo a Playa. Siamo al terminal in centro, velocemente tutti si dileguano e rimaniamo quasi soli con i nostri bagagli. Il mio gancio che doveva aspettarci lì non si vede….ammetto che per un paio di minuti sono stato un pelo agitato, in fin dei conti non l’ho mai visto di persona, l’ho conosciuto su internet 4 mesi fa e mi trovo in Messico senza sapere se e dove dovrò andare a dormire. Dopo 5 minuti per fortuna arriva e per la prima notte ci accompagna in un alberghetto vicino all’appartamento definitivo, che si sarebbe liberato solo il giorno dopo. Siamo talmente stanchi che avremmo dormito anche su una panchina!

Il giorno dopo facciamo un primo giro perlustrativo per Playa, il tempo è bruttino: piove e sembra di essere in un bagno turco, l’acqua che cade dal cielo è calda e neppure stando sotto la pioggia ci si rinfresca. Per il jet lag siamo come degli zombie che si aggirano per la città con pochissimi turisti, anche perché è mattina presto. Tutti i negozi sono chiusi e non ci sono ancora tutti gli imbonitori che ti chiamano per vendere le loro chincaglierie, i giorni successivi non mancheranno mai. Siamo intontiti e dopo aver percorso tutta la strada principale ( la 5a Avenida) ed essere ritornati indietro lungo spiaggia, mangiamo e torniamo in albergo perché il meteo è davvero deprimente e non consente di fare nulla.

La sera ci spostiamo nel nostro appartamento: è piuttosto spartano ma confortevole e comunque non mi aspettavo una cosa molto diversa, è molto spazioso ma anche decisamente caldo e la presenza dei soli ventilatori da soffitto si farà sentire nelle giornate più calde. La zona in cui si trova invece è all’apparenza inquietante. Playa infatti è una città che ha avuto una crescita demografica paurosa negli ultimi anni: in 10 anni è infatti passata da villaggio di pescatori a città con oltre 200.000 abitanti, richiamando persone da mezzo Messico. In pratica appena ci si allontana di qualche isolato dal mare e dalla zona pedonale si piomba in mezzo alla zona residenziale di tutti i lavoratori della città con una varietà incredibile di costruzioni, dalla catapecchia in lamiera con gente che dorme nelle amache alle villette ristrutturate con i cocci di vetro sui muretti. Siamo a solo 500 metri dalla 5a avenida ma è praticamente un altro pianeta rispetto al mondo dei resort, con bambini che giocano in strada, venditori di hamburger che lavano i loro carrettini , i cani che abbaiano sui tetti e una sensazione di povertà generalizzata che realmente stride con la ricchezza del centro.

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