Messico e autobus

Finalmente un viaggio non solitario dall’altra parte del cielo. Ho sempre viaggiato da solo in quanto era difficile convincere i miei ex titolari a pagare il biglietto aereo anche per quella che allora era la fidanzata e che ora è mia moglie. Ma, dopo il matrimonio, la situazione economica e sociocasalinga era ottimale per intraprendere un...
 
Partenza il: 01/08/1997
Ritorno il: 24/08/1997
Viaggiatori: in coppia

Finalmente un viaggio non solitario dall’altra parte del cielo. Ho sempre viaggiato da solo in quanto era difficile convincere i miei ex titolari a pagare il biglietto aereo anche per quella che allora era la fidanzata e che ora è mia moglie. Ma, dopo il matrimonio, la situazione economica e sociocasalinga era ottimale per intraprendere un viaggio sempre e solo sperato: Messico on the road. E così ci troviamo al momento dei bagagli; dato che ci muoveremo continuamente e solo con mezzi locali, zaini leggeri e trasportabili. Veronica incomincia una settimana di passione passando da un corredo stile primi ‘800 (bauli e bauli), ad uno stile “non mi cambierò mai”. Cmq lo zaino di Veronica alla fine risulta pesante e al limite della sua capacità di concepire un bagaglio. Il bagaglio è fatto non ci resta che andare all’aereoporto. Malpensa in un qualunque giorno isterico di agosto ci accoglie con tutto il suo caos. Saliamo sull’aereo che ci porterà a parigi e da lì a città del messico. Atteriamo in una mattina piena di sole, “dai ritiriamo il bagaglio che poi andiamo all’albergo!” OOPS, dov’è il mio zaino? Né è arrivato solo 1, l’altro probabilmente è rimasto a parigi… Cari signori della Mexicana che vi fidate dell’Air France che facciamo adesso? No te preocupe hombre, magnana. E ti rimborsiamo anche 75 $ per il disturbo.

Me ne vado cantando “cielito lindo” , e , con serafico disinteresse dico a veronica “anche se nonti cambi la biancheria intima per un giorno…!” Camminatina nei dintorni dell’hotel che è ubicato vicino alla Zona Rosada. Stanchi dal viaggio ci addormentiamo di sasso a tarda ora, alle 20.00. Inutile dire che la mattina dopo nel ristorante per la colazione eravamo soli noi due, erano le 5,30. A quest’ora città del messico è eccezionale, tranquilla e profumata con le falene che ancora svolazzano cercando di trovare un rifugio per il giorno. Alla faccia delle farfalline, sono grandi come elicotteri, una mi copre completamente la mano… Ci incamminiamo verso la plaza de les tres culturas. Quanto ci vorrà? Camminiamo e incrociamo gente di varia natura, pagliacci che fanno i giocolieri per le poche macchine ferme ai semafori, lustrascarpe, venditori di giornale e… Venditori di ghiaccio???????? Ebbene sì, su un carretto trainato da una bici è posizionato un lastrone di lucente, opaco, azzurrino ghiaccio. O bella!!!! A che servirà? Arrivati alla piazza capiamo: ci sono tanti venditori di bibite che, non avendo allacciamento elettrico, le tengono fresche con il ghiaccio. Alla faccia del progresso inquinante. Che piazza! Enorme, variopinta, speciale, assurda come i festoni immensi appesi ai palazzi per l’imminente festa nazionale; Coma la bandiera (la più grande del mondo) che garrisce nel venticello mattutino; come i tre zapatisti che per protesta, girano intorno alla piazza da giorni; come la ricostruzione della città sull’acqua costruita dagli Atzechi; come la basilica (o meglio le basiliche) cresciute ed adagiate una sull’altra; come la piramide atzeca con il dio serpente che assomiglia tanto ai dragoni cinesi; come me e veronica che siamo allibiti, sconcertati affascinati.

A questo punto voglio vedere se le mie informazioni sulla civiltà atzeca (leggete il libro “L’Atzeco” di Jennings) sono esatte. Una gentile guida ci accompagna tra gli scavi atzechi e ci parla della morte fiorita, delle guerre, dei commerci degli antichi abitanti della valle. Sorpresa , la mia cultura librofila è giusta, grande Jennings. All’uscita degli scavi finiamo nella piazzetta dove si è consumato uno degli episodi più crudeli della storia messicana; lì sul quel selciato circa 400 giovani vite sono state spezzate e immolate sull’altare della contestazione , falciate dalle assurde scariche di mitra impugnate da altrettanti giovani abbigliati con una divisa militare e votate alla causa politica di una dittatura barbara (come tutte le dittature). Un momento di commozione che si trasforma in sconforto pensando che queste assurdità non sono finite e , purtroppo, sono ben lungi da raggiungere la parola End.

Per tirarci su di morale decidiamo di prendere un ghiacciolo. A che gusto? Potremmo provare quello al churrasco, oppure alla conchinita… Che strani gusti con nomi così diversi dai nostrani menta, tamarindo ecc. Il bello che il churrasco e la conchinita non sono essenze o piante ma sono… cibi: la conchinita è il maialino da latte, il churrasco è la cotenna fritta… che schiffffooooooooo. Per pulirmi il palato ne prendo un’altro alla tequila, Praticamente ho fatto un pranzo con anche il digestivo.

Ci rimettiamo in moto dopo questo pranzo e ci dirigiamo verso la parte coloniale della città: palazzi spagnoleggianti, chiese giardini… I palazzi hanno tutti bellissimi porticati dove le piastrelle in ceramica sono splendenti sotto il vivido sole pomeridiano. A proposito dov’è il temuto smog? Sarà un periodo strano , ma non ne sento la presenza e l’aria dei quasi 2000 metri mi sembra più pura di quella della nostra città. Alla sera, dopo una doccia ristoratrice, ci diamo alla ricerca di un ristorantino tipico.

Putroppo lo cerchiamo nella zona meno tipica della città, la zona rosada. Tanti ristoranti , pub ma niente di tipico. Pazienza accontentiamoci, domani andrà meglio.

Il giorno dopo la sveglia è ad un ora tarda: all 6.30. Oggi ci attendono le scalate alla piramidi del sole e della luna.

Sul pulmino della gita prenonata in loco, conosciamo altri turisti che come noi vogliono vedere e toccare il sole e la luna: 2 giapponesi (papà e figlia in perenne inchino), una ragazza uruguaiana, due inglesi che stanno sempre mano nella mano e che non rivolgono parola a nessuno. Sarà per il mio aspetto trasandato? Sul pulmino conosciamo anche altri personaggi che ci seguiranno per tutto il viaggio, sono i topas. Non sono animali ma dei rallentatori di traffico che il simpatico ministro del traffico messicano a pensato bene di piazzare in mezzo alla strada. Niente di male se non fosse che sono alti mezzo metro e che a qualsiasi velocità tu li prenda ti causano dei dolori lancinanti al fondoschiena . Dopo aver viaggiato su questa sorta di Tagadà arriviamo al santuario de Guadalupe. Così tanti pellegrini tutti insieme in un periodo non topico, non li avevo mai visti. Il santuario non è uno solo, sono più di uno. L’ultimo è stato costuito in occasione del viaggio Papale. In quest’ultima chiesa ci sono tante cappelle divise dove vengono celebrate in contemporanea tante messe ma in lingue diverse. Ci siamo fermati e abbiamo ascoltato una messa dodecafonica dove l’unica parola comune era Amen. Velocemente siamo passati davanti al quadro della madonna che non è bruciato durante un incendio che ha distrutto tutto. Poi ci mettiamo un po’ a gironzolare e veniamo attratti da una fila ordinata di genti messicane che aspettano il loro turno di fronte ad un portone con scritto Juramentos. Ma cosa aspettano? Aspettano di esternare ad un prete, che fa le veci della Vergine, i loro giuramenti di varia natura: non fumare, non dire parolaccie, non picchiare il cane la moglie o i figli, di non tradire. In cambio si aspettano che la Vergine elargisca loro un favore.



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