Marocco: tra città e deserto

Viaggio attraverso le città imperiali fino alle dune del deserto del Sahara
Scritto da: ashante
marocco: tra città e deserto
Partenza il: 04/10/2019
Ritorno il: 12/10/2019
Viaggiatori: 3
Spesa: 2000 €

Dopo l’entusiasmante tour organizzato delle Città Imperiali fatto a Maggio di quest’anno e desiderosa di tornare con la mia famiglia per un nuovo itinerario che comprendesse anche il deserto del Sahara, a fine Luglio contatto la Sig.ra Bahija (la guida locale conosciuta nel tour precedente) per stabilire un programma con relativo preventivo.

Il nostro tour di otto giorni prevede: due notti a Fès, due a Merzouga, una a Ouarzazate e infine tre notti a Marrakech.

Ai primi di Agosto acquistiamo tramite il sito Skyscanner i biglietti aerei (Compagnia Royal Air Maroc) con tratta Bologna – Casablanca, Casablanca – Fès e ritorno Marrakech – Casablanca, Casablanca – Bologna, mentre con l’Agenzia Viaggi Sicuri stipuliamo l’assicurazione sanitaria e annullamento volo.

Per quanto riguarda il profilo sanitario, il Marocco è un paese abbastanza sicuro che non richiede vaccinazioni obbligatorie. In valigia oltre a indumenti leggeri e felpe per la sera mettiamo repellenti per le zanzare, antidiarroici e disinfettanti intestinali.

Mio marito Stefano, nostro figlio Davide ed io, partiamo il 4/10 e dopo circa sei ore atterriamo alle 23,20 (ora locale – 1 ora rispetto all’Italia) all’aeroporto di Fès-Sais. Ritirati i bagagli, scambiamo subito 150 Euro in Dirham poi ci dirigiamo all’uscita, dove ad attenderci, vi sono Bahija e l’autista Foued; siamo entrambe emozionate e dopo un affettuoso abbraccio, con l’auto in circa venti minuti arriviamo all’Hotel Arena Palace.

Non mancano molte ore al sorgere del sole, piuttosto stanchi andiamo a dormire, domani Fès sarà per noi.

5/10. Fatta colazione siamo pronti a uscire, Bahija e Foued ci stanno aspettando per iniziare la visita della città. Nonostante la giornata soleggiata fuori è freschino, ben presto però, il sole prenderà il sopravvento facendosi sentire prepotentemente.

Fès, spesso definita la capitale culturale del Paese è la più antica delle quattro città imperiali e con la sua medina, Fès el-Bali, fatiscente e facile da perdersi costituisce la zona urbana pedonale più vasta del mondo. Scendiamo davanti al Palazzo Reale, costruito fuori dalla vecchia medina in prossimità del quartiere ebraico, qui l’unica cosa visibile al pubblico sono gli imponenti portali in ottone scolpito decorati con zellige (un assemblaggio di piastrelle tagliate in terracotta smaltata che riproducono un disegno geometrico) ed elaborati elementi in legno di cedro intagliato.

A piedi proseguiamo su Rue des Mèrinides, la via nel Mellah (quartiere ebraico) affiancata da vecchie case con balconi di legno e ferro battuto. Passo dopo passo arriviamo al centro storico e precisamente a Piazza Bou Jeloud, un punto di ritrovo, dove gente del luogo e turisti si prendono una pausa sorseggiando tè alla menta.

Siamo oramai nel cuore della medina, proseguendo, visitiamo la Medersa Bou Inania, riconosciuta come un eccelso esempio di architettura merinide è considerata la scuola coranica più bella di Fès. A seguire la Moschea Kairaouine e Università; questo complesso ospita nel suo interno una delle moschee più grandi dell’Africa e l’università più antica al mondo.

Con il sole oramai alto in cielo giungiamo alle Concerie Chaouwara; nonostante l’avessi già vista a Maggio, l’idea di rivedere quel luogo maleodorante m’incuriosisce ancora una volta. E’ sicuramente una delle attrattive più famose della città in cui il processo produttivo delle pelli di animale (capre, pecore e dromedari) utilizza gli stessi metodi fin dal Medioevo. Appena entrati, ci sono date alcune foglie di menta da mettere sotto il naso per mitigare il forte puzzo, poi giunti sul terrazzo panoramico che si affaccia sulle vasche, ascoltiamo la spiegazione in italiano di come avviene la concia mentre numerosi scatti fotografici si susseguono tra reflex e cellulare. Usciamo attraversando un negozio che espone e vende merce di loro produzione; nonostante i ripetuti tentativi dei venderci qualcosa riusciamo a tener duro e finalmente siamo in strada.

Su suggerimento della nostra guida pranziamo con pastilla e antipasti vari al ristorante Asmae situato in un vicoletto della medina, poi visitiamo un centro di lavorazione delle ceramiche: una guida illustra le varie fasi, dalla tornitura dei vasi all’accurata decorazione a mano fino alla realizzazione dello zellige.

Terminiamo la giornata andando a vedere le tombe dei Merinidi (dinastia che regnò in Marocco per oltre duecento anni) situate su un altopiano da cui si gode un bellissimo panorama su Fès.

In uno stato di perpetuo pandemonio, vicoli apparentemente ciechi che conducono a piazze con fontane incantevoli, bancarelle stracolme di frutta secca, artigianato locale, negozi che vendono cibo fragrante e dietro porte sbilenche laboratori di instancabili artigiani …. La medina di Fès è tutto ciò!

Rientrati in hotel ci concediamo un’oretta a bordo piscina tra relax e risate scherzose godendo il caldo sole di fine pomeriggio. Dopo aver cenato in un ristorante cinese, torniamo in albergo; domani sera saremo nel deserto e con questo elettrizzante pensiero andiamo a dormire.

6/10. Alle ore otto lasciamo la città di Fès e percorrendo la strada che s’inerpica sui monti del Medio Atlante tra foreste di querce, cedri e sugheri arriviamo a Ifrane.

Ordinata, pulita e moderna, sembra più una cittadina svizzera trasferita in Marocco. Questo centro di villeggiatura “alpino” con belle case dai tetti rossi, in inverno offre ai marocchini benestanti la possibilità di sciare. Facciamo qui una breve sosta, giusto il tempo per sgranchirci un po’ le gambe e prendere un caffè.

Ripartiti, prima di arrivare ad Azrou, lungo la strada scorgiamo numerose bertucce saltellare tra un albero di cedro e l’altro in assoluta libertà. Ci fermiamo un attimo per fare qualche foto poi proseguiamo fino ad arrivare a Midelt per il pranzo; fa piuttosto caldo e dopo un pasto a buffet si riparte.

Man mano che scendiamo, la fitta vegetazione di alberi scompare per lasciare spazio a un paesaggio pianeggiante e pietroso (deserto roccioso), piante di acacie spinose e palme compaiono improvvise sullo sfondo di kasbah in mattoni crudi. Arriviamo poi nella spettacolare valle dello Ziz, una regione magnifica con palmeti che si affacciano sull’omonimo quieto fiume che scorre verso sud ai confini del deserto sahariano. Dopo aver oltrepassato il Tunnel del Legionario, costruito dalle truppe dell’impero coloniale francese allo scopo di creare un passaggio verso la valle dello Ziz, lo scenario naturalistico diventa incantevole; di tanto in tanto in lontananza notiamo paesini rurali nei pressi di rigogliosi palmeti da cui svettano i minareti color ocra delle moschee. Fermiamo la macchina sul belvedere di Aoufous e un folto palmeto incastonato tra pareti rocciose appare come una pietra di smeraldo; è davvero bello e dalla guida apprendiamo che con i suoi venti chilometri di palme è uno dei palmeti più grande del mondo.

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