Marocco: natura, deserto e citta’ imperiali

1° giorno Partenza dall'aeroporto di Malpensa (volo Royal Air Maroc) con destinazione Casablanca, dove arriviamo a metà pomeriggio. L'albergo prescelto è l' Hotel Casablanca (83-85 Blvd. De la Liberté; Tel.: 022-44-02-02 o 022-31-20-30), nella ville nouvelle, discreto e relativamente pulito. La sera, su consiglio di alcuni passanti, ceniamo al...
Scritto da: capoca
marocco: natura, deserto e citta' imperiali
Partenza il: 10/08/2005
Ritorno il: 21/08/2005
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 1000 €

1° giorno Partenza dall’aeroporto di Malpensa (volo Royal Air Maroc) con destinazione Casablanca, dove arriviamo a metà pomeriggio. L’albergo prescelto è l’ Hotel Casablanca (83-85 Blvd. De la Liberté; Tel.: 022-44-02-02 o 022-31-20-30), nella ville nouvelle, discreto e relativamente pulito. La sera, su consiglio di alcuni passanti, ceniamo al ristorante Al-Mounia, decisamente elegante, ma anche decisamente caro per gli standard locali e visitiamo la Place Mohammed V. 2° giorno Visita della moschea Hassan II, l’unica in Marocco accessibile ai non musulmani. Il biglietto d’ingresso è davvero costoso, ma la visita vale la spesa. L’unica nota stonata è la guida, un ragazzo inquadratissimo che, con una voce meccanica, illustra con fare distaccato i tesori della moschea. Casablanca non ha molto da offrire al turista e dunque ci dirigiamo a Rabat, dove ci attende una rapida visita dell’esterno del Palazzo Reale (sembra di essere in Svizzera!), del mercato ed infine della Medina. Quest’ultima è indubbiamente affascinante, seppur piccola, ed il panorama sul mare e sulla cittadina di Salè proprio di fronte è splendido. Facciamo un salto ai Giardini Andalusi e poi alla bella Tour Hassan prima di visitare quello che personalmente considero il sito più suggestivo della città: le rovine dell’antica città romana di Sala Colonia e della necropoli di Chellah, con i nidi di cicogna sulle torri e le colonne superstiti. Tra l’altro, l’esserci ritrovati nel bel mezzo di un ciak cinematografico, con tanto di comparse vestite da tuareg, aggiunge ulteriore fascino al luogo. Ci rimettiamo in viaggio per Meknés, dove arriviamo in serata e ceniamo in un ristorante alla Medina, il Ryad Bahia, che ci soddisfa tutti, prima di dirigerci nel nostro albergo, l’Hotel Akouas (Rue Amir Abdelkader 27; Tel.: 055-515967/68/95), pulito e gradevole.

3° giorno Con una guida locale visitiamo la Medina e le principali attrazioni: la Medersa Bou Inania, la Bab-el-Mansour, il Mausoleo di Moulay Isma’il, i granai con il Bacino di Agdal ed il corridoio murario che bisogna percorrere prima di arrivare al Mausoleo, a mio parere davvero suggestivo. L’apparente simpatia della guida si dissolve immediatamente quando, dopo averci trascinati in un terribile negozio per turisti ed aver trattenuto alcuni di noi per circa un’ora, realizza che non avremmo acquistato alcunché: presi i soldi, si allontana salutando appena. Questo leitmotiv delle guide che portano gli incauti turisti in negozi con prezzi all’occidentale – da noi soprannominati “televendite” – ci accompagnerà per tutto il viaggio. Le guide, difatti, prendono una rilevante commissione sugli acquisti effettuati dal turista. Inutile a dirsi, la commissione viene pagata di fatto dall’acquirente e non dal negoziante. Il mio suggerimento è di evitare quanto possibile di comprare oggetti in questi negozi – poiché è molto probabile che ritroviate oggetti uguali o simili nei souq – a meno che non ci sia proprio qualcosa di cui non potete fare a meno. In questo caso, provate a ritornare dopo senza guida: il prezzo che riuscirete a spuntare sarà decisamente più basso. Lasciata Meknés, ci dirigiamo a Moullay Ismail, luogo sacro abbastanza deludente ed incredibilmente sporco, memorabile solo per l’ottima kefta di un banchetto in strada. Per fortuna che c’è la città romana di Volubilis, uno dei luoghi più belli di tutto il Marocco, così affascinante da farci scordare il caldo, che picchia come non mai. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Fès (Hotel Fés Inn, Rue n. 2 – Sidi Brahim n. 47; Tel.: 055-640089).

4° giorno Credo che Fés, insieme a Marrakech, sia la città più bella del Marocco. Una guida locale ci fa visitare gli esterni del Palazzo Reale e poi ci porta in giro per la labirintica medina di Fès-el-Bali, dove ammiriamo, fra l’altro, la Medersa Bou Inania, la place an-Nejjarine, la Moschea e l’università Kairaouine (dall’esterno) e soprattutto le concerie che, seppure terribili da un punto di vista umano, sono, in una prospettiva puramente estetica, davvero affascinanti. Queste brevi righe, comunque, non possono riportare la bellezza dei vicoli e delle piazze della Medina, brulicanti di gente di tutti i tipi e di muli. Sopravvissuti ad una serie di televendite, alcuni di noi visitano una parte della Mellah, il quartiere ebraico, in particolare la Sinagoga Ibn Danan e l’esterno del cimitero ebraico, purtroppo chiuso il sabato. Qui la gente è molto più cordiale ed affabile che nella Medina e questo, se necessario, ci conquista definitivamente. Cena nella Medina.

5° giorno E’ l’ora della lunga traversata che, attraverso il Medio e l’Alto Atlante, ci porta prima nel deserto roccioso e poi alle soglie del deserto sabbioso di Erg Chabbi, nel villaggio di Hassi Labied, alle porte di Merzouga, dove alloggiamo e ceniamo in un albergo da Mille e una notte, l’Hotel Toumboctou (Tel.: 055-576793 o 055-577091), con un rapporto qualità-prezzo davvero strepitoso. Il percorso, seppure lungo oltre 500 km., risulta splendido grazie ai panorami mozzafiato ed ai villaggi berberi che sorgono qua e là per la strada. Il primo incontro con il deserto lascia la maggior parte di noi senza parole.

6° giorno Al mattino, sfidando il caldo implacabile, visitiamo Rissani, lo Ksar El Fida, il mercatino (bellissimo) ed un altro splendido Ksar per strada. Nel tardo pomeriggio, dopo due ore a dorso di dromedario, arriviamo nel mezzo del deserto in una tenda berbera, dove ceniamo e dormiamo, mentre qualche altro turista si scatena senza vergogna in improbabili danze pseudo-berbere (Veronikaaa…). Per quanto espressamente destinata ai turisti, l’esperienza del deserto è meravigliosa e la scalata notturna della duna più alta, dalla quale si gode di un panorama irripetibile, vale decisamente la fatica feroce di arrivare lassù.

7° giorno Sveglia alle 5 del mattino per vedere l’alba, che ci ricompensa della levataccia. Dopo due altre ore a dorso di cammello, ritorniamo all’hotel, dove ci aspettano alcune jeep per un giro del deserto di roccia sulla via di Rissani. Anche qui i panorami che vediamo ci levano il fiato – nessuno davvero si aspettava che questi luoghi potessero essere così belli. In aggiunta, in un villaggio assistiamo ad una breve ma interessante esibizione di alcuni musicisti della comunità nera gnawa. Arrivati ad Erfoud pressoché massacrati, ci attende una delusione: l’albergo prescelto, l’Hotel Salam (Tel.: 055-576665), nonostante il prezzo elevato, è deprimente, i camerieri sono scortesi ed il servizio è pessimo. Come se non bastasse, di fronte stanzia una tenda con alcuni ex dipendenti dell’albergo licenziati senza alcuna apparente ragione, che sopravvivono con l’elemosina dei turisti. Evitatelo se potete. Passiamo il pomeriggio in camera ed in piscina ed andiamo a dormire con le galline.



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