Marocco 2017: deserti, emozioni e sogni

Proveremo a viaggiare in questo meraviglioso Paese (con tutte le sue sfumature e la sua gente) on the road: una macchina, strade, tanti sogni ed emozioni... solcheremo deserti, attraverseremo città e sicuramente incontreremo persone meravigliose
 
Partenza il: 10/11/2017
Ritorno il: 19/11/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Marrakech, Africa all’orizzonte. Day 1

Era dal 2009 che non tornavamo in Africa, dopo quel breve viaggio nella savana Kenyota ci è sempre rimasto li in fondo al cuore quel sapore malinconico, quel desidero dolce amaro che ti fa sognare le cose e che dici che prima o poi ci tornerai… ecco, quando il nostro aereo si avvicina a Marrakech si intravedono le prime dune, si vede tutto il rosso della terra… e sì, questa è l’Africa, quella che ti porti dentro e che devi riscoprire attraverso un nuovo paese, il Marocco. Atterrati a Marrakech, sono le 9.10, l’aria è frizzante e fresca, ma il sole vuole prendere la scena e appena ti fermi un attimo lo senti caldo sulla pelle.

Sbrigate le formalità doganali, con il nostro nuovo timbro sul passaporto ci troviamo a contrattare con i tassisti una tariffa adeguata per raggiungere il nostro riad nella medina di Marrakech. Con 100 dirham raggiungiamo il “Ryad Marrakech, ci viene offerto del caffè e dei piccoli pasticcini sulla terrazza della struttura… da qui si vedono diversi minareti, le torri delle moschee e palazzi nel classico stile arabo, il panorama è bellissimo. Lasciati gli zaini decidiamo di andiare a perderci tra le vie di Marrakech e una volta chiusa la porta della riad alle nostre spalle ci troviamo immersi in un paese di cui conosciamo ben poco… ci sentiamo un po persi, sarà che non parliamo ne francese, ne spagnolo e ne arabo, o forse è perché siamo un po stanchi della levataccia (3.30) e non siamo più abituati… Il caldo inizia a farsi sentire, decidiamo così di visitare “le Jardin Majorelle”, villa appartenuta al pittore francese Majorelle che ne commissionò la costruzione in stile moresco con un lussureggiante giardino marocchino, dopo la sua morte fu abbandonata ma ritrovò il suo splendore grazie ad Yves Saint Laurent che la comprò e la risistemò dando nuova vita al giardino botanico con piante provenienti da tutto il mondo.

Dopo aver preso il bus n. 11 ci troviamo in coda per entrare alla villa, il biglietto che acquistiamo per 100 dirham a testa comprende la visita del giardino ed il museo berbero che scopriremo essere davvero interessante. Il giardino è davvero bello, con piante, cactus e agave provenienti da diverse parti del pianeta, ci perdiamo per circa un ora ad osservare e scattare fotografie, la seconda parte della visita la passiamo al museo berbero, che tradotto letteralmente vuol dire “uomini liberi”, popolazione originaria di questa parte del nord Africa. Il museo è molto interessante, pieno di utensili e reperti ma a sorprenderci è una camera in cui è stato ricreato il cielo notturno pieno di stelle nel deserto, uno spettacolo che vale davvero il prezzo del biglietto.Alle 14.30 finiamo la visita e torniamo alla riad per riposare e rinfrescarci. Alle 17.00 usciamo di nuovo per andare alla medina in piazza Jemâa el-Fna, patrimonio orale e immateriale dell’umanità. Arrivati in piazza veniamo circondati da una miriade di suoni, l’aria è colma di musica, magia, profumi e colori, ci sono gli incantatori di serpenti che fanno i loro spettacoli, gli ammaestratori di scimmie che fanno ammirare le povere bestie incatenate, ballerini, cantastori e molto altro, siamo incantati, restiamo stupiti anche sulla terrazza di un ristorante ad ammirare i colori del tramonto e i suoni delle moschee che cantano la preghiera del venerdì. La notte la piazza si colora di una miriade di banchetti, di bancarelle di ogni genere, di ristoranti a cielo aperto, di cantastorie e musicisti, di lampade ad olio e maghi di ogni genere, camminare qui in mezzo è davvero magnifico e torniamo così di nuovo verso il nostro “Ryad Marrakech”, sognando un’altra pazza notte Africana.

Marrakech, i quattro colori del Marocco. Day 2

Per fortuna siamo troppo stanchi per sentire l’imam, la guida spirituale, cantare negli altoparlanti della moschea la prima preghiera del mattino alle 5.30 e continuiamo a dormire tranquilli. Alle 8.00 però siamo gia sul terrazzo a fare l’abbondante colazione compresa nel nostro riad, anche perché alle 9.00 abbiamo appuntamento con Laura, una ragazza che abbiamo contattato e che vive qui da anni, che ci farà visitare Marrakech e i suoi vicoli segreti. Il punto d’incontro è il “cafè de la France” e noi siamo qui alle 9.00 esatte perché alle 9.30 inizieremo il tour. Finalmente conosciamo Laura che ci presenta anche il suo amico Omar, un’altra guida locale, che ci accompagnerà nel giro dalla città. La prima tappa in cui passiamo è la mellah, antico quartiere ebraico della città rossa, qui gli ormai benestanti ebrei non vivono più, un tempo però queste vie erano animate dai mercanti ebrei e la sinagoga era il centro di preghiera per tutti loro. In passato, durante la seconda guerra mondiale, era stato chiesto al re di dare i nomi degli ebrei che risiedevano qui, lui diede solo dieci nomi, il suo e quello dei suoi 9 figli dicendo che se dovevano esportare qualcuno dovevano iniziare da loro, ci è stato detto che durante la guerra, il re Mohammed V, ha sempre protetto gli ebrei marocchini e questo gli ha dato diversi riconoscimenti postumi e davvero tanto rispetto per aver mostrato tanto amore per il suo popolo. Proseguiamo camminando sotto il sole che comincia a scaldarci la testa e arriviamo alla seconda tappa le Palais El Badiî “l’incomparabile”, le rovine di un palazzo, costruito in 25 anni, che doveva essere immenso in tutta la sua bellezza rinchiusa fra le sue mura adornate dalle splendide zellige marocchine, marmi di carrara ricoperti da foglie d’oro e i legni provenienti dalle montagne dell’Atlante doveva essere davvero una meraviglia del mondo anche per i suoi giardini e le sue immense piscine e per le sue numerosissime stanze tutte con l’hammam, una meraviglia poterlo vedere anche in questo stato, la fantasia ci riporta tutto il suo fascino e il suo antico splendore. Torniamo sulle strade di Marrakech con le nostre guide, Laura ci racconta un sacco di aneddoti e storie interessanti mentre Omar ci scorta nel traffico e nel caos dei piccoli e stretti vicoli, facendoci schivare motorini e carretti che corrono disordinati fra la gente. Arriviamo così al Palais de la Bahia, considerato un capolavoro di architettura tradizionale marocchina, questo palazzo prende il nome da una delle mogli del re di allora, ovviamente la sua preferita Bahiya. Questo palazzo è ancora intatto, i suoi ornamenti, zellige, marmi e il legno dell’Atlante, ancora risplendono e al centro la sua riad è ancora rigogliosa con le sue piante da frutto e la sua fontana. La riad doveva essere la parte fresca della casa in cui ci si rilassava al ritorno dai viaggi di commercio, dovevano essere freschi, dovevano avere fontane per dissetarsi e piante da frutto per saziarsi con qualcosa di dolce. Visitiamo in lungo e in largo il palazzo con le nostre guide, Laura è grandiosa, sa davvero tutto e ci racconta molti spaccati di vita e aneddoti, Omar è una figura molto particolare, sempre pronto a deliziarci con il suo stile marocchino con scenette e spiegazioni in un mix di lingue fra italiano, francese, inglese e spagnolo.. mitico! Usciamo che il sole è dritto sulle nostre teste e il caldo si fa sentire davvero. Andiamo alla Medersa di Ben Youssef una scuola coranica in stile arabo-andaluso e appena entriamo i nostri occhi sono riempiti ancora una volta dal meraviglioso stile. Ci perdiamo tra i racconti della storia passata dell’edificio di Laura e le piccole stanze degli studenti e dei maestri al piano superiore e il tempo passa veloce sulla nostra mattinata ed è di nuovo ora di andare. Così, terminato questo giro, ci immergiamo di nuovo nei caotici vicoli e visto che ormai è ora di pranzo, ci fermiamo sulla strada in un tipico ristorante marocchino, frequentato solo da locali… beh, mangiamo davvero bene e spendiamo davvero poco, circa 5 euro a testa. Con la pancia piena ci dirigiamo verso la parte dedicata all’artigianato, qui gli artigiani lavorano con le proprie mani qualsiasi cosa ed è molto bello vederli all’opera nei più svariati mestieri, dal cucitore di palloni di cuoio, al costruttore di bellissimi lucchetti, dal sarto al calzolaio, un bel salto nel passato. Il tour non può finire se non si visita un centro tipico di erboristeria, dove conosciamo Simon, il proprietario, che ci mostra come viene fatto l’oio di Argan e ci spiega minuziosamente ogni spezia e crema del suo negozio, ci offre un tè alla menta e ci fa fare un piccolo massaggio. Che dire, la giornata è stata davvero fantastica, salutiamo i nostri nuovi amici e corriamo alla ricerca di un auto da noleggiare per seguire il nostro “folle” progetto di passare la catena montuosa dell’Atlante (2790 mt) e arrivare nel deserto del Sahara. Con l’aiuto di Laura (anche questa volta) troviamo quello che cerchiamo nel retro di un distributore di benzina che per 1750 dirham, circa 160 euro, ci darà una bellissima Dacia che sarà la nostra auto per i prossimi sette giorni, evviva!!! La serata la passiamo di nuovo a Jemâa el Fna, questa volta non ceniamo, assaggiamo delle lumache in un tipico banchetto e assaporiamo tutti gli spettacoli e i suoni che riempiono la piazza. Prima di andare a dormire però, ci fermiamo ad assaggiare un bicchiere di te speziato con un tipico dolce marocchino che sarà sicuramente di buon auspicio per la nostra futura avventura sulle strade marocchine e un ottima buona notte ai nostri stanchi occhi. P.S. durante la strada, tra i vicoli, Omar ci ha spiegato (nel suo bellissimo mix di lingue) perché Marrakech, la citta ocra, è anche conosciuta come il paese dai quattro colori, con una cartolina in mano ci ha fatto vedere il blu del cielo, il bianco della neve dei monti dell’Atlante, il rosso ocra di Marrakech e il verde dei palmeti.

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MAROCCO 2017. DESERTI, EMOZIONI E SOGNI.

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