Maranhao, Brazil: la rotta delle emozioni

Un viaggio unico, attraverso il paesaggio meno brasiliano del Brasile, in una regione poco conosciuta dai viaggiatori e dai circuiti turistici classici
 
Partenza il: 09/08/2015
Ritorno il: 25/08/2015
Viaggiatori: 16
Spesa: 3000 €

“Se guardi con attenzione, ti accorgi che la sabbia è ogni giorno in una posizione diversa. Dio ha creato queste montagne bianche e le ha date al vento perché ci giocasse per l’eternità” Manuel Brito (Patriarca della Queimada dos Britos, comunità che vive nel Parco dei Lencois)

Un viaggio unico, attraverso il paesaggio meno brasiliano del Brasile, in una regione poco conosciuta dai viaggiatori e dai circuiti turistici classici. L’itinerario, di circa 1.000 km, si snoda attraverso l’area costiera di tre Stati brasiliani e ha un ritmo non troppo serrato, con trasferimenti, quasi tutti fuori pista, molto vari e soprattutto piacevoli. In 4×4 si visitano gli splendidi parchi nazionali più famosi del Nordest brasiliano: il Parco di Jericoacoara nello Stato del Ceará, il Parco del Delta del Rio Parnaíba nel Piauì e il Parco dei Lençóis nello Stato del Maranhão.

Atterriamo a Fortaleza e facciamo una breve tappa a Cumbuco. Il giorno successivo, dopo aver studiato l’andamento della marea e sistemato la pressione delle gomme, sfrecciamo veloci lungo un tratto di spiaggia deserta, a ridosso del mare. Ci dirigiamo verso Jericoacoara, città di sabbia, circondata da un sistema di dune mobili, che avanzano continuamente all’incessante soffiare dei venti. Grazie all’aliseo, forte e costante che soffia dall’Africa nella seconda metà dell’anno, il litorale nord orientale del Brasile è una delle migliori destinazioni per i kitesurfer a livello mondiale. Il piccolo paesino di pescatori è circondato da alte dune e verdi palmeti, con una lunghissima spiaggia, considerata tra le più belle del mondo. Non c’è traccia di asfalto, si passeggia con i piedi che affondano nella sabbia e si capisce, così, perché le calzature nazionali siano le hawaianas. Fino al 1985 non c’era elettricità, telefono e televisione, Jeri era isolata dal resto del mondo. Solo nel 1998, con l’arrivo dell’energia elettrica, ha cominciato a svilupparsi turisticamente, ma senza però perdere la sua naturalità. Il parco omonimo, che la circonda, offre bellezze naturali e paesaggi da cartolina. Per scoprirli, danzando a bordo di dune buggy o in fuoristrada, non è necessario allontanarsi troppo.

A pochi chilometri dalla cittadina si trovano le splendide lagune Paraiso, Azul e Tatajuba, dove ci si può sdraiare su amache galleggianti a pelo d’acqua e rilassarsi prendendo il sole. Ma ci sono anche le caratteristiche dune. Quella di Funil è la più alta, si scende con il sandboard e si risale aggrappati ad una fune. Cominciano per noi le corse per tuffarci nelle lagune e per risalire faticosamente per poi riprendere a rotolare giù, divertimento assicurato per tutta la vacanza. Il nome Jericoacoara, in lingua indigena, deriva dalla vaga forma di coccodrillo della sua duna Por do Sol da cui si assiste tutte le sere allo spettacolo del tramonto. Una processione di locali e turisti partecipano al rito, sfidando i venti insistenti che scagliano con forza i granelli di sabbia sulla pelle. E’ uno dei rari luoghi della terra dove si può assistere al fenomeno del raggio verde, il lampo della durata di un millisecondo che compare nel preciso istante in cui il sole svanisce all’orizzonte. Solo in quel momento si rompono il silenzio e la concentrazione e ci si lancia, tutti insieme, giù di corsa verso il mare. Ciò che stupisce di quest’ambiente è che ci si sente improvvisamente a proprio agio e cresce via via la confidenza con la sabbia, il sole e il mare. E’ un forte invito a godere pienamente di tutto ciò che la natura offre, facendosi coinvolgere intensamente e allontanandosi da quell’ossessiva dipendenza da telefonini, dai computer e dalla tecnologia.

Dopo un’altra entusiasmante corsa in jeep sul bagnasciuga, tra oceano e candide dune, traghettiamo le jeep sul fiume Coreaù a Camocin e passiamo dallo stato di Cearà a quello di Piauì, raggiungendo il delta del Parnaìba, secondo al mondo, dopo quello del Nilo, disseminato di isole, canali e lagune coperte da mangrovie. Passiamo due giorni a Ilha Canaria ed approfittiamo per esplorare il paesaggio preamazzonico. L’atmosfera è cambiata rispetto allo svago offerto da Jeri, lasciando il posto ad un lento ritmo quotidiano, solo apparentemente monotono, che trova il giusto equilibrio tra benessere fisico e serenità interiore. Il contagio è immediato ed amplifica le nostre facoltà sensoriali. Nel silenzio della foresta, con la luce della luna, fluttuiamo con la nostra canoa in legno, alla ricerca degli animali notturni. Le torce individuano occhi che brillano nel buio, riusciamo a catturare e ad accarezzare le tenere squame dei piccoli alligatori. Ascoltiamo i rumori della natura sotto un cielo stellato, sentiamo il pulsare della vita e grazie ai nostri esperti accompagnatori, osserviamo serpenti raggomitolati sui rami, iguane aggrappate agli arbusti, scimmie nascoste tra il fogliame. Tratteniamo il respiro per non disturbare. E’ un’esperienza indimenticabile.

Ci spostiamo a Tutoia e da lì a Caburè, tra mangrovie e oceano, e con un battello sul fiume Preguisas arriviamo ad Atins, porta d’ingresso per il Parco Nazionale dei Lencois, un’assoluta meraviglia della natura, il remoto deserto Bianco, recente scoperta geografica, che ancora resta, in parte, un mistero per i geologi. I due fiumi Parnaìba e Preguicas trasportano la sabbia dall’interno del continente fino all’Atlantico, dove le correnti oceaniche la respingono verso ovest, creando dei sedimenti per decine di chilometri di costa. Durante la stagione secca l’implacabile vento spinge la sabbia di nuovo verso l’interno, creando una serie di dune alte fino a 40 metri. Ogni anno tra gennaio e giugno le piogge riempiono le valli tra le dune formando nuove lagune che a luglio sature finiscono per collegarsi tra loro. E’ l’apice del viaggio, uno scenario fantastico di dune bianchissime e lagune di acqua cristallina, laghetti color smeraldo a ridosso del mare. Il parco si estende per 155.000 ettari ed è un perfetto connubio tra deserto e acqua, unico al mondo, che appaga la vista ad ogni occasione. Approfittiamo per una cavalcata sulla spiaggia e poi saliamo sulle dune, dove lasciamo i cavalli per affondare anche i nostri piedi nella sabbia finissima e tiepida, ma non riusciamo a lasciare impronte perché il vento rapidamente le cancella.

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