Manchester e Liverpool: 3 giorni tra Beatles, pub storici, biblioteche da Harry Potter

Manchester, Liverpool e tre amiche in viaggio. Un regalo di compleanno diventato un concentrato di emozioni, risate, Beatles, pub inglesi e ricordi che valgono molto più di qualsiasi oggetto.
Scritto da: Romy Crystal
liverpool

Questo viaggio aveva un significato ancora più speciale. Laila e Simona me lo hanno regalato per i miei cinquant’anni e già solo per questo Manchester e Liverpool avranno sempre un posto particolare nei miei ricordi. Ormai posso dire che si è quasi creata una tradizione: un viaggio regalato per il compleanno. L’anno scorso infatti ero partita prima per Praga e poi per Barcellona, due città completamente diverse ma entrambe bellissime, e quest’anno le mie amiche hanno deciso di continuare questa splendida abitudine portandomi in Inghilterra.

Ci sono viaggi che iniziano nel momento in cui atterri, e poi ci sono quelli che iniziano già il giorno prima, con il panico da passaporto. Nel mio caso, ovviamente, la seconda opzione. Il giorno prima della partenza è stato un piccolo delirio tra controlli, dubbi e paura di aver sbagliato qualcosa con il mio documento. Per fortuna però, dopo ore di ansia inutile, si parte davvero, grazie alla mitica Laila. Sveglia alle cinque del mattino, Uber d’eccezione guidato da Andrea, figlio di Simona, e via verso l’aeroporto, ancora mezze addormentate ma già emozionate.

Diario di viaggio a Manchester e Liverpool

Giorno 1: arrivo a Manchester tra biblioteche storiche, pub e angoli nascosti

L’arrivo a Manchester è stato molto tranquillo e la prima cosa che abbiamo notato è quanto sia semplice muoversi dal centro. Dalla zona di Manchester Piccadilly Station si riesce tranquillamente a girare gran parte della città anche a piedi. Ovviamente dall’aeroporto abbiamo preso il treno comodissimo per raggiungere il centro città. Manchester ha subito quell’aria tipicamente inglese che ti aspetti: mattoni rossi, vecchi edifici industriali trasformati in locali moderni, tram che passano continuamente, musica ovunque e tantissima gente giovane.

Dopo aver messaggiato con la proprietaria dell’appartamento, siamo riuscite a raggiungerlo senza problemi. Già nelle prime ore abbiamo incontrato persone molto disponibili che ci aiutavano spontaneamente con indicazioni e consigli. Una cosa che ci ha colpite molto, perché spesso nelle grandi città ci si aspetta freddezza e invece abbiamo trovato molta gentilezza. Lasciate le valigie, siamo subito ripartite per esplorare la città. Simona aveva già iniziato il suo personale shooting fotografico davanti a una BMW parcheggiata per strada. Un signore inglese le ha detto pure di fare la foto davanti alla macchina così da inviarla a suo figlio.

La prima vera tappa della giornata è stata la meravigliosa John Rylands Library, considerata una delle biblioteche storiche più affascinanti del Regno Unito. Entrando si ha davvero l’impressione di essere stati catapultati in un’altra epoca: lunghi corridoi in pietra, soffitti a volta, enormi vetrate istoriate che filtrano una luce soffusa e chilometri di scaffali in legno scuro che custodiscono manoscritti e libri antichissimi. L’atmosfera è così suggestiva che non è difficile capire perché venga spesso paragonata alle sale della biblioteca di Hogwarts nei film di Harry Potter. Ci siamo fermate a lungo ad osservare ogni dettaglio architettonico. È uno di quei luoghi in cui il silenzio viene naturale e viene voglia di rallentare, alzare lo sguardo e lasciarsi trasportare dalla storia. Se visitate Manchester, questa è senza dubbio una tappa da non perdere.

Naturalmente non poteva mancare la mia solita figuraccia: vedendo una coppia vestita in perfetto stile inglese, ho fatto una battuta pensando fossero stranieri, salvo poi scoprire, pochi minuti dopo in ascensore, che erano italiani. Una figura internazionale, come da tradizione.

Ma l’osservatrice del gruppo è stata Simona. Mentre noi ci lasciavamo incantare dall’insieme della biblioteca, lei ha notato un dettaglio davvero curioso: in una delle sale era ancora presente un antico interruttore a leva, di quelli che si usavano tanti anni fa per accendere le luci. Un piccolo particolare che probabilmente molti visitatori nemmeno vedono, ma che racconta quanto questo edificio sia riuscito a conservare nel tempo non solo i suoi libri, ma anche tanti elementi originali della sua storia. È stato uno di quei dettagli che ci ha fatto immaginare quante persone, nel corso di oltre un secolo, abbiano percorso quegli stessi corridoi e abbiano acceso proprio quella luce prima di immergersi nella lettura.

Prima di arrivarci però ci siamo fermate nella splendida Barton Arcade, una galleria vittoriana elegantissima del 1871 piena di dettagli dorati, vetro e piccoli negozi. Vale la pena entrarci anche solo per fare due foto. E proprio lì è successa una delle prime scene assurde del viaggio: Laila viene fermata da un ragazzo identico a Ed Sheeran. O almeno noi ne eravamo convintissime. Io avevo già preso il mio primo caffè inglese in un incantevole bar tutto rosa: un American Irish Coffee che sembrava tutto tranne caffè.

Dopo la biblioteca ci siamo spostate verso Canal Street, una delle zone più famose di Manchester. È il cuore del Gay Village della città: coloratissima, piena di locali, ponticelli sul canale, musica e tavolini all’aperto. Di sera dev’essere ancora più bella. Da lì siamo poi andate verso Manchester Chinatown, riconoscibile subito dal grande arco rosso tradizionale. Molto carina da girare, soprattutto per l’atmosfera e i ristoranti tipici. Simona era convinta di trovare un famoso pesciolino dolce da gustare… missione fallita.

Più tardi ci siamo fermate in zona Albert Square a bere una birra in un bellissimo pub storico. E qui arriva il primo consiglio utile per chi va in Inghilterra: nei pub spesso il sistema di ordinazione è completamente diverso dal nostro. Alcuni vogliono il pagamento prima, altri fanno ordinare tramite app, altri ancora ti fanno ordinare direttamente al banco. In più quasi mai portano le cose al tavolo come in Italia. In un locale siamo dovute andare noi a prendere perfino le posate. E soprattutto: controllate sempre lo scontrino. Laila si accorge che ci avevano addebitato una birra in più a testa.

Dopo la birra ci siamo imbattute in un personaggio che praticamente proponeva “uomini a catalogo”. Simona ha chiesto ironicamente se avesse anche coreani. Purtroppo no. Nel frattempo, come già successo a Praga, ci siamo ritrovate davanti a un servizio fotografico matrimoniale in mezzo alla strada e ovviamente abbiamo iniziato a commentare tutto come se fossimo parenti invitati.

È arrivato il momento di uno dei miei immancabili riti di viaggio: le foto con il salto! Ormai Laila e Simona lo sanno bene, ogni città deve avere almeno uno scatto con me sospesa in aria. Tra una risata e l’altra abbiamo improvvisato il nostro piccolo servizio fotografico, divertendoci come bambine.

Da lì ci siamo spostate verso lo storico The Midland Hotel, uno degli alberghi più eleganti e iconici della città. Non è un hotel qualunque: proprio qui, il 4 maggio 1904, si incontrarono l’ingegnere Henry Royce e l’imprenditore Charles Rolls. Da quell’incontro nacque la collaborazione che avrebbe dato vita al leggendario marchio Rolls-Royce, destinato a diventare uno dei simboli mondiali dell’eleganza, del lusso e dell’ingegneria automobilistica britannica. Davanti all’ingresso era parcheggiata una splendida Rolls-Royce, quasi a voler ricordare quel momento storico. Era impossibile non fermarsi a fotografarla. Simona è stata la prima a mettersi in posa e, con il suo entusiasmo contagioso, ci ha coinvolte tutte in un altro piccolo servizio fotografico. Uno di quei dettagli che rendono un viaggio ancora più speciale: trovarsi proprio nel luogo in cui è nata una leggenda dell’automobilismo mondiale.

Manchester è una città che alterna continuamente modernità e storia. Siamo arrivate alla bellissima Manchester Central Library. Questa biblioteca è completamente diversa dalla John Rylands Library: enorme, bianca, circolare, molto luminosa e con una struttura che ricorda davvero il Pantheon di Roma.

A pochi passi dal centro abbiamo visitato la splendida Manchester Cathedral, uno dei luoghi simbolo della città. Le sue origini risalgono al Medioevo, anche se nel corso dei secoli ha subito numerosi restauri, soprattutto dopo i danni causati dalla Seconda guerra mondiale e dall’attentato del 1996. All’interno l’atmosfera è molto raccolta e suggestiva. Colpiscono immediatamente le splendide vetrate colorate, gli eleganti stalli del coro finemente intagliati nel legno e il silenzio che invita a fermarsi qualche minuto.

Continuando la nostra passeggiata per il centro ci siamo imbattute in una piccola chiesa, discreta e quasi nascosta tra gli edifici della città. Entrando siamo state accolte da una piacevole sensazione di fresco, un vero sollievo dopo i tanti chilometri percorsi a piedi. Così abbiamo deciso di sederci qualche minuto per riposare e recuperare le energie. Proprio in quel momento era in corso una piccola celebrazione. A colpirmi è stata soprattutto la presenza di due giovani chierichetti, chiaramente di nazionalità diverse, una bella immagine che raccontava perfettamente il carattere multiculturale di Manchester. L’atmosfera era molto tranquilla, le preghiere si susseguivano con un tono pacato e rilassante… forse fin troppo rilassante. Complice il fresco della chiesa, la stanchezza della giornata e quella pace assoluta, io ho iniziato lentamente ad assopirmi. Alla fine, più che assistere alla celebrazione, credo di aver trascorso quasi tutta la funzione con gli occhi chiusi, cullata dalle voci del sacerdote e dell’assemblea. Le mie amiche, naturalmente, non hanno perso l’occasione di prendermi in giro: ormai sanno che, se c’è un posto fresco e silenzioso, ho il raro talento di trasformarlo in una perfetta sala relax.

Dopo una giornata intensa trascorsa a macinare chilometri tra monumenti, pub storici e curiosità, siamo rientrate nel nostro appartamento per concederci un po’ di meritato relax. Una doccia, qualche minuto con le gambe distese sul letto e due chiacchiere per ripercorrere tutto quello che avevamo visto durante la giornata. Ogni tanto fermarsi è necessario, soprattutto quando si vuole vivere un viaggio senza correre continuamente.

Verso sera siamo ripartite a piedi in direzione del Piccadilly Tavern. Prima di partire avevo letto diverse recensioni e molti lo indicavano come uno dei posti migliori di Manchester dove assaggiare il tradizionale fish and chips, uno dei piatti simbolo della cucina britannica. Naturalmente non poteva filare tutto liscio. Appena arrivate abbiamo impiegato un po’ di tempo per capire come funzionasse il locale: tra prenotazioni, ordinazioni e modalità di servizio ci siamo ritrovate nuovamente a confrontarci con le “stranezze” dei pub inglesi, dove ogni posto sembra avere regole tutte sue. Alla fine, però, siamo riuscite a ordinare e ad assaporare il nostro attesissimo fish and chips: pesce freschissimo, avvolto in una croccante pastella dorata e accompagnato dalle immancabili patatine. Un piatto semplice, ma preparato davvero molto bene, tanto da confermare le ottime recensioni che avevamo letto.

Giorno 2: in gita a Liverpool tra l’effetto Beatles, il Waterfront e tanta energia

La mattina seguente colazione in camera e partenza dalla stazione di Manchester con un caffè preso da Costa Coffee (no comment!). In circa quaranta minuti di treno siamo arrivate a Liverpool. E qui il nostro giudizio è stato immediato: Liverpool ci è piaciuta molto di più. Più colorata, più viva, più musicale e soprattutto con un’atmosfera molto più calorosa.

La prima missione fondamentale è stata trovare la calamita perfetta da portare a casa (loro, non io che sono alla ricerca sempre dei carillon locali). Poi ci siamo dirette verso The Beatles Story, il famosissimo museo dedicato ai Beatles che avevo prenotato mesi prima tramite GetYourGuide. Ovviamente la mattina stessa ho dovuto litigare con l’assistenza perché i biglietti non arrivavano. In più avevamo pure sbagliato indirizzo. Per fortuna però, facendo quei quindici minuti extra a piedi, abbiamo scoperto una delle zone più belle di Liverpool: il Cavern Quarter.

La zona del porto è meravigliosa: vecchi edifici industriali riconvertiti, il mare, tantissima gente, artisti di strada e un’atmosfera molto creativa. Finalmente arriviamo al tanto atteso The Beatles Story. Il museo è realizzato davvero molto bene e riesce a coinvolgere anche chi non è un fan sfegatato del gruppo. Grazie all’audioguida, disponibile anche in italiano, si viene accompagnati lungo tutta la loro incredibile avventura artistica e umana.

Il percorso inizia dalla Liverpool degli anni Cinquanta, raccontando l’infanzia di John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e, successivamente, l’arrivo di Ringo Starr. Si prosegue con la ricostruzione del mitico Cavern Club, il piccolo locale dove i Beatles mossero i primi passi e iniziarono a farsi conoscere, per poi rivivere il periodo trascorso ad Amburgo, fondamentale per la loro crescita musicale. Sala dopo sala si scopre come quattro ragazzi di Liverpool siano riusciti a conquistarne il mondo. Ci sono strumenti musicali, fotografie originali, abiti di scena, lettere, filmati d’epoca, dischi, oggetti personali e tante curiosità che raccontano non solo il successo della band, ma anche il contesto storico e culturale degli anni Sessanta.

Molto suggestive sono anche le ricostruzioni degli studi di registrazione di Abbey Road, degli ambienti in cui nacquero alcuni dei loro album più celebri e delle sale dedicate alla Beatlemania, dove si percepisce davvero l’enorme impatto che ebbero sulla musica e sulla società. Tra le cose più simpatiche che ricordo c’è sicuramente il bagno completamente ispirato a Yellow Submarine, coloratissimo e psichedelico, che strappa inevitabilmente un sorriso a tutti i visitatori, e una nostra foto ovviamente all’ingresso del bagno. La visita dura circa due ore, ma il tempo vola. È uno di quei musei che non si limita a esporre oggetti, ma racconta una storia, facendo rivivere un’epoca che ha cambiato per sempre la musica mondiale. Anche chi conosce solo le canzoni più famose dei Beatles esce con la sensazione di aver capito qualcosa in più non solo del gruppo, ma anche della città che li ha visti nascere. Per chi visita Liverpool è, senza dubbio, una tappa imprescindibile.

Uscite dal museo, ci siamo concesse una lunga passeggiata lungo il magnifico Waterfront di Liverpool, il suggestivo lungomare affacciato sul fiume Mersey e cuore storico della città. Gli antichi magazzini in mattoni rossi del Royal Albert Dock, oggi trasformati in musei, negozi e ristoranti, raccontano ancora il glorioso passato marittimo del posto.

Passeggiando per il porto abbiamo incontrato artisti di strada, musica dal vivo, piccoli stand, tantissimi lucchetti lasciati dagli innamorati lungo la passeggiata e moltissime persone in “costume”. Quel giorno, infatti, la città ospitava una convention cosplay e ci siamo ritrovate a incrociare supereroi, personaggi dei manga, dei videogiochi e dei film che passeggiavano tranquillamente tra i turisti, regalando al lungomare un’atmosfera ancora più vivace e colorata.

Da qui si gode anche una splendida vista sulle celebri Three Graces, i tre edifici simbolo dello skyline di Liverpool che si affacciano maestosi sul porto: il Royal Liver Building, riconoscibile per le sue due torri sormontate dai famosi Liver Birds, gli uccelli mitologici diventati il simbolo della città; il raffinato Cunard Building, costruito come sede della storica compagnia di navigazione Cunard Line; e il maestoso Port of Liverpool Building, elegante edificio in stile barocco che per anni ha ospitato l’autorità portuale. Insieme formano uno dei panorami più iconici di tutta la città e meritano sicuramente qualche minuto per essere ammirati e fotografati.

Proseguendo lungo il lungomare siamo arrivate davanti alla famosissima The Beatles Statue, uno dei monumenti più fotografati della zona. La statua raffigura John, Paul, George e Ringo mentre camminano insieme verso il porto, un omaggio al gruppo che ha fatto conoscere Liverpool in tutto il mondo. Naturalmente c’era una lunga fila di turisti in attesa del proprio turno per la classica fotografia di rito… e ovviamente anche noi non potevamo certo rinunciarci!

Liverpool ci ha conquistate soprattutto per la sua incredibile energia. Fin dai primi passi nel centro si percepisce che questa è una città che vive di musica. Ovunque c’erano artisti di strada, musicisti che si esibivano agli angoli delle vie, pub pieni di persone, locali con musica dal vivo e tantissima gente seduta all’aperto a godersi la splendida giornata di sole. Prima di continuare il nostro giro ci siamo fermate per mangiare un panino accompagnato da una birra artigianale locale, davvero ottima. Una pausa perfetta per ricaricare le energie prima di ripartire.

Ma Liverpool è anche imprevedibile. Passeggiando per il centro ci siamo imbattute in un simpaticissimo flash mob: decine di persone stavano ballando le coreografie di Dirty Dancing per promuovere una serata in una discoteca con formula Silent Disco. È stato impossibile non fermarsi qualche minuto ad assistere allo spettacolo. Dopo averle osservate per qualche istante, io e Simona ci siamo guardate e, senza pensarci due volte, ci siamo buttate in mezzo al gruppo. Per qualche minuto abbiamo ballato insieme a loro, improvvisando e ridendo come matte, mentre Laila ci guardava divertita e immortalava la scena. Vedere persone di tutte le età ballare con entusiasmo in mezzo alla piazza ha reso l’atmosfera ancora più allegra e coinvolgente.

E poi… gli addii al nubilato. Mai vista una concentrazione simile. Gruppi interi di donne, spesso non più giovanissime, giravano per il centro con costumi improbabili, veli, coroncine, parrucche colorate e travestimenti dei più disparati. Anche qui, come avevo visto in Scozia, alcune donne pedalano su una specie di risciò con musica e bottiglie di alcolici. Sembrava quasi una festa collettiva diffusa in tutta la città. Abbiamo proseguito nella vivacissima zona di Concert Square, cuore della movida di Liverpool, dove pub e locali si susseguono uno accanto all’altro con musica ad alto volume e tavolini pieni di gente.

Lasciato il centro più turistico, abbiamo deciso di addentrarci nel bellissimo Georgian Quarter, uno dei quartieri più eleganti e affascinanti di Liverpool. Qui l’atmosfera cambia completamente: le strade diventano più tranquille, costeggiate da splendide case georgiane in mattoni rossi, chiese storiche e piazzette curate. È una zona che invita a passeggiare con calma, osservando i dettagli dell’architettura e immaginando la Liverpool di due secoli fa.

Proseguendo il nostro percorso siamo arrivate davanti alla monumentale porta di Liverpool Chinatown. È davvero imponente e, con i suoi colori vivaci e le decorazioni tradizionali, colpisce immediatamente lo sguardo. Non tutti sanno che quella di Liverpool è la più antica Chinatown d’Europa e ospita una delle comunità cinesi più storiche del continente.

Con il cuore pieno di musica, risate e immagini della splendida giornata trascorsa a Liverpool, siamo risalite sul treno per rientrare a Manchester. Il viaggio è volato tra i commenti sulle cose viste, le fotografie appena scattate e la consapevolezza che Liverpool ci aveva davvero conquistate.

Una volta rientrate nel nostro appartamento ci siamo concesse un po’ di meritato relax prima di uscire nuovamente per cena. Ma, invece di riposare davvero, ci siamo divertite a sperimentare con l’intelligenza artificiale, trasformando le nostre fotografie della giornata in perfetto stile Beatles. È stato esilarante vederci comparire con il classico caschetto anni Sessanta, gli abiti dell’epoca e perfino ricreate come se fossimo sulla copertina di un vecchio album del gruppo. Tra una risata e l’altra il tempo è passato velocissimo.

Quando è arrivata l’ora di cena siamo uscite nuovamente e ci siamo dirette verso The Old Wellington, considerato il pub più antico di Manchester. Costruito nel 1552, è uno degli edifici storici più caratteristici della città, con la sua tipica struttura Tudor fatta di travi in legno a vista e pareti bianche. Entrando sembra davvero di fare un salto indietro nel tempo: pavimenti in legno, soffitti bassi e un’atmosfera calda e accogliente che racconta secoli di storia inglese. Noi siamo salite al piano superiore convinte di poter ordinare la cena, ma la cameriera, gentilissima, ci ha spiegato che da quella sala non era possibile servire da mangiare. La cosa curiosa è che pochi minuti prima avevamo visto sparecchiare alcuni tavoli, quindi siamo rimaste un po’ perplesse. Alla fine si è scusata e siamo riuscite comunque a ordinare: sempre più strani questi inglesi!

Giorno 3: ultimi scorci di Manchester, cultura pop e rientro

Dopo aver sistemato le valigie e lasciato l’appartamento, ci siamo incamminate per vivere le ultime ore a Manchester. Prima tappa della mattinata, una sosta da Caffè Nero per il nostro ultimo cappuccino e caffè inglese. Io, come sempre, ho voluto dare un’altra possibilità al caffè britannico… ma anche questa volta il verdetto è rimasto lo stesso: per me il caffè italiano continua a non avere rivali!

Ci siamo poi dirette verso Deansgate, una delle arterie principali della città. Passeggiare lungo questa via permette di cogliere perfettamente l’anima di Manchester: edifici storici si alternano ad architetture moderne, pub tradizionali convivono con negozi e locali contemporanei, in un continuo contrasto tra passato industriale e città del futuro. Ovviamente salti anche in questa location, fermando le persone per farci immortalare e spiegare la nostra insolita “posa”.

A un certo punto della giornata le nostre strade si sono divise… almeno per una mezz’oretta. Laila aveva voglia di raggiungere un’altra attrazione che aveva visto sulla cartina, mentre io e Simona, dopo tutti i chilometri fatti tra Manchester e Liverpool, avevamo decisamente bisogno di rallentare un po’. Inoltre il ginocchio di Simona iniziava a farsi sentire e camminare stava diventando sempre più faticoso. Così abbiamo lasciato Laila libera di soddisfare la sua curiosità, mentre noi due ci siamo concesse una pausa tutta nostra. Abbiamo trovato una gelateria e ci siamo sedute a gustarci un ottimo gelato. Per me la sfida era un’altra: riuscire a spiegare, con il mio inglese decisamente… creativo, che avevo bisogno di un gelato senza lattosio. Tra gesti, sorrisi e qualche parola pronunciata con una sicurezza che probabilmente solo io avevo, alla fine ce l’ho fatta! Missione compiuta e gelato buonissimo.

Sedute sulla panchina, senza alcuna fretta, ci siamo messe semplicemente a osservare la gente che passava. Ed è stato uno dei momenti più divertenti della giornata. In Inghilterra sembra davvero non esistere il giudizio sull’abbigliamento: c’era chi indossava cappotti in pieno sole, chi girava scalzo, chi sfoggiava capelli di tutti i colori, chi mescolava stili completamente diversi e chi sembrava uscito da un film o da un concerto rock. Ognuno era semplicemente sé stesso.

Ci siamo ritrovate a commentare con il sorriso quella meravigliosa libertà di esprimersi senza preoccuparsi degli sguardi degli altri. E proprio osservando tutta quella spontaneità, Simona, che da sempre tiene tantissimo ad abbinare ogni capo d’abbigliamento, se n’è uscita con una frase che ci ha fatto ridere tantissimo: “Io mi trasferirei subito qui… e uscirei persino in pigiama!”. Forse era una battuta… oppure no. Ma una cosa è certa: quella libertà di essere sé stessi, senza paura del giudizio, ci ha colpito quasi quanto i monumenti e i musei che avevamo visitato. A volte il bello di un viaggio non è solo quello che si va a vedere, ma anche ciò che si impara osservando la vita quotidiana delle persone.

L’ultima tappa era quella che aspettavo con più curiosità: Afflecks, uno dei luoghi più originali e alternativi della città. Purtroppo, però, proprio in quel momento Simona aveva iniziato ad accusare un forte dolore al ginocchio. Dopo tutti i chilometri macinati nei giorni precedenti, ha preferito fermarsi all’ingresso per riposarsi un po’, mentre io e Laila siamo entrate a dare un’occhiata. Appena varcata la soglia abbiamo capito subito che non si trattava di un semplice centro commerciale. Afflecks è un vero universo dedicato al vintage, alla creatività e alla cultura pop: un labirinto di piccoli negozi indipendenti distribuiti su più piani, dove si trovano abiti retrò, vinili, fumetti, oggetti da collezione, articoli handmade, gadget musicali e tantissime curiosità. È uno di quei posti in cui ogni angolo nasconde qualcosa di inaspettato e dove il tempo sembra fermarsi. Peccato davvero aver avuto così poco tempo a disposizione. Ci avrei trascorso tranquillamente qualche ora, curiosando tra gli scaffali e i negozietti, e sono certa che anche Simona se ne sarebbe innamorata. Conoscendola, avrebbe apprezzato tantissimo quell’atmosfera originale e fuori dagli schemi. Sarà una buona scusa per tornare a Manchester un giorno.

Abbiamo poi ripreso a passeggiare nel vivacissimo Northern Quarter, il quartiere più creativo e alternativo di Manchester. È una zona completamente diversa dal resto della città: murales coloratissimi, negozi indipendenti, locali vintage, botteghe di dischi e tantissimi caffè con tavolini all’aperto. Quello che ci ha colpito di più è stata l’atmosfera. Erano ancora le prime ore del pomeriggio, eppure sembrava già sabato sera. Dai pub e dai locali usciva musica a tutto volume, le terrazze erano piene di persone che chiacchieravano con una pinta di birra in mano e, ad ogni angolo, c’era qualcuno che suonava o cantava dal vivo. Sembrava che la città avesse deciso di divertirsi senza aspettare la sera.

Dopo essere passate dalla stazione per acquistare i biglietti del treno, abbiamo approfittato del Free Bus, il servizio di autobus gratuito che collega i principali punti del centro. Un’idea davvero comoda per chi visita Manchester, perché consente di spostarsi facilmente e, nel frattempo, osservare la città da una prospettiva diversa.

Dopo quest’ultimo giro ci siamo dirette verso l’aeroporto. Come spesso accade quando si viaggia, anche questa volta il volo è partito con circa un’ora di ritardo. Poco male: è stato il momento perfetto per riguardare le fotografie, rivivere le risate, le figuracce, i salti, la magia dei Beatles e ripensare a questo splendido regalo che Laila e Simona mi hanno fatto per i miei cinquant’anni.

Manchester ci ha conquistate con la sua eleganza, le biblioteche da sogno e i suoi pub ricchi di storia. Liverpool, invece, ci ha travolte con la sua energia, la musica, il porto e quell’atmosfera festosa che sembra non spegnersi mai. Due città diverse, entrambe meravigliose, che ci hanno regalato tre giorni intensi e tanti ricordi che porteremo con noi ancora a lungo.

Negli anni ho capito che, se dovessi scegliere, preferirei sempre un viaggio a qualsiasi regalo materiale. Un weekend condiviso, una città da scoprire, una cartina da consultare insieme, una figuraccia che diventa un aneddoto da raccontare per anni, una risata improvvisa, un tram perso, un pub trovato per caso, una fotografia scattata al momento giusto. Sono queste le cose che acquistano valore con il passare del tempo. E, come succede sempre quando rientri da un viaggio riuscito, la domanda è una sola: dove andiamo la prossima volta?

Sul tavolo c’è già un sogno che ci guarda da lontano: la Corea del Sud, la meta che Simona desidera visitare da tanto tempo. Chissà… magari sarà proprio quella la prossima avventura. Oppure ci lasceremo ispirare da qualche altra città europea per un nuovo weekend improvvisato. In fondo non è importante la destinazione. L’importante è continuare a partire insieme. E credo che una delle cose più belle, arrivati a una certa età, sia proprio questa: regalarsi esperienze invece di oggetti.

Perché alla fine non ti restano solo le fotografie o le calamite attaccate al frigorifero, ma le risate durante i viaggi, le figuracce, i caffè tremendi bevuti all’estero convinte ogni volta che “magari questo sarà buono”, le camminate infinite, le chiacchiere sul treno e tutte quelle scene assurde che solo chi viaggia insieme può capire davvero.


Romy Crystal
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