Malta, Gozo e Comino

Una settimana fuori stagione per una visita sorprendente
Scritto da: lara-b
malta, gozo e comino
Partenza il: 26/03/2017
Ritorno il: 01/04/2017
Viaggiatori: 4
Spesa: 1000 €

DOMENICA 26 MARZO 2017 – PARTENZA e PENISOLA DI MARFA

Partenza alle 10.30 con volo Ryanair da Bologna per La Valletta dove atterriamo alle 12.15, come accoglienza temperatura mite ma cielo nuvoloso. Ci siamo organizzati un po’ per gioco, Paso, mio marito, io, mia madre e il suo compagno. Vediamo come va l’esperimento di generazioni a confronto in viaggio!

Nel percorso obbligato di uscita dal piccolo aeroporto ci fermiamo innanzitutto nel primo noleggio auto che incontriamo, la società Sixt, e affittiamo un auto. L’addetto non ci dà molta scelta: un’Aygo, ok? …. ok. Col senno di poi, a parte gli spazi minuscoli che ci costringono a strizzarci sopra con le valigie (e per fortuna che avevamo solo due valigie grandi e due bagagli a mano), capiamo perché: le strade sono molto piccole e piuttosto trafficate, con una minimacchina ce la caviamo un po’ meglio, anche se sulle salite slitta di brutto tanto che è leggera (e piuttosto scassata, ma per una settimana va più che bene).

Usciamo dal parcheggio e l’impatto con la guida a sinistra è un po’ strano, ma Paso se la cava egregiamente e, seguendo scrupolosamente le indicazioni del navigatore portatile affittato assieme all’auto (indispensabile), attraversiamo l’isola a un primo impatto un po’ sporca e confusionaria. Poi man mano che ci allontaniamo dal caos cittadino, le cose migliorano e riusciamo ad orientarci meglio e a goderci anche un po’ di paesaggio. Ci dirigiamo verso nord-ovest, passando accanto a indicazioni di luoghi letti sulla guida che visiteremo nei prossimi giorni, e giungiamo sulla costa nord dove con facilità troviamo la strada che ci porta al Ramla Bay Resort, nella penisola di Marfa e… capiamo il perché di un’offerta così vantaggiosa come quella che abbiamo acquistato per venire qui. Pare che tutti gli alberghi della zona stiano facendo lavori di ampliamento contemporaneamente, ovunque è un cantiere, non c’è nessun paesello o anche un semplice lungomare dove fare una passeggiata. E dell’”unica grande spiaggia di sabbia dell’isola” declamata dall’impiegata dell’agenzia troviamo solo un budello di pochi metri quadrati completamente colonizzato dal resort, che in questa stagione non ha ancora allestito nulla all’esterno. Non posso dire che ci avesse detto una bugia: in effetti il resort ha diversi ristoranti, bar, la piscina… solo che sono ancora tutti chiusi. È in funzione solo il bar interno e il buffet nella sala ristorante. Va bè, non è un problema, però poteva essere più chiara. Comunque abbiamo la nostra auto e ci sposteremo senza problemi, solo che il sentore che subito abbiamo è che la vacanza che doveva essere un po’ di visita e un po’ di riposo, in realtà di riposo avrà ben poco dato che nei dintorni non ci sono posti dove riposarsi… L’hotel però è bello, nulla da dire, molto grande e molto industriale. Infatti, dopo una fredda accoglienza alla reception tipica delle grandi strutture in cui tutto è perfettamente funzionale e organizzato ma il rapporto umano praticamente non esiste, appoggiamo le valigie in camera e andiamo a mangiare qualcosa di veloce al bar perché il self service è già chiuso. Tutto è bello e pulito, c’è anche una SPA che non vediamo l’ora di provare, e l’area esterna nel periodo estivo deve essere molto accogliente e rigogliosa. Solo ora, purtroppo, è un po’ spoglia. Fanno tutti finta di non capire una parola di italiano e ci sembra un po’ scortese, del resto siamo a Malta, mica a Katmandu. Ci sta che non tutti parlino l’italiano, ma se ti chiedo l’ora e tu fai finta di non capire e mi dici “in English, please” mi sembra di essere tornata davanti alla professoressa di inglese delle scuole medie.

Pranziamo dignitosamente, esploriamo un pochino il resort e andiamo in camera per una doccia e un po’ di riposo. Verso le 18 usciamo di nuovo e come primo giorno decidiamo solo di esplorare i dintorni. Quindi ci dirigiamo verso nord-est, lungo l’unica strada della penisola di Marfa. Entrando in tutte le stradine secondarie che incontriamo sulla sinistra dove troviamo solo casette di villeggiatura basse e chiare quasi tutte ancora chiuse. Nulla a che vedere con l’incanto del bianco delle isolette greche, ma comunque particolari. I locali sono chiusi. C’è qualche anima che si gode i primi week end che preannunciano l’estate in un clima di relax, i bambini che giocano per strada e strade dissestate su cui la nostra Aygo arranca un po’ a fatica, anche perché ha le sospensioni che cigolano e durante il tragitto ops… ci vola via anche il tergicristallo! Torniamo indietro a raccoglierlo e proviamo a rimontarlo ma si è spezzato. Cogliamo quindi l’occasione per dare un’occhiata più approfondita alla nostra microauto e, in effetti, anche i cerchioni sono tutti rigati e legati con delle fascette da elettricista.

Giriamo pian pianino per tutte le stradine controllati a vista dalla Red Tower che troneggia sull’altopiano della penisola, senza trovare nulla di interessante. La White Tower non è raggiungibile, l’accesso è bloccato da una sbarra perché pericolante. Parcheggiamo in fondo dove c’è la statua della Madonna e una piccola e graziosa cappella. Facciamo quattro passi nei dintorni dove alcuni sentieri si snodano nel verde della macchia mediterranea e dove molti maltesi si addentrano con le auto per fare pic nic nella natura. Si sente anche musica. Esploriamo alcuni sentieri e le rocce delle scogliere a picco nella punta nord-est della penisola (in alcuni punti ci sono delle crepe abbastanza profonde, che nei prossimi decenni cederanno come i massi ammassati sul fondo). Peccato che le nuvole non rendano giustizia al colore del mare, che si vede da quassù.

Inizia a imbrunire quindi torniamo all’auto senza esserci tolti la voglia di camminare in questo bel luogo e ci dirigiamo verso l’estremità nord-ovest della penisola di Marfa dove troviamo l’imbarco per i traghetti di Gozo. Non troviamo nessun paesello dove mangiare qualcosa e fare due passi. Decidiamo così di dirigerci verso Mellihena, dove prima di mangiare facciamo una visita veloce al complesso religioso che troviamo lungo la via principale. Entriamo in un chiostro molto suggestivo, racchiuso da grandi grate e muri candidi che nel buio sono illuminati da una calda luce gialla. Entriamo in una chiesa ma non capisco di quale si tratti perché la Church of Our Lady of Victory rimane più in alto, su uno sperone di roccia, ma il complesso deve essere sempre lo stesso. Diamo solo un’occhiata veloce perché il sagrestano con qualche occhiataccia fa capire che non è orario per turisti. Probabilmente è appena finita una funzione visto che abbiamo incontrato un sacco di gente che usciva e sta per iniziare qualche altra celebrazione. Inoltre c’è anche movimento all’interno e il portone viene chiuso rapidamente dietro alle nostre spalle. Ci sentiamo fuori luogo, quindi ci guardiamo intorno rapidamente e altrettanto rapidamente usciamo da un uscita laterale.

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