Maldive, Atollo di Male Nord, Isola di Kanu Huraa

All'insegna della vita marina, dei colori del reef, dell'eccezionale mondo subacqueo, del relax e del buon mangiare.
 
Partenza il: 29/08/2006
Ritorno il: 05/09/2006
Viaggiatori: 4
Spesa: 2000 €

Io, la Luna, il mio boy, il mio fratellino e la sua mogliettina per la prima volta facciamo un viaggio insieme anche con l’intenzione di sfatare la leggenda che dove vanno loro in vacanza succede qualcosa di non piacevole (aiuto! Ma no, io non sono superstiziosa!). META. Dohnveli Resort Blu Club (dhon veli = sabbia bianca) con il tour operator Teorema, in forma All inclusive, Atollo di Malé Nord, Isola di Kanu Huraa. L’isola si trova al confine meridionale di un’ampia laguna che accoglie al suo interno anche due piccole isole deserte, un’altra struttura turistica, il Four Seasons Resort e la grande isola dei pescatori di Huraa. Forse preferivamo un atollo più distante da quello di Malé, il più sfruttato, magari volare con l’idrovolante… ma va bene così… incrociamo solo le dita che il tempo ci assista. CLIMA. Siamo consapevoli che questo non è il periodo migliore per andare alle Maldive, il monsone è quello umido, sono previste piogge e ce lo confermano anche le bruttine previsioni per i cinque giorni successivi alla partenza (www.wunderground.com). La temperatura dell’acqua, però, è sempre costante sui 27°C e… ci piace! L’ideale sarebbe stato andarci tra febbraio e maggio, quando anche le giornate sono più lunghe è vi è minore probabilità di rovesci… ma noi le ferie le abbiamo ora. Dobbiamo ammettere, a posteriori, che siamo stati molto fortunati in quanto il sole, anche se in alcuni giorni coperto dalle nuvole, c’è sempre stato e la fortissima pioggia si è spesso abbattuta (a parte l’ultimo giorno) durante la notte. PREZZO. Pensavamo di aver fatto un affare ed invece – chiacchierando con gli altri ospiti della struttura, i quali avevano comprato lo stesso identico pacchetto in altre agenzie o addirittura nella nostra – se avessimo prenotato lo stesso pacchetto, non 10 giorni prima della partenza, ma 7, 5 o 3… avremmo pagato anche 950, 850 o addirittura € 800 a persona! Oltre al risparmio anche di € 550 a testa (che avremmo potuto spendere in escursioni, massaggi, cenette romantiche… visto che in loco abbiamo speso circa $ 300 a testa) avremmo ottenuto un up degrade, ossia l’assegnazione di una sistemazione superiore alla nostra (per l’affaccio sul mare avevamo speso pure € 42 in più a persona a settimana!). No, meglio non pensarci anche perché alla richiesta di spiegazioni del perché così tanta differenza in pochissimi giorni e a sperare in un “contentino”… ci veniva risposto letteralmente: “succede, quante volte compri una gonna in un negozio e poi ti accorgi che quello di fronte la vende a meno? La vostra stanza, inoltre, ha tre letti e di solito non si assegna ad una coppia”. Beh, il discorso è chiaro! Basta e godiamoci la vacanza! VOLO ANDATA. Voleremo con la compagnia italiana NEOS. Arriviamo all’aeroporto le classiche due ore prima della partenza prevista per le 23,40 e ci danno subito un’indesiderata notizia: il volo porterà due ore di ritardo, non partirà prima dell’1,30. Per scusarsi ci offrono un panino ed una bibita! Oh oh, se il buongiorno si vede dal mattino… ma fossero questi i problemi! Domani è un altro giorno e tutto splenderà! Mangiucchiamo, girovaghiamo per il terminal che ha ormai chiuso i negozietti, qualche partita a carte e finalmente all’1,30 ci ritroviamo seduti sul Boeing 767/300, dove il comandante ci informa che ci sono ulteriori ritardi per un problema sopraggiunto ad un computer, ma che per le 2,00, forse, je la famo! Ci ringrazia della pazienza e si scusa numerose volte… Sospiriamo un po’ tutti, ci sono mormorii e commenti di vario genere ed io penso alla mia cognatina seduta lontana (per fortuna avevamo chiesto quattro posti vicini!) che già, senza intoppi, ha paura di volare… Alle 2,15 il comandante tutto felice ci dice che il problema al computer, dovuto ad un surriscaldamento (mah, così abbiamo capito) era stato risolto… ora però aspettavamo il nuovo piano di volo che qualcuno stava preparando e qualcun altro andando a prendere. Alle 2,45 dal fortunatissimo posto 27L vicino all’oblò che affacciava su un’ala grigia vedevamo il paesaggio aeroportuale finalmente allontanarsi sotto di noi. Alle 3,45 ci servivano la cena: gustosa e bella calda la lasagna al forno alle verdure, buoni la lonza, il carciofino e l’oliva, ottima la tortina palermitana ai frutti di bosco. Non male il vino mesciuto in bicchiere di vetro, a scelta il pane integrale o bianco. Monodose di formaggio alle noci, di parmigiano reggiano a pezzi e grattugiato e gentile il personale che passa più volte con le bevande. Il viaggio sembra interminabile nonostante la possibilità di ammazzare il tempo ascoltando musica o vedendo un paio di film di prima visione. I posti sono un po’ angusti (le poltrone non sono particolarmente comode) e nonostante io sia piccolina noto quanto poco spazio ci sia per le gambe. Alle 10,00 servono la colazione: un mini croissant con la crema, un fagottino con la marmellata, un panino integrale con prosciutto cotto e formaggio e da bere. Il tutto un po’ freddino. E ancora il duty free a bordo, le carte per lo sbarco da compilare e alle 14,45 (ora locale, in Italia sono le 11,45) dopo nove ore per aria finalmente tocchiamo terra! Siamo a 7.352 km da Roma! Raccomandazione! Non portate assolutamente, visti i controlli alla dogana, così come in molti altri paesi musulmani, alcolici, carni ed insaccati di maiale… e sappiate che presso l’aeroporto di arrivo vi aspetteranno, per ostacolare ovviamente l’entrata di droga, gli unici due cani presenti alle Maldive! DESTINAZIONE. 29 agosto. L’impatto è stato buono: cielo un po’ coperto ma aria calda. Sbrigate velocemente le pratiche di sbarco e su un grande motoscafo via per il villaggio. Wow che acqua azzurra addirittura al porto! Ci danno il benvenuto con tea freddo, qualche drink, pizzette e tramezzini. Siamo ansiosi di vedere la stanza e… appena ce la mostrano, rimaniamo estasiati! Fronte mare come avevamo richiesto – e per la quale avevamo pagato come già detto un supplemento –, enorme, con soffitto altissimo e poco arredata da un bel letto matrimoniale più un lettino, una scrivania con TV, il telefono, un armadio in legno intarsiato ed ampissimo all’interno del quale la cassaforte. Il pezzo forte, però, è il bagno! Grande anch’esso con due lavabi, la doccia, il phon e l’accesso ad un minigiardino privato con vasca da bagno e doccia esterni! Sì! E’ vero che veniamo invitati a preservare la natura e le risorse dell’isola tra le quali, ovviamente, l’acqua dolce, realizzata con impianti di desalinizzazione e quindi da non sprecare ma… sognare non costa nulla. A parte due saponette, mancavano i classici mini shampoo, mini bagnoschiumi, ma noi avevamo i nostri e sinceramente eravamo più contenti che ci fossero sempre bianchi e puliti asciugamani. VILLAGGIO. Il pomeriggio l’incontro con l’addetta all’assistenza, per tutto il soggiorno, della Teorema, Marcela, per metà cubana, per metà messicana, molto spigliata e diretta. Ci consegna una brochure e ci illustra le attività del villaggio, come funziona l’All inclusive (termina alle 24), le escursioni, la differenza tra i due bar (in uno le consumazioni sono a pagamento con aggiunta di una tassa del 10%), la boutique, la palestra, la discoteca, il coffee shop, la possibilità di telefonare (noi abbiamo utilizzato i cellulari) o di inviare fax, e-mail, il servizio massaggi della SPA, il pagamento di $ 50 se non si restituisse il telo da mare sempre cambiato e che troveremo in camera, pagamento dovuto anche per mancata restituzione della chiave della stanza o della cassetta di sicurezza, l’assistenza medica h24 (l’ambulatorio un’ora al giorno) e la possibilità, in caso di necessità, di trasferimento in barca presso l’ospedale di Malé ($170 a tratta)… Tutte le spese, comunque, nonostante siano espresse in $, potranno essere saldate in euro o con carta di credito non elettronica a termine vacanza. In fase di presentazione, però, si verifica un battibecco tra lei e il personale dell’Albatros Top Diving (un’organizzazione all’interno della struttura che affitta attrezzatura subacquea, propone corsi PADI, propone immersioni di tutti i livelli) proprio sulla possibilità di fare snorkeling e questo non risulta molto carino a noi e agli altri ospiti. Arriva l’ora della prima cena e la nostra intuizione non è sbagliata: si mangerà benissimo nei due ristoranti per tutta la vacanza! CIBO. Sempre due piatti di pasta per i più tradizionali, qualche buon pesce grigliato all’istante o fritto, una ampia scelta di contorni e secondi a buffet cotti o crudi. Per finire tanta frutta (bananine, ananas, papaia, anguria, arance, mele, l’immancabile cocco) e dolci buoni e coreograficamente presentati. Nelle cucine, così come nei bar, i cuochi sono cingalesi in quanto i maldiviani non possono toccare carne di maiale o alcolici. Spesso venivano proposte cene speciali romantiche anche sulla spiaggia, a base di aragosta o frutti di mare, da pagarsi a parte (dai 25 ai 50$ a testa). 30-31 agosto – 1-5 settembre. Le giornate sono trascorse all’insegna del relax e dello snorkeling la mattina e un po’ più impegnative durante il corto (faceva buio già verso le 18,00) pomeriggio. La sera una doccia, chiacchiere, cena e spettacolino. ANIMAZIONE. Sempre discreta anche durante il giorno, ma attiva e coinvolgente. Diversi gli spettacoli di cabaret, i giochi con la partecipazione del pubblico, lo spazio ai più piccoli impegnati durante il giorno al miniclub. Ciò che mi è mancata è stata una serata tipica maldiviana, qualcosa che ci mostrasse la loro cultura… il tutto era incentrato sul nostro benessere “all’occidentale”. Un pomeriggio ci siamo regalati, presso il centro Spa, un massaggio maldiviano preceduto da un idromassaggio “colorato”. È stato un toccasana e praticato da rispettosissime ragazze indonesiane le quali, nonostante minute e di bassa statura, hanno energicamente “trattato” tutto il corpo con nostri benefici. Il costo di un massaggio variava dai 50 ai 90 $. ESCURSIONI. Una visita a Malé, la capitale, non è mancata ($ 42). Partenza alle 14 e rientro alle 18. Una mezz’oretta di trasporto con barca veloce e poi, un po’ di corsa, e sfortunatamente con un maldiviano che non aveva una gran voglia di lavorare, ma che parlava perfettamente la nostra lingua, giravamo tra le attrazioni più importanti. Tanto anche il tempo libero a nostra disposizione. Presso il Bazar di Singapore e lungo la strada commerciale facciamo un po’ di shopping, trattiamo un po’ sul prezzo (così si usa) per acquistare il tipico artigianato locale: tamburi tradizionali, imbarcazioni in miniatura, scatole laccate, parei dai colori più svariati e lavori in paglia e fibre di palma, in foglie di banano, in legno di cocco, in madreperla, in osso di pesce, in corallo. Nel mercato del pesce è stato interessantissimo vedere distese di tonni e pesci enormi in genere acquistati da locali che, con un costo aggiuntivo di $ 1 o poco più, se li facevano pulire e confezionare da esperti in pochissimi minuti. A caricare, scaricare (e anche a costruire) troviamo i bangladesi, dal fisico strutturalmente più forte. Affascinante il mercatino della frutta: bananine, cocchi, foglie di bertelé e bertelé tagliuzzato a rondelle (una “sostanza” assimilabile alle nostre sigarette che non si fuma ma si mastica come fosse chewin gum). I maldiviani masticano in continuazione questo “frutto” che colora la loro bocca di rosso/nero… Esposto all’acquisto anche tanto curry in tre differenti colori a seconda se si usava per condire pesce, verdure o carne. E ancora lime, peperoni in miniatura, patate di diversi tipi e forme, tuberi in genere! Da queste parti la “movida notturna” si svolge essenzialmente in qualche sala da tea, in alcuni ristoranti per occidentali oltre che in un paio di cinema in cui trasmettono saghe indiane e successi hollywoodiani. A Malé ci sono ben 20 moschee. Un giro lo facciamo attorno alla più antica, la Hukuru Miskiiy, famosa per le belle decorazioni in pietra finemente scolpita. Un lungo pannello, inciso nel XIII secolo, commemora l’introduzione dell’Islam nelle Maldive. Ha un alto minareto circolare e di fronte il cimitero degli eroi dove è sepolto Barat, colui che nel 1153 introdusse la religione musulmana. Un giro anche attorno alla moschea nuova, la più grande delle Maldive, con il minareto dalla cupola dorata, dove ha sede anche il centro di studi islamico che non abbiamo potuto vedere perché chiuso il sabato. Abbiamo sbirciato un po’ dall’esterno del cancello sia il Parco del sultano sia il museo nazionale dove sono esposti i tesori del sultano. C’è tanta gente in giro perché l’isola, di kmq 2,5, è proprio sovraffollata: vi abitano circa 70.000 persone! Ha praticamente una densità di abitanti per kmq maggiore di quella di Manhattan! Abbiamo visitato la zona amministrativa dove sorgono 17 sedi di ministeri e la residenza del Presidente ed è stato curioso sapere che a lavorarci sono principalmente donne, impiegate anche come poliziotte senza obbligo di vestire da islamiche. Complessivamente devo dire che non ho trovato Malé spettacolare, ma, comunque, unica nel suo genere, ordinata e pulita anche nei labirinti di stradine. La guida ci ha dato qualche notizia sui matrimoni tra maldiviani. L’uomo può avere anche quattro mogli, ma solo se la prima ne dà il consenso ed ora come ora molti maldiviani, compreso il Presidente della Repubblica (che dura cinque anni, è eletto dal Parlamento con il consenso del popolo ed è in carica da 28 anni) ne hanno una. I matrimoni si svolgono in qualsiasi sede, non solo in chiesa o in comune, e c’è un altissimo tasso di divorzi (certo, non devono fare altro che pronunciare tre volte la parola ti ripudio e notificarlo all’autorità, senza indagini successive!) che si ottengono al massimo dopo un mese dalla richiesta. Qualche cifra? Su 2000 matrimoni ci sono 1.500 divorzi! Una passeggiata lungo il porto dove sono ancorate le imbarcazioni tipiche, i dhoni, fondamentali per i collegamenti, per il trasporto delle merci e della gente nell’immenso arcipelago, oltre che naturalmente per la pesca, e via si ritorna al villaggio. In lontananza avvistiamo alcuni delfini che però sono disturbati dal rumore del motore… ce ne sono tanti in queste acque e dalle 17 in poi si fanno ammirare. Un altro pomeriggio lo trascorriamo a Himmafushi, l’isola dei pescatori ($24), quella in cui vivono i maldiviani e dove non vi è alcun villaggio turistico. Anche qui troviamo la strada per lo shopping che con una buona contrattazione risulta conveniente (maggiormente rispetto a Malé) per noi e per loro (portiamo a casa simpatiche scatoline in legno contenenti bustine di tea a tutti i gusti, books porta foto…). Andiamo in giro per le viuzze e Marcela, che ci fa da guida, ci spiega che tanti anni fa i muri delle case erano costruiti con corallo e conchiglie. Ne vediamo alcuni e poi rimaniamo stupiti dall’apprendere come si ricava l’acqua da bere: su molte case ci sono dei pannelli ondulati di eternit che indirizzano la pioggia in bidoni e… con un procedimento niente affatto complesso, l’acqua diventa potabile! In quest’isola fuori dalle case semplici, dignitose, vi sono delle “panchine di amaca” dove i proprietari o i passanti possono tranquillamente fermarsi e riposare. Sono invitata prima da una signora, poi da due anziani a provarle e… veramente comode! Molte dimore non hanno il bagno ed i bisogni si fanno al mare o, al massimo, nelle uniche toilette dell’isola che si trovano all’interno dell’unica scuola. Le classi sono in una struttura in muratura dove solo la settimana scorsa hanno montato gli infissi e presso le quali bimbi studiano l’inglese parlato e scritto sin dai primi anni oltre che, ovviamente, la lingua ufficiale, il divehi, che, come quella araba (il cui suono è molto simile) si scrive da destra verso sinistra. Nel nostro villaggio, comunque, parlavano tutti inglese e ovviamente italiano. I bambini frequentano la scuola dell’obbligo per 12 anni, vengono forniti gratuitamente libri, divisa… Successivamente sono costretti ad andar fuori: molti si laureano a Cuba, diventando soprattutto medici (ce ne è uno ogni 7.000 abitanti) e anche i meno abbienti hanno la possibilità di acculturarsi grazie ad una grande solidarietà tra il popolo. La percentuale degli analfabeti è del 2,5%, praticamente inesistente! Marcela ci dice che gli abitanti sono tutti sani come pesci! Sapevamo che non era necessaria alcuna vaccinazione in quanto non si sono verificati mai casi di malattie infettive, ma che l’unica patologia è la gotta in quanto i maldiviani, nutrendosi prevalentemente di pesce e riso, sono troppo ricchi di proteine… è proprio una curiosità! Un pomeriggio l’ho dedicato al battesimo del mare: un mini corso da sub e un’immersione a 4-5 metri di profondità, di una mezz’oretta, con tutta l’attrezzatura, condotta mano per mano, anzi, mano per bombola, dalla responsabile del diving centre ($122). Beh, un po’ di paura c’era… respirare con una bombola per la prima volta…. ma la visione di una realtà parallela, la sensazione di sognare all’interno di un gigantesco acquario… mi hanno fatto dimenticare l’iniziale stato d’ansia per la difficoltà ad immergersi in un mare un po’ mosso. 1000 sono le specie che vivono in questo arcipelago? Io penso di averle viste quasi tutte! Non sapevo dove girarmi, i colori più variegati, miriadi di forme, coralli inimmaginabili… la pace, la quiete rotta solo dal rumore delle bolle del mio erogatore e dal movimento delle mie mani per indicare, sbalordita, a destra e a manca, sopra e sotto, la presenza di un meraviglioso spettacolo vivente e… chissà di notte! Altre escursioni proposte dal villaggio erano un’uscita in barca al tramonto ($24) o notturna ($35) per la pesca al bolentino, una sorta di gara per pescare prede tipiche quali cernie, dentici, orate… servite il giorno successivo al buffet; un pic-nic presso l’isola di Kuda Bandos a un’ora scarsa di barca ($46); un’uscita nel tardo pomeriggio in barca in cerca di delfini da fotografare ($20); su richiesta pesca alla traina, antica e tipica per prendere marlin, pesci vela e tonni; il barbecue notturno all’isola deserta di Olhahali con una crociera di un giorno e di una notte a bordo di un caicco di otto cabine; un’altra crociera di un giorno sempre con caicco con cena a bordo e serata all’isola di Dhiffushicon con spettacolo di folklore realizzato da gruppi di donne locali; quotidianamente un’uscita in barca di un’oretta per fare snorkeling nei dintorni del villaggio con gli animatori o le guide locali ($11). FOTO. Prima di partire avevamo acquistato due macchine fotografiche subacquee da 27 foto ciascuna per complessivi € 16,40, ma gli splendidi fondali della barriera corallina ne meritavamo ancora di più per cui anche se un po’ cara abbiamo acquistato un’altra macchinetta per portare a casa 72 foto che hanno immortalato la bellezza della fauna e della flora marina che vi lasceranno senza fiato, un vero e proprio Paradiso. Anche solo con maschera e boccaglio non ci siamo persi lo stupendo gioco di colori che migliaia di pesci e coralli riescono a creare anche in pochi cm di acqua. Abbiamo immortalato razze maculate, mante, murene, pesci chirurgo, farfalla, balestra, pagliaccio, tartarughe… Non sono mancate neppure 54 foto “terrestri” ed un video di un’ora per portarci a casa il ricordo di una settimana in queste meravigliose farù=isole! ISOLA. 200 isole su 1.200 sparse in 26 atolli sono abitate e solo 90 adibite a villaggi turistici – visto che solo di italiani, l’anno, ne arrivano 130.000 – ! La nostra offriva differenti scenari. A nord la vera e propria laguna, con tranquillo, calmo, piatto, simile ad una piscina, caldo mare, dalle mille sfumature di turchese ove a pochi cm nuotavano coloratissimi pesci e sulla cui bianca spiaggia si affacciava la nostra stanza (407); a sud dove l’acqua dell’Oceano affluiva attraverso un ampio canale (Pass) un po’ più mosso e viste le correnti indicato a nuotatori più esperti ed infine onde altissime nel punto in cui la Pass si collegava con l’Oceano aperto (Pasta Point) dove molti surfisti si esibivano. Tutta coperta da una lussureggiante vegetazione, costituita prevalentemente da palme da cocco, mangrovie, alberi del pane, papaia e banani ed in continuazione giardinieri indiani, più esperti a trattare con le piante, i fiori… all’opera. LAVORI. Il reddito medio è di € 500 circa al mese; molto lavoro è portato, soprattutto negli ultimi decenni (e per questa la necessità da parte del Governo di far rispettare rigorosamente le leggi sull’ambiente viste le numerose domande per costruire villaggi sempre più grandi) dal turismo, ma l’attività principale resta la pesca. Pochi gli agricoltori per la coltivazione prevalentemente di banane, angurie, mango e frutti della passione, peperoncino, patate e manioca. Scarse e piccole le industrie (olio) a parte quella per la produzione dei dhoni. Diversi gli artigiani. MONETA. Quella locale è la rufiyaa maldiviana divisa in 100 laaris; 1 € vale circa 14 rufiya. Ben accettati anche i dollari usa per pagare gli extra alla fine della vacanza. Noi non abbiamo avuto bisogno di cambiarla perché pagavamo in euro e al massimo il resto in rufye lo utilizzavamo per l’acquisto successivo. POPOLAZIONE. I pochi (purtroppo) contatti che abbiamo avuto direttamente con i maldiviani ci hanno fatto rendere conto di quanto siano gentili e aperti all’approccio. Esteticamente sono un mix di varie razze, un incrocio tra gli indiani, gli arabi, gli africani, i cingalesi: pelle scura e bassini di statura. I bambini in particolare sono molto sorridenti anche se ci guardavano timidi e curiosi. Qualche bimba indossava delle cavigliere d’argento per cacciare, facendo rumore ad ogni passo, eventuali spiriti maligni. Molte le credenze preislamiche ancora in uso presso alcuni villaggi dove risiedono stregoni che, con preghiere e pozioni magiche, li combattono. VALIGIA. Leggera! Per quanto riguarda l’abbigliamento direi solo indumenti comodi, informali, pratici, leggeri, sicuramente in cotone o in lino, evitate scarpe col tacco, ovviamente costumi, cappellino, occhiali da sole e felpetta per la sera. Io avevo portato anche delle scarpette di gomma ed un k-way ma non li ho usati. Indispensabili, invece, le creme solari anche quando il cielo è coperto. Per fortuna non abbiamo usato, ma da portare, repellenti per zanzare e disinfettanti intestinali. VOLO DI RITORNO. Evitate di esportare (anche se sarete molto tentati) sabbia, coralli, carapaci di tartaruga, conchiglie, stelle marine… e ricordatevi i 10 $ per la tassa d’imbarco. Volo sempre della compagnia Neos più puntuale dell’andata, migliori i posti (37C), ottimi ed abbondanti il pranzo a base di lasagne, salmone affumicato e dolcetto, la merendina con tea, panini, dolcino e bevande due ore prima del buon atterraggio.



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