Magico Yucatan

Viaggio itinerante nella penisola dello Yucatan, fra mare e siti maya, con toccata e fuga a Città del Messico
 
Partenza il: 06/01/2017
Ritorno il: 28/01/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Sul viaggio fai da te nello Yucatan, devo essere sincera, ci ho pensato e ripensato più volte: non tanto perché le foto delle sue spiagge o dei siti Maya non mi attizzassero abbastanza, anzi! E’ che la maggior parte della gente che ci era stata me ne parlava come di un luogo pericoloso ed ostile ai turisti. Per fortuna ho deciso, grazie soprattutto ai diari di altri TPC, di prenotare comunque un bel viaggio itinerante di tre settimane. E ovviamente non potevo far di meglio: vi dico solamente che mentre decollava l’aereo che mi avrebbe riportato a casa io ero che piangevo come un bambino al suo primo giorno d’asilo, una prima volta assoluta per me! Ed è stata tutta colpa della combinazione fra un clima ideale, mari da incanto, architetture e cittadine che non potrebbero essere altro che patrimonio dell’umanità e l’accoglienza della gente: belli, generosi, nello tipico spirito di queste zone.

Non voglio negare le esperienze altrui, a quanto pare infatti sembra che il problema dei tassisti che rapiscono la gente sia quanto mai reale anche in queste zone tutto sommato tranquille, ma ad essere sincera ogni volta che abbiamo preso il taxi siamo incappati in un sistema di prenotazioni e ricevute che ci avrebbe reso impossibile finire per sbaglio in un taxi abusivo.

E della corruzione della polizia ne trovate esempi anche negli altri diari: noi abbiamo trovato solo poliziotti estremamente zelanti che però non ci hanno mai chiesto un soldo, credo ci si debba un po’ affidare al caso.

Prenotiamo i nostri voli Venezia – Cancun A/R con un provider di biglietti aerei: di solito prenoto con le compagnie direttamente, ma in questo caso si trattava di voli operati da Lufthansa+Condor, quindi non potevo fare altrimenti e l’offerta è buona, a circa € 550/persona, quindi mi fido. MAI PIU’! Qualche tempo più tardi mi ritrovo di colpo tutti i soldi riaccreditati sulla mia carta prepagata e scopro così che per un qualche errore, non meglio specificato, si erano sbagliati, la disponibilità non c’era, etc etc. Morale della favola: nessuno si prende alcuna responsabilità ma i voli me li devo ricercare da capo e la disponibilità nel frattempo è anche diminuita. Così mi ritrovo a dover optare per Iberia che mi costa 590€ però con due scali! Poco male, ci fermeremo anche a dare un’occhiata a Città del Messico all’andata, così da alleggerirci un po’ il viaggio e trasformare la disavventura in un’opportunità!

CITTA’ DEL MESSICO

E così dopo 17 ore di viaggio arriviamo a Città del Messico, che assolutamente non avevamo considerato e che invece, a mio parere, meriterebbe un ritorno. Cambiamo un po’di soldi all’aeroporto e ci dirigiamo verso il nostro hotel, nella Zona Rosa, con un taxi (circa 10€).

Come accennavo poc’anzi: prendere per sbaglio un taxi abusivo sarebbe stato impossibile! All’uscita dalla zona degli arrivi veniamo assaliti da offerte di taxi urlate a gran voce; ci rivolgiamo ad uno a caso fra gli sportelli, diamo il nome dell’hotel, paghiamo la nostra corsa e ci stampano una ricevuta con tutti i dati; da qui veniamo “presi in consegna” da un’altra signora, che si preoccupa che io possa prendere freddo (ci sono 27° ma d’altra parte per loro è pieno inverno!) che ci porta all’esterno dove attende con noi l’arrivo del nostro taxi e si assicura che bagagli e persone siano tutti correttamente a bordo prima di lasciarci partire. Dalla ragazza allo sportello al tassista tutti sembrano felicissimi di vederci, e ci danno calorosi benvenuti: la nostra vacanza non poteva iniziare meglio!

A Città del Messico ci sono sicuramente zone da evitare, ma la Zona Rosa è a misura di turista: tranquilla, centrale e con una buona scelta di bar e ristoranti – purtroppo per lo più catene internazionali – ma c’è chi apprezzerebbe.

La mattina seguente decidiamo di approfittare fin dalle prime ore di questa nostra unica giornata nella capitale, ma la gente del posto, forse perché è sabato, non sembra pensarla allo stesso modo: dopo innumerevoli giri a vuoto, sono quasi le 10 quando riusciamo finalmente a trovare un posto per cambiare i soldi e uno per fare colazione!

Per fortuna nessuno mi aveva ancora messo in guardia sulla metro di Città del Messico (cosa che la mia amica, che ci ha vissuto per un po’, ha infatti fatto solo al mio ritorno!) perché noi l’abbiamo usata più volte quel giorno, soprattutto perché un biglietto costa qualcosa come 0,25€!

Prima tappa Zocalo per visitare il centro, che è non solo il cuore della città ma anche la vera immagine di questo Paese, dove la cultura preispanica si fonde con quella contemporanea.

Entriamo nella Cattedrale Metropolitana, grande e luminosa e con un presepe dalle proporzioni alquanto ridicole. Poi imbocchiamo la Avenida 5 de Mayo, dove veniamo non so come attratti da un’altra esposizione di presepi che contempla ogni tipo di colori, originalità, varietà di materiali e anche un po’ di gusto dell’orrido. Di lì arriviamo al Palazzo delle Belle Arti e, attraversando il Parco de la Alameda, e mercatini di tutti i tipi, arriviamo al Paseo de la Reforma.

Nei dintorni del Zocalo un’infinità di ragazzi vi propone questo o quel ristorante per colazione o pranzo e, so che non si fa perché “è da turista sprovveduto e tutti i ristoranti saranno esattamente uguali”, ma nella confusione del centro città per il pranzo ci sembra più semplice dar retta a uno di questi ragazzi che ci propone il VIP-qualcosa (non perdete tempo a cercarlo che tanto probabilmente non esisterà già più), ovvero una terrazza al quinto piano di un edificio in costruzione (giuro!) con una vista mozzafiato ed una clientela effettivamente molto selezionata: solo noi!

Due hamburger normali e a prezzo onesto e un’infinità di selfie panoramici più tardi riprendiamo la nostra visita da Piazza Garibaldi, la piazza dei Mariachi, che però a quest’ora ovviamente fanno la siesta! Riusciamo comunque a vederne un paio assoldati da qualche ragazzo per offrire una serenata alla sua bella, nonché la loro scuola. La zona però sembra meno sicura di altre, quindi dopo una rapida passeggiata prendiamo la metro verso il Parco di Chapultepec, che ci immaginiamo come un’oasi di pace nel mezzo del trambusto della capitale. E INVECE NO! E’ sabato, quindi è più correttamente un’oasi di messicani pieni di figli che corrono come forsennati in mezzo a gente che urla per vendere scimmie-da-testa o coloratissimi zuccheri filati da almeno un chilo l’uno, canti dei Minions in loop e strani tizi dalla faccia rossa che, sempre urlando, intrattengono decine e decine di persone; e che ci regalano anche insperati momenti di fama, visto che a quanto pare siamo gli unici non-messicani nel giro di chilometri e sono ben lieti di approfittare della nostra presenza lì per tirare fuori qualche nuova gag sull’Italia e gli italiani (scherzo, i classici pizza-mafia-Berlusconi mi sembra siano intramontabili).



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