Madrid: cosa vedere in 4 giorni e i consigli per scoprire la bellissima capitale della Spagna

Un viaggio semplice, pieno, condiviso.
Scritto da: faghione
madrid: cosa vedere in 4 giorni e i consigli per scoprire la bellissima capitale della spagna

Viaggio di 4 giorni alla scoperta della capitale spagnola, con una capatina a Toledo. Il nostro viaggio a Madrid e dintorni all’insegna dell’amicizia, delle bellissime attrazioni e dell’ottima accoglienza del paese iberico.

Diario di viaggio a Madrid

Giorno 1 – Puerta del Sol, Plaza Mayor, Reina Sofia

Partenza all’alba dalla Val Bormida, di quelle che sanno di silenzio e fari accesi nella nebbia. Si parte con la testa ancora un po’ nel cuscino, ma con quell’energia tipica delle giornate che promettono qualcosa: si cambia aria, si cambia città, si cambia ritmo. Direzione Malpensa, valigie al seguito e la sensazione bella — un po’ infantile — che il viaggio cominci davvero quando vedi i cartelli dell’aeroporto.

Volo Wizzair: sorprendentemente tutto fila liscio. Decollo addirittura in anticipo, verso le 7, e quando atterriamo a Madrid è ancora mattina piena, poco prima delle 9. Prima impressione: cielo basso, luce grigia, tempo uggioso. Quello che non ti fa venire voglia di correre, ma ti invita a camminare con calma, osservando.

Ci muoviamo subito con la metro: comoda, rapida, e in un attimo siamo nel cuore della città. Arrivo a Puerta del Sol, dove depositiamo i bagagli all’affittacamere Fortinn Puerta del Sol. Appoggi le valigie e senti che sei ufficialmente “in viaggio”: libero, leggero, pronto a infilarti nelle strade senza un vero motivo, solo per il gusto di esserci.

Prima tappa: Plaza Mayor. È una di quelle piazze che, anche se le hai viste in foto mille volte, dal vivo ti sembrano sempre più grandi e più scenografiche. Ci sediamo, respiriamo l’aria della città e facciamo quello che a Madrid è quasi un rito d’iniziazione: bocadillos de calamares. Semplici, un po’ “street”, eppure perfetti. Croccanti, caldi, con quel sapore che ti dice: ok, siamo qui.

Da lì comincia il giro vero. Ci perdiamo tra strade e palazzi, arriviamo verso Gran Vía, che è un fiume di persone, insegne e movimento: una Madrid viva, teatrale, un po’ elegante e un po’ popolare insieme. Il centro è un continuo cambio di scena: un incrocio e trovi un edificio imponente, due passi e sei in una via stretta piena di locali, poi di nuovo un viale grande dove sembra di stare in un’altra città.

Passiamo anche dalla Cattedrale: un momento più quieto, quasi di respiro. Dentro l’atmosfera cambia, i rumori restano fuori e ti viene spontaneo rallentare. Madrid intanto, lentamente, cambia umore: nel pomeriggio il cielo si apre, la luce diventa più chiara e la città sembra “accendersi”. Quel passaggio dal grigio al sereno ti mette addosso un’energia nuova, come se qualcuno avesse alzato il volume.

Avevamo in mente il Palazzo Reale, ma niente da fare: chiuso per una manifestazione. Un classico imprevisto da viaggio — di quelli che lì per lì ti fanno storcere il naso — ma che poi, a pensarci, diventano parte del racconto. E allora cambiamo rotta: niente forzature, niente corse. Si improvvisa.

Ci spostiamo verso il Templo de Debod. È uno di quei posti che ti fanno dire: “ma davvero questo è qui?”. Un tempio egizio a Madrid, incastrato in un contesto europeo, con il verde intorno e la città sullo sfondo. Anche solo arrivarci vale la passeggiata: lo guardi e pensi a quanta strada possono fare le cose, i luoghi, la storia.

Poi arriva il momento che avevi già segnato dentro, anche senza dirlo: il Museo Reina Sofía. E lì, davanti al Guernica, succede quello che succede sempre: non è una semplice “visita”, è un colpo allo stomaco. Anche se lo hai già visto altre volte, non diventa mai routine. Ti si pianta davanti e ti costringe a restare fermo. Cambiano i dettagli che noti, cambia il modo in cui lo leggi, cambia persino quello che ti porti dietro mentre lo guardi. Ma una cosa resta uguale: l’impatto. È un quadro che non “piace”, un quadro che parla. E in certi periodi storici, in certi momenti del mondo, parla ancora più forte.

Finito il museo, la sera sembra meritata. Cena con paella da La Carmela: tavolo, chiacchiere, quella stanchezza buona da primo giorno pieno, quando senti i piedi ma hai la testa leggera. Madrid fuori continua a muoversi, ma tu inizi a rallentare. Torni in camera, ti ritrovi a ripensare a tutto in ordine sparso: Plaza Mayor, Gran Vía, la luce che cambia, Debod, e poi quel silenzio davanti al Guernica che ti resta addosso.

E alla fine, come sempre quando sei lontano da casa, arriva quel pensiero semplice e perfetto: a letto. Domani è un altro giorno.

Giorno 2 – Parque del Retiro, Palacio Real, Museo del Prado

Sveglia lenta, finalmente. Quelle mattine in cui non hai bisogno di correre da nessuna parte e ti godi l’idea che oggi Madrid ti aspetta comunque. Usciamo verso le 9:30, con passo tranquillo e occhi ancora un po’ impastati. Colazione… diciamo “di servizio”. Finisce al McDonald’s e confermo a verbale: brioches terribile, di quelle che se la tiravi contro un muro probabilmente rimbalzava e tornava indietro a chiederti scusa. Però va bene così: anche le colazioni sbagliate fanno parte del viaggio, e almeno ci facciamo una risata.

Prima vera tappa: Plaza de Cibeles. Qui Madrid si mette in posa da capitale, elegante e scenografica, con quell’aria un po’ solenne che ti fa alzare lo sguardo anche se stai solo passando. Da lì andiamo verso il Parque del Retiro, il polmone perfetto per respirare e camminare senza fretta.

Arriviamo al Palacio de Cristal, ma lo troviamo in restauro. Un piccolo dispiacere, perché te lo immagini già con la luce che filtra dentro… però niente drammi: il Retiro resta comunque un posto che ti rimette in pace col mondo.

A pranzo torniamo verso il centro e ci fermiamo al Bar Postas, zona Plaza Mayor: scelta azzeccata, atmosfera da Madrid vera. E poi, come si fa a dire di no al dolce? Ci scappa la tappa da Pastelería La Mallorquina: quel genere di posto che è già una tradizione, con la vetrina che ti “chiama” e tu fai finta di resistere… ma solo per educazione. Dolce preso, sorriso assicurato.

Dopo pranzo ci concediamo un po’ di relax in camera. Una pausa vera: ricarichi le pile, rimetti in ordine pensieri e gambe, e ti prepari al pomeriggio “serio”.

  • Ore 16:00: Palazzo Reale. Un po’ di coda, sì, ma gestibile. E soprattutto: ingresso gratuito — da buoni liguri, quando c’è da entrare gratis, diventiamo improvvisamente puntualissimi e irreprensibili. Visita che vale: sale, dettagli, storia addosso. Una di quelle tappe che ti fa dire “ok, questo era da fare”.
  • Ore 18:00: Museo del Prado, anche qui con ingresso gratuito. Dentro è un’altra dimensione: capolavori che dal vivo hanno una presenza diversa, più pesante, più vera. E mentre cammini ti rendi conto che stai facendo scorta di immagini che ti resteranno nella testa per un bel po’.

Cena da Preciados 33: comoda, centrata, perfetta per chiudere senza troppi giri. Poi rientro, doccia, letto. E quando l’iPhone segna la sentenza — circa 27.000 passi — capisci che oggi non è stata una giornata: è stata una maratona in versione turistica. Madrid ci ha fatto sudare, sì… ma nel modo giusto.

Giorno 3 – Gita a Toledo

Oggi si cambia passo: sveglia presto, metropolitana e via, perché la giornata è dedicata a Toledo. Arriviamo alla stazione di Atocha con quel mix di sonno e adrenalina che ti viene quando sai che stai per staccarti dalla città e andare a vedere qualcosa di diverso. Prendiamo il treno e in poco tempo Madrid resta alle spalle: appena metti piede a Toledo capisci che l’aria è un’altra, più antica, più compatta, fatta di pietra e salite che ti fanno capire subito che oggi i passi te li guadagni uno per uno.

La mattina la passiamo camminando senza fretta ma senza sosta, infilando vicoli e piazzette, seguendo l’istinto più che una mappa. Toledo ti porta in giro lei, ti sorprende con scorci improvvisi e ti obbliga ad alzare gli occhi, perché ogni angolo sembra avere qualcosa da dire. Alla fine l’unico ingresso che facciamo è quello che davvero vale la pena fare: la Cattedrale. Entrare lì dentro è come abbassare automaticamente la voce, anche se non te lo dice nessuno. Ti prende subito l’imponenza del posto, poi i dettagli: l’ostensorio che sembra una cosa impossibile da quanto è ricco e luminoso, il coro con quell’intaglio pazzesco che ti fa venire voglia di guardarlo centimetro per centimetro, e l’altare che sta lì come una scenografia gigantesca, di quelle che ti fanno restare fermo anche solo per capire quanta storia hai davanti.

Alle 15:30 riprendiamo il treno e torniamo a Madrid, e lo stacco è netto: da Toledo che sembra sospesa nel tempo alla capitale che ti travolge subito con rumore, movimento, vetrine e gente ovunque. Ci facciamo gli ultimi giri in centro, giusto per respirare ancora un po’ quella energia che Madrid ha sempre addosso, e poi chiudiamo la giornata con cena al Mercado de la Reina 10 lungo la Gran Vía, perfetto per un finale comodo e “da ultimo atto”. Quando rientriamo ci rendiamo conto che è stata una giornata piena, e l’iPhone infatti non mente: oggi sono 26.500 passi, praticamente un altro piccolo viaggio dentro al viaggio.

Giorno 4 – Gran Vía

Ultimo giorno, sveglia presto. Si sente subito che è tempo di chiudere la valigia e salutare la stanza: quei momenti in cui tutto è già un po’ nostalgia, anche se sei ancora lì. Lasciamo la struttura, usciamo con lo zaino in spalla e ci incamminiamo lungo la Gran Vía, che al mattino ha un’aria diversa: meno frenesia, più luce, più silenzio tra un passo e l’altro. È come se Madrid, prima di lasciarti andare, ti concedesse un’ultima passeggiata tranquilla, quasi a modo suo.

Arriviamo a Plaza de Cibeles e lì ci fermiamo ad aspettare il bus per l’aeroporto. In quell’attesa c’è sempre qualcosa di strano: sei già in partenza, ma hai ancora davanti agli occhi la città, come se stessi cercando di imprimertela bene in testa prima che diventi “ricordo”. Guardi i palazzi, la piazza, il movimento che riprende piano… e dentro ti scorrono addosso, in disordine, tutti i pezzi del viaggio.

Il volo è puntualissimo, e anche questo è un piccolo regalo quando stai tornando a casa. Decolliamo senza intoppi e atterriamo a Malpensa in perfetto orario, quasi a chiudere il cerchio con la stessa precisione con cui era iniziato. E mentre torni, ti restano quelle riflessioni semplici ma vere: è stato proprio un bel viaggio. Madrid ci ha accolti bene, ci ha fatto camminare tanto, ci ha riempito le giornate e alleggerito la testa. Una città viva, elegante e intensa, capace di farti sentire in vacanza anche solo girando senza meta.

Ma la cosa più bella, alla fine, è che non è stato solo “un viaggio”: è stato un bel viaggio con un amico, di quelli che si ricordano ancora di più perché condividi risate, passi, stanchezza e meraviglia. Si torna a casa con le gambe stanche… ma con quella sensazione buona di quando hai vissuto davvero dei giorni pieni.

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