Luce, stelle, architettura e contraddizioni

21-03-1994 “Voie 7. Train en provénence de Vevey pour Morges, Nyon, Genève. Départ heures 9.46, voitures de première classe, secteur A, voitures de deuxième classe secteur B et C, voiture restaurant, secteur B”. E’ una fredda mattina di Marzo a Losanna, la mia città universitaria. Ad aspettare il treno siamo in una manciata di...
 
Viaggiatori: fino a 6

21-03-1994 “Voie 7. Train en provénence de Vevey pour Morges, Nyon, Genève. Départ heures 9.46, voitures de première classe, secteur A, voitures de deuxième classe secteur B et C, voiture restaurant, secteur B”.

E’ una fredda mattina di Marzo a Losanna, la mia città universitaria. Ad aspettare il treno siamo in una manciata di ragazzi e ragazze. Il vento ci fa incurvare le spalle nei nostri maglioni.

Quest’anno il nostro professore di progettazione in facoltà ci ha proposto una settimana in Siria, ma per chi avesse voluto c’era la possibilità di approfittare della stessa tariffa aerea vantaggiosa anche partendo una settimana prima. Siamo in pochi ad avere accettato di pagare quella misera differenza che ci avrebbe fatto raddoppiare le esperienze d’oriente. Quei pochi sono in partenza e sono li con me alla stazione.

La settimana prossima saremo in 40, ed il viaggio sarà molto diverso. Guardo la compagnia: c’è l’aristocratico Costantin, col suo ciuffo ribelle e la sua risata cristallina. Ha sempre la battuta pronta e si veste sempre alla stessa maniera: camicia con le maniche rimboccate fino al gomito di colore variante dall’azzurro al viola pallido. Molto sicuro di sé, è sempre alla ricerca di una bella donna da conquistare con le maniere da gentiluomo che gli sono proprie e quegli occhialini rotondi che SEMBRANO cadergli per caso sulla punta del naso quando assume quell’aria da furbo “matador”. Poi c’è Thomas, lo spilungone di Friborgo. Biondo scuro, ricciolo sbarazzino, sorriso un poco forzato ed accento quel pizzico troppo tedesco per essere affascinante. Paul lui è un maestro nell’arte del buon vivere. Ha organizzato più lui feste a suon di bottiglie di buon vino e cibo cucinato in grandi quantità che tutti noi messi insieme. Alto, occhio verde vivo ed attento, sorriso aperto e godereccio, appena arriva la primavera e cambiano i venti prende la sua tavola da windsurf e se ne va a Saint-Tropez. Quest’anno però sacrifica il mare per salutare il deserto.

E poi ci siamo noi: Christine, una ragazza così alta che persino io devo alzare il mento di un buon angolo per guardarla negli occhi. L’ho incontrata tanti anni fa, quando entrambe liceali ci siamo ritrovate disperate e sole in una piccola cittadina tedesca ad un corso di lingue a cui i nostri genitori ci avevano bonariamente costretto. Ci siamo unite in nome del divertimento e malgrado l’ambiente e le salsicce la mattina abbiamo passato un mese gradevole insieme. Anni dopo me la sarei ritrovata compagna di corso al primo anno di università.

Béatrice, ragazza bernese orfana di entrambi i genitori, è una ragazza dalla calma impressionante. Gli anni vissuti da sola a badare a suo fratello più piccolo l’hanno trasformata pian piano in una persona forte e sicura. Occhi verdi profondissimi e tristi, ma comunque pieni di voglia di non mollare mai. Per quanto so dalle ultime notizie pervenutami con chissà che soffio di vento, la vita le ha dato ragione.

Poi c’è Magda, un’amica di Béatrice. È una tipica svizzera tedesca: forte come un toro e decisa come un cingolato in guerra. Per fortuna ride spesso, ma io già vedo difficoltà nel suo prossimo incontro con il ciador. Non accetterà la cosa ed andrà a riempire tutti della sua morale preparata e sicuramente convinta, ma certamente poco adatta alla situazione e poco rispettosa del paese che stiamo per raggiungere. E poi ci sono io, la ticinese del gruppo, quella che secondo loro ha il “calore del sud” e parla tanto con le mani. Il volo della Türkish Airlines ci aspetta, siamo un poco circospetti… A dire il vero ci viene addirittura la ridarella quando Magda scopre che sotto la carta stagnola del pranzo di bordo c’è una schifosa salsiccia puzzolente che emana fetori poco raccomandabili…E scoppia in un disperato lamento. Magda, come la maggior parte dei nostri amici d’oltralpe, è vegetariana e ama il cibo biologico ed i germogli freschi sulle verdurine cotte come si deve e condite con lo yogurt. Si è detta pronta a sentirsi male, perché sa che in Siria dovrà dire addio alla verdura, ma lo shock della salsiccia le fa rimandare di qualche ora il suo incontro con la carne.

Paul sghignazza rumorosamente e Béatrice lo guarda con rimprovero, ma poi si addolcisce e si aggiunge al coro. Nessuno di noi mangia, ma almeno ridiamo di gusto nel fumo denso delle sigarette turche.

A Istambul dobbiamo cambiare aereo. La coincidenza partirà solo fra quattro ore. Le ragazze vogliono aspettare all’aeroporto, i ragazzi vogliono vedere Costantinopoli.

E io naturalmente sono con i ragazzi. Fissiamo un appuntamento con le figliole al check – in, passiamo dal controllo bagagli, lasciamo a loro i nostri zaini, cambiamo pochi soldi e ci lanciamo in città. Il tassista guida come un disperato, sono le 5 di sera ed il sole sta calando dietro a questa città che mi sembra fumosa e gialla. Gli odori sono molteplici e non sempre gradevoli e dal finestrino entra molta polvere. Siamo in città. Paul paga il tassì e ci guida. Lui qui ci è già stato, ed ha già ben chiaro dove ci vuole portare e cosa ci vuole mostrare. Dopo un po’ che girovaghiamo, un gruppo di ragazzini, su richiesta di Paul ci accompagna ad un ponte enorme che attraversa una vallata. Sul fondo una superstrada, a quanto ricordo. Il ponte assomiglia ad un acquedotto romano, e nella mia memoria parte da un’altezza di 4 metri sulla strada e se ne va dritto verso ‘altra sponda della piccola valle, mentre il quartiere scende verso il fondo, verso il rumore del traffico. Ci arrampichiamo sui mattoni e le pietre con fatica. Constantin mi da una mano e mi tira su nell’ultimo pezzettino senza appigli. Che fatica, ma siamo sull’acquedotto!!! Naturalmente non c’è parapetto, e l’altezza si fa subito vertiginosa. Camminiamo tranquilli verso il centro della struttura. La strada è decine di metri più in basso. Mi fermo incantata e rimango impietrita. Paul mi stava osservando e sorride compiaciuto “Questo, volevo farti vedere Elo, il tramonto dietro la cupola di Santa Sofia…” Il sole sta calando ormai, e la cupola con il suo minareto riescono a luccicare e risplendere persino in quel vorticare di polveri arancioni e dorate. Tutto ad un tratto il rumore delle automobili cessa, non sento più i bambini che gridano nelle strade, non sento più Constantin che ride ed esclama “Putain de merde!!!” ogni due secondi, non sento più il respiro emozionato di Thomas, non vedo più Paul né il suo sorriso. Vedo solo lei. La regina del mondo.



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