Le spiagge più belle della Florida

I nostri spunti per il viaggio negli USA sono stati principalmente due: uno, il principale, era seguire l’itinerario degli spiagge vincitrici negli ultimi anni di “spiaggia N. 1 in USA”, l’altro (altrettanto godereccio), era seguire le orme di Man Vs. Food. Ed ecco come ci siamo ritrovati a scoprire le spiagge della Florida più belle, quelle che da sole valgono la pena del viaggio transoceanico.
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Diario di viaggio in Florida
Giorno 1: Miami tra spiagge e cultura pop
Non mi soffermerò a parlare di Miami, splendida città colorata e sempre soleggiata che merita un capitolo a parte. Quest’anno i nostri spunti per il viaggio negli USA sono stati principalmente due: uno, il principale, era seguire l’itinerario delle spiagge vincitrici negli ultimi anni del premio come “spiaggia n. 1 negli USA”; l’altro, altrettanto godereccio, era seguire le orme dello show Man Vs. Food.
Giorno 2: da Miami a Naples attraversando le Everglades
Dopo aver passato tre giorni a Miami, partiamo per la costa occidentale della Florida, che non abbiamo mai visto ma non vediamo l’ora di esplorare, viste le ottime recensioni e i premi che ogni anno queste spiagge ricevono come numero uno degli Stati Uniti.
Come al solito, guidare negli Stati Uniti è un piacere. La tratta Miami – Naples è una strada dritta per circa due ore: è la US 41, chiamata Tamiami Trail, molto piatta. Si attraversa tutta la palude delle Everglades, nella speranza di non incrociare alligatori per strada. Alla fine di questo rettilineo troviamo un semaforo: il segnale che siamo giunti a Naples.
Ed ecco la prima bella sorpresa: una cittadina da cartolina, bellissima, tranquilla, ben curata, dove ovunque regna la serenità. Non ci si capacita di come per molte miglia si susseguano ville stupende sull’oceano e negozi lussuosi, senza nemmeno un cancello. Ci ha stupito vedere una concessionaria di auto super lussuose che la notte lascia tranquillamente le vetture nel parcheggio. È questo che stupisce noi europei: è vero, ci saranno telecamere ovunque e appena uno sgarra viene sanzionato, ma la sensazione è quella di vivere in un posto bello, pulito e tranquillo, dove tutti hanno il rispetto della cosa pubblica.
I marciapiedi sono tutti in ottimo stato, i parcheggi pubblici abbelliti con laghetti e giostre, le spiagge dotate di ogni comfort come docce, bagni, ombrelloni di paglia, bar e panchine; davvero si può stare a contatto con la natura senza spendere un dollaro. Tutti, ma proprio tutti, arrivano in spiaggia con la propria sedia sdraio sottobraccio; questa comodità e gratuità ci accompagnerà per tutto il resto del viaggio.
Oltre agli sport sulla spiaggia come i jet ski e il parasailing, da qui partono diverse escursioni a contatto con la natura, tra le quali le gite in airboat nelle Everglades per vedere gli alligatori, le gite in barca per ammirare la costa e i delfini (spingendosi anche fino a Key West), minicrociere e noleggi privati di motoscafi per pescare, oltre allo zoo di Naples e ai campi da golf e minigolf.
E veniamo proprio alla natura. Qui le spiagge sono molto ampie, la sabbia è bianca e in ogni angolo si fanno incontri ravvicinati con anatre, pellicani, uccelli di ogni tipo, tartarughe e… delfini.
Questa costa, rispetto a Miami, ha un valore aggiunto che regala emozioni uniche: il tramonto su spiagge immense e molto tranquille dove la sera, alle otto, si assiste a uno spettacolo stupendo. Anche gli abitanti locali si recano in spiaggia a quell’ora: cielo arancio-rosa e passaggio di delfini, in un silenzio maldiviano. È ancora quella sensazione di tranquillità e pace a farci decidere di fermarci un altro giorno.
La sera ceniamo sulla Fifth Avenue, a due passi dalla spiaggia, che ci conferma ciò che avevamo visto durante il giorno: qui vivono persone benestanti, alcune delle quali in pensione, che mantengono un ritmo assolutamente rilassato. Noi arrivavamo da New York City e la differenza era ancora più evidente. La passeggiata lungo questa via piena di negozi e ristoranti davvero molto belli, con le palme illuminate e i locali colorati, merita assolutamente di essere fatta (un locale caratteristico è ad esempio Tommy Bahama).
Giorno 3: esplorando Vanderbilt Beach, Bonita Beach e Fort Myers
Il giorno dopo non riusciamo a smettere di girare in macchina. Abbiamo visitato tutti i quartieri e le spiagge, ma Naples è davvero tutta così: non siamo riusciti a trovare una periferia. Dopo aver deciso che diventerà la nostra dimora quando andremo in pensione, andiamo a nord. Ci fermiamo a Vanderbilt Beach, spiaggia celebre per la presenza di hotel lussuosi e ponticelli sull’oceano, con ville, spiagge e resort a destra e a sinistra. Che sogno; sarà così ancora per molti giorni.
Dopo esserci fermati a Bonita Beach arriviamo a Fort Myers Beach. Conviene sempre fermarsi appena si vedono i cartelli public access: ogni angolo di spiaggia merita una sosta, anche se sono d’obbligo gli occhiali da sole, dato che la sabbia bianca è accecante!
Il centro di Fort Myers è invece il tipico centro con molo un po’ troppo turistico: case colorate esageratamente, tutte strutture ricettive per mangiare e acquistare souvenir, ma a mio avviso senza anima. A pochi minuti si trova l’isola di Sanibel, anch’essa con spiagge bianche e un parco naturale. Torniamo a Naples e andiamo al porto vecchio, anch’esso un po’ turistico e privo di fascino, con un nuovo quartiere residenziale molto lussuoso ma senza vita. Poi andiamo ancora verso il molo, in attesa di avvistare i delfini.
Giorno 4: Siesta Key e la sabbia infinita
Lasciamo Naples e, proseguendo sulla US 41 — più lenta della I-75 ma molto panoramica —, raggiungiamo Punta Gorda e Venice Beach. Anche questa strada è irreale: oceano a destra e a sinistra, case colorate, palme e barche. Non ci si stanca mai. Facciamo una sosta proprio sulla punta di Venice, dove il navigatore, confuso da tanta acqua, ci segnala in mezzo all’oceano!
Tappa a Point of Rocks, una formazione naturale vecchia di 17.000 anni, e dopo pochi chilometri arriviamo a Siesta Key, la spiaggia più famosa della Florida, vincitrice per diversi anni del premio di spiaggia più bella. Non è difficile capire il perché: è immensa! Non ho mai visto niente di simile in vita mia, sembra di essere nel deserto: una sabbia finissima, bianca e infinita. Dall’inizio della spiaggia ai primi ombrelloni ci vogliono cinque minuti di orologio a piedi! La spiaggia è libera ma sono presenti i bagnini, ed è attrezzata come sempre con la possibilità di fare barbecue e praticare sport acquatici.
Qui ci si rilassa a guardare l’orizzonte. La spiaggia con il passare delle ore si riempie di gruppi e famiglie, alcune delle quali ascoltano musica, ma essendo talmente grande non ci si dà mai fastidio. È anche un punto di ritrovo per ragazzi, molto divertente. Nel pomeriggio facciamo un giro a Sarasota, fermandoci ogni tanto sulla spiaggia. Anche qui offrono sport acquatici, gite in barca o in catamarano e ci sono diversi campi da golf.
Al Siesta Key Village facciamo tappa da The Old Salty Dog, locale che avevamo visto in TV nello show Man Vs. Food, ma essendo pomeriggio non abbiamo ancora abbastanza fame.
La striscia di terra in mezzo all’oceano prosegue fino all’isola di Anna Maria. Devo dire che anche qui si capisce perché questa zona e quella che vedremo domani sono tra i posti preferiti dagli americani: ci sono strutture attrezzate ovunque, soprattutto per le famiglie, con tanti mini-zoo e mini-golf. I prezzi sono ovunque molto bassi: non abbiamo mai speso più di 10-12 dollari per pranzare, le spiagge sono sempre libere e spesso lo sono anche i parcheggi. Quando sono a pagamento costano comunque pochi centesimi, al contrario delle grandi città come Miami dove la tariffa del parcheggio è a volte un po’ alta.
La sera capitiamo in uno di quei bei bar sportivi con decine di televisori sintonizzati su sport diversi e, grazie all’happy hour con 10 dollari, mangiamo pollo e chili a volontà!
Il mattino dopo proseguiamo verso nord e ci fermiamo all’Old Pier di Siesta Key, davvero vecchio e pericolante: ormai non ne è rimasto quasi nulla e ci sale solo qualche pescatore. Ma quello che si apre da lì a pochi metri è uno scenario unico: sembra una di quelle lingue di sabbia bianca che si vedono solo alle Maldive, sono rimasta commossa. Anche qui si trovano tantissime specie di uccelli e di conchiglie. Siesta Key ci ha lasciato un bel ricordo soprattutto per la sabbia bianca, ma anche l’interno è carino, trattandosi in realtà di una piccola isola quasi sommersa. Sembra di essere a Venezia: girando per le vie ci si rende conto che per ogni strada asfaltata c’è un canale con il posto barca fuori da ciascuna abitazione. Alcuni punti sono immersi in una folta vegetazione. Lasciamo quindi Siesta Key e la Sarasota Bay, attraversando i soliti ponti sull’oceano, molto belli e tutti gratuiti.
Giorno 5: Clearwater, St. Petersburg e il Sunshine Skyway Bridge
La prossima tappa è la zona di Clearwater e St. Petersburg (nella Pinellas County): miglia e miglia di piccole isole (per la precisione 36), lingue di terra strettissime, spiagge bianche e sole per 361 giorni all’anno. In realtà comprende 26 comuni diversi; alcuni sono parchi naturali protetti come Fort De Soto, che si raggiunge attraverso una serie di ponti e passaggi a pagamento (pochi centesimi), fino ad arrivare a Caladesi Island, raggiungibile non in auto ma solo via mare. Anche qui è tutto ben attrezzato e pensato per le vacanze degli americani: non mancano mai le postazioni barbecue, gli sport acquatici, il noleggio bici, le uscite in barca, le minicrociere e i parchi divertimento. Da segnalare anche il Museo Dalí.
Prima di arrivare viviamo un’altra bella esperienza: il Sunshine Skyway Bridge, considerato uno dei dieci ponti più belli del mondo. Lungo 4 miglia e alto 200 piedi, è completamente sospeso sull’oceano: con le sue campate gialle sembra di attraversare il sole, è davvero spettacolare (fa un po’ effetto pensarlo rispetto ai prezzi delle nostre autostrade, dato che abbiamo pagato solo 1 dollaro per attraversarlo).
Fort De Soto è stata premiata come miglior spiaggia degli Stati Uniti dalla community di TripAdvisor. La spiaggia è lunga 7 miglia e si snoda su 5 isole dove ci si può spostare in auto o in bici, pescare, noleggiare canoe e kayak o fare campeggio. Secondo me è il luogo dove si vedono più animali in assoluto: tantissimi uccelli e orizzonti infiniti.
Proseguiamo sulla Pinellas Bayway e arriviamo a St. Pete Beach, poi a Treasure Island. Dire quale sia la più bella è impossibile: abbiamo visto Madeira Beach, Indian Rocks Beach e Sand Key. Le spiagge e le cittadine sono tutte belle e colorate, si ha la sensazione di stare in piccoli paesi dove tutto è tranquillo e si respira un’autentica aria di vacanza. Non mancano mai un centro commerciale o una scusa per mangiare un hamburger! A volte l’unica cosa che le distingue è il centro turistico, sempre colorato ma a tratti un po’ “finto”, oppure un hotel famoso (come lo spettacolare Don CeSar Hotel a St. Pete o l’Hyatt Regency in centro a Clearwater). Consiglierei di visitarle tutte — la strada è una sola e basta una giornata —, ma dovendo scegliere non rinuncerei a Fort De Soto, St. Pete e Clearwater, e naturalmente a Caladesi Island per chi ha più tempo per organizzare l’uscita in barca. Noi non ci siamo andati perché alla sera eravamo stanchi, anche a causa del grande caldo d’agosto.
La più grande e la più completa per il turismo è sicuramente Clearwater, con molti hotel e ristoranti per tutte le tasche e una promenade molto viva, piena di giovani e famiglie. Anche di sera è molto animata: è forse la località ideale dove sostare più giorni per una bella vacanza.
La nostra giornata termina a Dunedin, cittadina più piccola e meno nota ma carina e caratteristica, con un centro ben conservato dove un tempo passava la ferrovia.
Giorno 6: St. Petersburg e Tampa
Il giro prosegue con la visita della città di St. Petersburg, partendo dal molo per poi fare una breve sosta in centro. Ci spostiamo poi a Tampa, poco distante: abbiamo voglia di atmosfera cittadina, ponti, grattacieli e shopping. Non è tra le città più belle da vedere, anche perché non mi è sembrata molto omogenea. Tra le attrazioni principali si possono visitare il Tampa Riverwalk (particolarmente suggestivo verso sera con le luci riflesse nel mare), il centro cittadino (Downtown), il Channel District e Westshore Boulevard. Un po’ mi ha deluso, ma forse la mia aspettativa era errata: non è una metropoli enorme, è comoda perché vicina a molte attrazioni turistiche e spiagge, ma non ci trascorrerei molto tempo (una notte è stata sufficiente).
Giorno 7: il tempio della velocità a Daytona Beach
Oggi partiamo per Daytona. Da Tampa riattraversiamo la Florida passando per Orlando, senza fermarci sia perché ci siamo già stati, sia perché servirebbe qualche giorno in più. Appena usciti dall’autostrada ci troviamo davanti al Daytona International Speedway, tempio dei motori e tappa obbligata per chi passa da queste parti. È emozionante visitare questo tracciato tra i più famosi al mondo: dal vivo le dimensioni e l’inclinazione della pista fanno un effetto del tutto diverso. Il tour dura 90 minuti, costa circa 20 dollari ed è completo: visita alle tribune centrali, alla pit lane, briefing sulle regole, giro interno al circuito e visita dei box, con la possibilità di fare un giro come copilota o pilota. All’interno ci sono un negozio di souvenir e un bar. Il tour è piacevole anche per chi non ama i motori; l’unico neo è che la guida parla solo inglese e non sono previste audioguide in altre lingue, quindi a volte si fatica un po’ a tradurre.
Finito il tour andiamo in albergo e ci godiamo la famosa spiaggia di Daytona. Daytona Beach merita una tappa: è una cittadina a misura d’uomo e molto divertente. La spiaggia è ampia, bella e non troppo affollata, con la particolarità che le auto possono accedere direttamente sul bagnasciuga! Tutti scaricano di tutto dai bagagliai: sedie, ombrelloni e persino frigoriferi portatili pieni di cibo e bevande. La sera il centro si riempie di luci, con un grande centro commerciale dotato di anfiteatro per feste e concerti. I locali sulla spiaggia sono davvero belli, realizzati in legno e con un’ottima offerta gastronomica.
Il mattino seguente facciamo un’altra scoperta: un’alba stupenda, la spiaggia completamente vuota, un mare meraviglioso e tanti animali tra tartarughe, pellicani e delfini. Un vero paradiso che merita una sosta durante un tour della Florida.
Giorno 8: Kennedy Space Center e Cape Canaveral
Dopo aver lasciato Daytona Beach partiamo per Cape Canaveral. Siamo molto entusiasti, anche perché mio marito è un grande appassionato di spazio e non vediamo l’ora di arrivare. Il sito si trova in mezzo al nulla, in una zona paludosa. L’ingresso è subito spettacolare, con la ricostruzione di un missile a segnalare l’accesso. L’organizzazione è impeccabile: noi optiamo per il tour base con audioguida in italiano, della durata di 5 ore (che volano via senza accorgersene).
All’entrata alcune strutture si visitano in autonomia, poi partono dei pullman ogni 15 minuti che conducono vicino alla rampa di lancio e al grande veicolo che trasporta le navicelle. Si vedono da vicino i primi missili e si può anche entrare all’interno di alcuni di essi. Il contatto con la storia è reale: si tocca con mano in quale ristretto spazio siano stati costretti a volare gli astronauti, si osservano le prime tute fino a quelle odierne, il bagno, i pasti e le brandine. Mi hanno molto colpito questi dettagli che richiedono anni di studi.
La visita è estremamente coinvolgente e curata in modo cinematografico con filmati, colpi di scena e montaggi scenografici: memorabile la ricostruzione dello sbarco sulla Luna e quella del lancio dell’Apollo, allestita nella vera sala di controllo originale (lasciata intatta con tutte le apparecchiature). Ci si siede e si rivive quel momento tra vibrazioni del pavimento ed effetti sonori. È stato davvero emozionante e vale assolutamente il costo del biglietto di 50 euro.
Nel tardo pomeriggio iniziamo a scendere verso Miami, fermandoci nelle varie cittadine lungo la strada. Attraversiamo Cocoa Beach e Vero Beach, una delle prime località nate come oasi per sfuggire ai rigidi inverni del nord. È un susseguirsi di campi da golf e grandi residence dotati di ogni impianto sportivo. Si capisce facilmente perché così tanti pensionati americani ed europei scelgano di trasferirsi qui.
Giorno 9: Palm Beach e Fort Lauderdale
Dopo aver trascorso la notte a Boca Raton, risaliamo un breve tratto per visitare la famosa Palm Beach, ricca di verdissimi campi da golf, per poi raggiungere Fort Lauderdale. Si tratta di un importante snodo turistico dotato di un proprio aeroporto e di un grande porto da cui partono le navi da crociera. La sua particolarità è la presenza di una quantità enorme di imbarcazioni di ogni dimensione: le escursioni in barca sono centinaia, così come i nidi di tartaruga protetti sulla spiaggia.
La sera andiamo in centro: non è molto grande ma è grazioso e pieno di vita, ideale per cenare sul lungomare tra palme e luci colorate.
Giorno 10: shopping al Sawgrass Mills
Oggi ci concediamo un po’ di relax tra mare e shopping. Ci colleghiamo al famoso outlet Sawgrass Mills a Sunrise, il più grande della Florida, dove fare scorta di magliette e acquisti a ottimi prezzi.
Giorno 11: arrivederci Miami
Ultimo giorno: rientriamo a Miami per poi ripartire nel pomeriggio verso casa. Il viaggio è stato magnifico: abbiamo visto posti incredibili e torniamo a casa arricchiti dall’educazione, dal senso civico, dall’organizzazione e dalla sensazione di libertà che gli Stati Uniti sanno offrire. Ci vediamo l’anno prossimo!
