Le meraviglie di Ceylon

Alla scoperta dello Sri Lanka
Partenza il: 30/03/2014
Ritorno il: 12/04/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

DAY 1: COLOMBO

Colombo di domenica ci accoglie deserta. Lonely Planet segnala siti di interesse che si rivelano in realtà molto poco attraenti, tutti i negozi sono chiusi ed i guidatori di tuk tuk, come già sperimentato in Thailandia, provano ad obbligarci alla visita non richiesta di venditori di pietre preziose anziché trasportarci semplicemente alla destinazione richiesta. Calura e stanchezza accumulata in un volo insonne, a causa dei bambini urlanti, ci portano a preferire la stazione di Fort come luogo di attesa (interminabile) del treno per Anuradhapura. Arriviamo alle 1840, col desiderio di sbarazzarci del pesante zaino e fare una doccia. Il B&B Senowin è grazioso, la camera semplice ma carina, una rapida cena e poi, finalmente, a letto.

DAY2: ANURADHAPURA E MIHINTALE

Noleggiamo le bici e partiamo prestissimo per la vecchia Anuradhapura. Si pedala bene nonostante il caldo e seguiamo l’itinerario da sud a nord nell’immensa area delle rovine. Togliamo le scarpe come da costume locale per accedere ad ogni tempio: il pavimento è rovente e spesso ci ritroviamo a correre verso l’ombra. La vegetazione è stupenda e il sito meraviglioso, ma l’area è davvero immensa. Alle 14 siamo già nella zona nord, quella del Monastero di Abhayagiri, dove si concentrano i siti più famosi: le Twin Ponds, la Elephant Pond ed il Buddha seduto. Terminiamo la visita e rientriamo con l’intenzione di visitare già oggi anche Mihintale. Pranziamo in un ristorante a buffet di Riso & Curry locale: ci si lava le mani e, dopo aver posto una gande foglia di loto sul piatto, si sceglie la qualità di riso e la varietà di accompagnamenti da una fila di contenitori in terracotta: il cibo è ottimo e la spesa ridicola. Preso un autobus, raggiungiamo la ripida scalinata che ci porta sulla vetta di questa collina dove, si narra, l’antico Re di Anuradhapura si convertì al Buddhismo. La vista è splendida e fino al tramonto, in tutta calma, ci godiamo questo sito assieme a pochissime altre persone. Organiziamo con un guidatore di tuk-tuk il trasporto verso Sigiriya per l’indomani, comprensivo di soste al Buddha di Aukhana ed alle rovine di Ritigala: ci sembra il modo migliore per non saltare questi due siti come saremmo costretti a fare usando autobus o treno. Ceniamo in un “hotel”, nome che qui è sinonimo di trattoriai: mangiamo un Kottu Rotti, tagliolini saltati con verdure carne e formaggio mentre assistiamo, con gli altri commensali, alla partita di cricket SriLanka-Australia in tv.

DAY3: VERSO SIGIRIYA

L’autista col quale avevamo preso accordi, inspiegabilmente, non si presenta all’appuntamento e dobbiamo chiamarne uno tramite il B&B. Si tratta di un signore piuttosto anziano con un vecchio tuk tuk che per la stessa cifra ci porterà a destinazione eliminando però la sosta a Ritigala. Il viaggo è lento e piuttosto lungo e quando finalmente arriviamo al Buddha di Aukhana ci sembra di aver viaggiato per giorni mentre in realtà sono passate appena due ore. Questo Buddha è stato scolpito da un unico blocco di roccia, al quale rimane unito per la schiena. C’è anche una scolaresca in gita a visitarlo che aggiungendo quel tocco di magia in più all’intero sito.

Ripartiamo, sembra che il nostro autista non sia molto pratico delle strade ma dopo un paio di direzioni sbagliate arriviamo comunque nel caos di Dambulla che però, cambiando programma, decidiamo di non visitare perché troppo stanchi e perché il grosso zaino è veramente insopportabile a queste temperature. Ci trasferiamo a Sigiriya. Inizialmente ci prende un po’ di sconforto: il Choona Lodge è sperduto nella jungla, non esiste un centro urbano (nuovo errore di Lonely Planet) e tutte le comodità sono irraggiungibili a piedi. Tentiamo infatti di seguire il sentiero di accesso al sito Unesco per poi aggirarlo a sud e trovare il paesino indicato dalla guida, ma le distanze sono veramente grandi e impieghiamo oltre due ore di cammino, sebbene in un paesaggio straordinario, per poi scoprire che non c’è alcun paese, ma una fila di casupole con un ortolano e un alimentari. Il caldo ha la meglio e decidiamo di rientrare. Prima però, su suggerimento del gestore, facciamo una passeggiata nei dintorni del nostro alloggio ed è qui che apprezziamo maggiormente la posizione in cui ci troviamo: oltre il nostro giardino, una grande roccia permette la vista su un lago molto selvaggio pieno di uccelli, bestiame e persone che fanno il bagno: il tramonto è superbo. La cena, cucinata dalla proprietaria, è nuovamente a base di riso e curry ma è deliziosa, la migliore finora. La serata la passiamo guardando una serie tv sull’iPad.

DAY4: LA SCALATA DI SIGIRIYA

Mancano pochi minuti all’apertura della biglietteria e noi siamo già davanti allo sportello. Ovunque abbiamo letto quanto sia indispensabile partire presto per evitare il caldo, ma quello che mi preme maggiormente è evitare la folla e infatti, accediamo ai meravigliosi resti dei giardini reali che circondano la formazione megalitica di Sigiriya per primi, nella fioca luce dell’alba. Ci dirigiamo dritti verso gli scalini che portano alla sommità, rimandando la visita dei giardini al ritorno. E’ una salita lunga e faticosa ma altrettanto straordinaria ed abbiamo la fortuna immensa di viverla tutta per noi, nel silenzio assoluto. Giunti sulla vetta, dove solo un solitario cane randagio aspetta la nostra compagnia, ci prendiamo tutto il tempo per il riposo, le fotografie e l’esplorazione. Ci sediamo su un muretto a strapiombo dal quale si ammira l’area circostante, fino alle montagne a sud verso Kandy. Quando ripartiamo, l’area brulica di turisti e nella discesa incrociamo un unica interminabile processione di persone che, mi spiace per loro, non sapranno mai cosa significa vivere questo posto in solitudine e pace. Visitiamo tutta la zona sottostante con calma e sempre da soli, mentre tutti stanno ancora arrampicandosi e nessuno è ancora ridisceso.

Nella tarda mattina siamo già a Dambulla, il bus ci lascia abbastanza vicino all’ingresso delle famose grotte dai numerosi Buddha, ma decidiamo di pranzare prima di affrontare questa nuova salita. Il ristorante, dove ancora una volta ci viene servito riso e curry, è gestito da un signore che, appena scoperta la nostra provenienza, insiste perché Nicola parli al telefono col figlio che ha vissuto a Firenze e si è sposato con una italiana. La salita al tempio di Dambulla è ripida ed estenuante, siamo costretti a fermarci un paio di volte prima di arrivare a destinazione, ho la sensazione di respirare fuoco tanto è calda l’aria. Il tempio è particolare, opulento e colorato all’interno, tuttavia artisticamente parlando non contiene poi queste grandi opere d’arte se comparate alle nostre dello stesso periodo: vero è che ogni etnìa ha avuto ritmi e storia diverse, ma in assenza di ragioni religiose, onestamente, osservare decine e decine di statue in cemento identiche fra loro e realizzate con uno stampo, non riesce ad affascinarci granché. Ritorniamo al nostro alloggio ed il figlio quindicenne del nostro albergatore, che compie gli anni proprio oggi, è davanti casa ad attendermi perché, come invece avevo dimenticato, avevo promesso di fare una partita a Cricket con lui. Sono distrutto ma non so dire di no ed anche se la cosa è molto divertente conto i minuti che mancano al tramonto per potermi finalmente riposare. Lui e la sorellina sono molto bravi a battere ma quando la palla viene lanciata in giardino o nella boscaglia oltre la strada, correre fra sassi e sterpaglie è un vero dramma per i miei piedi occidentali così snaturati.



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