Le chiamano Paradise Islands…

Crociera in catamarano alle Seychelles
 
Partenza il: 22/08/2010
Ritorno il: 31/08/2010
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

piedi) e ci ritroviamo di fronte ad un altro spettacolo della natura: questa ampia baia di spiaggia bianchissima, talmente fine che sembra farina, circondata da una vegetazione lussureggiante, il mare con lunghissime onde altre 2-3 metri che si infrangono ai lati sui massi granitici, insomma… un invito a lasciarsi trasportare dalle onde e giocare come bambini. Pomeriggio si riparte ma è ancora presto… ok, gara di pesca tra i catamarani! Ebbene si, il nostro equipaggio si dimostra all’altezza e peschiamo 2 tonni di almeno 5-6 kg l’uno ! Il terzo pesce doveva essere molto grosso perché ha rotto la lenza, ma possiamo ritenerci soddisfatti. Ancoriamo quindi a Praslin, Anse Volbert, altrimenti detta Cô te d’Or. Scendiamo per una passeggiata nel mini-paesino, compriamo un po’ di souvenir e nell’attesa del tender che ci riporta a bordo ci godiamo la vista del mare, quando i colori si attenuano e diventano argentei, e le colorate barchette dei pescatori fanno da sfondo nell’attesa del rosso del tramonto. Giorno sei, rotta verso l’isola Couriese, altra isola riserva naturalistica dove depositano le uova le tartarughe di mare. Sbarchiamo ad Anse Papaie, e percorriamo a piedi un percorso segnalato che risale la piccola montagna e riscendiamo verso l’altro versante, attraversiamo una vasta area di mangrovie e finalmente arriviamo ad Anse St. José. Anche qui il paesaggio è da cartolina… la sabbia bianca e impalpabile, le palme da cocco e le piante di Takamata fanno da contorno e offrono un gradevole riparo. Il mare è di mille colori, dal celeste al turchese e al blu cobalto. Faccio presente che tutte queste bellissime spiagge sono pressoché deserte, anche perché ci si arriva solo via mare, e molte isole solo private, quindi necessitano di autorizzazione allo sbarco. Quindi nella maggior parte dei posti che abbiamo visitato finora a parte i nostri sparuti gruppi dei ‘cata-raduni’… solo natura. Settimo giorno, Anse Lazio. Avevo letto che è la spiaggia più bella delle Seychelles, non avendole viste tutte…non so dire, certo è la più bella tra quelle che abbiamo visto noi. Siamo arrivati per primi e passeggiare lungo questa deserta lingua di sabbia liscia e bianchissima incastonata tra massi granitici di mille forme, il verde brillante e rigoglioso da una parte, il turchese e blu del mare e del cielo dall’altra, è un po‘ come passeggiare in paradiso. Il pomeriggio ci aspettano 4 ore di mare per rientrare a Mahé, un po’ tristi…la vacanza volge al termine. Ma il giorno dopo sbarchiamo presto, dopo la colazione, e siccome abbiamo il volo la sera alle 22.30, non perdiamo l’occasione per noleggiare un’auto (45 Euro per la giornata) e visitare Mahé, l’isola principale, 145 kmq, e Victoria, la capitale più piccola del mondo! Prima tappa il coloratissimo mercato di Sir Selwyn Selwyn-Clarke, dove i pellicani contendono il pesce fresco ai mercanti… poi una passeggiata alla scoperta dei negozietti, delle vie, della gente del luogo. Certo siamo in Sud Africa, in un paese che vive principalmente di turismo e pesca, dove chi lavora guadagna molto poco, ma non abbiamo visto miseria. Piuttosto gente di mille colori, creoli, bianchi, africani. Donne e ragazzi che aspettano l’autobus scalcinato ma con aspetto dignitoso, giovani donne e uomini, rasta, che chiacchierano sereni mentre i bambini giocano in spiaggia. Uomini seduti in gruppo nel dietro aperto dei furgoni mentre vanno a lavorare, o improvvisati venditori di pesce lungo la strada. Ma anche giovani ben vestiti che lavorano con le agenzie turistiche del luogo. Non dimentichiamo che nascosti tra i palmeti di piccole isole private ci sono dei resorts da 5000 euro a notte ! Abbiamo avuto l’impressione di un popolo tranquillo, che vive un po’ al ritmo del mare, cullato dalla musica e dai sapori creoli. Proseguiamo la nostra visita per l’unica strada che costeggia l’isola, soffermandoci a goderci gli ultimi scorci di coste seychellesi. Visto che Mahé si gira in un paio d’ore, decidiamo di percorrere una delle 3 strade che attraversano la montagna che sovrasta l’isola (circa 1000 metri nel punto più alto). Superate le piantagioni di thé, salendo in alto il paesaggio è incontaminato, una maestosità di piante di centinaia di specie e l’umidità che tinge di verde i bordi di questa minuscola lingua di asfalto che l’attraversa. Ci viene da pensare ai primi esploratori e pirati che si sono rifugiati qui nel diciottesimo secolo, un manipolo di viaggiatori in cerca di acqua e ristoro che ha trovato questa manciata di isole sperdute nel mezzo dell’Oceano Indiano… sembra che non sia cambiato moltissimo da allora.



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