Lambratesi in venezuela

1 Agosto - Caracas Dopo il solito volo interminabile in compagnia di bambini molesti, arriviamo a Caracas circa alle 10 di sera. Fuori dall'aeroporto, stuoli di tassisti abusivi e non, ci importunano per la corsa e per cambiare i soldi. Essendo già buio, l'opzione autobus per raggiungere la città non la prendiamo neanche in considerazione. Non...
Scritto da: shaobell
lambratesi in venezuela
Viaggiatori: fino a 6

5 agosto – Chichiriviche Il viaggio da Choronì a Maracay è il solito delirio di curve e musica caraibica. Verso la fine del tragitto, in discesa, il motore fonde, fa dei rumori brutti e inizia a buttare fumo. Facciamo gli ultimi tornanti in folle. Alla stazione degli autobus di Maracay, siamo obbligati a cercare qualcuno che ci cambi dei dollari, perchè le nostre scorte di bolivares stanno finendo. Un tassinaro ci dirotta in una gioielleria all’interno, vicino ad un bar con l’insegna verde, dove ce li cambiano a 3, abbastanza onesto. Chiaramente, non sembra il posto migliore dove girare con mazzettine di dollari, ma non abbiamo alternative. Dopo qualche tentennamento, compiamo l’operazione (tra l’altro, il gioielliere ci inonda di banconote da 20 bolivares, per cui abbiamo buste di denaro tipo narcotraffico da nascondere). Ora siamo fermi sul bus, in attesa di partire per Chichiriviche. Ci saranno 45 gradi, siamo perlati. Degli ambulanti salgono per vendere acqua e snack, ma noi ora vogliamo solo partire verso ovest. La strada non è molto panoramica, sulla sinistra barrios, raffinerie ed oleodotti, sulla destra il mare che è un susseguirsi di palme e spiagge un po’ sudicie.

Chichiriviche si presenta più grande e turistica di Puerto Colombia, un lungo vialone che finisce sul lungomare, negozi di articoli da spiaggia (i cui manichini hanno tutti la sesta di reggiseno), ristorantini e liquorerie; ai lati, stradine non asfaltate dall’aspetto un po’ vissuto. Il molo non è molto grande, vi si affacciano un paio di ristoranti e c’è un piccolo mercatino di bancarelle. Chiediamo in giro dell’hotel Milagro, ci mandano alla Licoreria Falcòn. Qui una scena bellissima. Chiediamo al proprietario quanto voglia per una doppia, lui ci dice 100 bolivares; alchè, un ubriacone presente (che diventerà il nostro capitano per le gite in mare) alza le braccia e dice “OOOEEEE!!!”, come a dire, ellamadonna che ladrata! Il proprietario lo incenerisce e gli dice “Cerra tu boca, cavron!” Alla fine spuntiamo 80, ci fa entrare da un accesso fra le bottiglie del magazzino, la camera non è male, scegliamo una stanza al secondo piano che gode di un accesso alla terrazza, da cui si ammira un panorama niente male. Ceniamo al molo, un acquazzone improvviso sceglie il ristorante per noi, spaghetti allo scoglio e il peggior cuba libre della mia vita. Per rifarci la bocca, andiamo ad un bar davanti al nostro hotel. Incontriamo Danilo, il componente romano che quest’anno s’è aggregato ai lambratesi, che sciabatta per la strada. A mezzanotte il paese è già vuoto, sul lungomare c’è solo qualche ubriacone e dei ragazzini, qualche auto con la musica a palla gira per il paese.

6 agosto – Chichiriviche Dopo un sostanzioso desayuno (colazione), americano per me e criollo (con fagioli) per gli altri due, ci organizziamo per la gita all’isola di Cayo Sombrero. Rincontriamo Reggae, l’ubriacone dell’hotel Milagro, che è capitano di una piccola barca; la affittiamo assieme a un gruppo di tedeschi. Mentre viaggiamo, Reggae biascica, ride e si spulcia un po’, ma è simpaticissimo. Mentre beve la sua Polar ghiacciata, ci indica le varie isole e baie che stiamo sorpassando, prima di lanciarsi in una gara senza speranza con un’altra barca. Arriviamo a Cayo Sombrero, l’isola è da cartolina, spiaggia bianca purtroppo un po’ sporca e affollata. Ci avviamo sul sentiero fino ad arrivare ad una spiaggetta un po’ isolata, cercando riparo dal sole sotto le palme; solo un pellicano si tuffa qua e là per pescare. La barriera corallina in sè non è bellissima, di colore marrone, ma i pesci che vi abitano sono tanti e coloratissimi, calamari, spugne fiorite che si chiudono al passaggio. Quando esco dall’acqua, per una inspiegabile illusione ottica vedo Marco e Danilo che si baciano, ma in realtà loro sono dietro, è un’altra la coppia che si abbandona alle effusioni acquatiche. Cerco di prendere un grosso granchio, che mi pinza facendomi un taglio. Quando lo catturo, lo mettiamo sul ramo di un albero, e Danilo inscena una gag ai danni di un gruppo di spagnoli che poco dopo vanno sotto l’albero. Dice loro che si tratta di un pericoloso granchio degli alberi, e loro prima se ne allontanano spaventati, e poi gli fanno parecchie fotografie, non accorgendosi che è una bufala da spiaggia. Hanno letteralmente preso un granchio. Quando il sole inizia a calare, cioè verso le 4:30, inizia l’attacco dei temibili puri-puri, dei moscerini che pungono ininterrottamente facendoci ballare il ballo di San Vito per scacciarli. Siamo costretti ad aspettare Reggae in acqua, fuori solo con la testa. Il capitano, meno sobrio che mai, arriva però puntuale all’appuntamento e ci riporta a terra sani e salvi. Cena al molo con fritto misto, serata fra bancarelle e ragazzine che vogliono farci la foto, e poi a nanna.

7 agosto – Chichiriviche Ci svegliamo al solito ritmo martellante di salsa e musiche caraibiche (amor, pasion y corazon). Danilo: “Aò, chiedije se po’ arzà che nun se sente bene!”. Ne approfittiamo per andare in terrazza a lavare qualche panno sporco. La città, vista dal tetto dell’hotel, appare per quello che è: a parte il molo, un agglomerato di edifici insignificanti e un po’ degradati, cani randagi e cisterne arrugginite. E’ però un’ottima base per girare le isole attorno. Il cielo è solcato incessantemente da delle specie di rondoni grossi come gabbiani. Per la navigazione ci affidiamo come sempre a Reggae, che fra i vapori dell’alcool si dimostra affidabile e competente nel portarci nei posti più belli, fra cui una laguna di mangrovie, una piccola baia di acqua bassa chiamata “la pisina”, e altri. Alla sera, dopo due panini giganti e il solito giro di bancarelle, ci informiamo per arrivare alla discoteca “la India” (la disco que te mueve), appena fuori dal paese. Dicono che in settimana è vuota, e ci sconsigliano di andarci a piedi perchè la strada è buia e malfamata. Mentre io e Marco ci abbandoniamo ad un pigro Cuba Libre, Danilo si sbatte e recupera un individuo discutibile che si offre di accompagnarci con la sua macchina. Prima però insiste per farci conoscere due sue amiche molto belle che, nonostante le sue smentite, sono evidentemente due mignotte. Di fronte al nostro educato disinteresse, si rassegna a portarci alla India che, come previsto, è deserta. Per cui torniamo nel peggiore bar di Chichiriviche, dove rincontriamo le due ragazze. Beviamo due Polar, e poi torniamo al molo, dove tiriamo tardi con i vari sbiasciconi punkabbestia di cui la città inspiegabilmente pullula; dev’essere una specie di luogo hippy. “el Chile es bonito y donde y sbla sblah..”. Domani partiamo per Caracas per incontrare Luca e Andrea e dirigerci verso sud, verso Ciudad Bolivar.



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