La Via della Seta a modo nostro

Un viaggio "fai da te" da Kashgar a Pechino per scoprire luoghi remoti e pochi conosciuti. Alla scoperta di popoli, culture e mondi diversi
 
Partenza il: 04/08/2018
Ritorno il: 18/08/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Per il nostro ultimo giorno, eravamo liberi per cui abbiamo dedicato la mattinata a gironzolare per le banche in cerca di valuta locale e poi verso l’ora di pranzo abbiamo preso l’autobus (nella piazza di fronte alla moschea) per l’aeroporto. Ci siamo reimbarcati con destinazione Urumqi. Appena usciti dall’aeroporto ci siamo letteralmente scontrati con un muro di aria calda, una cosa impressionante! Abbiamo lasciato perdere l’idea del mezzo pubblico e abbiamo preso un taxi per la stazione. Di nuovo ci siamo imbattuti in un fatto per noi eccezionale. Il tassista ci ha dovuti lasciare abbastanza lontani dall’edificio della stazione. Abbiamo dovuto seguire a piedi un percorso guidato, affrontare la prima coda e il primo controllo al metal detector nel piazzale esterno. Poi ci siamo fatti una seconda coda sempre all’esterno per il controllo dei passaporti nel nostro caso e dell’iride per i cinesi, a quel punto siamo riusciti a varcare l’ingresso per affrontare un nuovo metal detector e qui ho dovuto fare una sceneggiata perché non mi sequestrassero pinzetta e forbicina per le unghie! Peggio che in aereo! Mai mi sarei aspettata un controllo del genere. Quando siamo finalmente arrivati nell’atrio della stazione, ce ne siamo rimasti in attesa del nostro treno in mezzo a una massa di gente esagerata. Solo quando il treno si sta avvicinando ti fanno andare sul binario ma prima ti controllano di nuovo il biglietto. Il tema è capire qual è lo sportello giusto dove entrare se più treni arrivano contemporaneamente… e anche farsi valere perché nessuno ti lascia passare… piuttosto ti passano in mezzo alle gambe.

I primi giorni mi sono fatta sopraffare poi ho capito come funzionava e ho fatto valere la mia massa… decisamente superiore per altezza e chili rispetto al cinese medio! Alla fine siamo riusciti a prendere il nostro bel treno ad alta velocità con destinazione Turpan. A Turpan, appena fuori dalla stazione, siamo stati bloccati da un poliziotto per un altro controllo dei documenti, anche questo totalmente inaspettato. In pochi minuti è riuscito a bloccare quei pochi occidentali in transito che sono scesi dal treno e ci ha messi tutti in fila per fotografarci e registrarci tutti! A quel punto, siamo finalmente partiti per raggiungere il nostro hotel a Turpan con un taxi locale. Avevamo prenotato in un bel posto in mezzo alle vigne e ci siamo fatti una romantica cenetta in cortile in completa solitudine. Non so quanti gradi ci fossero ma la sensazione era di cenare in un forno. Il giorno dopo abbiamo chiesto subito alla ragazza della reception se fosse possibile noleggiare delle biciclette (l’avevamo letto tra i servizi della struttura). Ha strabuzzato gli occhi come se avesse avuto davanti degli alieni e ci ha offerto un servizio di macchina con autista. Anche se non felicissimi, abbiamo accettato e ci siamo rassegnati ad aspettare che arrivasse qualcuno a prenderci. Ammetto che lo stesso giorno, nel pomeriggio, ho capito il consiglio… 44 gradi con sole sulla testa non sono proprio facili da sostenere passeggiando, figuriamoci pedalando!!! Il nostro autista si è rivelato molto carino. Abbiamo stabilito un giro da fare partendo dai nostri desideri e seguendo anche molti suoi consigli. Gli abbiamo anche cambiato i programmi strada facendo ma abbiamo trovato comunque l’accordo economico.

Siamo andati nella zona delle montagne colorate, abbiamo visitato qualche antico villaggio nei dintorni, siamo andati a vedere il sistema dei canali d’irrigazione e abbiamo concluso la giornata all’antica città di Jahoe. E’ stata un’esperienza meravigliosa per noi! Abbiamo visitato il sito in totale solitudine tanto che abbiamo temuto di essere fuori orario. C’era una luce pazzesca perché il sole stava iniziando a tramontare ma dei nuvoloni neri rendevano il cielo incredibilmente scuro e contrastava con il chiarore delle rovine illuminate dal sole. Davvero bello. Questo è stato anche il momento in cui abbiamo pensato alla morte per eccesso di calore… Ma ne è valsa la pena. La mattina successiva abbiamo visitato a piedi il mausoleo perché era vicino al nostro alloggio e poi siamo ripartiti. Di nuovo taxi, treno, controlli su controlli e con un altro treno ad alta velocità siamo arrivati alla stazione “più vicina” a Dunhuang. In realtà dalla stazione dell’alta velocità alla città, ci sono ancora più di 100 chilometri. Quando siamo usciti dalla stazione, anzi, direi spazzati fuori dalla stazione senza possibilità di usufruire del bagno o di comprare una bottiglia d’acqua, abbiamo visto che ai margini del piazzale di fronte c’era un assembramento di mini van. Ci siamo avvicinati e ne abbiamo trovato uno che andava nella nostra direzione per pochi euro. A gesti l’autista ci ha garantito che saremmo partiti a breve ma prima mi ha spinta a tornare verso la stazione per recuperargli qualche cliente… loro non possono superare certi limiti! Dopo il mio breve giro andato a vuoto, si è arreso e siamo partiti. Arrivati a Dunhuang dopo circa un’ora e mezza, l’autista ha cominciato a portare tutti i viaggiatori in posti specifici della città. Ovviamente gli abbiamo fatto vedere dove volevamo andare e per dirla tutta si trattava di uno degli hotel più famosi della zona ma è stato subito chiaro che lui non sapeva dove andare per cui dopo un po’ che giravamo a vuoto, si è fermato in mezzo alla strada e ci ha fatti scendere. Ci siamo sentiti due salami. Abbiamo cominciato a guardarci attorno per valutare la direzione da prendere ma a quel punto l’autista è tornato da noi, forse preso dai sensi di colpa, e ci ha trascinati sulla strada dove avremmo potuto trovare l’autobus per raggiungere il nostro hotel! Che personaggio… A quel punto ci siamo presi un taxi e con 2-3 euro siamo arrivati al nostro bel hotel con vista sulle dune! L’hotel faceva servizio navetta con il centro città cosi siamo ripartiti subito per farci un giro e cenare. In un sacco di posti con tavoli all’aperto non ci hanno voluto far accomodare perché eravamo solo in due ma alla fine siamo riusciti a trovare la bettola che ci ha serviti e ci siamo letteralmente abbuffati di ravioli e del famoso hamburger cinese! Buonissimo anche se è meglio non pensare al contenuto.



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