La vera spada nella roccia si trova in Italia: l’itinerario tra le colline senesi che ha ispirato la leggenda di Re Artù

Un viaggio (purtroppo con qualche barriera) alla scoperta della storia di San Galgano, l'abbazia senza tetto nel cuore delle colline senesi
Abbazia di San Galgano

Vi porto alla scoperta di un itinerario affascinante tra le colline senesi, perfetto da percorrere in una giornata per immergersi tra storia, arte e mistero. In questo diario vi racconto il mio viaggio sui passi di San Galgano, alla ricerca della celebre e autentica spada nella roccia custodita nel cuore della Toscana.

Diario di viaggio in Toscana

Questo percorso si può fare tranquillamente in giornata e tocca i luoghi in cui si svolse la vita di San Galgano, il giovane cavaliere che scelse di farsi eremita e conficcò la propria spada in una roccia per farne una croce davanti a cui pregare; una vicenda che secondo alcuni ha ispirato almeno alcune parti della famosissima leggenda di Re Artù, ma che al contrario di quest’ultima è assolutamente vera e provata da documenti medievali, anche se ovviamente condita da episodi romanzati. Non è un itinerario facilissimo per chi ha difficoltà a camminare, soprattutto la seconda parte, perché siamo comunque nelle colline senesi.

L’Abbazia di San Galgano e l’Eremo di Montesiepi

La nostra prima tappa sono state le rovine dell’Abbazia di San Galgano, che si trovano letteralmente in mezzo al nulla, ma almeno sono in piano. Qui si può inoltre fare un biglietto cumulativo anche per i musei di Chiusdino. L’abbazia è stata costruita ai piedi del colle dove Galgano visse l’ultimo anno della sua vita, ma fu parecchio sfortunata. Non rimase attiva nemmeno il tempo sufficiente perché i monaci cistercensi potessero completarla: dopo appena un secolo arrivò la peste del Trecento (quella descritta da Boccaccio), poi ripetute carestie, infine saccheggi che costrinsero la comunità ad abbandonarla in quanto indifendibile per spostarsi in luoghi più sicuri. Oggi si possono visitare alcune sale del convento ancora pressoché intatte, anche se hanno qualche scalino per entrare. Della chiesa sono rimasti i muri perimetrali con ancora i buchi delle grandi finestre, ma purtroppo le volte crollarono nel ‘700 a causa dell’abbandono e di alcuni terremoti. Malgrado la ghiaia, il giro all’interno della chiesa merita, anche solo per l’atmosfera molto suggestiva.

Dalla chiesa ci sarebbe un percorso pedonale di neanche un chilometro che porta al luogo dove effettivamente ha vissuto San Galgano, l’Eremo di Montesiepi; il problema è che la strada consiste nel salire in cima a un colle e la pendenza è notevole. Io ho preso la macchina, anche perché all’eremo ci sono dei posti disabili; l’ingresso però ha quattro o cinque scalini e all’interno ce n’è un altro per arrivare a una cappella. L’eremo è una piccola chiesa circolare eretta dopo la morte di Galgano per proteggere la sua tomba e soprattutto la spada nella roccia. La leggenda racconta infatti che Galgano fosse in un periodo di crisi spirituale quando, un giorno, il suo cavallo si imbizzarrì e lo portò, si dice guidato dall’Arcangelo Michele, fino in cima a questo colle dove non c’era nulla. Qui Galgano tentò di farsi una croce di legno per pregare ma, vuoi perché come vuole la leggenda il diavolo gli mise i bastoni tra le ruote, vuoi perché essendo un cavaliere non sapeva fare il falegname, non ci riuscì. A quel punto conficcò la propria spada in una roccia e così ne fece una croce.

Al centro della chiesetta c’è appunto una teca che protegge la spada di Galgano, ancora conficcata nella roccia che, quando lui arrivò, era il punto più alto del colle. Nella cappella, oltre a degli affreschi molto belli, sono conservate addirittura delle braccia mummificate che però non appartengono a Galgano, bensì, secondo la tradizione, a un componente del gruppo dei cosiddetti invidiosi. In sostanza pare che un paio di giovani un giorno decise di fare a Galgano uno scherzo di pessimo gusto: andare a rubargli o rompergli la spada in un momento in cui non era nei paraggi. Una volta arrivati, però, non solo questi giovani non riuscirono nel loro intento, ma vennero pure aggrediti da un gruppo di lupi che aveva fatto amicizia con Galgano e ad almeno uno di loro vennero letteralmente staccate le braccia. Da lì, per andare a Chiusdino, bisogna riprendere l’auto.

Chiusdino, il paese natale di San Galgano

Appena arrivati in paese ci siamo fermati per il pranzo e poi ci siamo diretti verso i due musei in programma. Fortuna che c’era anche mio padre, perché Chiusdino ha delle pendenze notevoli perfino per gli standard della Toscana! Ad ogni modo siamo riusciti ad arrivare al Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra di San Galgano, che è accessibile. Qui abbiamo visto alcuni reliquiari e una corona che veniva messa sopra al teschio di San Galgano, oltre a vari quadri che lo raffigurano, alcuni dei quali erano destinati all’abbazia, ma quando il complesso venne abbandonato si ritrovarono senza collocazione. Arrivare a piedi da qui al secondo museo non è semplice se si vogliono evitare le scale, ma un percorso c’è.

Il secondo museo è ospitato addirittura nella casa natale di San Galgano, anche se dell’edificio del X secolo sono rimaste appena le fondamenta; da queste si capisce comunque che la famiglia di Galgano era abbastanza agiata. Nel tempo poi è stata ampliata e in epoca napoleonica ha ospitato addirittura un carcere. Il museo in realtà si chiama Museo Archeologico di Miranduolo ed è dedicato appunto a questo insediamento medievale che è riemerso su una collina nelle vicinanze e dove si trovava una miniera di ferro. Nel museo hanno fatto anche un buon lavoro nel ricostruire la storia del villaggio fortificato, un villaggio che a un certo punto divenne residenza della famiglia della Gherardesca (quella del Conte Ugolino di Dante) e che fosse una residenza importante lo testimonia anche il grande numero di calici di vetro trovati; il vetro infatti era molto costoso all’epoca.

Il museo è quasi completamente accessibile: non si arriva solo alle due stanze dove sono state ricostruite le celle di epoca napoleonica, ma sono quelle meno interessanti. Praticamente davanti al museo si trova una piccola chiesa, la Prepositura di San Michele Arcangelo; la chiesa sembra abbastanza anonima, ma visto che non ha neanche scalini vale la pena entrarci perché all’interno è conservato un reliquiario con la testa di San Galgano, mentre il resto del corpo è stato disperso nei secoli. A questo punto abbiamo fatto due passi per le vie medievali di Chiusdino per tornare a prendere la macchina.


viaggiare senza barriere
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