La Polinesia Australe, Rurutu

La Polinesia Australe – Rurutu Sono partito dall’aeroporto di Papeete - Faaa – isola di Tahiti alle 4 del pomeriggio. Il cielo era azzurro e sereno. Il piccolo ATR 42 dell’Air- Tahiti spiccò il volo con entusiasmo, come sapesse il mio desiderio di visitare l’isola di Rurutu. Non era ancora iniziata la fase di discesa, quando si accese...
 
Partenza il: 16/05/2006
Ritorno il: 23/05/2006
Viaggiatori: da solo
Spesa: 3500 €

La Polinesia Australe – Rurutu Sono partito dall’aeroporto di Papeete – Faaa – isola di Tahiti alle 4 del pomeriggio. Il cielo era azzurro e sereno. Il piccolo ATR 42 dell’Air- Tahiti spiccò il volo con entusiasmo, come sapesse il mio desiderio di visitare l’isola di Rurutu. Non era ancora iniziata la fase di discesa, quando si accese il segnale di allacciarsi le cinture e l’aeroplano divenne un cavallino selvaggio. Dal finestrino si vedevano solo nubi che il turboelica bucava sobbalzando. La turbolenza continuò fino a quando sentii che eravamo atterrati. Il cielo era coperto di nuvole nere e nel piccolo edificio dell’aerodrome di Rurutu erano accesi dei neon che mi sembrarono quelli di un presepe di una volta. Ad attendermi, qui con il mio nome scritto in grande su un foglio, c’era una vahine : Il suo nome è Dorianne. Salii sul suo fuoristrada e mi vide che guardavo il cielo, mi rassicurò dicendomi che il giorno seguente ci sarebbe stato il sole e così fu. La pensione familiare, che senza saperlo avevo scelto, appartiene ai suoi genitori ed al fratello, discendenti dell’ultimo re di Rututu, la monumentale tomba di questo è situata nel grande giardino della casa. Attiguo ad essa ci sono i resti del “Marae di Vitaria” .Oltre a me in questa pensione familiare, erano presenti con la loro bambina di 6 anni, una coppia di giovani cileni che erano arrivati a Rurutu in barca a vela, prima tappa di un viaggio in Polinesia. Mentre per la prima colazione l’orario era flessibile, la sera si cenava insieme ai proprietari con tovaglia e tovaglioli di pizzo e ricami. Dorianne, col fuoristrada mi accompagnò, con diverse tappe a fare il giro dell’isola. La prima di queste alla grotta detta di Mitterand, per il fatto che durante il suo mandato presidenziale venne a visitarla. E’ un’enorme cavità con stalattiti e stalagmiti, nella quale in epoca remotissima furono rinchiusi e bruciati, da invasori, gli abitanti di quella zona. Conobbi, durante questa escursione un connazionale, che lasciò l’Italia quando era bambino, perché i suoi genitori si recarono in Francia per cercare lavoro e alla loro morte, lui venne a Rurutu, si sposò con una bella vahine di quest’isola e con macchinario italiano e grano che acquista in Nuova Zelanda, produce pasta che commercia in tutta la Polinesia. La strada è asfaltata dall’aeroporto a Moerai, il villaggio più importante dell’isola, dove c’è un supermercato gestito da cinesi, da qui la strada, in parte asfaltata in parte pavimentata in cemento, salendo sull’altopiano e offrendo panorami stupendi, porta ad Averà. In questo villaggio Dorianne, passò a salutare la nonna, che seduta sul pavimento, stava facendo una stuoia e la zia un cesto con la fibra vegetale, di nome pandano. Continuando il viaggio, per la carreggiata costiera, presi appunti riguardo alle spiagge, che ho raggiunto i giorni seguenti con una bicicletta fornitami dalla famiglia ospitante. Con la mountain bike, partivo la mattina dopo un’ottima e abbondante colazione, nello zaino il telo da spiaggia ed una bottiglia d’acqua. Durante l’itinerario acquistavo o a volte coglievo direttamente dagli alberi frutta da consumare nell’ora più calda, all’ombra di una palma. La barriera corallina a Rurutu, diversamente alle altre due isole sorelle Tubuai e Raivavae, è più vicina alla costa e le grandi onde oceaniche infiltrandosi nelle sue cavità originano spettacolari soffioni che col sole creano arcobaleni. Pochi sono i mezzi a motore che circolano sull’isola, molti indigeni per il fatto che la maggior parte delle strade sono in terra battuta o sentieri appena tracciati, vanno a cavallo questo è anche usato per trainare carri e calessi. Da luglio a settembre passano le balene e quindi molti giapponesi invadono l’isola per lo spettacolo e, soprattutto, sperano che un cetaceo si incagli sugli scogli per poterne mangiare la carne. La settimana trascorse in fretta e purtroppo arrivò il giorno della partenza per Papeete. Salutai Dorianne e i suoi genitori e con molta malinconia mi imbarcai sull’aereo confortato dal profumo della collana di fiori che mi era stata messa al collo come augurio di buon viaggio.



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