La nostra bell’Italia

Una breve vacanza sospesa tra la Romagna di San Leo, le Marche di Gradara e Urbino, l'Umbria di Gubbio e la bassa Lombardia di Mantova
Scritto da: alvinktm
la nostra bell'italia
Partenza il: 26/11/2014
Ritorno il: 29/11/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

A volte si sente il bisogno di sfuggire dalle tradizionali mete natalizie per esplorarne delle altre, inconsuete per il periodo. Perciò eccoci a vagabondare nella nostra bell’Italia per una breve vacanza sospesa tra la Romagna di San Leo, le Marche di Gradara e Urbino, l’Umbria di Gubbio e la bassa Lombardia di Mantova.

A fine novembre la scelta sarebbe dovuta cadere su una delle tante cittadine trentine o austriache che già sfoggiano gli addobbi natalizi e ospitano nelle proprie piazze i pittoreschi mercatini di Natale. A volte però viene a mancare quell’entusiasmo che dovrebbe precedere la festività più importante dell’anno e si sente il bisogno di sfuggire dalle tradizionali mete per esplorarne delle altre, inconsuete per il periodo. Questo è accaduto a noi, ma non siamo rimasti certo delusi dalla breve vacanza sospesa tra la Romagna di San Leo, le Marche di Gradara e Urbino, l’Umbria di Gubbio e la bassa Lombardia di Mantova.

Scoprire borghi, castelli, palazzi, musei senza preoccuparsi di code, traffico caotico, irritanti comitive di turisti giapponesi e usufruendo di generosi sconti sui pernottamenti, si è rivelata l’alternativa vincente. Per non parlare poi dell’emozionante magia che abbiamo provato visitando le splendide grotte di Frasassi con soli altri quattro avventurieri. Sì, perché è così che ci si sente addentrandosi tra gigantesche stalagmiti e selve di stalattiti pendenti dalla roccia, ascoltando in completo silenzio il ticchettio delle gocce d’acqua che precipitano in un laghetto o su una colata di bianca calcite. Disegno quest’itinerario, tempestato di storia, arte, buona cucina, attrazioni naturali e suggestivi paesaggi collinari nella nostra bell’Italia, con la certezza che anche voi ne rimarrete estasiati.

26 NOVEMBRE

Nell’antico territorio del Montefeltro sorge un borgo medievale appollaiato su un masso roccioso talmente alto e appuntito, che viene da chiedersi se i primi abitanti non avessero voluto autopunirsi isolandosi in quella panoramica prigione. Non fraintendetemi, il luogo è davvero incantevole e oggi raggiungibile grazie a una comoda strada incastonata nella pietra, ma centinaia di anni fa non appariva di certo così ospitale. Nonostante tutto, uno scampolo di uomini decise di arrampicarsi fin lassù per dare inizio alla storia di San Leo le cui successive vicende la videro diventare capoluogo della contea di Montefeltro (territorio a cavallo tra Emilia Romagna, San Marino, Marche e Toscana) e persino Capitale d’Italia. Non solo, personaggi illustri come Dante e San Francesco d’Assisi scelsero di trattenersi fra queste impervie colline e non si può dar loro torto quando si ammira lo splendido panorama che dalle montagne degrada fino al mare. Purtroppo la nebbia ha guastato le nostre vedute sulla vallata del Marecchia e la magnifica visione del Forte di cui avremmo dovuto godere avvicinandoci al paese. Pazienza vorrà dire che ci torneremo, magari approfittando di uno di quei caldi week-end primaverili che permettono d’inaugurare l’arrivo della bella stagione con il primo tuffo in mare nella vicina Rimini.

Entriamo a San Leo attraverso la volta in pietra, abbandonando l’asfalto per procedere sui sampietrini, e la prima dimora d’interesse storico che incontriamo è il Palazzo della Rovere, ora sede del Municipio ma un tempo elegante abitazione delle famiglie al vertice del Ducato di Urbino e della provincia Feretrana. Costruito da Francesco Maria II nel ‘600, dell’edificio non passano inosservate le finestre sormontate dagli elaborati frontoni e il portale abbellito dai conci (blocchi di roccia squadrati) bugnati (indica una particolare tecnica di lavorazione).Pochi passi e davanti a noi si apre la piazza, al centro della quale fa bella mostra di sé la fontana costruita nel 1893 in ricordo dell’olmo di San Francesco che un tempo cresceva proprio in quel punto. Lì intorno si affacciano il Palazzo Mediceo e la Pieve di Santa Maria Assunta.

Del primo, edificato nel XVI secolo per il Governatore del Montefeltro e che oggi ospita il Museo d’Arte Sacra, l’archivio storico, la Biblioteca e l’ufficio turistico, attira l’attenzione lo stemma di Firenze raffigurante un Giglio inciso in una pietra e sistemato sopra l’ingresso principale. La seconda, cristianizzata da Santo Leone nel lontano III secolo, è famosa per essere il monumento religioso più antico di tutto il Montefeltro. Le variazioni di tonalità dell’esterno che spaziano dal bianco, al grigio, fino al marrone, testimoniano l’utilizzo di diversi tipi di materiale come i conci di arenaria, le pietre e il calcare. L’abside principale è affiancata dalle due più piccole secondarie e il tutto è scandito dalla presenza discreta delle lesene e da archetti che corrono sotto il cornicione.

Proseguendo verso il belvedere con l’immancabile monumento ai caduti, la Cattedrale di San Leone impone la sua possente presenza grazie a una struttura simile, se pur più grande, a quella della vicina Pieve. La colorazione risulta omogenea dato che per edificarla è stata utilizzata esclusivamente roccia arenaria le cui calde sfumature rientrano tra il giallo oro e il marrone chiaro. La particolarità di questo edificio sta nel fatto che nasconde i resti di un’altra chiesa risalente al VII secolo, sulla quale fu costruita l’odierna Cattedrale riconsacrata nel 1173. L’intero complesso è sorvegliato dalla Torre a pianta quadrata che sembra elevarsi dalla rupe come se ne fosse un tutt’uno visto che i conci sono stati sapientemente sistemati gli uni sopra gli altri per formare una struttura solida e compatta. Anche qui vi è nascosta una costruzione, di forma circolare che si arrampica fino all’alloggiamento delle campane, probabilmente utilizzate per il vecchio Duomo. Nel corso dei secoli inoltre, la Torre ricoprì i ruoli di postazione militare e nascondiglio per gli antichi canonici.

Lasciamo per ultimo la visita, se pur semplicemente dall’esterno, del famoso Forte simbolo di San Leo. Man mano che si sale lungo il ripido sentiero fino al punto più alto del monte, ci si accorge che i romani non avrebbero potuto scegliere luogo migliore per realizzare una prima fortificazione, sia per l’ovvia predominanza sul territorio circostante che per la naturale conformazione incredibilmente verticale della roccia che lo costituisce. La roccaforte militare che ammiriamo oggi, sede di un Museo che espone armi antiche e di una pinacoteca, è di origine rinascimentale ma come ho prima accennato le sue vicende sono molto più lunghe e burrascose. Ampliata, modificata, ridisegnata secondo l’avanzare delle tecniche di guerra, passata di mano in mano alle famiglie potenti dei differenti periodi storici e controllata dal Ducato di Urbino e poi dallo Stato Pontificio. Nel 1631 fu convertita a carcere e servì da prigione per illustri personaggi come l’avventuriero e alchimista Conte di Cagliostro e il patriota Felice Orsini.

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Il Palazzo dei Consoli di Gubbio

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3 delle 7 Tavole Iguvine nel Palazzo dei Consoli di Gubbio

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San Leo

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Cattedrale di San Pietro in Piazza Sordello a Mantova

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Cortile interno del Palazzo Ducale di Mantova

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Cortile interno del Castello di Gradara

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Sala di Sigismondo e Isotta nel Castello di Gradara

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Ingresso al borgo medievale di Gradara

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Panorama su Urbino dal Parco della Resistenza

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Santuario della Madonna di Frasassi e Tempio del Valadier

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Statua di Raffaello a Urbino

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Il Palazzo Ducale di Urbino

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Cartellone pubblicitario delle Grotte di Frasassi

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Gubbio vista dalla Loggia di Palazzo dei Consoli



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