La Mongolia da un punto di vista unico: il cielo

2000 km in fuoristrada, scegliendo i posti più suggestivi da visitare in volo con il parapendio a motore
 
Partenza il: 17/08/2011
Ritorno il: 01/09/2011
Viaggiatori: 6
Spesa: 4000 €

17 agosto

Sono in aereo. Solo quattro ore di volo mi separano da Ulaanbaatar. Sono emozionato. chiudendo gli occhi rivivo le sensazioni già provate lo scorso anno. Le immense distese di terra rossa e incontaminata riempiono i miei pensieri. Mi rivedo là, di nuovo in volo, a giocare con il vento, forte ma dolce, grazie alla sinuosità del terreno che lo guida fino a chissà dove. Le aquile mi osservano volando più alte di me, mi sento chiamare e allora vado. Mi avvicino loro, ed inizia il gioco dell’inseguimento. Scendono più in basso e volano seguendo il tortuoso letto del fiume che da lì a poco si trasformerà in cascata. Sembrano sfidarmi, credono che non sia capace di seguirle nelle loro funamboliche evoluzioni, ma non è così. Un attimo dopo sono così vicino che a volte rischio di toccare le loro code con i piedi. Non capisco il motivo ma questo gruppo di aquile, saranno sette, forse otto, non si separano, rimangono in gruppo, probabilmente divertite più di me da questo scontro aereo. Iniziano a riguadagnare quota e puntano le montagne, loro regno incontrastato. Le seguo e mi accorgo che mi stanno portando sul costone sopravvento. Forse vogliono farmi vedere quanto sono brave a veleggiare. Ed infatti una di loro, quella a me più vicina, smette di battere le ali e comincia a girare in tondo ed a prendere quota. Le altre si allontanano mentre io la seguo. Spengo il motore nel tentativo di salire con lei in termica, ma per me non è così semplice, riesco a fare appena un paio di giri mantenendomi vicino, ma la sua salita è più rapida della mia ed in breve tempo qualche decina di metri ci separa. A questo punto la lascio, mi avvicino alla montagna per guadagnare maggiore quota sfruttando l’ascensione dinamica del vento. Raggiungo la vetta, oltre la quale un immensa distesa di verde terra incontaminata mi riempie lo sguardo. L’emozione è quasi incontenibile. Decido di rientrare al campo base perché qualche lacrima inizia a farmi bruciare un po’ gli occhi. Vedo le nostre tende in lontananza vicino al torrente. Ho quota sufficiente per rientrare senza motore, così mi godo lo scenario mozzafiato con il vento che rompe il silenzio e mi accarezza il viso. Avvicinandomi vedo i miei compagni di viaggio immersi nel fiume fino alle ginocchia che lavano via dal corpo la polvere di una giornata di viaggio ormai lasciata alle spalle. Atterro vicino alla mia tenda e riapro gli occhi. Adesso mancano solo tre ore per iniziare a rivivere sul serio quei fantastici momenti…

18 agosto L’aereo è atterrato ad Ulaanbaatar alle 6:00 del mattino. Una volta sceso l’unico pensiero era rivolto alla attrezzatura di volo. Non sapevo ne se era arrivata con me, ne in quale condizione poteva essere. L’attesa è stata lunga, ma alla fine, da una piccola porta di servizio, due inservienti fanno uscire le mie tre valigie. Mi precipito a controllare in che stato fossero, e sopratutto se l’elica del Paraportator, un po sporgente dall’imballo, si fosse danneggiata.. Nessuna brutta sorpresa per fortuna! Carico tutto su un carrello e mi dirigo verso l’uscita ma vengo fermato da tre agenti della sicurezza che mi chiedono che cosa contengono i miei bagagli.. Per un momento rimango in silenzio perché immagino che un attrezzatura per il volo a motore non sia ben vista, poi, sperando che non decidano di controllare il contenuto, dichiaro che stavo trasportando attrezzatura da trekking che si porta in spalla per salire e scendere dalle montagne… Alla fine mi era sembrata una dichiarazione non troppo compromettente, non troppo lontana dalla realtà e che probabilmente li avrebbe tranquillizzati sul mio operato in Mongolia. Ed ha funzionato! Via liscia come l’olio, esco dalla zona di ritiro bagagli e mi ritrovo nella sala di ingresso dell’aeroporto dove c’è Marco ad attendermi. Carichiamo le attrezzature in auto e raggiungiamo la guest house dove dovrò rimanere per tre giorni, sino alla fatidica partenza… Scarico il mio bagaglio e saluto Marco che deve andare a fare commissioni. Sistemo due cose velocemente e mi precipito in strada per una passeggiatina in città. Ma il jet-leg si fa sentire e devo rientrare poco dopo perché il sonno sta vincendo sulla mia forza di volontà. Mi butto sul letto e crollo. Dormo di fila per circa tre ore, giusto in tempo per l’appuntamento con Marco fissato per le 12. Mi trovo con lui fuori dal mio alloggio ed insieme andiamo a mangiare qualcosa in un locale dallo stile decisamente occidentale. Dovremmo essere di nuovo all’aeroporto per le 17:20, orario in cui atterreranno i tre amici brasiliani, miei compagni in quest’avventura. Passiamo qualche ora in giro per Ulaanbaatar, per definire l’organizzazione del viaggio. Partiamo alle 16:30. Anche se a me sembrava presto non faccio domande. Conosco Marco e so che difficilmente sbagli la programmazione degli spostamenti. Infatti con l’incredibile traffico di quell’orario arriviamo in aeroporto spaccando il minuto! L’aereo è comunque in ritardo di dieci minuti, e con le operazioni di sbarco e ritiro bagagli i ragazzi sono da noi verso dopo circa 25/30 minuti. Marcio, Edson e Alfredo sono già ambientati con il fuso orario perché hanno soggiornato tre giorni a Pechino, dopo circa 22 ore di volo aereo dal Brasile, ed un fuso orario spostato in avanti di 11 ore.. arriviamo in albergo, ma troviamo una brutta sorpresa. La nostra camera non era più nostra. i proprietari della guest house hanno pensato bene di darla ad altri riservando a noi una camera molto più piccola, con i letti a castello e senza bagno! Richiamiamo subito Marco che fa un giro di telefonate per risolvere il problema, ma il proprietario finge di non sentirci. Alla fine Marco torna al nostro alloggio, ci manda a cena, e dopo un po ci chiama per dirci che i nuovi inquilini sono stati sloggiati e che possiamo tornare in camera. Rientriamo, ci facciamo una doccia e poi io, Edson e Alfredo usciamo per una passeggiata in città che a quell’ora è comunque deserta.

19 agosto Abbiamo dormito bene, contrariamente alle aspettative. Infatti a svegliarci è la chiamata di Marco per uscire con lui a fare colazione. Sono le 9:00 del mattino. Ci prepariamo con molta calma, dopotutto il bagno è solo uno. Alle 10:00 siamo al Cafè Amsterdam con Marco. Una chiacchierata per chiarire gli ultimi dubbi relativi al viaggio e farci dare qualche indicazione su cosa visitare ed io, Marcio, Edson e Alfredo andiamo prima a cambiare i nostri soldi in valuta locale ed inziamo una lunga visita della città. Dopo una passeggiata di circa 25 minuti raggiungiamo il Monastero Gandan, il più importante della capitale, che sorge su una collina, affollata da baracche fatiscenti. Il posto è decisamente affascinante, passiamo un sacco di tempo realizzando foto e video sia degli edifici pittoreschi che delle altrettanto pittoresche persone che lo visitano. Una cosa veramente strana è l’eccezionale presenza di piccioni. Eccezionale non tanto per il numero elevatissimo, ma per il fatto che al di fuori delle mura del monastero praticamente non se ne vedono. Sarà Marco a spiearci il motivo: all’interno del monastero i visitatori danno loro da mangiare, mentre al di fuori sono le aquile a mangiare loro.. Una ragazzina che stava dando da mangiare ai piccioni ed alla quale abbiamo fatto qualche foto inizia a farmi domande su di noi e sul nostro viaggio. In effetti con le nostre sgargianti magliette attiriamo attenzione e curiosità. Parlando con lei le differenze tra le nostre culture si acutizzano nella mia mente. Gli domando come mai non si vedano cani ne gatti in giro e lei mi risponde chiedendomi se a me piacciono gli animali. Una strana domanda. Mi dice che i cani si trovano solo vicino alle tende Ger, fuori dalla città. Allora gli chiedo se anche a lei piacciono cani e gatti, e lei mi risponde di no, e che per lei i gatti sono animali cattivi. Sicuramente questo è un pensiero comune dato che nessuno possiede gatti ne cani. Lasciamo il monastero per tornare in centro città e visitiamo fugacemente la piazza centrale dove si trova il monumento di Genghis Khan ed il palazzo del governo. Abbiamo troppa fame ed sono quasi le tre del pomeriggio. Attraversiamo uno degli incroci stradali più pericolosi del mondo (non sto esagerando, ve lo assicuro) e raggiungiamo un pub/ristorante dove mangiamo e beviamo birra molto buona. Sopra al locale si trova un centro di riflessologia plantare, e che nei prossimi giorni dovremo camminare molto, decidiamo di andare a farci fare un massaggio. Il posto è molto frequentato, pur lavorandoci tantissime persone dovremo attendere mezz’ora prima che sia il nostro turno. Il prezzo è di dieci euro, veramente poco per quanto sia piacevole e considerando la durata: un ora. Marco ci chiama e ci dice che è già al locale dove ci dovremmo vedere per la cena. Mentre camminiamo per raggiungerlo incontriamo un simpatico personaggio che ci chiede informazioni su di noi in un italiano più che rispettabile. È un Mongolo che dice di essere un aristocratico che ha vissuto in Sicilia, e che ora ha molti amici italiani. Gli facciamo una piccola intervista, e lui ci fa alcune considerazioni sul presidente del consiglio italiano. Guardate il video, decisamente interessante. Raggiungiamo Marco al ristorante, mangiamo ed ascoltiamo buona musica suonata dal vivo da giovani ragazzi veramente preparati. Marco fissa con me un appuntamento per domattina: dobbiamo acquistare l’olio per i paramotori. Torniamo al nostro alloggio. Ormai è sera ed io e Marcio dobbiamo ancora scrivere il resoconto della giornata. Ci sistemiamo, iniziamo a scrivere e puff! La corrente salta. Aspettiamo qualche minuto e poi scendiamo a chiedere se è un problema risolvibile. Non ne hanno idea, così decidiamo di uscire per trovare un locale aperto con la connessione wi-fi. Più facile del previsto, qui infatti la maggior parte dei locali hanno la connessione senza fili libera. Il locale è molto pulito, e nonostante sia quasi mezzanotte le persone continuano ad entrare ed a mangiare zuppe e piatti di ogni genere. Sembrerà strano ma la notte, dalle dieci di sa in poi, rimangono aperti i locali dove è possibile mangiare mentre chiudono quelli dove si può bere! La giornata si sta per concludere, tra qualche secondo spegnerò il mio Ipad e tornerò alla camera per dormire, la custode ci ha imposto il coprifuoco all’una! Buonanotte.. 20 agosto



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