La magia della Provenza: dieci giorni nella meraviglia

Road trip estivo di dieci giorni nella Francia sud-orientale, tra villaggi arroccati su alture, bellezze naturali inaspettate, pregevoli rovine romane e campi di lavanda
Scritto da: fearless
la magia della provenza: dieci giorni nella meraviglia
Partenza il: 21/07/2019
Ritorno il: 30/07/2019
Viaggiatori: 2

Una destinazione da sogno

L’anno scorso una mia cara amica del liceo, Giulia, mi ha proposto di fare un viaggio insieme nell’estate 2019, quattro anni dopo il nostro diploma. Dopo aver vagliato alcune ipotesi, la nostra scelta è ricaduta sulla Provenza: una destinazione da sogno per moltissime persone, che abbiamo la fortuna di avere dietro l’angolo ma che non avevamo mai visitato.

Abbiamo stilato un itinerario per 10 giorni e 9 notti, tutto fattibile partendo in auto dall’Italia, che ci avrebbe concesso di vedere approfonditamente la regione, includendo le principali città, i villaggi più belli e le meraviglie naturali imperdibili. Per gli alloggi, ci siamo affidati a Booking per 3 delle notti, e ad Airbnb per le restanti 6.

Poco prima della partenza ho anche dato un esame in lingua francese, che già avevo studiato per tre anni alle medie. Sapendo che i francesi non amano parlare altre lingue al di fuori della loro (stereotipo che è risultato molto accurato), la conoscenza della lingua almeno ad un livello medio ci ha molto avvantaggiato. Fatta questa premessa, procederò con il racconto del nostro viaggio, giorno per giorno, e concluderò con delle considerazioni finali!

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DOMENICA 21 LUGLIO

Siamo partiti alle 8 dalla provincia di Cremona, e senza fare pause e senza trovare traffico siamo arrivati poco dopo mezzogiorno al Principato di Monaco, la nostra prima tappa. L’autostrada è costata complessivamente sui 40 euro. A Monaco abbiamo parcheggiato al Jardin-Exotique. Il sistema di prezzi dei parcheggi monegaschi è piuttosto complesso, va al quarto d’ora ma varia in base alla permanenza. Noi in poco meno di 3 ore abbiamo speso €8,80.

La prima cosa che abbiamo notato di Monaco è la sua verticalità: per scendere verso il mare ci sono numerosi e ripidi éscaliers, che hanno velocizzato la nostra discesa ma che poi avremmo dovuto ripercorrere in salita con 38°C percepiti. Dopo aver pranzato in un ameno giardino con la deliziosa tortilla fatta in casa dalla mamma di Giulia per evitare di essere derubati dai prezzi monegaschi, siamo saliti verso la città vecchia, dove ci ha accolto il Palazzo dei Principi. Ci siamo quindi immersi nelle colorate viuzze di Vieux-Monaco, tenute tanto bene da sembrare un’attrazione di Gardaland. Ci siamo chiesti se ci vivesse qualcuno, visto che non c’era altro se non ristoranti per turisti e negozi di souvenir l’uno uguale all’altro. Presto abbiamo trovato un punto panoramico sul Principato: una giungla di palazzi sviluppati in verticale, che ospitano i suoi 40.000 abitanti compattati in 2 km². Monaco non è certamente la nostra idea di amenità, ma almeno ora possiamo dire di aver visitato un Paese in più.

Dopo essere sopravvissuti alla risalita al parcheggio (abbiamo constatato che avremmo potuto lasciare l’auto un po’ più a valle, vista l’abbondanza di parcheggi a Monaco che hanno tutti più o meno le stesse tariffe), ci siamo rimessi in viaggio per una mezz’oretta sulla basse corniche fino a raggiungere la Villa Ephrussi de Rothschild in località Saint-Jean-Cap-Ferrat. Questa dimora tutta rosa immersa nel verde, voluta a inizio Novecento dalla baronessa Béatrice de Rothschild, è circondata da un ampio giardino con piante esotiche che culmina nel Tempio dell’Amore e nelle antistanti fontane che, ogni 20 minuti, offrono uno spettacolo di giochi d’acqua. Il tutto è visitabile per €15, con riduzioni varie (per gli under 25 come noi è costato €10). Una graditissima pausa.

Per le 17 ci siamo messi in moto verso l’ultima tappa del giorno, Nizza, ad una quindicina di minuti di distanza dalla villa. Abbiamo lasciato l’auto al parking sotterraneo Gare de Nice, dove lasciare l’auto per la notte è costato l’esorbitante cifra di €28 – ma almeno eravamo a due passi dal luogo dove avremmo alloggiato, le chambres d’hôtes Cosy (€72 per una notte, prenotato con Booking). Buono, ma prezzo leggermente alto – se avessimo prenotato prima, forse avremmo avuto più scelta.

Una volta sistemati e docciati, siamo usciti in esplorazione per Nizza, affollatissima in qualunque punto. Abbiamo percorso il lungo viale che ci ha portato fino alla Promenade des Anglais, l’iconico lungomare che termina con una triste (ma frequentata) spiaggia di grossi sassi grigi. Ora, vorrei chiedere alle decine di migliaia di italiani che vanno a Nizza ogni anno cosa ci trovano in questo posto: l’abbiamo trovata una città mediocre, soffocante, sporca, con quasi nulla da offrire, una versione meno bella di molte città costiere italiane. A stento si riesce a camminare sul lungomare e nella città vecchia da quanta gente c’è. La poca scelta di ristoranti (quasi tutti chiudono la domenica e il lunedì, lasciando aperti solo quelli più turistici) non ci ha aiutato ad apprezzare questo posto: abbiamo speso tanto e mangiato in modo men che mediocre in quello che sembrava essere il ristorante meno turistico aperto in città. Presto impareremo che nei ristoranti francesi con ogni probabilità non si mangia un granché in ogni caso, e che è molto meglio il cibo da boulangerie, sia per il palato che per il portafoglio. Insomma, Nizza va bene per chi ama la movida, ma per noi, che preferiamo luoghi ameni e meno folle selvagge, non è decisamente l’ideale. Indignati, siamo andati a letto ad orari da pensionati.

LUNEDÌ 22 LUGLIO

In mattinata siamo andati in auto verso il Museo Matisse, leggermente decentrato, la principale ragione per cui abbiamo voluto visitare Nizza. Abbiamo parcheggiato gratuitamente in una stradina lì vicino. L’ingresso è gratis per gli studenti. Il museo è interessante per chi, come Giulia, apprezza questo artista; purtroppo, alcune delle opere più famose erano in trasferta da qualche altra parte. Abbiamo comunque concordato che la sosta a Nizza era evitabile.

Siamo faticosamente usciti da Nizza e abbiamo preso l’autostrada per Aix-en-Provence, che costeggia città come Antibes, Cannes e Fréjus, per le quali non abbiamo il minimo interesse: la nostra meta è infatti Saint-Maximin-la-Sainte-Baume, che abbiamo raggiunto in poco più di un’ora e mezza ammirando i tipici paesaggi brulli di questa zona. Lì abbiamo parcheggiato gratuitamente a due passi dal centro. Dopo un pessimo pranzo, a Saint-Maximin abbiamo visitato la Basilica di Santa Maria Maddalena, imponente edificio gotico costruito tra fine Duecento e inizio Cinquecento con entrata gratuita. L’interno è incredibilmente ampio, e il chiostro è impreziosito da capitelli decorati. Una fermata veramente necessaria, e sottovalutata, a giudicare dai pochissimi turisti che abbiamo visto.

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Aigues-Mortes

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Abbazia di Sénanque

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Villa Ephrussi de Rothschild

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Il Colorado provenzale di Rustrel

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Il Palazzo dei Papi e la Cattedrale di Avignone

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