LA “DAKAR” AL CONTRARIO

Cinque giorni in moto a ritroso sulle strade del mitico raid "DAKAR"
Partenza il: 21/02/2014
Ritorno il: 26/02/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

LA “DAKAR” AL CONTRARIO

Testo di Marco Ronzoni – Foto di Marco Ronzoni e Paolo Ciapessoni

Sono le quattro del mattino di un normale venerdi musulmano. Dakar dorme ancora nell’aria fresca, immersa nel buio, semivuota, soffocata dalla sporcizia e dai rifiuti. I suoi abitanti, le bianche capre e milioni di veicoli attendono di riempire i marciapiedi e le vie. Le attività di strada non hanno ancora ripreso la solita infruttuosa giornata di “lavoro” ed io sto per lasciare questo maleodorante e caratteristico angolo di Mondo per fare ritorno a casa.

Dakar… Ma quante volte ci sono già stato in vent’anni? Dovrei mettermi a contarle mentalmente e non ne ho voglia. Di solito vi ho fatto tappa da volontario andando e tornando in aereo dalla Guinea Bissau, oppure ci sono passato scendendo su strada verso quel piccolo Paese per consegnare mezzi di soccorso a Missioni e Ospedali. Stavolta è diverso. Ho passato troppi giorni in questo bordello, attendendo di poter recuperare la mia moto spedita qui in un container navale e fare il viaggio a ritroso verso casa. Con me c’è Paolo, buon amico e motociclista incallito, sempre proiettato alle avventure, che condividerà con me questa nuova esperienza. A Dakar siamo stati ospiti di Padre Paolo e Padre Nino nella Missione di “Saint Joseph de Medina”; i due “padroni di casa”, con diversi decenni di Africa sulle spalle, sono profonde testimonianze viventi dell’impegno cristiano in questo Paese prettamente musulmano.

Fare il turista a Dakar è facile. Prendi un mezzo qualsiasi e ti fai portare ovunque, tanto sono tutti economicissimi. Si passa dagli autobus di linea, ai piccoli minibus bianchi, ai taxi gialli e neri, finendo ai furgoni multicolori, una sorta di trasporto pubblico/privato che vagano per la città, rottami ambulanti stracolmi di persone che bloccano la circolazione ogni venti metri per caricare e scaricare qualcuno. Forse è più pratico prendere il primo sudicio e malconcio taxi che passa, contrattare il prezzo facendo la radice quadrata di quello che ti spara il tassista e farti portare dove vuoi. Tutto sommato Dakar ed i suoi dintorni offrono belle opportunità per chi, come me, ama vivere i luoghi e non solo guardarli. La Corniche (il lungo viale affacciato sull’oceano per passeggiate romantiche tra scarti di pesce e le caratteristiche barche multicolori dei pescatori), il caotico porto (centro nevralgico dell’economia), l’edificio liberty della stazione ferroviaria, il mercato, la grande Place de l’Indipendance e la Place de la Nation (con lo svettante obelisco incastrato tra spazzatura, macerie e gente che orina tra i cespugli). Dakar è un formicaio di botteghe, laboratori artigianali ed officine meccaniche. I marciapiedi sono quasi totalmente impraticabili sia per le merci esposte che per i rifiuti, per la sosta selvaggia dei veicoli e per le capre. E poi c’è la coreografia della gente. Ovunque venditori di strada che quando ti va bene ti propongono bigiotteria pacchiana, orologi appariscenti, borse e magliette “griffate” ed elettronica contraffatta o di dubbia provenienza, ma anche coltelli a serramanico lunghi trenta centimetri, sigarette di contrabbando, fumo, ecc. Nei pressi della città non può mancare una visita alla vicina isola di Goreé, leggendario luogo di partenza delle navi ricolme di schiavi ormai relegata ad attrazione turistica ma pur sempre un’oasi di curiosità con scorci di suggestiva bellezza. Si raggiunge in una ventina di minuti di navigazione con un traghetto che scarica sulla spiaggia trecentocinquanta passeggeri alla volta, per darli in pasto ai trecentocinquantamila venditori di souvenir. Un tempo l’acquisto dei biglietti e l’attesa dell’imbarco avvenivano dentro un paio di locali con poche e malandate panchine dove eri costretto a restare in piedi; ora è un grande capannone su due piani con tanto di caffetteria, dove di sedie ce ne sono fin troppe e fastidiosi uomini in divisa ti obbligano a sederti. E come non citare il Lago Rosa, chiamato così per il colore delle sue alghe, punto di arrivo del celebre rally “Dakar” fino al 2007… Ok, bella Dakar e bello il Senegal, ma ora è giunto il tempo di partire. Mi aspettano gli oltre 3600 chilometri che mi separano dal porto di Tangeri Med, dove tra sei giorni mi imbarcherò su un traghetto per l’Italia. O almeno così spero. Sarà di certo un lungo viaggio in cui non avremo tempo per goderci il panorama e dove affideremo tutto alle nostre moto. Così, dopo tre giorni di incazzature feroci e parecchi soldi buttati tra uffici con targhe altisonanti ed individui poco raccomandabili, recuperiamo le nostre fedeli BMW R1150GS dal container e finalmente i boxer bicilindrici ricominciano a suonare pieni e confortanti. Viaggeremo con un permesso eccezionale della Dogana per attraversare il Paese e raggiungere la frontiera di Rosso distante trecentosessanta chilometri per poi entrare in Mauritania. Tutto questo per poter tornare a casa; figuriamoci cosa avremmo dovuto fare per restare in Senegal… Si parte. E’ buio pesto. Usciamo da Dakar con qualche difficoltà e corriamo in autostrada fino a Thies. Lentamente viene giorno e con lui la luce che serve per vedere qualcosa in più attraverso la visiera nera dei nostri caschi. Perché abbiamo visiere nere? Perché non abbiamo dato retta a chi ci consigliava le comuni visiere trasparenti, dato che non era certo nostra intenzione viaggiare col buio. E invece, diavolo se ci avrebbero fatto comodo… Va beh, passato Louga, puntiamo verso Saint Louis, ad un centinaio di chilometri dalla frontiera e da lì verso Richard Toll (che non è un cantante folk ma una città…). Arriviamo davanti al grosso cancello della dogana di Rosso verso le 11:00. Il solito tipo in borghese viene subito a chiedere passaporto, documenti delle moto e soldi. E’ il tipico faccendiere che bisogna “assumere” per poter sbrigare le formalità e che per ogni passo che fa e per ogni parola che dice ti estorce denaro a manetta, ignorato se non protetto da tutti i vari personaggi in divisa che girano in zona. Ed eccomi davanti al Capo della Dogana seduto dietro una grossa scrivania in un ufficio esageratamente grande, manco fosse il Presidente del Senegal. Gli presento tutte le carte avute a Dakar e col mio francese inventato cerco di spiegargli chi siamo. Ovviamente non gli basta leggere; chiama al telefono il suo omologo della capitale ed alla fine della telefonata mi sorride soddisfatto e cortese. Perché ho la netta sensazione che mi stia fregando? Mi riconsegna le carte dopo averle timbrate ed essersene tenute una parte, ma quando sto ossequiosamente lasciando l’ufficio, mi blocca dicendomi che vuole vedere le moto. Ok, guarda pure le moto, basta che ci lasci andare. Tra il meticoloso controllo dei mezzi e dei libretti, la verifica della corrispondenza del numero di telaio con i dati riportati sui documenti (ma di chi vuoi che siano ste moto?) e l’assicurazione per poter circolare in Mauritania, se ne va il tempo sufficiente a far sì che il ferry sul fiume Senegal, linea di confine tra i due stati, si stacchi dalla sponda senegalese e si porti verso quella mauritana senza di noi. Sono le 12:30. Ritornerà alle 17:30… Cinque ore sotto il sole, seduti per terra a guardare l’orologio ed il ferry fermo dall’altra parte del fiume. Quando finalmente sbarchiamo in Mauritania ricomincia il carosello tra fetidi uffici pieni di mosche e corridoi maleodoranti, schivando escrementi, pozze di urina, rifiuti e personaggi in uniforme che dormono sdraiati a terra. Timbri, carte e soldi a raffica. Quando il peggio sembra passato e finalmente riusciamo a risalire sulle moto, il buon faccendiere ed alcuni suoi compari si mettono minacciosamente davanti a noi impedendoci di partire e chiedendoci ancora denaro come “mancia” per l’ottimo lavoro svolto. Assolta l’ultima rapina, finalmente il cancello mauritano si apre e possiamo uscire da quell’incubo, maledicendo tutto e tutti quelli che ci stiamo lasciando alle spalle. Vorremmo raggiungere entro sera Nouakchott, la capitale, distante circa duecentoventi chilometri, ma l’ora si sta facendo tarda. Ci serve subito cambiare un po’ di CFA senegalesi con Ouguiya mauritani e, anche se abbiamo taniche di benzina supplementari, fare prudentemente il pieno alle moto perché tra qui e Nouakchott non c’è altro che sabbia. Facciamo quindi benzina subito fuori dalla dogana, nell’unica pompa arrugginita semisepolta dalla sabbia. Mentre la benzina, o quello che è, scorre dentro ai serbatoi, veniamo accerchiati da una decina di persone che toccano noi, il bagaglio, il manubrio, le borse. Paolo tiene d’occhio i presenti per evitare di essere derubati ed io mi occupo di pagare. Chiedo “l’addition pour l’essence” ma il tipo risponde in modo incomprensibile. Al terzo tentativo, non sapendo cosa dargli, gli allungo la banconota di Ouguiya più grossa che ho ed aspetto il resto, ma il tipo sorride come un idiota e si tiene tutto “pour la fatigue”. Mi viene in aiuto uno dei presenti che riesce a farmi dare indietro qualche soldo che metto via senza nemmeno guardare. Accendo il motore ma, ingranata la marcia e lasciata la frizione, la moto si spegne. Riprovo con lo stesso risultato, finchè capisco che il bastardo benzinaio, sempre ridendo, teneva schiacciato il pedale del mio freno posteriore col suo piede. Vabbè, alla fine ci leviamo da quell’impasse e iniziamo la lunga risalita verso nord. Purtroppo tra una balla e l’altra ormai sta diventando buio. La strada, o quello che resta, fin da subito è terribile; buche enormi e grosse lingue di sabbia la invadono totalmente. E la notte cala in fretta. Guidiamo con la nera visiera alzata e con gli occhi che si riempiono di sabbia ad ogni passaggio di altri veicoli, mentre l’asfalto ritmicamente scompare sotto dune che si materializzano davanti a noi per ricomparire più avanti. La sabbia è soffice e profonda, segnata dalle tracce delle ruote dei mezzi che l’hanno affrontata e che ci indicano la direzione da seguire. Dopo qualche decina di chilometri, alla luce dei fari appare uno sperduto posto di blocco dell’esercito; i militari, in mimetica verde scuro con le teste avvolte nel caratteristico copricapo “tagelmust” che lascia libero solo lo sguardo, agitano piccole torce che sembrano gli occhi di un animale notturno. Sono molto cortesi e dopo un rapido controllo alle fiches ci consigliano di non proseguire e di fermarci per la notte nel loro campo ripartendo l’indomani. Decidiamo che forse quella è la cosa migliore da farsi. A Naouakchott mancano ancora centoquaranta chilometri e la strada è troppo pericolosa. Una caduta od un guasto sarebbero un disastro. Montiamo così il mio igloo sulla sabbia, proprio di fianco alla grossa tenda che ospita il drappello dei militari, facendo attenzione alle acuminate spine doppie delle acacie che potrebbero bucare gli pneumatici delle moto o trasformare il giaciglio in un letto da fachiro. Un soldato mi mostra la “toilette” del campo, un buco nella sabbia circondato da tre muri in mattoni completamente invaso da insetti dentro il quale si raccomanda di fare “seulement liquides”; per “le solide” c’è tutto il deserto… Passiamo così la notte dormendo vestiti, svegliati in continuazione dai rumori esterni e dai pensieri.

Guarda la gallery
LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO

LA

LA "DAKAR" AL CONTRARIO



Commenti

Lascia un commento

Ti consigliamo
Villaggio di Nosy Komba

Villaggio di Nosy Komba

Villaggio di Nosy Komba in Madagascar

Scuola in Madagascar

Scuola in Madagascar

Scuola in Madagascar

Vita da villaggio in Madagascar

Vita da villaggio in Madagascar

Vita da villaggio in Madagascar

Leggi i Diari di viaggio su Dakar
Diari di viaggio
LA

LA “DAKAR” AL CONTRARIO

LA “DAKAR” AL CONTRARIO Testo di Marco Ronzoni - Foto di Marco Ronzoni e Paolo Ciapessoni Sono le quattro del mattino di un normale...

Diari di viaggio
Teranga, non ti dimentico

Teranga, non ti dimentico

Impossibile non evocare, nonostante un anno e mezzo sia passato, l'esilarante esperienza in Senegal. Il ricordo dei colori, dei profumi...

Diari di viaggio
Capodanno in Senegal

Capodanno in Senegal

della loro economia. Jam rek. Report viaggio in Senegal di Maria Rita Serra

Diari di viaggio
Nanga Def, Maangi Fi! Dieci giorni in Senegal

Nanga Def, Maangi Fi! Dieci giorni in Senegal

Destinazione, Senegal! 10 Giorni fai da te. I voli Firenze - Dakar non sono tanto a buon mercato! Abbiamo preso un Bologna - Madrid, poi...

Diari di viaggio
Senegal à la carte

Senegal à la carte

Taste of Lisboa. L’aereo rolla sulla pista. Profumo di kerosene. Adrenalina che scorre. Che bello l’assenza di peso, il tao della...

Diari di viaggio
Fantastico Senegal fai da te

Fantastico Senegal fai da te

Il Senegal è da vedere. Perché rappresenta una valida alternativa ai soliti percorsi eccessivamente turistici, ed offre una prospettiva...

Diari di viaggio
Senegal, Africa vera

Senegal, Africa vera

18 Giugno 2011 L’arrivo Fra pochi minuti sono le 19, è appena scattato il segnale che permette di slacciarsi le cinture, sto...

Diari di viaggio
Il sorriso del Senegal

Il sorriso del Senegal

Un compagno amante delle percussioni che da sempre ha il sogno di approdare nella terra dei tamburi, nei luoghi dove nascono i suoni come...

Diari di viaggio
Senegal... proviamo l'africa?

Senegal… proviamo l’africa?

2009 Marzo lunedì 2 Domani è il grande giorno, partiamo per il Senegal. Non è stata una decisione semplice, la scelta del luogo si, è...

Diari di viaggio
Senegal l'eleganza dell'africa

Senegal l’eleganza dell’africa

Partiamo da Roma e dopo un volo di 5 ore con scalo a Lisbona, arriviamo di notte a Dakar. Siamo un pò frastornati perchè avendo scelto ...