L’isola senza tempo

Viaggio nell'Oriente Cubano
 
Partenza il: 15/05/2011
Ritorno il: 22/05/2011
Viaggiatori: 3
Spesa: 2000 €

Si comincia dalla fine,

22 maggio ore 18, l’ Havana,

la nostra auto percorre il Malecon, stiamo per imboccare la Rampa e dirigerci all’aeroporto, siamo in 3, SILENZIO TOTALE, nessuno parla, ride o scherza, ognuno cerca di rubare gli ultimi attimi di quella meraviglia che si chiama Cuba e della sua straordinaria umanità per portarsene un pezzettino con sé nella nostra vita frenetica.

La malinconia ti prende perché Cuba è una terra meravigliosa, senza compromessi, popolata da gente stupenda che vive con allegra dignità la miseria assoluta cui viene costretta da una dittatura travestita da socialismo reale che di reale ha solo la fame e la povertà.

Siamo tornati a Cuba dopo 5 anni (vedi racconto precedente -Io te miro el coche-) per conoscere la parte orientale, quella meno turistica dell’isola, sbarcando in aereo ad Holguin e girando in senso orario fino a Santiago de Cuba, attraverso quindi Gibarra, Guardalavaca, Baracoa.

Holguin è il secondo aeroporto del paese, funziona quale porta di accesso per la vicina zona turistica di Guardalavaca, la città è carina, ma non offre molto se non la placida tranquillità della provincia cubana. Meta più gettonata della città, la Loma de la Cruz, una croce che domina la città dall’alto dei 458 sgaruppattissimi e altissimi scalini che occorre salire per arrivarci. Il panorama ripaga la sudata, ma se venite qui a Luglio o Agosto con gli usuali 35-38°, onde non cominciare la vacanza con un infarto che poi renderebbe probabilmente meno godibili i giorni successivi, potrebbe anche essere meglio soprassedere alla scalata.

IL CAMMINO PER SANTIAGO …de CUBA…via GUARDALAVACA e BARACOA

Non avrà il misticismo di quello spagnolo, è un cammino decisamente più pagano, ma …..che meraviglia. Partiamo da Holguin con la mente fissa alle acque cristalline e la sabbia bianca della baia di Guardalavaca, sono un paio di ore di auto. Ci viene comoda in mezzo una sosta a Gibara, famosa, si fa per dire, per la sua marcata impronta coloniale, e il suo “imperdibile” festival del Cinema Pobre (povero), insomma perfettamente in linea con la vita cubana, tanto che neanche un festival del cinema può essere non dico ricco, ma almeno benestante.

Gibarra è stata pesantemente colpita dall’uragano Ike, e sembra che ad un paio di anni di distanza la mitica efficienza socialistocaraibica ancora non abbia finito con la rimozione delle macerie………cosa sorridete, non è che noi abbiamo fatto tanto meglio in Abruzzo, e soprassediamo sull’Irpinia e il Belice. Comunque Gibara ha un paio di caratteristiche che la rendono meritoria, ovvero è sul mare e ha un paio di paladares che fanno una eccellente aragosta, tanto che per questo ci vengono apposta molti turisti da Guardalavaca che quanto a ristoranti è appetitosa quanto un menù cinese.

Con l’aragosta che ha finito la sua meritoria esistenza nel nostro apparato digerente, arriviamo in meno di un’ora nella rinomata baia di Guardalavaca.

Prima tappa, primo bagno, a Playa Pesquero, bellissima……finalmente… , la spiaggia è riservata al resort Costa Verde, quindi, noi essendo di passaggio ci intrufoliamo in spiaggia con ostentata indifferenza, sfruttando la nostra aria turistica, unita ad una innata faccia da culo e ci impadroniamo dei “nostri” ombrelloni e lettini per crogiolarci sotto il cocente sole pomeridiano.

Guardalavaca è una Varadero più povera, ma molto più vera, nel senso che mentre Varadero è una specie di enclave riservata ai turisti, che alla fine sa di cubano quanto Pinarella di Cervia, Guardalavaca è molto più ruspante e frequentata da una umanità davvero varia. Le spiagge e il mare sono di livello assoluto, le strutture pur discrete sono stanche e un pochino provate, ma la giornata qui scorre in un assoluto placido relax. Cena a Banes, “fiorente” centro abitato di 45.000 abitanti, anche se l’impressione è che non superino i mille, decidiamo per il consigliatissimo (sto scherzando eh…) restaurante El Latino, ci sediamo ordiniamo chi pollo, chi pizza, e appena ordinato salta la luce in tutto il paese, temo per la mia pizza, è vero che i cubani sono pronti ad ogni imprevisto, ma credo che senza forno sia complicato anche per loro cuocere una pizza,……..ma voi l’avete mai vista una pizza cubana ?? bè è povera anche questa.

Dopo un’altra mezza giornata di sole a Guardalavaca è tempo di puntare la nostra Honda Accent,…… è da quando ce l’hanno consegnata che penso che abbia una sinistra assonanza con Accident, ma non pensiamoci, verso una delle mete principale del nostro giro, BARACOA, periferica e isolata a Cuba stessa, figuriamoci al mondo, dato che è stretta tra la Sierra Maestra e l’oceano, collegata da strade più improbabili che………cioè strade è una parola grossa, sarebbe meglio dire mulattiere, gruviere, sassaie, sentieri per capre, ma questo è anche il bello del viaggio.

Partiamo da Guardalavaca alle ore 13, giungiamo a Sagua de Tanamo che sono le 17,30 dopo averci messo quasi cinque ore per fare appena 200km……., quindi immaginatevi la strada. Ci facciamo consigliare da un nordico, nel senso di danese, che si è stabilito qui, se è meglio fare la più breve e accidentata strada costiera, ancora 100km per arrivare a Baracoa o la più lunga e tranquilla strada che passa per Guantanamo, circa il doppio ovvero duecento km. Il nostro Thor ci dice che è assolutamente impensabile viste le strade arrivare a Baracoa entro sera, che una volta giunto il buio a essere fortunati e con la divina assistenza di Odino, ad andare bene avremmo “solo” sfasciato la macchina, quindi mettersi il cuore in pace e dormire a Moa, paese dal quale partono gli ultimi tremendi 80 km della panoramica e costiera strada per Baracoa.

Siamo sconsolati e profondamente irritati, rischia di saltarci Baracoa, arriviamo a Moa che la guida descrive con queste incoraggianti parole “ probabilmente la città più brutta di Cuba, …………………se non siete un ingegnere minerario non c’è alcuna ragione per fermarsi qui.

Ci sale in macchina un simpatico ometto che si offre di accompagnarci all’unico Hotel di Moa. Sono le ore 18.10, con la speranza con cui un condannato chiede l’esito dell’ultima domanda di grazia, gli chiediamo quanto ci vuole secondo lui per arrivare a Baracoa, il simpatico ometto dice che ci mette due ore con la sua piccola macchina………….abbiamo ancora un ora e venti minuti prima dell’oscurità totale, era la luce che volevamo in fondo al tunnel, noi e la nostra Honda Accident ce li faremo bastare, inversione ad U, cacciamo l’omino dall’auto con 2 pesos di frettoloso ringraziamento e si parte per Baracoa.



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