Komera Rwanda!

Innanzitutto grazie a tutti gli amici di Umudufu, l'associazione di volontariato con cui sono andato a trascorrere il mese di agosto 2005 in Rwanda. Senza neanche dirlo è un'esperienza che mi rimarrà a vita nel cuore e nell'anima. Paese stupendo dal punto di vista della natura, assolutamente povero ma con gente straordinaria. L'orribile passato...
 
Partenza il: 02/08/2005
Ritorno il: 31/08/2005
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 1000 €

Innanzitutto grazie a tutti gli amici di Umudufu, l’associazione di volontariato con cui sono andato a trascorrere il mese di agosto 2005 in Rwanda. Senza neanche dirlo è un’esperienza che mi rimarrà a vita nel cuore e nell’anima. Paese stupendo dal punto di vista della natura, assolutamente povero ma con gente straordinaria. L’orribile passato è assolutamente incancellabile, il paese ora sta vivendo un periodo di transizione in cui regna assoluto caos, tra tribunali (gacaca) che dopo 11 anni cercano di fare riconciliare due etnie ribelli (80% ba-hutu e 20% ba-tutsi) giusto per sfollare le carceri (dove è più facile morire che sopravvivere). Il presidente tutsi Paul Kagame vuole far sembrare il paese una nazione ricca per poter avviare una sorta di turismo, per esempio impedendo l’accesso a varie zone di Kigali a chi vuole entrare scalzo o con ciabatte, ha tolto tutti gli artigiani che esponevano le loro merci per strada, ha demolito tutte le case e negozi non degni. Intanto per il resto della città si vede solo miseria, tra maibobo (ragazzi di strada), malati che mendicano, gente che cammina con vestiti stracciati ecc ecc. La situazione a livello sanitario è drammatica. Quello che manca in generale sono le strutture e la possibilità di cure per i poveri, ma soprattutto dottori (abbiamo visitato e siamo stati più volte all’ospedale di Kabgayi dove aiutiamo un dottore che paga le medicine agli indigenti, meglio non descrivervi niente perché mi sento male solo a pensarci). Figurarsi che in Rwanda, al di fuori del distretto di Kigali, c’è un dottore ogni 80.000 abitanti!!! Ma in un mese ho visto di tutto e di più, dovrei scrivere un papiro di centinaia di pagine…

Per quel che riguarda il vero e proprio soggiorno, siamo stati ospiti in più missioni di suore oblate dello Spirito Santo, devote alla Beata Elena Guerra, ordine di Lucca. Ci hanno coccolato per tutto il mese, e ci hanno fatto sentire oltremodo a casa. In particolare io sono stato la prima settimana a Cyeza (con due ragazze ed un altro ragazzo) ed il resto del soggiorno a Mbare di Kabgayi (tutti insieme). Quest’ ultima missione nata con l’aiuto del mitico Father, al secolo Padre G.L., un padre bianco di Treviso da 33 anni in Rwanda, è un posto da favola, sul cucuzzolo di una collina circondata da una pineta. Da poco è in grado di ospitare 50 persone, viene usato soprattutto come centro di meditazione e di ritiri spirituali per preti, suore ma anche laici. Con Father ci siamo anche concessi il lusso di passare 3 giorni da semi-turisti, al parco dell’Akagera e nella regione dei laghi e dei vulcani al Nord. In linea generale non è facile vivere in Rwanda, la corrente è pressoché inesistente, in quanto costa troppo al governo, quindi se si hanno dei generatori bene, se no…Ti freghi. L’acqua nella maggior parte dei casi la si va a prendere nelle sorgenti e si riempiono i bidoni per le provvigioni. Le strade sono tutte sterrate (il che provoca aumento di allergie e malattie in quanto la polvere porta in giro germi) tranne l’unica strada asfaltata che collega le 9 città principali. L’unica entrata per lo stato è il turismo che si basa sui gorilla di montagna. Per il resto non vi dico niente…Malati di AIDS dovunque…Tanto è vero che dopo due giorni di permanenza è meglio che uno diventi cinico perché se no…Questo è quanto in linea generale… Tutti i giorni siamo stati impegnati nei nostri progetti. Abbiamo svolto un lavoro di gestione dei progetti nati lo scorso anno. Siamo andati più volte al centro nutrizionale di Kivumu. Qui abbiamo 2 grandi progetti, il primo è la costruzione di una nuova grande struttura (sala d’attesa, laboratorio, consultazione, stanza per il dottore) esclusivamente per la cura dell’AIDS. Sarà offerto gratuitamente a tutta la popolazione del distretto il test, e da questo partirà una campagna di cura e prevenzione della malattia. Il secondo progetto, sempre in questo centro, riguarda l’associazione Twisungane, composta da 140 donne sieropositive incinta e che hanno appena partorito. Abbiamo comprato per loro un campo in cui lavoreranno e coltiveranno, un motore ed il relativo mulino per produrre farina di manioca. Prossimamente vorremmo costruire una sala per gli incontri dell’associazione, dove avviare anche un atelier…Inoltre sempre grazie alle suore francescane (suor Therese e suor Primitive) compriamo gli alimenti per i bambini malnutriti. Una piccola equipe educa all’igiene e all’alimentazione le mamme di questi bambini. Ogni martedì e venerdi vengono pesati e durante gli altri giorni viene dato loro da magiare.

Il terzo progetto riguarda 50 adozioni a distanza. Abbiamo fatto visita alla maggior parte delle famiglie dei bambini adottati. In quest’anno per la maggior parte di queste famiglie la situazione è migliorata. Adottare un bambino significa garantire l’istruzione al piccolo, dar la possibilità di mangiare, curarlo ma anche costruire la casa, comprare un campo, mucche, capre ecc. Alla propria famiglia. Il tutto è gestito da due assistenti sociali (Berthilde e Jacqueline) e coordinato dalle suore oblate dalla parrocchia di appartenenza (Mbare, Cyeza e Butare). Nella maggior parte dei casi si adottano più bambini della stessa famiglia per poter garantire loro una vita dignitosa. La speranza è quella di poter far diventare la famiglia degli adottati autosufficiente… Il quarto progetto è un impegno enorme, soprattutto dal punto di vista economico…Aiutiamo il dott. J.B. (un mancato prete) a pagare le cure e le medicine ai più poveri. Quest’ uomo dedica la sua vita ed il suo stipendio ad aiutare i poveri. In un distretto come quello di Gitarama in cui vivono 1 milione di persone, di cui la maggior parte sotto il livello di povertà, c’è tanta gente che non può permettersi di comprare le medicine (che costano come in Europa!!!) e preferisce affidarsi al destino (e quindi spesso alla morte) piuttosto che spendere capitali in medicine e pregiudicare la sopravvivenza della propria famiglia…E così J.B. Paga alle persone più povere le cure ed i medicinali. Con lui abbiamo avviato un progetto parallelo con il centro nutrizionale di Kivumu per la cura degli indigenti, prevedendo anche un sussidio per il trasporto in ambulanza delle persone più gravi che si presentano dalle suore di Kivumu e che non ce la fanno fisicamente o economicamente ad andare all’ospedale di Kabgayi (dista 12 km). Col dottore inoltre abbiamo visitato tutti i reparti dell’ospedale.



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