Karibuni Kenya

Jambo! Sono passate poco più di 24 ore da quando l’aereo è decollato dall’aeroporto di Mombasa ed eccomi subito qui a raccontarvi il mio meraviglioso viaggio in Kenya. 21 agosto, Milano-MXP, ore 23.55 – finalmente si parte; e dico finalmente perché sino all’ultimo momento la partenza è stata in forse a causa di problemi tecnici (e...
Scritto da: deborah-raccagni
karibuni kenya
Partenza il: 21/08/2004
Ritorno il: 05/09/2004
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

Jambo! Sono passate poco più di 24 ore da quando l’aereo è decollato dall’aeroporto di Mombasa ed eccomi subito qui a raccontarvi il mio meraviglioso viaggio in Kenya.

21 agosto, Milano-MXP, ore 23.55 – finalmente si parte; e dico finalmente perché sino all’ultimo momento la partenza è stata in forse a causa di problemi tecnici (e non) che hanno colpito la compagnia aerea (East African) che ci avrebbe dovuto portare in Kenya; solo il noleggio di un vettore della compagnia Eritrean Airlines ci ha permesso di partire alla volta del ‘continente nero’. Dopo poco meno di 8 ore di volo (trascorse dormicchiando) eccoci a Mombasa; sbrigate le varie formalità (il visto d’ingresso fortunatamente l’avevamo già fatto in Italia) saliamo sul pulmino che ci porta al villaggio scelto: Aquarius Beach Hotel a Watamu. La stanchezza si fa sentire ma durante il viaggio è quasi impossibile (almeno per me) dormire, non solo perché le strade sono un po’sconnesse e la guida non è delle migliori, ma anche perché dai finestrini impolverati è possibile intravedere un’incantevole (e al tempo stesso scioccante) realtà: bambini scalzi che corrono lungo le strade, donne fasciate in splendide stoffe colorate che camminano portando sulla testa con estrema disinvoltura pacchi e ceste di ogni forma e dimensione e uomini che corrono trainando carri stracolmi delle più svariate cose.

Al nostro arrivo al villaggio veniamo accolti con un cocktail di benvenuto (succo di passion fruit, o…Forse era mengoooo?) e subito ci vengono assegnate le camere; sono quasi tutte disposte intorno ad una (delle tre, le altre due sono vicino al mare) piscina e dotate di letti a baldacchino con zanzariera, doccia in pietra e di una piccola veranda arredata con divanetto e luci colorate, che contribuiscono a rendere l’atmosfera ancora più calda e accogliente. Il pranzo (accompagnato da una fresca biRRRRa) è stato subito l’occasione per conoscere coloro che sarebbero poi diventati i nostri compagni di viaggio e che in rigoroso ordine di prossimità di stanza sono: Elisa (soprannominata Bazar), Marco (detto Berusco), Elena (Macchia), Ornella (Bucho), Milena, Francesca (la Gratta) e Francesco (Franco per gli amici).

Il gruppo sembra essere abbastanza affiatato e quindi si iniziano a fare progetti per escursioni fai da te, con i beach boys e con agenzie locali. Mentre le prime due esperienze si riveleranno un po’ “diverse da come ipotizzate”, la terza si è rivelata un vero e proprio successo. Ma andiamo con ordine.

Ancora poco esperti sull’andamento delle maree, la prima mattina decidiamo di recarci, passando per Watamu, a Watamu Beach da dove con la bassa marea è possibile raggiungere a piedi l’isola dell’amore. Il tentativo però è fallito poiché la nostra guida (una certa Su Ellen) aveva sbagliato il calcolo delle maree giusto di qualche ora…Ma Hakuna Matata a riempire il tempo ci hanno pensato i numerosi beach boys che ci avevano accompagnato nella nostra passeggiata. Senza perdere tempo il giorno successivo ha inizio quello che (almeno per noi, rispettivamente la sottoscritta detta Spakka e il suo moroso detto Spielberg) rappresentava il cuore della vacanza: 3 giorni di safari al Masai Mara, prenotato presso la SCS e spuntato con un prezzo di favore fattoci da Subaru (IU,IU). 24 agosto, ore 8. I mitici 9 sono pronti a partire. In pulmino ci rechiamo all’aeroporto di Malindi dove dopo un lunghissimo controllo bagagli (in Kenya tutto è Pole Pole, cioè piano piano) prendiamo posto su un bielica da 20 posti. Il viaggio tra atterraggi e decolli vari (ben 2 prima di arrivare a destinazione, ma al ritorno per alcuni di noi sarà anche peggio…Arriveremo a 5…Manco fosse un autobus) è durato poco più di due ore e ha lasciato diversi strascichi ad alcuni di noi (vero Nico chiama Tina?), ma finalmente eccoci nella parte estrema (Nord-Ovest) di quella che dicono essere la più bella riserva di tutto il Kenya: il Masai Mara.

Le nostre jeep sono pronte per portarci nel posto in cui alloggeremo per due notti: il Masai Mara Club; un meraviglioso campo tendato posizionato nel Ol-Choro Oiroua Conservation Area ai piedi delle Aitong Hills e lungo il Mara River dove sostano numerose decine di hippo che con i loro “suoni” hanno accompagnato i nostri momenti di riposo.

Subito dopo aver pranzato ai bordi della piscina tutti attrezzati di macchina fotografica (ovviamente Spielberg ha anche la telecamera e il binocolo per gli avvistamenti) partiamo per il primo game. I mitici 9 vengono divisi su due jeep, la nostra quella guidata dall’ineguagliabile Jeremie (a cui si deve per il 70% il successo del safari; il restante 30% possiamo così suddividerlo: 20% alla compagnia e 10% al camp) era composta dai “coniugi” Beruschi, i “coniugi” Cotta e le Beach Girls.

Sin dall’inizio appare tutto fantastico, è un susseguirsi di emozioni, il paesaggio sembra da cartolina: distese di vegetazione, che dai toni del giallo sfumano in quelli del rosa, e che sono interrotte da alberi solitari (per Ellen s i solitari) su cui riposano e scrutano l’orizzonte uccelli multicolore e da gruppi di gnu, gazzelle e impala che serenamente mangiano ciuffetti di erba verde. Dopo una prima serie di Masai Mara Massage (un termine usato da Jeremie per annunciarci la presenza di terreno molto sconnesso e quindi imminente sballottamento) ecco finalmente l’incontro con uno dei Big Five: il Rino. Percorrendo a piedi e in rigoroso silenzio un piccolo sentiero in mezzo al bush, accompagnati da un Masai, giungiamo al cospetto di tre grossi (meglio enormi) rinoceronti. Dopo aver scattato le foto di rito, rimontiamo sulla jeep e partiamo alla ricerca di nuovi “soggetti” (come direbbe Franco), e chi si vede? Un bufalo solitario (e siamo a 2 in poco meno di un’ora) chino sotto il peso delle sue immense corna e vai con le foto… Seguendo alcune tracce (come alberi spezzati e “ricordini profumati”) Jeremie si avvia alla scoperta di un altro big five(e sono 3!): l’elefante (dalle sei zampe…Date libero sfogo alla vostra fantasia per scoprire la sesta!). Una comunicazione giunge via radio al nostro autista che prontamente ingrana la marcia e ci porta sul luogo dell’avvistamento: un leone (e siamo a 4) riposa sotto un cespuglio e, a detta di Jeremie, l’odore di carogna che c’è nelle vicinanze lascia pensare che abbia anche la pancia bella piena! Siamo tutti quanti soddisfatti e pronti a rientrare in tenda, il sole sta calando e il regolamento dice che tutte le jeep devono rientrare prima del tramonto … ma Jeremie (che fa il suo lavoro con passione) sa che ci sono delle situazioni in cui si può fare uno strappo alla regola, e questa era una di quelle; a pochi metri di distanza c’era nascosta tra l’erba mamma leonessa che giocava con i suoi piccoli tigrotti (eh, volevo dire leoncini)…Che dire…Un tuffo al cuore veniva voglia di scendere a prenderli in braccio e giocare con loro! Ancora pochi minuti per scattare qualche (10-20) foto a questi “micioni”, che su comando di mamma si stavano preparando per la caccia, e poi via di corsa verso il campo. È ormai tutto buio e le sole luci che si intravedono sono quelle della nostra jeep e quelle fioche di alcune stella che iniziano a comparire in cielo.



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