Istanbul la cosmopolita

A zonzo per la città turca tra siti turistici e non
Scritto da: pabarto
istanbul la cosmopolita
Partenza il: 17/04/2014
Ritorno il: 21/04/2014
Viaggiatori: 4
Spesa: 500 €

Io mia moglie Laura, Samuele e Mattia partiamo da Bologna con volo Pegasus alla volta di Istanbul dove atterriamo in perfetto orario all’aereoporto di Sabinha Gokcen (lato asiatico della città). Per raggiungere il centro optiamo per il pullman della compagnia Havastas (Euro 5 c.ca a persona) che in circa un’ora (il tempo è legato al traffico) ci porta fino a Piazza Taksim dove con un taxi arriviamo al nostro appartamento in zona Beyoglu. L’appartamento è in stile ottomano con pavimenti e soffitti rigorosamente in legno ravvivati da tappeti e pareti vivacemente colorate.

Essendo tarda sera decidiamo di fare un giro del quartiere, dominato dalla Torre di Galata, fondato dai mercanti genovesi nel XXIII sec. Per cenare optiamo per un piccolo locale lungo la bellissima e affollatissima Istiklal Caddesi dove ci vengono serviti çorba, Kokorec (frattaglie di pecora servito nel pane condito con molte spezie) pollo arrostito e speziato un dolce a base di semolino il tutto per l’irrisoria cifra di 15 euro (il cambio molto favorevole permette di fare ottimi acquisti di qualsiasi genere). Una cosa che ci colpisce in questo primo assaggio di Istanbul e’ l’incredibile numero di gatti che popola le vie di questa immensa metropoli. Il gatto è considerato sacro dal mondo islamico e di conseguenza viene accudito, nutrito e “venerato” dagli abitanti. Una leggenda narra che Maometto amava in modo viscerale questi animali in quanto fu proprio un gatto a salvarlo da un serpente che si era insinuato nella sua tunica.

L’indomani decidiamo di iniziare la scoperta della ex Costantinopoli visitando la zona di Sultanahmet dove ci attende però una fastidiosa pioggia che ci accompagnerà per tutta la mattina. Iniziamo visitando la bellissima Aya Sofya un tempo chiesa bizantina trasformata in Moschea dagli Ottomani durante il XV secolo. Nel pomeriggio ci dirigiamo verso il Palazzo Topkapi, la stupenda e opulenta residenza che il sultano Mehmet II fece costruire nella prima metà del 1400 dalla quale possiamo anche godere una magnifica veduta del Mar di Marmara e del Bosforo (da non perdere l’ Harem e la Tesoreria). Terminata la visita di questa meraviglia ci dirigiamo verso la famosissima Moschea blu dove, dopo aver atteso la fine del momento di preghiera, ci viene consentito l’ingresso per ammirarne la bellezza e l’imponenza (non sarà comunque la più bella che visiteremo). In generale l’accesso alle Moschee è consentito rigorosamente senza scarpe e per le sole donne a capo coperto, questa precauzione non ha niente a che vedere con regole sacre o altro è soltanto una misura legata alla pulizia dell’ambiente dove i musulmani si incontrano per ottemperare alla regole delle cinque preghiere quotidiane che l’Islam prevede. Al contrario di quanto possiamo pensare neanche la Moschea è considerata sacra ma rappresenta semplicemente il luogo dove andare a pregare. Curiosa è la storia legata ai minareti di questa Moschea. Il giovanissimo sultano Ahmet I commissionò la costruzione di questa Moschea e imponendo la costruzione di ben 6 minareti suscitò le ire del mondo islamico in quanto ne avrebbe avuto uno in più della Mecca. Di tutta risposta il giovane sultano ordinò di far costruire il sesto e settimo minareto alla Mecca al fine di mettere a tacere le “polemiche” che il suo progetto aveva sollevato. In generale, comunque, una Moschea che ha più di un minareto sarà stata sicuramente commissionata da un sultano.

Il terzo giorno veniamo guidati insieme ad altri turisti italiani alla visita dei quartieri di Fatih, Fener e Balat mete colpevolmente ignorate dal turismo di massa. Abbiamo scoperto questo Tour grazie al sito www.scoprireistanbul.com gestito da giovani turchi e da italiani stabiliti da tempo a Istanbul. La visita inizia attraverso i vicoli di questi quartieri abitati da ebrei, curdi, ortodossi, fondamentalisti e rom, ognuno con le su specificità in fatto di abitudini, modi di vestire, prodotti alimentari e di artigianato. La particolarità e il fascino di questi luoghi sta nel fatto che basta svoltare un angolo di una strada per trovarsi proiettati in un mondo completamente diverso da quello vissuto nel vicolo precedente. E’ bellissimo ammirare le merci esposte sui banchi dei mercati, dalla frutta secca alle spezie, dai formaggi alle carni di pecora e pollo arrostite e speziate, dai dolciumi ai legumi utilizzati per le zuppe e per farcire le melanzane svuotate ed essiccate al sole . Incontriamo numerosi luoghi dove è possibile degustare il buonissimo tè (cay) di cui il popolo turco fa un uso spropositato (al limone, alla mela, alla cannella, alla rosa e così via).

Durante questo interessantissimo tour visitiamo anche la bellissima Moschea di Fatih fatta costruire dal sultano Mehmet II il cui sarcofago e il turbante conservati nell’atrio della stessa rappresentano un luogo solenne affollato da numerosi fedeli. All’interno della Moschea ci vengono fatte notare numerose uova di struzzo appese ai lampadari (le troveremo anche in molte altre) la cui funzione è quella di tenere a distanza i ragni al fine di non permettere di tessere le loro tele. La ragione non è legata soltanto a una questione di pulizia ma ad una leggenda che narra di un ragno che grazie ad una tela spessissima salvò Maometto rifugiatosi in una grotta per sfuggire a chi voleva catturarlo. Sulla base di questo racconto il ragno è considerato sacro dal mondo islamico e quindi si vuole evitare il rischio che nel togliere le ragnatele dai lampadari i ragni possano rimanere uccisi. Da qui passiamo alla visita di Fener il quartiere più povero e disagiato della città, una volta abitato da greci benestanti e adesso popolato da rom e poveri in genere le cui condizioni di vita sono veramente disagiate. Case su tre piani, un tempo splendide abitazioni in legno, completamente abbandonate a se stesse, senza finestre con tetti semidistrutti e arrangiati con teloni di stoffa o nylon. Bambini che giocano con quello che la strada offre in condizioni igieniche precarie.

Lasciamo questo quartiere per dirigerci verso Balat un tempo abitato dagli ebrei residenti ad Istanbul caratterizzato da case anch’esse in legno ma di dimensioni più ridotte rispetto a quelle incontrate nel quartiere di Fener. A questo punto ci dirigiamo verso il Patriarcato greco-ortodosso dove visitiamo la stupenda basilica di San Giorgio finemente decorata da oro e argenti e custode della colonna dove Gesù fu flagellato. Lasciata la sede del Patriarca ci fermiamo in un locale tipico per consumare il nostro pranzo dove ci vengono servite: la pizza turca (pomodoro spezie insalata prezzemolo il tutto condito con una spruzzata di limone) le pide (un pane molto basso a forma di barchetta condito con formaggio di pecora, verdure, carne di manzo etc.) e l’immancabile Kebap di pollo o di manzo. Il tutto accompagnato da una bevanda a base di yogurt il cui sapore si avvicina molto al formaggio Philadelphia. Tutto buonissimo. Finito il pranzo su una stupenda terrazza che domina l’intera città sorseggiamo un caffè turco e l’ennesimo cay questa volta aromatizzato alla cannella. La particolarità del caffè turco è che la polvere con il quale viene preparato e’ molto più fine della nostra (paragonabile allo zucchero a velo) e prima di gustarlo dobbiamo attendere che si sia depositata sul fondo della tazzina. Percorrendo le stupende mura cittadine di epoca romana ci approssimiamo all’ultima tappa del Tour, la Chiesa bizantina del santo Salvatore in Chora (in campagna) stupendamente adornata da mosaici e affreschi che ricostruiscono la genealogia di Cristo (da non perdere). In questo luogo incontriamo anche il bellissimo gatto originario del lago di Van caratterizzato oltre che dal pelo bianco dal particolare colore degli occhi, uno giallo ed uno blu.

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Venditore di succhi di frutta

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Uova di struzzo scaccia ragni

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Palazzo Topkapi

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Colori al Gran bazar

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Moschea Rustem Pasa

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Fener

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Il Patriarcato



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