Israele di +Petra fai da te, missione possibile

Un pellegrinaggio laico in Terra Santa, per conoscere la bellezza e provare a intuire la complessità di queste terre
 
Partenza il: 16/06/2014
Ritorno il: 27/06/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Ciò che sembrava qualcosa di difficile, con un buono studio e un po’ di adattamento è diventata una vacanza emozionante.

Un ringraziamento a Gianluigi di Torino, che con il suo diario di viaggio del 2008, ci ha dato una importante traccia per organizzare il nostro viaggio.

Il nostro desiderio era di fare un pellegrinaggio laico in terra santa, per conoscere o almeno provare a intuire la complessità di questo posto. Necessariamente dovevamo e volevamo un viaggio fatto su misura per respirare le atmosfere e avere la flessibilità di assecondare i nostri sensi; io e la mia compagna abbiamo immaginato e preparato il viaggio con molte letture sui siti con racconti di viaggio, lonely planet, cartoville Gerusalemme del Touring;

Gerusalemme è baricentrica e consente di fare molte escursioni in giornata, ma noi abbiamo preferito girare Israele e sostare nei diversi luoghi, temendo l’effetto viaggio organizzato (bus, scendi, foto, sali), come poi ci hanno confermato molti viaggiatori incontrati a Gerusalemme. Per la visita dei territori palestinesi (Bethlehme, Hebron, Gerico) la gita in giornata è invece quasi l’unica soluzione.

Ecco alcune indicazioni e informazioni utili per condividere tutto ciò che è andato bene nel nostro viaggio e ciò che avremmo voluto sapere prima di partire.

VIAGGIO E SPOSTAMENTI

Le 3 ore prima in aeroporto sono una indicazione da rispettare: tra interrogazioni, interrogatori, perquisizioni e controlli il tempo è quello giusto. Il livello di controllo è assolutamente diverso da quello di altre destinazioni. Domande sulle valigie, sui vostri compagni di viaggio, sullo scopo del viaggio, sulle destinazioni e i pernottamenti. Poi controlli minuziosi e maniacali anche su scarpe, vestiti, bagagli a mano (frugati e rovistati all’inverosimile). Sorridete e rispondete, prima o poi finirà… gli israeliani ci sono sembrati sadicamente contenti, anche se loro lo vivono come una necessaria forma di sopravvivenza, di esercitare un controllo e una pressione così forte sul viaggiatore.

Disporre di un’auto è fondamentale per girare in libertà e ottimizzare i tempo. Hertz consente di prelevarla a Tel Aviv e restituirla a Gerusalemme con un piccolo sovrapprezzo, (nella città santa dimenticativi del mezzo privato, sarebbe una follia utilizzarlo); costo per 6 giorni €254; la benzina costa come in Italia circa 1.62 €/lt

Il paese e relativamente piccolo, con spostamenti di un paio d’ore o poco più se ne può attraversare metà; quindi mettendo in conto qualche mezza giornata di spostamento si possono vedere più città,senza stress eccessivo.

La rete stradale è da 1° mondo: strade larghe a più corsie, ben tenute, con segnaletica chiara (ebreo/arabo/inglese) praticamente in tutto il paese;

Piccole avvertenze la Highway 6 è l’unica a pagamento, ma solo nel tratto nord da Tel Aviv in su, (funziona con le telecamere che riconoscono la targa); con l’auto a noleggio generalmente non si può accedere ai territori palestinesi (l’assicurazione non copre questi sconfinamenti). L’unica eccezione è la strada 90 (che corre da nord a sud) lungo il mar morto. Questa strada si può percorrere nel tratto palestinese ma senza possibilità di uscire da essa.

I guidatori sono un po’ indisciplinati ed impazienti, ma niente di ingestibile.

Per la visita dei territori palestinesi, a meno di gite semplici (Betlemme) la soluzione migliore è quella di andare in taxi, concordando una tariffe. Non preoccupatevi di cercare i taxisti, saranno loro a trovare voi offrendovi in continuazione gite. Una tariffa equa è di circa 50 NIS all’ora.

Trasferimento Gerusalemme-Aeroporto il mezzo più comodo è il taxi collettivo “sherut”, fatevelo prenotare dal vostro hotel, in circa 50’/60’ vi porta in aeroporto per 64 NIS a persona, parte ogni ora.

ATTRAVERSAMENTO DEI CONFINI DI ISRAELE E GIORDANIA

Non abbiamo avuto problemi a non farci mettere il timbro sul passaporto all’aeroporto di Tel Aviv, è bastato dire NO STAMP; fate però attenzione nel caso di passaggio in Giordania, perché al posto di confine abbiamo dovuto chiederlo esplicitamente due volte e compilare un piccolo formulario cartaceo, su cui poi hanno messo il timbro.

Per lo sconfinamento in Giordana (destinazione Petra) il varco da usare è quello di Eilat, che consente il rilascio di un visto in giornata senza problemi. Noi abbiamo lasciato l’auto, che non poteva espatriare, in un parcheggio libero antistante il terminal, senza nessun problema.

Se avete intenzione di visitare Petra in giornata, rientrando poi in Israele, il biglietto d’ingresso al sito è di ben 90JD; il prezzo scende a (soli!) 50/55 JD (1 o 2 giorni) per chi pernotta in Giordania.

Il valico è aperto di giorno, di solito 6.30-20.00; si paga per uscire da Israele 102 NIS a persona (circa 22€) più 5 NIS di commissione; L’ingresso in Giordania è gratuito, i ritmi del controllo giordano sono un po’ lenti e disordinati ma noi abbiamo fatto tutto in 20 minuti.

Presso il terminal giordano c’è un cambia valuta (esoso) con un tasso di 0.86, eventualmente cambiate lì lo stretto necessario per il taxi, a Petra i cambi-valuta erano tutti allineati su 0.93 (mentre il tasso ufficiale era 0.97 al momento del nostro viaggio)

Appena fuori dal terminal ci sono i taxi per Petra con un prezzo fisso di 55JD;

In direzione opposta, da Petra al confine abbiamo contrattato con i taxisti, ed ottenuto un prezzo di 45JD; per uscire dal paese si pagano 10 JD (solo in valuta locale contante), ingresso in Israele gratuito.

SICUREZZA

Non abbiamo percepito pericoli (esempio scippi o aggressioni, fatto salvo per il monte degli ulivi a Gerusalemme,dove una guida ci ha invitato ad stare un po’ attenti); certo il clima è teso e l’odio o la distanza tra i diversi gruppi è palpabile. Per andare nei territori palestinesi ci sono check point e controlli; i soldati israeliani ignorano completamente chi ha aspetto occidentale, controllano sono gli arabi.

C’è presenza di militari armati ovunque, ma anche qui un israeliano ci ha svelato il mistero: il servizio militare è obbligatorio per uomini e donne e dura 3 anni. Tutti i militari di leva devono portare con sé l’arma di ordinanza perché non possono lasciarla incustodita. Quindi i tantissimi militari con fucili mitragliatori che vedrete ovunque sono semplicemente ragazzi, per lo più in licenza, che girano in libera uscita; certo l’effetto psicologico di militarizzazione è fortissimo.

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