Fuga a Ischia: 2 giorni tra terme e trekking

Cosa fare se puoi starci solo per poco tempo
 

Ero già stata a Ischia nel 2018, per le bellissime terme Negombo e un giro a Sant’Angelo, con cuoppo di mozzarelline. Sono riuscita a tornarci nel 2022, per recuperare due esperienze che avrei voluto fare: le terme Poseidon e il trekking sul monte Epomeo. Ecco com’è andata, in una fuga di 2 giorni (3 notti in hotel).

Arrivo serale a Ischia Porto, con passeggiata fino a Ischia Ponte

Salgo sull’aliscafo dal molo Beverello di Napoli (21 euro), nel tardo pomeriggio, insieme a tanti tedeschi di mezza età, che sono i turisti più numerosi di Ischia. Arrivata sull’isola, trovo un traffico intenso e rumoroso, ma per fortuna l’Hotel Terme Oriente è piuttosto vicino e, come almeno la metà degli hotel di Ischia, ha il suo piccolo centro benessere ad uso gratuito degli ospiti (però bisogna prenotarlo). La stanza, al piano terra, ha una modalità di chiusura della porta piuttosto vecchia, a tiro, senza girare la chiave. Non mi ispira molto, ma mi dicono che è sicura. Complessivamente, l’atmosfera è un po’ vintage.

Approfitto per una lunga passeggiata dal viale di Ischia Porto, ricco di locali, fino a Ischia Ponte, dove c’è il castello aragonese, posto sul suo isolotto collegato da un ponte percorribile. Mi sono subito resa conto che i prezzi sono davvero aumentati rispetto a quelli del 2018. Qualche ristorante propone un menù fisso a basso costo, ma in media è un salasso, anche nei bar e nelle pasticcerie. Cappuccino a 2 euro, e nel bar storico del porto addirittura 4 euro, ma solo consumando al bancone, perché se ci si vuole sedere, i prezzi lievitano ancora di più. Solo i turisti tedeschi ricchi credo che riescano ad affrontare questa spesa. Fette di torta a 4 euro da portare via, ma piuttosto piccole.

Avrei voluto assaggiare più dolci, erano tanti e invitanti, e la cucina campana è una delle mie preferite, ma i prezzi erano davvero inavvicinabili. Sono ripassata davanti alle stesse pasticcerie tutti i giorni, almeno per godere della vista, constatando che in 3 giorni, c’erano le stesse torte, ridotte di qualche fetta. Quindi non sono solo io ad averci rinunciato! Con quei prezzi, finiranno dopo il 3° giorno per essere buttate, perché non più fresche.

Giornata alla terme Poseidon

Finalmente una giornata alle terme più grandi dell’isola, con annessa spiaggia nella bella baia di Citara. Prezzo 40 euro, più cauzione di 5 euro per il bracciale identificativo che viene fornito all’ingresso e poi restituito, insieme alla cauzione. Non è un bracciale elettronico come quello delle terme di Merano, dove serviva anche a pagare bar, ristoranti e trattamenti estetici. Le terme Poseidon sono meno “tecnologiche” da questo punto di vista.

Ci sono tante piscine, 3 ristoranti e un centro benessere dove ho prenotato un piacevole peeling viso e corpo. Tante piscine prevedono anche il percorso Kneipp caldo-freddo. La vegetazione intorno alle piscine era diversa dalle terme Negombo, dove era più rigogliosa, a tratti boscosa, più suggestiva, per questo le ho preferite rispetto a Poseidon, che è una grande area con piscine, ma senza quel fascino selvaggio e naturalistico come le cugine meno famose del Negombo.

Trekking sul monte Epomeo con il geologo

Un’altra esperienza che volevo fare era il trekking con il geologo fino all’Epomeo, il monte più alto di Ischia. Una navetta apposita passa a prendere i partecipanti presso i loro alberghi e li porta nel punto di partenza del trekking, dove il gruppo viene diviso in italiani, che saranno accompagnati da un geologo ischitano, che parlava italiano e tedesco, e tedeschi (questi ultimi più numerosi), accompagnati da una giovane geologa tedesca. I due gruppi si riuniranno sulla cima, costituita da uno sperone roccioso, modellato in parte dalla natura e in parte dall’uomo, con una bellissima vista panoramica.

Durante il percorso, il geologo fornisce alcune spiegazioni sulla formazione dell’isola, scherzando sul fatto che alla fine del trekking ci avrebbe “interrogato”. i continui riferimenti, seppur assolutamente simpatici, all’esame finale durante il tragitto a volte però erano un po’ pesanti, ma ovviamente si sta al gioco. Il percorso è affrontabile, ma comunque non semplicissimo: non è molto adatto a bambini o a persone con mobilità ridotta. I panorami sono sempre bellissimi: si vedono anche Capri, la costa campana e le isole pontine. Poco al di sotto della cima, c’è un ristorante tipico a conduzione familiare, dove ci fermiamo a pranzo, ma chi portava con sé il pranzo al sacco, poteva comunque sedersi con gli altri. Ho ordinato il tipico piatto di spaghetti Epomeo, con aglio, olio, peperoncino, pinoli e uvetta, che è nella foto. Nel mio tavolo, ho un mezzo infarto a vedere i tedeschi che tagliano gli spaghetti con il coltello, ma scena ormai consueta per i gestori del ristorante.

Dopo il conto, abbiamo fatto il famoso “esame”: ovviamente era un evento scherzoso in cui, intorno al tavolo, in un clima rilassato post-prandiale, il geologo ci ha aiutato a ripassare alcune delle informazioni più importanti apprese, grazie alle quali ci siamo “laureati” tutti, rigorosamente “magma cum laude”, dato il rischiamo alle origini vulcanologiche dell’isola. E fermo restando che l’Epomeo non è un vulcano, come più volte è stato ribadito. E cos’è? Facendo il trekking geologico, lo scoprirete. Poi siamo ridiscesi, ma il tratto è stato più breve e la navetta ci aspettava per riportare ciascuno al proprio albergo, un servizio davvero comodissimo. Valeva davvero la pena fare e in catalogo ci sono altre escursioni allettanti, dato che l’isola è verdissima.

Ultimo pomeriggio e sera in albergo 

Il trekking è durato fino alle ore 15 circa, quindi avevo un pomeriggio, in cui sono andata nel piccolo centro benessere dell’hotel e poi ho fatto l’ultima passeggiata sul viale principale di Ischia porto. Nell’hotel, c’era un buono sconto per un bel locale vicino (co-marketing), e ho provato a presentarlo al gestore, ordinando un hamburger vegetariano e un’acqua tonica, ma da asporto, perché per la stanchezza avrei preferito cenare in stanza e non in giro.

Il gestore ha fatto storie, dicendo, con atteggiamento infastidito, che non poteva applicarlo per la cena da asporto, perché il buono serviva a far stare le persone nel locale, sedute, in modo che ordinassero bibite e consumassero. Mi sono sentita un limone da spremere. D’altronde, ho chiesto una pietanza che si prestava all’asporto, non un piatto elaborato che avrebbe casomai richiesto un impiattamento artistico e quant’altro. E seduta, non avrei ordinato di più. Mi sta bene il tutto, ma da come si è espresso il gestore, sembrava proprio che il suo interesse fosse soltanto spremere il turista. C’è modo e modo di spiegarsi. Ho quindi cenato preparandomi una rosetta con pomodori e mozzarella di bufala acquistata in un locale di prodotti tipici, carissimo, e di qualità inferiore alle aspettative.

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