Irlanda: su e giù lungo la Rocky Road

A spasso per le vie delle maggiori città, tra gli incantevoli paesaggi di campagna, alla scoperta delle sorprendenti gastronomie di un paese magico: la verde Irlanda
Scritto da: luca-cabrini
irlanda: su e giù lungo la rocky road
Partenza il: 10/09/2015
Ritorno il: 17/09/2015
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Il secondo giorno, usciamo dal confortevole alloggio del Trinity College che il cielo è ancora buio, accompagnati e risvegliati dalle grida stridule dei gabbiani. Una volta a bordo dell’aircoach diretto verso la città di Cork, situata nell’omonima contea nel sud dell’Irlanda, non facciamo certo fatica a riaddormentarci e a rimanere assopiti lungo quasi tutto il viaggio, che dura circa tre ore. Al nostro secondo risveglio, ci troviamo sotto un cielo decisamente più simile a quello che ci si può aspettare pensando alle più classiche descrizioni di questa verde e imprevedibile isola: nuvole fitte e intervalli di pioggia scrosciante. In un certo qual modo, ci sentiamo rassicurati vedendo confermate le nostre aspettative. Come prima cosa ci rechiamo svelti all’indirizzo del nostro prossimo alloggio: un accogliente bed and breakfast a conduzione familiare, convenientemente situato vicino alla fermata del bus, dove ci aspetta Olive, la gentilissima proprietaria che non solo ci permette di scegliere una stanza a nostro piacimento, ma ci sommerge anche di consigli su cosa visitare in città. Dopo più di mezz’ora passata a chiacchierare, con un buon tè e qualche biscotto per gradire, lasciamo i bagagli e una mole di volantini informativi nella nostra nuova stanza e prendiamo congedo: è mezzogiorno e abbiamo appuntamento con Davide per il pranzo.

La pioggia non ha ancora accennato a darci tregua, e il venticello che la trasporta rende i nostri ombrelli poco utili, così siamo costretti a orientarli davanti a noi, più come scudi per il volto che come riparo contro l’inzuppamento. Arrivati all’angolo del college dove lavora il nostro amico, con la visuale limitata dai nostri miseri ombrellini, ci accorgiamo che qualcun altro è in attesa al semaforo davanti a noi, qualcuno che con questa pioggia indossa le scarpe da ginnastica senza calze. “Questo non può che essere lui”, mi viene subito da pensare. E infatti non mi sbaglio. Davide, quasi più sorpreso di noi da questo incontro, ci accoglie in città come solo gli italiani all’estero sanno fare: con un generoso piatto di pasta condito con il ragù della nonna che si è portato da casa. Essendo partiti a malapena da un giorno, questo pranzo non ha un sapore esattamente nostalgico!

Ma la riunione con il nostro giovane compatriota deve presto interrompersi: dopo un’ora libera per il pranzo, Davide deve tornare al suo lavoro al college, quindi ci diamo appuntamento a più tardi. Io e Jacopo passiamo il resto del pomeriggio a girovagare per le vie di Cork, cercando di tanto in tanto riparo dalle raffiche di pioggia più intense in qualche negozietto del centro. Così facendo scopriamo l’English Market, un affascinante mercato riparato che si snoda in diversi vicoli del centro e offre una varietà di prodotti gastronomici, così colorati e invitanti, che ci lascia a dir poco strabiliati. Nel tempo che ci avanza, decidiamo di visitare qualcuna delle chiese che punteggiano la città con i loro campanili. Tra tutte, ci soffermiamo ad ammirare in particolar modo la cattedrale dedicata a San Finbar, il fondatore della città. Ci colpisce la ricercatezza delle sue decorazioni, realizzate con materiali semplici ma finemente elaborati; e mentre un ragazzo di Palermo ci fa da guida lungo la navata, ci dimentichiamo perfino della pioggia che cade incessante. Ce ne ricordiamo però non appena usciti, ricevendo così uno scrosciante battesimo che ci costringe a ritornare di corsa alla nostra stanza.

Una volta cambiati gli abiti, diventati completamente fradici nel giro di dieci interminabili minuti, ci ritroviamo nuovamente con Davide, stavolta ben muniti di mantellina e impermeabile, che ci accompagna con passo esperto in un tour delle vie più caratteristiche del centro. Dopo un’ampia panoramica sui pub più frequentati, decidiamo di tentare l’ingresso in uno dei locali preferiti dal nostro amico: l’Oliver Plunkett pub. A quanto pare siamo fortunati, la band al secondo piano sta ancora suonando musica folk, così ne approfittiamo per sederci a un tavolo e goderci la fine del concerto davanti a una pinta delle varie tipiche birre del posto. Terminata l’esibizione musicale, è infine ora di cercare qualcosa da mettere sotto i denti. La cucina del pub è ormai chiusa e perciò optiamo per il cibo da strada; all’unanimità, scegliamo di recarci in uno dei più invitanti chioschi di fish and chips. Raggiunta la nostra meta, non ci resta che l’imbarazzo della scelta: non avrei mai immaginato che in Irlanda ci fossero così tante varietà di merluzzo. Rientriamo finalmente nella nostra spaziosa camera, dove consumiamo il nostro ambito pasto, che tuttavia scopriamo essere molto più “chips” che “fish”… Ma una volta che l’appetito è stato saziato, non ci si può lamentare, quindi riaccompagniamo Davide a casa e ci prepariamo per un meritato riposo; l’indomani ci aspetta un’intera giornata al mare!

Il mattino del terzo giorno appare promettente. In cielo si vedono pochissime nuvole e le prospettive del meteo sono di bel tempo. Fatta colazione, ci dirigiamo tutti e tre alla stazione degli autobus e nel giro di una ventina di minuti eccoci arrivati nella cittadina portuale di Kinsale, che domina su una piccola baia situata lungo la costa a sud di Cork. Finalmente, respiriamo a pieni polmoni la fresca aria dell’oceano. Un rapido check-up dell’equipaggiamento fotografico, e siamo pronti a esplorare le meraviglie di questa perla del sud-ovest dell’Irlanda, centro rinomato in tutta l’isola per la qualità delle sue specialità gastronomiche. Prima di tutto però, bisogna fare un giretto in barca, sostiene Davide, uno di quelli decisamente fuori dall’ordinario. Arrivati al molo, adocchiamo la ragione del suo entusiasmo: una ditta locale offre infatti la possibilità di noleggiare piccole imbarcazioni a motore, lasciando così i turisti liberi di navigare in completa autonomia. Superata una iniziale titubanza, Jacopo ed io affidiamo il comando del piccolo scafo affidatoci al nostro giovane skipper e, raccomandandoci alla bontà del cielo, molliamo gli ormeggi.

Presa confidenza con la conduzione del nostro modestissimo vascello, sul diario di bordo annoto: tempo stabile e navigazione tranquilla, a parte qualche onda presa un po’ troppo di punta dal capitano, con occasionale lavata di faccia, panorama mozzafiato. Navighiamo per una buona oretta, che sembra passare in un lampo, come purtroppo succede di solito. Arrivati fin al di fuori della baia, rivolgiamo la prua verso l’entroterra, decisi sfruttare l’ultimo quarto d’ora di noleggio risalendo un tratto del fiume che sfocia nel mare. Non abbiamo finito di girare un video per mostrare ad amici e parenti quanto sia bella ed eccitante la nostra giornata, che il proverbiale cielo, di cui sopra, ci dimostra ancora una volta la sua proverbiale ironia, scaricandoci addosso un temporale dal tempismo impeccabile e dall’acqua gelida. Tra epiteti poco lusinghieri rivolti alla dea Fortuna, abbiamo giusto il tempo di riportare l’imbarcazione al molo, e le nostre terga sulla terraferma, che ecco il sole mostrarsi nuovamente a noi. Ripartono le insinuazioni sulle alte sfere del firmamento. Perlomeno, dico io, stavolta in un baleno siamo di nuovo asciutti.

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