Io, Ale e Tom Joad in California&Dintorni

L'inizio Come scrivere un resoconto di viaggio che vada bene per tutti, per gli amici e per gli sconosciuti, per chi volesse prendere spunti e per chi ha visto le nostre foto da lì? Non so, forse semplicemente iniziando da.... Ferragosto: mi sveglio la mattina e mi metto a cercare voli. Poi sveglio Ale: ho comprato 2 biglietti per San...
 
Partenza il: 19/09/2009
Ritorno il: 02/10/2009
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

L’inizio Come scrivere un resoconto di viaggio che vada bene per tutti, per gli amici e per gli sconosciuti, per chi volesse prendere spunti e per chi ha visto le nostre foto da lì? Non so, forse semplicemente iniziando da…

Ferragosto: mi sveglio la mattina e mi metto a cercare voli. Poi sveglio Ale: ho comprato 2 biglietti per San Francisco, dal 19 settembre al 1 ottobre, che ne dici? Lui sorride ancora un po’ intontito e io inizio a leggere, cercare, pensare, poi metto il suo passaporto in lavatrice (non è valido per gli Usa e quindi è meglio rifarlo).

Nelle settimane successive siamo presi dalla voglia di pianificare da una parte e da quella di lasciare al viaggio l’impronta di improvvisazione di quando ti succedono tante belle cose. Decidiamo che fantasticare sulle mappe è un’ottima attività per la calda estate in alternativa al facebookiano Farmville, e allora via di itinerari… La mia top destination, quella a cui non voglio rinunciare, è il Big Sur: selvaggio e letterario, incontaminato e forte, è il posto per me. Ale invece ha le pupille a forma di dollaro e tra le mani già il mazzo di carte: è Las Vegas che vuole vedere. Il resto delle mete viene da sé, e dopo un bel po’ di chiacchierate su vari forum Usa: la Death Valley, il Mono Lake, lo Yosemite Park. Io voglio almeno 3 giorni a San Francisco, lui vuole vedere una partita di baseball dei Giants. Los Angeles e Hollywood li evitiamo come la peste. Vogliamo un viaggio un po’ on the road ma vogliamo il tempo di goderci la gente, il cibo e le cose. Per entrare in atmosfera vado di Steinbeck a manetta: Of Mice and Men (Uomini e topi) va bene per iniziare, ma in viaggio voglio portare Grapes of Wrath (Furore), epico poema che si rivelerà una compagnia fantastica, seconda solo al mio biondissimo e glaucopide marito. (occhi azzurri!) E allora si parte, e in sole 9 ore e mezza (!!!) siamo ad Atlanta. Lì tra le formalità di sicurezza e immigrazione cominciamo a guardarci intorno: è un aeroporto e come tutti gli areoporti è terra di nessuno, ma nel terminal nazionale dove attendiamo il volo per San Francisco iniziamo a vedere l’umanità varia e anche un po’ stereotipata di questi Stati Uniti sempre immaginati e mai visitati (e cacchio c’era pure Bush, c’è voluto l’abbronzato Obama per vincere il veteroamericanismo di cui sono stata nutrita fin da piccola). Intorno a noi sfilano cow boys, coppie sui quaranta biondo platino, mastodontici ragazzi nerissimi con le spalle da armadio e i denti di un bianco abbagliante, ragazzine con la pancia fuori..

Altro volo, altre hostess Delta attempatissime e con cotonature da architettura sperimentale, e dopo 5 lunghissime ore è ancora il sabato più lungo del mondo e siamo a San Francisco. Non ci entriamo, dormiamo vicino all’aeroporto e il mattino dopo partiamo presto per il Big Sur: il Golden Gate dovrà aspettare ancora 1 settimana.

L’insegnamento del Big Sur Prima di raggiungere il Big Sur attraversiamo la California verdissima e coltivata della frutta e verdura: campi di fragole, di coloratissime zucche pronte per Halloween, carciofi, cavoli, lamponi, ovunque ci sono fattorie che offrono assaggi, miele, tutto “bio”, tutto “fresh”. E’ un posto carino, un po’ hippy e trasandato, con le casette e le serre vecchiotte ma accoglienti. Viene voglia di fermarsi e di curiosare in giro, come nel negozio di abiti usati dal nome geniale “Love me two times” che incontriamo per strada.

L’oceano ci saluta con una nebbia grigia e tanto freddo, ma i surfisti che sfidano i point break nella famosa Half Moon Bay sono affascinanti lo stesso: a decine, come puntini neri tra le onde, cercano il momento giusto e arrivano a riva cavalcando come pazzi onde da film. Al bordo della strada, ogni tanto qualche nuovo arrivo si aggiunge alla comitiva: fa sorridere riconoscere gli stereotipi che abbiamo in mente, dal biondo 30 enne muscolato fino al 50 enne dalla pelle sciupata dal sole e il pick up sgangherato. Continuiamo lungo la costa e ci lasciamo coccolare un po’ dall’aria placida e frizzante allo stesso tempo di Carmel, dove pranziamo nel cortile di un affollatissimo ristorante accanto al fuoco e attorniati da personaggi interessantissimi: la coppia gay in fuga per il weekend, il quartetto Obama-style che parla d’arte e veste raffinato, il sosia di Morgan Freeman che legge il giornale al tavolo tra barili di caffè del sunday brunch.

Ma io voglio vedere le magnificenze del Big Sur! E invece, dispetto, la nebbia è fitta, il cielo grigio, e niente fa intuire cosa c’è dietro. Neanche la pausa alla isolata Pfeiffer Beach, bella nonostante la mancanza di sole e piena di umanità da osservare (i giocatori di lancio del ferro di cavallo, la giovane cinese che mette in equilibrio i sassi a formare una torre, i ragazzi messicani che giocano a pallavolo, il pastore tedesco grande come un cavallo che lotta tra le onde altissime per ritrovare e riportare il pezzo di legno che gli è stato lanciato), neanche la spiaggia, dicevo, ci fa passare quel senso di appetito non saziato.

E’ il nostro anniversario di matrimonio, e lo passeremo nella Yurta del campeggio vip, immerso nella collina e molto affascinante. Per casa avremo appunto una Yurta, una tenda di ispirazione mongola, con pavimento di legno e un letto bellissimo al centro. La cena con filetto di manzo biologico, scampi e verdure al vapore è meravigliosa, e facciamo onore al vino californiano scolandoci una bottiglia di rosso dal nome strano ma dal sapore rassicurante e forte.

E meno male che abbiamo deciso di fermarci due giorni, invece di correre oltre come tutte le macchine che fanno questo pezzo di strada: il giorno dopo la nebbia svela un paesaggio indimenticabile, che nella mia personale top ten raggiunge la vetta nel giro delle prime 10 curve. E’ come la sorella più grande e selvaggia di una certa Irlanda, e la bianca foschia avvolge le coste scoscese come un boa di struzzo, giocandoci e aumentandone il fascino.



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