Interrail: laddove nacque l’Europa

Laddove nacque l’Europa… Italia – Francia – Belgio – Paesi Bassi – Germania – Lussemburgo Negli anni ’50 queste sei nazioni, appena uscite da un crudele conflitto mondiale, firmavano il trattato di Roma gettando le fondamenta per l’attuale Unione Europea, che conta ben venticinque Stati membri, ed ha in programma di comprenderne...
 
Partenza il: 03/08/2006
Ritorno il: 18/08/2006
Viaggiatori: fino a 6
Spesa: 1000 €

Laddove nacque l’Europa… Italia – Francia – Belgio – Paesi Bassi – Germania – Lussemburgo Negli anni ’50 queste sei nazioni, appena uscite da un crudele conflitto mondiale, firmavano il trattato di Roma gettando le fondamenta per l’attuale Unione Europea, che conta ben venticinque Stati membri, ed ha in programma di comprenderne ancora di più.

Milano, 3 agosto 2006 Siamo alla Stazione Centrale, alle 06.45. E siamo in sei, come i Paesi Fondatori. Giuro che è solo un caso, questa associazione di idee mi è venuta in mente soltanto a posteriori. Davide, Jacopo, Laura, Matteo, Martina e Valeria.. Tra pochi minuti partirà il TGV diretto a Parigi, Gare de Lyon.

Ognuno di noi ha sulle spalle uno zaino di ingenti proporzioni, eppure mi era sembrato di portare soltanto lo stretto necessario! Ma anche questo celebre stretto necessario pesa comunque una decina di chili; qualcuno forse sta già rimpiangendo il fatto di essersi imbarcato in un viaggio come questo, ma in cuor suo sa che le fantastiche esperienze che ci attendono ripagheranno questa carenza di comodità.

Qualcuno forse non conosce il biglietto Interrail? È un documento di viaggio che permette di usufruire di tutti i treni che si desidera nell’ambito di una zona dell’Europa ed in un determinato arco di tempo. Il nostro biglietto ci permetterà di scorrazzare attraverso Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, la cosiddetta “zona E”.

La nostra prima tappa, infatti, è Parigi, dove ci fermeremo per tre giorni. Jacopo ha assicurato sul suo zaino ben saldo un vivace tricolore, per celebrare la recente vittoria mondiale. “Vittoria” sarà il nome che daremo a questa bandiera, eletta a mascotte del gruppo. Decidiamo, però, di limitare le occasioni in cui esibirla, per non urtare i sentimenti del Paese che ci ospita. Parigi Come fare a vedere questa città straordinaria in soli tre giorni? Semplice: è impossibile! In così poco tempo bisogna per forza scegliere su che cosa concentrare la propria attenzione in base ai propri interessi e alle proprie disponibilità economiche. Noi non vogliamo farci mancare proprio nulla, e già la prima sera andiamo a vedere il mitico Moulin Rouge! Da fuori ovviamente… Ma l’importante è esserci, anche se soltanto dall’esterno, è comunque emozionante. Portiamo a casa uno scorcio di belle époque acquistando alcune cartoline con i manifesti dipinti da Toulouse-Lautrec.

Dal basso della mia esperienza mi sento di sconsigliare di mangiare a Montmatre: probabilmente siamo stati soltanto sfortunati, ma generalmente si spende molto e si mangia poco. Molto meglio il Quartiere Latino, dove, seppur i prezzi restino alti, almeno si può uscirne soddisfatti. Consiglio vivamente di provare la raclette, un piatto tipicamente francese che ho trovato molto divertente e conviviale, se si mangia in compagnia. Bisogna però stare attenti a non prendere la raclette nature, cioè quella che costa meno, perché vi porteranno soltanto patate bollite e formaggio.

Il modo migliore per vedere Parigi in tre giorni è mettersi in marcia e percorrere rigorosamente a piedi tutti i luoghi più caratteristici. Munitevi soprattutto di un abbonamento della metropolitana, per percorrere liberamente la città in lungo e in largo, senza sosta, e senza limiti. Non si sa mai che non incontriate, su una delle tante linee parigine, un suonatore che proponga canzoni italiane, da cantare e sentirsi a casa! Più che il Louvre, a Parigi non si può assolutamente perdere il Musée d’Orsay, che contiene i magnifici capolavori dell’impressionismo francese (e anche italiano, con qualche opera del nostro De Nittis).

Non si può lasciare la capitale francese senza un doveroso saluto al caro vecchio Oscar! Oscar Wilde, naturalmente, sepolto insieme a tanti altri personaggi illustri al cimitero di Père Lachaise. A prescindere dal significato di visitare la tomba del proprio personaggio preferito, visitare i cimiteri di Parigi è un’esperienza indimenticabile: si entra in pieno nell’atmosfera dei racconti gotici della fine del XIX secolo, ma ognuno potrà avere una sensazione differente. La mia emozione più forte è derivata dall’immaginare l’infinita varietà di storie e sentimenti che avrebbero potuto raccontare quei vicoli tortuosi e suggestivi della necropoli.

Brugge Arriviamo nel Belgio fiammingo, le Fiandre, dopo aver attraversato dolci campagne verde smeraldo, popolate di placide vacche al pascolo, tipiche casette dai tetti inverosimilmente spioventi, tranquilli canali e un’ampia rete di piste ciclabili. Ci dispiace passare soltanto un pomeriggio in questa splendida città, che un tempo fu il porto più importante del Belgio, poi sorpassato da Anversa. Di quell’epoca conserva un’affascinante ricchezza architettonica, soprattutto nel Markt, la piazza principale. Tra quelle viuzze, che hanno conservato l’aspetto antico, senza stridenti ingerenze dei secoli suggestivi, conosciamo i Wapfel, un tipico dolce di quelle regioni, ottimo per passeggiare compiacendo il palato, oltre agli occhi e l’anima.

Per chi volesse trascorrere del tempo a Brugge, sarò felicissimo di segnalare un graziosissimo albergo, vicino alla stazione, senza pretese, ma dall’atmosfera famigliare. Dovendo contenere le spese, usufruiamo del bagno in comune, ma suppongo vi siano anche stanze dotate di servizi privati.

Bruxelles Trascorriamo due giorni nella capitale del Royaume de Belgique, punto di incontro tra la parte fiamminga, dove si parla olandese, e la parte vallona, dove la lingua ufficiale è il francese. Ora che stiamo per lasciarla, questa città ci appare ancora indecifrabile.

Bruxelles ci ha accolto molto calorosamente, la prima cosa che ci ha colpito è stata la grande ospitalità dei suoi abitanti, ma allo stesso tempo ci ha nascosto la sua intima essenza. Appena usciti dalla metropolitana, diretti all’ostello della gioventù che, come per tutte le tappe, del resto, avevamo già prenotato, siamo stati fermati da due persone, che spontaneamente, vedendoci camminare con i nostri zainoni sulle spalle, ci hanno dato indicazioni in perfetto inglese, senza che noi glielo chiedessimo.

Bruxelles è una città dove arriva molta gente. Molti sono attratti dalle importanti istituzioni che ospita, tra cui il Parlamento Europeo, di cui si può ammirare più di una sede. Per queste persone si costruiscono quartieri scintillanti e moderni; quei punti della città dove questo avviene cambiano il loro aspetto in continuazioni, in un eterno rinnovamento in cantiere, in cui nuovi edifici si affiancano a quelli antichi. Tanti, però, sono anche coloro che fuggono dalle ex colonie, dell’Africa Centrale, soprattutto, sperando di trovare una vita migliore nella vecchia madrepatria.



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