Indonesia… Borneo e Sulawesi fai da te

In giro tra Borneo indonesiano, Kalimantan e Sulawesi, isole Togean... e poi una puntatina a Dubai, Bangkok, Jakarta e Bali
 
Partenza il: 14/07/2012
Ritorno il: 12/08/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Quest’anno abbiamo scelto nuovamente l’Indonesia come meta estiva: lontana, esotica, legata alle tradizioni e con una delle barriere coralline più belle al mondo! Esattamente le caratteristiche che ricerchiamo. A differenza di due anni fa, quando avevamo soggiornato nelle mete più turistiche di questo paese, questa volta decidiamo di avventurarci in un vero e proprio viaggio, estremamente articolato e complesso nella sua organizzazione, non privo di imprevisti, e proprio per questo molto affascinante. Le due tappe principali saranno il Borneo indonesiano, Kalimantan e il Sulawesi, isole Togean; ma aggiungeremo numerose altre destinazioni, quali Dubai, Bangkok, Jakarta e Bali. Un viaggio non per tutti, che richiede molto spirito di adattamento e almeno 4 settimane a disposizione; su 30 giorni di vacanza, 10 se ne sono andati negli spostamenti. 16 voli, 8 diverse compagnie aeree di cui 6 in black list, 12 sistemazioni alberghiere e 3 fusi orari, ecco alcuni degli ingredienti della nostra avventura!

Voli:

Milano – Dubai – Bangkok A/R: Emirates

Bangkok – Jakarta: Air Asia

Per/da Kalimantan/Sulawesi: Kalstar Aviation, Batavia Air, Lion Air, Wings Air, Trigana Air, Sriwijaya Air

Bali – Jakarta / Jakarta – Bangkok: Air Asia

15 LUGLIO / 19 LUGLIO – DUBAI, BANGKOK, JAKARTA

Prima di approdare alle tappe più impegnative del nostro viaggio, ci concediamo un po’di tempo in 3 grandi metropoli.

Abbiamo uno stop over a Dubai di un giorno intero e ne approfittiamo per visitare velocemente la città; i 43° ci impediscono di trascorrere del tempo all’aperto e così facciamo come fanno gli abitanti del posto in questa stagione: ci rinchiudiamo nei centri commerciali.

Dall’autostrada che conduce in città ammiriamo il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo; una veloce sosta sulla bella spiaggia bianca giusto per scattare 2 foto al Burj Al Arab, il famoso hotel a vela e poi ci rifugiamo nell’aria condizionata del Mall of Emirates dove il mio fidanzato decide di sciare allo Ski Dubai; incredibile passare dai 43° gradi ai -4°! Attrezzati con tute da sci e attrezzatura prendiamo la seggiovia e ci godiamo un’oretta in questa alternativa stazione sciistica. Ci spostiamo al Dubai Mall dove contempliamo il gigantesco acquario direttamente all’interno del centro commerciale, con tanto di tunnel e squali, mante e trigoni che ti nuotano sopra alla testa, ci rechiamo come ultima tappa alla palma, 3 isole artificiali costruite di fronte a Dubai che culminano nel lussuoso hotel Atlantis che contiene un altro acquario.

Una città davvero particolare, grandiosa e stupefacente, ma estremamente artificiale.

È già sera e dobbiamo recarci nuovamente in aeroporto dove ci attende il volo per Bangkok.

Atterriamo nella città degli angeli e ci sentiamo come a casa; l’abbiamo già visitata in passato e tornarci è sempre emozionante, con i suoi contrasti, la sua frenesia, le sue luci, i suoi colorati mercati diurni e notturni e le sue bancarelle di cibo in strada. Ci rechiamo in Kaosan Road, la mecca dei viaggiatori zaino in spalla nonché la via più caratteristica della città, dove ritroviamo la stessa atmosfera gioiosa e festosa delle scorse volte…i ristorantini con le griglie fumanti, le donnine che fanno i massaggi, le bancarelle di cianfrusaglie e un andirivieni continuo di turisti in arrivo o in partenza, perché Kaosan Road è spesso il luogo di inizio della vacanza, ma anche quello della sua conclusione, una via di transito dove però è sempre bello tornare!

Pernottiamo allo Sleep Withinn (www.sleepwithinn.com), una delle sistemazioni di miglior livello di tutta la via, tenendo conto che le altre sono spartane budget accomodations.

Abbiamo già visitato in passato i vari luoghi simbolo di Bangkok, il Wat Arun, il Grand Palace, i canali sul Chao Phraya River, China Town e i vari mercati da Patpong al Chak to Chak.

Decidiamo quindi di farci portare al mercato galleggiante fuori città; pensavamo fosse più tradizionale e invece si è rivelato abbastanza turistico. Piacevole comunque il giro in barca lungo le sponde dei canali, dove abbiamo potuto vedere le palafitte decadenti dei semplici thailandesi che vivono in questo luogo, le barchette-bancarelle che vendono frutta, verdura e cibo vario, la fabbrica di zucchero ricavato dal cocco.

La sera ci tuffiamo nel caos di Patpong, quartiere a luci rosse, con il suo celebre mercato notturno.

Ritorniamo a China Town, dove ci perdiamo letteralmente tra una miriade di bancarelle che vendono le più pacchiane cineserie e il momento di spostarsi a Jakarta arriva in un attimo.

Ritorneremo a Bangkok prima del rientro; con un volo Air Asia atterriamo quindi nella capitale indonesiana.

Meno male che avevamo prenotato dall’Italia un bell’hotel dove pernottare, perché arrivando in piena notte la città è deserta e incute timore; la nostra sistemazione, l’Akmani hotel (www.akmanihotel.com) si trova accanto a Jalan Jaksa Street, che, secondo la Lonely Planet, dovrebbe essere una sorta di Kaosan Road, con ostelli per backpackers. In realtà scopriremo il giorno dopo che la suddetta via è in totale decadenza, deserta e distrutta. L’unica nota positiva è che troviamo una piccola agenzia viaggi dove prenotiamo a fatica, a causa delle difficoltà di comunicazione, il volo per il Borneo.

Jakarta ci stupisce, in negativo; la pensavamo una metropoli turistica sul genere delle altre grandi città asiatiche, al contrario ci è sembrata tagliata fuori dai circuiti internazionali e poco organizzata nell’accoglienza dei turisti. I tassisti non parlano inglese e talvolta si rifiutano di caricarti in macchina e c’è molto poco da vedere, come ci ha confermato un venditore ambulante incontrato sotto al Monumento Nazionale in piazza dell’Indipendenza: “One day, two days, too much for you, nothing to see in Jakarta!”

Ci rechiamo quindi a visitare la Moschea Istiqlal, giusto di fronte alla cattedrale, a simboleggiare la tolleranza tra islam e cristianesimo e proseguiamo per la Old City, il quartiere coloniale, che potrebbe essere bellissimo e invece è totalmente fatiscente, con i palazzi coloniali sventrati e abbandonati a se stessi. Pranziamo nel lussuoso Cafè Batavia, che stona decisamente con la decadenza da cui è circondato e decidiamo di raggiungere a piedi il porto; una lunga passeggiata costeggiando le rive del fiume Ciliwung, un immondezzaio a cielo aperto, con tanto di zingari che vivono sotto e sopra ai ponti in mezzo all’immondizia. La situazione non migliora quando arriviamo al porto e ci addentriamo nei suoi sobborghi; abbiamo tutti gli occhi puntati addosso e non mi sento per niente tranquilla. Anche qui si susseguono capanne di legno e lamiera e piccole bancarelle, sempre in mezzo alla sporcizia, povera gente che vive in condizioni precarie, senza acqua né elettricità. Siamo gli unici occidentali, non abbiamo visto l’ombra di un turista per tutto il giorno.

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INDONESIA – Borneo e Sulawesi fai da te, estate 2012



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