Indocina Express 2

(Cambogia, Thailandia, Singapore 2006) "L'intensita' della vita non si misura con il numero dei respiri ma in base ai luoghi e ai momenti che ci hanno fatto mancare il fiato." Finalmente Angkor ! Un luogo sognato da tempo, un luogo che mi ha fatto collezionare libri su libri, un luogo da vedere almeno una volta nella vita ... Eppure l'emozione...
Scritto da: atahualpa-70
indocina express 2
Partenza il: 09/08/2006
Ritorno il: 28/08/2006
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

(Cambogia, Thailandia, Singapore 2006) “L’intensita’ della vita non si misura con il numero dei respiri ma in base ai luoghi e ai momenti che ci hanno fatto mancare il fiato.” Finalmente Angkor ! Un luogo sognato da tempo, un luogo che mi ha fatto collezionare libri su libri, un luogo da vedere almeno una volta nella vita … Eppure l’emozione della scoperta di un paese meraviglioso come la Cambogia, la fuga dall’assillante turismo di massa della Thailandia e il viaggio nell’iper tecnologia di Singapore hanno fatto passare Angkor per una semplice tappa di un percorso piu’ grande. Un percorso organizzato velocemente e meno assillato dai dettagli, come generalmente sono abituato a fare, un percorso lento e discreto quasi a voler chiedere “permesso” per entrare. Un percorso che ricorda molto quello fatto sui vecchi treni espresso con fermate di alcune ore in una stazione e poi il lento procedere tra la campagna per la tappa successiva. Questa volta pero’, le tappe sono geograficamente molto lontane da noi e allo stesso tempo cosi’ vicine, tanto che la feroce e galoppante logica di mercato globale, permettera’ (e parzialmente ha gia’ permesso) a questi paesi di accomunarsi alla nostra idea del consumo, rendendo la vecchia Indocina solo un ricordo su dei libri non ancora scritti.

10 Agosto: Come al solito la luce del mattino mi sveglia, sono le 6:30 e visto che ci dobbiamo alzare alle 7 me ne resto nel letto, a pensare. Paola dorme ancora e considerando che siamo andati a dormire attorno alle 9 di ieri sera non c’e’ male. Guardo bene la stanza e, lo stile ‘Khmer’ tanto decantato sul sito internet della Bou Savy Guesthouse, non e’ che appare molto.

La luce tenue del mattino pero’ filtra tra le tende viola pallido e la fa apparire forse anche piu’ bella di quello che e’… Ma che si pretende per soli 15$, abbiamo anche l’aria condizionata.

Gia’ l’umidita’ e’ tremenda con il caldo, ce ne siamo accorti ieri sera arrivando da Bangkok con un super aereo… A elica. Eravamo proprio stanchi, tanto che abbiamo saltato la cena, ma ormai erano piu’ di trenta ore che viaggiavamo tra Milano, Copenaghen dove la sosta di otto ore ci ha permesso di visitare la citta’, e poi Bangkok. All’arrivo, all’aereoporto di Siem Reap, scopro pure di aver dimenticato le foto tessera da presentare all’ “Immigration”, mannaggia la mia memoria… Ce la caviamo con due dollari a testa aggiuntivi al visto da venti, non so se e’ una gabella o servono per spese fotografiche. Mah! Il fatto e’ che dopo non ci fanno nessuna foto.

Ehi! Sono il sette … Chiamo Paola perche’ dobbiamo ancora fare colazione e Sina, il nostro autista di remorque moto, ci aspetta alle otto per portarci ad Angkor Wat. Finalmente uno dei miei sogni si avvera, vedro’ Angkor. Un sogno di adulto certo, a differenza di Palenque o Tikal in centro America che alimentavano i miei sogni da bambino, Angkor e’ una scoperta relativamente recente, di quando anni fa consultai un libro sulla storia e l’arte Khmer. Poco piu’ di due mesi fa io e Paola ci siamo sposati e cosa ci facciamo regalare? Un bel biglietto aereo per Thailandia e Cambogia…

Cambogia?!? E che ci andate a fare in Cambogia? Non sara’ pericoloso… Mine, Khmer Rossi… Non portare mia figlia in uno dei tuoi soliti viaggi in luoghi sperduti nel mondo!… Si va beh, va beh… Tanto ora siamo qui biglietti alla mano e zaino in spalla.

Facciamo una veloce colazione (pane e marmellata) inclusa nel costo della Guest House e siamo gia’ sul rimorchio del motorino di Sina.

Ancora foto?? Eh gia’, per il pass di ingresso di tre giorni (40$) al sito di Angkor ci vuole una fototessera. Altrimenti?? No problem, nell’era digitale tutto si fa velocemente, foto e stampa e … Senza sovrapprezzo questa volta. La guida Lonely Planet suggerisce di visitare il forte di Angkor Thom con il Bayon al mattino e lasciare Angkor Wat al pomeriggio quando il sole la rischiara di fronte e non alle spalle rendendo impossibile ogni foto. I 216 volti di Avalokiteshvara sono lì che sembrano fissarti con un sorriso forzato cosi’ misterioso nella sua ambiguita’. Il re dei re (Jayavarman VII) sembrava voler controllare il tutto attraverso quegli occhi, eppure porto’ il Buddismo a religione di stato … Lui che comunque era l’incarnazione divina in terra, il sovrano di Kambuja. Ci sono tantissimi turisti giapponesi e in alcuni punti bisogna quasi sgomitare per passare o per fare una foto… E io alle foto ci tengo.

Anche Paola sembra persa tra la “Jungla” di faccioni e forse e’ solo piacevolmente sorpresa da questo luogo cosi’ unico. Usciamo dal Bayon in un caldo tremendo, con l’umidita’ che ti incolla la maglietta alla pelle. Ci riforniamo d’acqua alle bancarelle subendo attacchi di ogni tipo: bambini con cappelli e braccialetti, artigianato locale, pranzo “very cheap” and ” cold drinks” … Si, una bottiglia d’acqua grazie … Non ho ancora cambiato i Riel ma non importa, qui accettano i dollari, anzi il primo prezzo e’ proprio in dollari ! Entriamo nel Baphuon solo per vedere questa collina-fortezza dalle transenne in quanto un istituto francese sta provvedendo al restauro. E’ l’ennesima rappresentazione in terra del mitico monte Meru, dimora di Shiva, che fu posto al centro della capitale Khmer.

Passiamo al Phimeanakas, antica corte reale e dopo un’arrampicata in cima, ci dirigiamo a visitare la terrazza del re lebbroso dedicata probabilmente a Yama, il dio della morte, e la terrazza degli elefanti con dei bassorilievi meravigliosi. Sono solo le 11 e noi siamo gia’ abbastanza stanchi, il caldo e’ davvero opprimente. Siamo anche nalla stagione delle piogge, ogni tanto il cielo si annuvola e il vento inizia a farsi sentire, ma niente pioggia oggi. Il sole fa poi subito capolino tra le nubi bianche e grigie, mettendo in evidenza tutto lo splendore della foresta cosi’ verde che circonda Angkor. Altra scarpinata in cima al Ta Keo e poi Sina ci conduce al Ta Prohm. Bhe’, descrivere la suggestione di questo luogo e’ impossibile: le enormi radici di alberi secolari avvinghiano come tentacoli i resti di quello che era un tempio buddista dedicato alla madre di Jayavarman VII. Ci perdiamo per quasi un’ora tra i cortili e la jungla del Ta Prohm cosi’ che quando usciamo lo stomaco si fa sentire. Pranziamo in un baracchino appena fuori, quelli che vendono anche souvenir … I panini al pollo che ci portano sono enormi.



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