Incredibile Iran

Viaggio in un Paese antico, molto lontano dagli stereotipi che noi occidentali immaginiamo, ricco di storia e di meraviglie architettoniche ma, soprattutto, di una popolazione ospitale e aperta
 
Partenza il: 29/07/2015
Ritorno il: 11/08/2015
Viaggiatori: 3
Spesa: 2000 €

Quest’anno la nostra meta estiva è l’Iran, malgrado tutti ci considerino “pazzi” perché nell’immaginario comune si tratta di un paese pericoloso e decisamente off limits. Dopo aver consultato il sito della Farnesina, all’inizio di febbraio acquistiamo il volo con la Qatar Airways, tenendo in considerazione i giorni con i prezzi più convenienti (non abbiamo particolari esigenze di date) e soprattutto la fine del Ramadan per non trovare tutto chiuso. Optiamo per un volo aperto con arrivo a Teheran e partenza da Shiraz (in questo modo evitiamo la tratta interna).

Alla BIT di Milano passiamo un’intera giornata a contattare tutte, ma proprio tutte, le agenzie iraniane: alcune, sentendo che si tratta di un tour personalizzato e per sole tre persone, torcono il naso e magnificano i loro viaggi organizzati, altre, tra un pistacchio e l’altro, ci assicurano un velocissimo preventivo via email. In realtà pochi tour operator ci risponderanno, sparando cifre assurde e proponendoci alberghi diversi da quelli scelti da noi. Alla fine, dopo una lunga serie di email, decidiamo di affidarci a Iran Gasht Tour (http://www.irangashttour.com; email [email protected]), che ci consente di effettuare il viaggio così come lo abbiamo ipotizzato e ci fornisce tutti i servizi di cui abbiamo bisogno (auto con driver parlante inglese e alberghi) a un prezzo ragionevole. Per di più non ci richiedono anticipi (evidentemente si fidano…), facendoci così risparmiare il costo del bonifico estero. Nella preparazione di un viaggio in Iran bisogna tener conto che, per lo meno fino ad ora, è molto difficile contattare gli alberghi attraverso Internet o prenotarli utilizzando i normali circuiti. Gli unici hotel che siamo riusciti a prenotare dall’Italia per conto nostro sono stati quelli di Kashan e Kerman. Il manager dell’agenzia, Mr. Honari, ci fornisce gratuitamente il “visa number”, necessario per ottenere il visto. Quando questo documento arriva al Consolato di Milano (situato in via Monte Rosa 88), ci rechiamo di persona per consegnare il passaporto, due fototessere (alle donne non è richiesta la foto con la testa coperta), l’assicurazione medica e il modulo scaricato dal sito, per farci prendere le impronte digitali di tutte e dieci le dita delle mani e per pagare il tutto (€50,50 a persona). Dopo quindici giorni ci viene restituito il passaporto con l’agognato visto.

In visita all’Expo, al padiglione dell’Iran incontriamo una hostess iraniana che ci dà informazioni sull’abbigliamento da indossare in loco: per le donne è obbligatorio avere braccia, gambe e testa coperte e abiti che non evidenzino il corpo, tutti i colori vanno bene, anche se nelle città più tradizionaliste, come Qom, è preferibile utilizzare colori scuri. Gli uomini non possono indossare i pantaloni corti ma, beati loro, possono tenere braccia e testa scoperte. Facciamo qualche capatina da H&M, Zara e dagli scatoloni degli abiti d’annata e siamo pronti per la partenza…

29 e 30 Luglio 2015 – Milano/Teheran

Con l’ormai collaudato Malpensa Shuttle raggiungiamo l’aeroporto nel primo pomeriggio di una giornata calda e afosa. La consegna bagagli è ultrarapida: abbiamo fatto il check-in on line e, a quanto pare, siamo tra i pochi ad aver utilizzato questo servizio. Gironzoliamo per i negozi, tirati a lucido per l’Expo: è tempo di saldi così, tra gli sconti e il duty-free, è impossibile non acquistare una coloratissima borsa di Furla che rallegrerà (speriamo!) i cupi giorni di lavoro. Il volo per Doha parte alle 16.05 ed è pieno, soprattutto di cinesi residenti in Italia. Durante il volo c’è parecchia confusione e purtroppo non riusciamo a riposare (sarebbe necessario farlo, visto che perderemo la notte…). Come al solito, il cibo e il servizio sono ottimi. Arriviamo a Doha alle 23 e prima di imbarcarci per la capitale iraniana diamo un occhio ai negozi, anche se l’ora ormai tarda ci impedisce di essere vigili. Il secondo volo parte all’una di notte e dopo poco più di un’ora e mezza giungiamo a Teheran (il fuso orario è di +2h 30’ rispetto all’Italia). Prima di scendere dall’aereo tutte le donne, come prevede una legge della Repubblica Islamica Iraniana, indossano il velo. La ragazza davanti a noi ci sorride e ci dà il primo dei tantissimi “Welcome to Iran”, che ci sentiremo ripetere durante il viaggio. Passiamo senza problemi la dogana (gli uomini da una parte, le donne dall’altra), raccattiamo velocemente i nostri bagagli e la nostra avventura, forse con un po’ più di ansia del solito, ha inizio.

Cambiamo il minimo indispensabile di euro in rial, giusto per il taxi e la metropolitana (il cambio sarà comunque uno dei più favorevoli). Nell’area attesa vorremmo acquistare una Sim card ricaricabile della Irancell, ma sono finite. Ci sono molte persone che aspettano amici e parenti con bellissimi mazzi di fiori in mano (un’abitudine davvero gentile e per noi insolita). Incontriamo un ragazzo iraniano che parla uno splendido italiano (è una guida ed è in attesa della sorella in arrivo da Roma) e, dopo i soliti convenevoli, ci accompagna all’uscita a prendere un taxi autorizzato. Sebbene concordiamo il prezzo di 700.000 rial, alla fine della corsa il taxista ce ne chiederà altri 100.000 per i bagagli. Siamo troppo stanchi per contestare e preferiamo lasciar correre… Vista l’ora, non c’è traffico e in 40 minuti arriviamo all’Escan Hotel, un albergo anonimo, stile Romagna anni ’60, ma molto ben posizionato, in quanto è vicino a due linee della metropolitana. Malgrado siano le 6 del mattino e non fosse previsto, entriamo subito in possesso della camera. Abbiamo la possibilità di riposarci un po’ e di fare una doccia ristoratrice per poter affrontare al meglio una giornata che, dopo la notte insonne, si rivelerà davvero faticosa.

Abbiamo studiato tutti i percorsi così, mappe da una parte, guida dall’altra, raggiungiamo la stazione della metro Darvazeh Dowlat (linea rossa): è l’ora di punta, le carrozze sono ultra piene, ma già i sorrisi si sprecano e molte donne ci chiedono da dove veniamo e ci danno il solito benvenuto. Scendiamo alla terza fermata (Panzdah-e Khordad) e da qui andiamo a piedi al vicino bazar, il cuore pulsante della città. Il traffico è a dir poco caotico e il pedone non esiste proprio, nemmeno sulle strisce, fortuna che c’è sempre qualche anima pia che ci aiuta ad attraversare. Il caldo è notevole e lo sentiamo ancora di più per la notte insonne e per i vestiti inusuali che indossiamo. La sciarpa va spesso per i fatti suoi ma non importa, siamo nella capitale e i turisti vengono visti con un occhio di riguardo. Ovunque ci sono fontanelle con acqua fresca, se non addirittura fredda: non ci fidiamo a berla ma ci rinfreschiamo polsi e tempie. È giovedì e il bazar chiude a mezzogiorno, diamo un’occhiata veloce e facciamo scorta, con l’equivalente di pochi euro, di acqua minerale e di succhi di frutta (ce ne sono di tutti i gusti e saranno un leitmotiv del viaggio).

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La città santa di Qom - Hazrat-e Masumeh



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