In viaggio da Buenos Aires ad Ushuaia a bordo di un pick-up camperizzato

Attraverso la Patagonia sino alla Terra del Fuoco lungo la catena andina, i laghi ed i ghiacciai perenni
 
Partenza il: 22/12/2010
Ritorno il: 10/01/2011
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

PATAGONIA

Come sempre i più viaggi sono quelli che iniziano lontano: lontano nel tempo e nello spazio. Nel tempo perché il viaggio inizia da quando, semplice idea, si sviluppa nella fantasia, nelle ore di preparazione tra mappe e guide alla ricerca di un percorso o di un popolo. Nello spazio perché le distanze dai luoghi di origine aggiungono il fascino della diversità: diversità dei territori da visitare, delle differenze tra i costumi e le abitudini delle genti che si vanno ad incontrare. Ecco quindi che il nostro viaggio inizia sei mesi prima della partenza: la “nostra” Patagonia comincia a realizzarsi nei files del computer, sui tavoli dove si stendono mappe ed articoli, nel nostro ambiente domestico dove è già entrato chi abbiamo conosciuto solo tramite E-mail o per telefono nei numerosi contatti che necessitano alla preparazione del viaggio.

23 dicembre 2010 Buenos Aires – Calros Casaires Finalmente atterriamo a Buenos Aires, dopo 24 ore chiusi tra aeroporti ed aerei siamo all’aperto in una giornata di sole intenso e temperatura di 30 gradi. La strada che ci porta a Ruta Sur ci coinvolge nel traffico di “Baires” e ci mostra la grandezza di questa metropoli dove vivono circa sedici milioni di persone: un terzo della popolazione di tutta l’Argentina. A Ruta Sur il veicolo è già pronto. Con Oscar, il responsabile che possiamo considerare amico dopo la numerosa corrispondenza che ci siamo scambiati per l’organizzazione del viaggio, sbrighiamo velocemente le formalità e ci buttiamo di nuovo nel traffico di Av General Paz, arteria principale dove si procede a passo d’uomo. Siamo alla guida di quello che sarà non solo un mezzo di trasporto, ma anche casa per i prossimi quindici giorni. Viaggiamo sulla autostrada 7, ma il tempo trascorso in colonna ha rovinato la tabella di marcia. A Lujan ci fermiamo per fare provviste per 2 giorni: quanto necessario per arrivare al “confine” con la Patagonia. La periferia di Buenos Aires ha lasciato spazio ad immensi campi coltivati ed a pascoli che si perdono a vista d’occhio nella pianura. In serata forti raffiche di vento anticipano un temporale che riduce la visibilità. Al termine il sole fa capolino tra l’orizzonte e le nubi, tutto viene investito da una forte luce gialla che crea un’atmosfera surreale. Viaggiamo con il disco di fuoco negli occhi, l’asfalto bagnato in diversi punti crea effetti di specchi ed il verde della campagna assume tonalità incredibili, poi spunta l’arcobaleno. Ore 21: è buio e siamo parecchio stanchi per la notte insonne in aereo, decidiamo di fermarci a dormire presso un distributore a Calros Casaires.

24 dicembre 2010 Calros Casaires – Plaza Huincul Sveglia all’alba, colazione veloce e subito in marcia. La strada qui è monotona, infiniti rettilinei e tutto intorno prati e campi coltivati. Qua e là ciuffi di bassa vegetazione, nessun albero ad alto fusto. Campi di girasole e coltivazioni di cereali si alternano a prati dove pascolano mucche, vitellini, cavalli e ad impianti per la raccolta dei cereali. Entriamo nella pampa e proseguiamo verso Santa Rosa che sembra irraggiungibile. A Santa Rosa deviamo verso sud in direzione General Acha. Solita strada che sembra finire nel nulla, i paesi indicati sulla carta dove sono? Anche Pulches, dove ci fermiamo per un rifornimento, sembra essere fuori dal mondo: quattro case che sembrano baracche, terra ovunque sollevata dal vento…. Ma è la pampa!!! Il paesaggio è sempre più surreale, incrociamo pochissime auto ed all’improvviso ci appare all’orizzonte una distesa verde smeraldo. Siamo arrivati a Casa de Piedra sulle rive del lago formato dalla diga sul fiume Colorado. Il nome indica solo un villaggio/campeggio, non esiste paese. Attraversiamo il fiume ed eccoci all’ingresso della Patagonia, al posto di controllo un addetto ispezione il veicolo: in Patagonia non vengono usati pesticidi, sono tutte coltivazioni biologiche e per questo viene vietata l’importazione di prodotti contaminati, anche il veicolo viene disinfestato esternamente. In serata siamo a General Roca, si torna al mondo civile; la cittadina ha case basse, tutto è ben ordinato e c’è anche il bellissimo parco De La Fuentes. Poi verso Nequen numerose fattorie, campi coltivati e filari di alberi, piantagioni di mele, pere ed uva: la zona produce e rifornisce di frutta tutta l’Argentina. Un forte vento ci ostacola…. Pazienza, ci abitueremo perché il vento che soffia da ovest al pomeriggio ci accompagnerà per tutto il viaggio. E’ la vigilia di Natale e tutti i negozi sono chiusi; piccola spesa allo spaccio di un benzinaio, un po’ di frutta acquistata lungo la strada e due pezzi di pane nell’unica panaderia aperta, poi subito verso Zapala. Sosta per cena e notte nel parcheggio della stazione di carburante a Plaza Huincul.

25 dicembre 2010 Plaza Huincul – San Martin de los Andes La strada che porta a Zapala ci concede la prima visione delle Ande all’orizzonte, il nastro d’asfalto si stende all’infinito. Nella zona ci sono impianti per l’estrazione di petrolio sparsi un po’ ovunque. Non c’è più bestiame al pascolo né coltivazioni, solo bassa vegetazione. Attraversiamo Zapala e proseguiamo verso il lago Aluminè, entriamo nel territorio abitato dai discendenti dei Mapuche, il più grande gruppo indigeno del sudamerica meridionale: agricoltori (il loro nome deriva dalle parole “mapu” terra e “che” popolo) e nomadi non furono mai sottomessi dagli Inca e rimasero forti oppositori alla conquista spagnola. Il paesaggio è ondulato, la vegetazione sempre bassa e cespugli colorati trovano spazio tra pietre di origine vulcanica. Continuiamo a salire ed il territorio cambia ancora: rilievi dai profili decisi, quasi a cono, il verde è brillante e dove c’è qualche rigagnolo d’acqua campi di foraggio dove pascolano mucche e cavalli. Sullo sfondo le cime innevate della Ande si avvicinano poco alla volta, prima di Primeros Pinos l’asfalto termina e siamo costretti a viaggiare con estrema cautela sul “ripio” (strada sterrata). All’orizzonte il vulcano Lanin alto più di 3700 metri è tutto innevato. La zona ora è ricca di vegetazione e soprattutto boschi di pehuen (Araucaria Araucana o pino cileno): alberi considerati sacri dai Mapuche possono raggiungere una altezza di 40 mt e vivere 1200 anni, crescono su entrambi i versanti delle Ande alle latitudini di queste zone. La strada scende e risale lungo vallate percorse da torrenti. Siamo impressionati dalla limpidezza dell’aria che ci permette una vista su spazi immensi, anche le vette più lontane sembrano vicinissime. Il lago Aluminè è circondato da vegetazione lungo tutte le sue sponde, qua e là ci sono piccole spiagge ed insenature, il lago sembra finire ma poi si apre dietro un’ansa, un promontorio. Ci fermiamo a Villa Pehuenia, l’unico villaggio che si affaccia sulla costa nord. Le abitazioni sono costruite in legno con facciate di vari colori, tetti con forte pendenza tipo chalet; quattro passi tra le poche viuzze e di nuovo in auto verso il lago Moqueque. Il villaggio di Moquehue sull’omonimo lago è simile a Villa Puhenia, ancora più immerso nel verde da dove spuntano i tetti delle case colorate: molte “cabanas” per accogliere i turisti…. Che forse arriveranno perché ora siamo gli unici. Un pasto veloce in riva al lago e siamo pronti per affrontare i prossimi 88 chilometri di ripio per arrivare ad Aluminè, interrotti da veloci soste per fotografare la bellezza di questo paesaggio ricco di laghetti e cascate. Ci rilassiamo con musica di tango argentino viaggiando lungo la valle dove più in basso scorre il Rio Aluminè. La cittadina di Aluminè, nonostante la sua posizione, non ha nulla di interessante se non per gli amanti del rafting; una breve sosta per il rifornimento di carburante e via verso la nuova destinazione. A San Junin de los Andes è proprio civiltà: lungo la strada che lo attraversa in tutta la sua lunghezza semafori, villette, giardini, incroci con strade alberate e persino un parco dei divertimenti. La strada ora è asfaltata e siamo sulla direttrice principale per San Martin de los Andes noto centro turistico. Entriamo ora nel Parque Nacional Lanin: ancora 39 chilometri ci dividono da San Martin: la zona è pianeggiante e all’orizzonte i picchi più alti della catena andina che abbiamo lasciato tornano ad avvicinarsi. Poi di nuovo si entra in un paesaggio montano ricco di conifere che paragoniamo al nostro Trentino. San Martin ci accoglie con la sua mondanità, tanti negozi (chiusi: oggi è Natale), bar e ristoranti, tanta gente a passeggio e sulla spiaggia affacciata al lago Lacar. Parcheggiamo il nostro mezzo in riva al lago dove passeremo anche la notte e ci inoltriamo nelle vie di questa meravigliosa cittadina gustando la visione dei monti che la circondano ricoperti di conifere, del lago e dell’atmosfera rilassante.

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strada per Zapala

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lago Alumine

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Fabio e Letizia al ghiacciaio Perito Moreno

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lago Grey nel P.N. Torres del Paine

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Ushuaia

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penisola di Llao Llao

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Torres del Paine



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    Salve, vorrei avere informazioni circa il noleggio dell'auto. Vorrei fare anch'io lo stesso viaggio ma in direzione sud nord e vorrei noleggiare un'auto a costi contenuti. Grazie, Francesca"
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  • Alberto Gastaldo Alberto Gastaldo
    Oops, intendevo ovviamente Febbraio 2013 :-)"
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