In Tanzania tra safari e relax di a Zanzibar

Safari nei parchi (Serengeti e Ngorongoro) e poi relax sulla spiaggia di Nungwi e visita della capitale Stone Town
Scritto da: holaroby
in tanzania tra safari e relax di a zanzibar
Partenza il: 29/12/2014
Ritorno il: 08/01/2015
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

4 Gennaio

Fin dalle prime ore del mattino soffia ininterrottamente un vento fortissimo, e anche il sole sembra timido. Il mare, ritiratosi a causa della bassa marea, consente a noi una bella passeggiata, e agli abitanti di Zanzibar la raccolta di alghe e la ricerca di piccoli pesci, alcuni bambini giocano con aquiloni fatti con buste di plastica e macchinine ricavate da bottiglie vuote, con dei tappi a fare da ruote. L’immagine parla da sé. Proprio quando ci stavamo crogiolando beatamente al sole arriva il momento del trasferimento nel nuovo hotel, non ce la faccio ad alzarmi e mando Matteo da solo in avanscoperta, che al suo ritorno sembra molto soddisfatto. Pranziamo al Baraka (a Zanzibar abbiamo la mezza pensione, perciò a pranzo siamo liberi), cibo buono, tempi lunghissimi (come in ogni locale dell’isola, lo scopriremo presto) e tante, troppe mosche. Scappiamo dalle piccole impertinenti e andiamo a vedere la stanza del Double Tree, che è davvero molto bella. Nel pomeriggio il sole continua a giocare a nascondino, mentre pian piano il mare ricompare, fino a diventare talmente mosso da non consentirci di fare il bagno, rimediamo con un tuffo in piscina (perché non approfittare dei benefits del nuovo alloggio?). Proviamo la cena del Double Tree, un self service che ci delude abbastanza.

5 Gennaio

Anche questa mattina il vento ci fa compagnia, mentre il sole no. Ne approfittiamo per scattare foto alla popolazione locale intenta nelle sue attività e per visitare la scuola di Nungwi, a cui portiamo quaderni e penne che siamo costretti a consegnare alla maestra, in quanto non basterebbero per tutti i bambini. Siamo un po’ delusi perché non abbiamo potuto osservare la reazione dei bambini al dono, ma siamo comunque sicuri che quello che a noi non serviva più sia andato a qualcuno che invece ne ha bisogno. Pranziamo allo Smiles, dato che la prima cena ci era piaciuta, e continuiamo il pomeriggio in compagnia del vento e in assenza del sole, cosa che ci amareggia non poco, ma siamo comunque felici di trovarci in costume in un posto bellissimo mentre in Italia è inverno. Decidiamo di dare una seconda chance al ristorante del Double Tree, dato che per stasera è prevista la cena africana, che in effetti va meglio della precedente (assaggiamo un dolce buonissimo di cui ahimè non ricordiamo il nome). Seguirà uno spettacolo di danza masai che però non ci pare autentico come quello di cui siamo stati spettatori nel villaggio alle porte di Ngorongoro.

6 Gennaio

Durante la romantica passeggiata mattutina ci accorgiamo di essere seguiti da alcune scolarette ridacchianti, con cui facciamo amicizia. Col senno di poi pensiamo che i quaderni e le penne avremmo potuto regalarli a loro, ma pazienza. Poco più avanti un piccoletto mi lancia una palla fatta di sacchetti della spazzatura, rispondo al tiro e ben presto mi trovo a giocare a calcio insieme ad altri bambini tra i 4 e i 6 anni, mentre Matteo gioca coi più grandicelli e con un pallone vero. Finita la “partita” ci accorgiamo che è spuntato un bel sole e ne approfittiamo con un bel tuffo in piscina. Pranziamo al Wave’s e ne rimaniamo molto soddisfatti. Proseguiamo il resto del pomeriggio a crogiolarci (finalmente) al sole. Al tramonto ci godiamo un bel cocco al Wave’s, raccolto direttamente dalla pianta e aperto sotto i nostri occhi, cena questa volta al preferito Smiles.

7 Gennaio

È il nostro ultimo giorno di vacanza e passiamo la mattinata sdraiati come delle lucertoline. Dopo il check out torniamo all’ormai caro Wave’s e pranziamo velocemente per goderci il più possibile il sole. Camminiamo in una lingua di terra formatasi con la bassa marea, l’acqua (che ci arriva alle caviglie) è caldissima e di un azzurro meraviglioso. Arriviamo fino alla fine della lingua di terra, dove i due lembi di mare si uniscono nuovamente, vorremmo poterci godere di più lo spettacolo ma la nostra guida ci aspetta per la gita a Stone Town. Arriviamo in città e lasciamo le valigie al Rumaisa Hotel, prenotato in autonomia a causa dello spostamento del nostro volo di rientro, che ha reso necessaria una notte in più. Mohamed ci accompagna all’interno del caotico mercato, che un po’ ci intimidisce, poi ci porta nella vecchia piazza del commercio degli schiavi con annesse prigioni, che visitiamo per 5 $. Continuiamo la passeggiata per gli stretti vicoli pedonali ed arriviamo alla House of Wonders, palazzo di sultani così chiamato perché fu il primo ad avere l’elettricità, passiamo per il porto e raggiungiamo una vecchia fortezza e l’adiacente anfiteatro. Osserviamo le famose porte indiane e arabe della città e raggiungiamo una piazza in cui alcuni uomini giocano a domino discutendo di politica. Tra le tante case, raggiungiamo quella che diede i natali a Freddie Mercury, ora trasformata in un hotel e negozio di souvenir, dove ci fermiamo per qualche acquisto. La visita è finita e Mohamed ci riaccompagna nello spartano ma pulito Rumaisa Hotel, dove ci accordiamo col gentile proprietario sia per il transfer all’aeroporto della mattina successiva, sia per essere accompagnati a cena in città, in quanto non ci fidiamo ad andare da soli. Il ristorante prescelto è The House of Spices, mangiamo bene in un suggestivo terrazzo all’ultimo piano, poi veniamo riaccompagnati in hotel come da accordi.

La mattina successiva la sveglia suona alle 4.00, ripartiamo alle 6.00 con Oman Air (aerei fantastici), con scalo a Muscat e arriviamo a Malpensa alle 19.30 leggermente in ritardo. La nostra avventura è purtroppo già finita, ma ci lascerà dei ricordi indelebili.



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