In Tanzania per safari nei parchi del nord

Un tour fra Arusha, Lake Manyara, Ngorongoro, Serengeti e Tarangire
 
Partenza il: 26/02/2016
Ritorno il: 06/03/2016
Viaggiatori: 4

Hotel:

1) Kia Lodge (kilimanjaro Airport) – (http://moivaro.com/lodges/tanzania/kia-lodge/ – mail [email protected])

2) Manyara Wildlife Camp (Lake Manyara) – (http://www.wildlifecamp.co.tz/ – mail [email protected])

3) Ngorongoro Sopa Lodge (Ngorongoro Crater) – (http://www.sopalodges.com/ngorongoro-sopa-lodge/overview – mail [email protected])

4 e 5) Mbugani Camp Ndutu (Ngorongoro Conservation Area) 2 notti – migration camp – (http://www.mbuganicamps.com/)

6) Mbugani Camp Seronera (Serengeti) – camp stanziale – (http://www.mbuganicamps.com/)

7) Endoro Lodge (Karatu) – (http://endorolodge.com/ – mail [email protected])

8) Tarangire Safari Lodge (Tarangire) – (http://www.tarangiresafarilodge.com/ – mail [email protected])

Il Kia e il Sopa e l’Endoro Lodge hanno le camere in muratura. Gli altri le hanno tendate ma con tutti i comfort. Letti, zanzariere, doccia e bagno in camera, ecc. Ovviamente sono più caratteristici. Tutti comunque non sono recintati quindi di notte non si può girare da soli. Dopo cena ci accompagnano in camera con le pile. Ai predatori dà fastidio la luce e si mantengono a distanza. Quando poi viene spento tutto intorno alle tende può girare qualsiasi animale. Non si è mai verificato ti attacchi di predatori. Non si deve lasciare fuori nulla ed è meglio non tenere in camera cibo in modo tale che non venga fiutato. Se non sentono odori e se non sono intimoriti, non hanno nessun interesse a toccare. Noi abbiamo avuto i bufali che brucavano a 2 mt.dal nostro letto … e le iene che litigavano. Poi i leoni, che nel silenzio della notte si sentono ancora di più, sono da pelle d’oca. E’ bellissimo sentire i rumori della savana. Sensazione di insicurezza, nessuna. L’unico posto in cui non sono stata proprio tranquilla a dormire è stato nella tenda al Tarangire. Bellissimo lodge ma le camere non erano secondo me all’altezza. In alcuni punti c’era solo la zanzariera. Mancava la stoffa spessa che di solito si chiude dall’esterno quindi mi sembrava un po’ poco come protezione.

Migration camp: la catena dei Mbugani camp (a parte quello di Seronera che è fisso), come tanti altri camp, li spostano in base a dove si trovano gli animali. E’ un’impresa titanica muovere tutto ma, così facendo, l’impatto ambientale è di soli 3 mesi per posto. Gli altri 9 mesi la natura e gli animali tornano alla normalità. Le 15 tende dove abbiamo dormito noi a Ndutu (nella Ngorongoro Conservation Area, sul confine con il Serengeti) rimangono lì dal 01 dicembre al 31 marzo, poi sono a Kirawira, nel Serengeti centro occidentale dal 01 maggio al 31 luglio, poi a Bologonja, nel nord del Sereneti, dal 01 agosto al 31 ottobre.

Quando andare: le grandi piogge sono ad aprile e maggio poi c’è il periodo secco da giugno ad ottobre, le piccole piogge sono a novembre e dicembre per poi avere un periodo non piovoso ma può capitare qualche isolato temporale tra gennaio e marzo. Comunque cambia leggermente di zona in zona

Valuta: si usano dollari Usa (1 $ = 0,90 €) oppure la moneta locale Scellino della Tanzania (TZS) (1$ = 2190 schellini – 1 € = 2445 scellini)

Documenti e visti: passaporto con la solita validità residua di 6 mesi. Il visto lo si ottiene in arrivo all’aeroporto pagando $Usa 50 (non accettano banconote precedenti il 2001, quelle precedenti al 2004 sono cambiate a minor valore). E’ richiesto il certificato di vaccinazione contro la febbre gialla solo se si fa scalo per più di 12 ore in un aeroporto di un paese a rischio. Potrebbero chiedere quando si atterra, l’operativo voli. Si deve compilare un modulo all’ingresso ed uno un uscita.

Lingua: swahili e inglese. Lo swahili o kiswahili nasce sulla costa circa 1.000 anni fa dall’incrocio delle lingue africana Bantu e araba Buts. Arriva poi nell’entroterra attraverso le vie che percorrevano le carovane alla ricerca di schiavi, avorio e oro. La parola swahili significa “costa” e deriva dall’arabo sahel. All’inizio si scriveva con caratteri arabi poi i missionari cristiani lo hanno modificato usando l’alfabeto latino. Durante i secoli si è arricchito con parole portoghesi, tedesche e soprattutto inglesi.

Religione: cristiani e mussulmani.

Capitale: Dodoma e Dar El Salaam

Superficie: 945.080 km2

Popolazione: 36.300.000

Documentazione: itinerari di Turisti per Caso (che ringrazio per aver messo a disposizione di altri viaggiatori le loro esperienze) e la Lonely Planet.

Telefonini: il cellulare aveva campo quasi ovunque. Se c’era il wi fi negli hotel comunicavamo a casa con le telefonate su Whatsapp, altrimenti con messaggi.

Fuso: 2 ore in più rispetto all’Italia quando c’è l’ora solare, 1 ora in più quando c’è l’ora legale

Corrente: adattatori spina inglese. In tutti i lodge comunque si ha la possibilità di caricare, anche senza avere il proprio adattatore. Addirittura sulla jeep ci sono gli attacchi per telefono, macchina foto e telecamera. Vengono caricati con l’inverter. Qui però ci vuole l’adattatore.

Malaria: questo è un discorso molto delicato. La Tanzania è zona in cui la malaria esiste. Dovete valutare bene se i rischi dell’antimalarica sono superiori o inferiori al rischio di contrarre la malattia. Si sa che la prevenzione (oltre essere devastante per il corpo) non copre completamente. Di questa cosa ci sono due versioni. Se, chi legge, ha informazioni corrette, sarebbe carino se mi scrivesse per aggiornarmi. Così facendo mi chiarirei la macedonia che ho in testa.

Versione 1 che ho sempre saputo: la malattia viene trasmessa se la zanzara femmina ha morso una persona infetta e poi punge te nel giro di poche ore, in un particolare momento di digestione del sangue. Si ha un alto rischio se si pernotta in zone densamente popolate e si gira senza protezioni da quando il sole tramonta a quando sorge. Se con il buio si usano repellenti, se non si lascia esposto nessun cm della pelle, se si dorme sotto le zanzariere, se si pernotta in luoghi isolati (dicono che la zanzara possa percorrere al massimo 2 km.), il rischio è quasi nullo. Con le piogge e con il grande caldo il rischio aumenta. Il rischio malaria c’è se la temperatura rimane costantemente sopra i 24° e se ci si trova ad un’altitudine inferiore a 1.800 metri. Se la si contrae (ha un’incubazione da 1 a 2 settimane) e la si prende per tempo, esistono farmaci che debellano la malattia completamente, altrimenti può essere letale. Bisogna rivolgersi a centri specializzati appena si ha qualche malessere. Il primo è la febbre altissima. Dicono addirittura che sia meglio non fare la prevenzione per il fatto che questa non fa manifestare in modo evidente i sintomi della malattia. Per esempio la febbre rimane bassa e a volte non ci si accorge neppure di averla. Quanto scritto sull’argomento mi è stato detto ragazzi che abitano in Namibia da anni e confermato da altre persone che abitano in Sud Africa.

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