In Sri Lanka accompagnati dal profumo del sandalo

Viaggio itinerante in Sri Lanka
Partenza il: 02/12/2009
Ritorno il: 23/12/2009
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Perché questo titolo? Perché se ci sarà un odore che mi ricorderà sempre lo Sri Lanka è proprio quello del sandalo. E’ un profumo costante, che ci ha seguito per tutto il viaggio, in tutte località che abbiamo visitato, persino al mercato del pesce di Negombo … là dove è, praticamente, iniziato il nostro itinerario ….

Siamo arrivati all’aeroporto di Colombo il 2 dicembre, dopo 4 giorni trascorsi alle Maldive, nel tardo pomeriggio, accolti da una pioggia torrenziale, da un caldo appiccicoso terrificante e dai nostri due nuovi amici cingalesi.

Avevo contattato Adrian dall’Italia, dopo aver letto il resoconto di un viaggiatore che tanto lo aveva raccomandato. Visto che per il periodo da noi richiesto lui era occupato, mi ha consigliato il suo amico Upa, anche egli guida autorizzata, che ci avrebbe potuto scarrozzare a piacimento e secondo il nostro programma.

Ed eccoli qui, all’uscita dello scalo, il cartellone con scritto il mio nome in bella mostra, ad accoglierci sorridenti.

Saliamo in auto e dirigiamo subito su Negombo, al Silver Sand Beach hotel.

In macchina scopriamo piacevolmente che Adrian e Upa parlano perfettamente italiano (molto meglio di alcuni miei conoscenti romani….). Nel breve tragitto concordiamo il percorso per il giorno seguente. Siamo stanchissimi e appena arrivati in albergo, salutiamo Adrian ed Upa, ci concediamo una rapida cena gustando la buona cucina del Silver Sand, poi barcolliamo fino in camera dove crolliamo esanimi sul letto della nostra spartana, ma degna, cameretta.

Dopo una buona dormita tutto appare migliore, soprattutto se splende il sole!

Invitati dal bel tempo facciamo una passeggiata sulla spiaggia di fronte l’Hotel: è enorme, lunghissima e dorata. Sono le 6 del mattino e c’è un gran movimento; pescatori e relativi aiutanti stanno riponendo le reti da pesca e già ferve una discreta attività di compra-vendita.

La colazione è ottima e abbondante e alle 7, puntuale come un orologio svizzero, ecco il nostro amico Upa. La macchina è una Peugeot, non proprio nuova, ma tenuta in modo impeccabile, confortevole e con un bagagliaio capiente.

Si parte!!!

A pochi minuti troviamo e visitiamo il Fishing Village. Un brulichìo umano si affaccenda intorno ai numerosissimi banchi del pesce, ce ne sono di tutte le dimensioni e varietà: riconosciamo razze, squali, tonni e pesci vela appena pescati e pronti per essere venduti. Nei vasti spazi a lato dei banchi del mercato, le donne sistemano una parte del pescato, distribuendolo su grandi teli bianchi, ad essiccare al sole.

Facciamo un giro di tutto il mercato, guidati da un signore, forse pescatore forse adescatore di turisti, che ci racconta, tra l’altro, anche delle varie problematiche occorse dopo lo tsunami del 2004.

Ripartiamo per Anuradhapura.

Il paesaggio è superbo, il verde e la vegetazione dominano prepotentemente la scena, ovunque. Sostiamo per mangiare frutta, fermandoci in uno degli innumerevoli piccoli chioschi di legno che si affacciano sulla strada: qualche banana, un ananas e un mango confortano il nostro palato.

Per quanti come me hanno la “fastidiosa” abitudine di fare …”plin plin” spesso ( …uffa ma bevo anche moltissimo…), posso con entusiasmo confermare che in tutti i posti, privati o pubblici in cui ci siamo fermati, la pulizia era ineccepibile e le persone ospitanti molto contente di accogliere una straniera “incontinente”!

Percorrendo la strada diretti ad Anuradhapura, ci fermiamo al monastero di Padeniya. Il custode ci fa entrare nel tempio costruito interamente in tek. E’ un luogo tranquillo; tutto attorno il perimetro del vecchio edificio scolastico, c’è ancora la sabbia sulla quale i monaci anziani insegnavano i rudimenti del buddismo ai giovani novizi, tracciando e scrivendo con le dita.…veramente molto ecologico!!!

Finalmente ci appare la rocca di Yapahuwa. Ci hanno detto che è simile a quella di Sigiriya ma meno alta … e meno male, considerato che dovremo percorrere senza calzature gli altissimi scalini che ci porteranno sulla cima (.. E una…!). Fa un caldo tremendo ma saliamo stoicamente fino alla sommità. Lo spettacolo offerto dalle risaie circostanti è bellissimo, non c’è nessuno e ci godiamo in silenzio, il magnifico panorama che l’altezza della rocca ci riserva.

Questa rocca è stata costruita attorno al 1300 dal re Buvanekabahu I e anche se della cittadella è rimasto ben poco, è un luogo molto piacevole dove trascorrere qualche ora.

C’è un piccolo museo e una caverna dove sono conservate delle statue di Budda.



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